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    Abraxas
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    Predefinito Cogito Ergo Sum e Tradizione Orientale

    Pax Pleroma Carissimi Corrispondenti,

    In questi giorni sono impegnato in un lavoro attorno alla famosa locuzione Cartesiana Cogito Ergo Sum.

    Cogito Ergo Sum, è la frase attraverso cui Cartesio esprime l'uomo quale
    entità, in quanto ente pensate.

    "La filosofia di Cartesio è incentrata sulla ricerca di un metodo che dia la
    possibilità all'uomo di distinguere il vero dal falso, non soltanto per un
    fine strettamente speculativo, ma anche in vista di un'applicazione pratica
    nella vita. Per scoprire tale metodo, il filosofo francese adotta un
    procedimento di critica totale della conoscenza, il cosiddetto dubbio
    metodico, consistente nel mettere in dubbio ogni affermazione, ritenendola
    almeno inizialmente falsa, nel tentativo di scoprire dei principi ultimi o
    delle massime che risultino invece indubitabili e su cui basare poi tutta la
    conoscenza.Cartesio sostiene che nemmeno le scienze matematiche,
    apparentemente certe, possono sottrarsi a tale scetticismo metodologico: non
    avendo una conoscenza precisa e sicura della nostra origine e del mondo che
    ci circonda, si può ipotizzare l'esistenza di un "genio maligno" che
    continuamente ci inganni su tutto, anche su di esse. Si giunge così al
    dubbio iperbolico, estremizzazione limite del dubbio metodico.A prima vista,
    quindi, per l'uomo non c'è alcuna certezza. Eppure, quand'anche il "genio
    maligno" ingannasse l'uomo su tutto, non può impedire che, per essere
    ingannato, l'uomo deve esistere in qualche modo. Non è certo detto che
    l'uomo esista come corpo materiale, perché egli non sa ancora nulla della
    materia. Ma l'uomo è sicuro di esistere in quanto è un soggetto che dubita,
    cioè che pensa."

    Il dubbio iperbolico attorno a ciò che esiste e ciò che non esiste, è
    risolto nella sua minimale identità attraverso il pensiero, assolutamente
    incontrovertibile, e quindi ne discende che l'ente pensate deve o dovrebbe
    esistere.

    Delimitazione dell'essere uomo, rapporto fra reale ed irreale ( nell'accezione metafisica del termine ) hanno sempre investito il ricercatore.

    In virtù di quanto sopra, vorrei chiedervi come l'assunto cartesiano si pone e si propone in un'ottica tradizionale orientale. E' soddisfacente, oppure no ? E' congruo, oppure no?
    Attiene ad una verità sostanziale, oppure è espressione dialettica e profana ?

    Cordialmente

  2. #2
    arunachala
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da millenomi Visualizza Messaggio
    Pax Pleroma Carissimi Corrispondenti,

    In questi giorni sono impegnato in un lavoro attorno alla famosa locuzione Cartesiana Cogito Ergo Sum.

    Cogito Ergo Sum, è la frase attraverso cui Cartesio esprime l'uomo quale
    entità, in quanto ente pensate.

    "La filosofia di Cartesio è incentrata sulla ricerca di un metodo che dia la
    possibilità all'uomo di distinguere il vero dal falso, non soltanto per un
    fine strettamente speculativo, ma anche in vista di un'applicazione pratica
    nella vita. Per scoprire tale metodo, il filosofo francese adotta un
    procedimento di critica totale della conoscenza, il cosiddetto dubbio
    metodico, consistente nel mettere in dubbio ogni affermazione, ritenendola
    almeno inizialmente falsa, nel tentativo di scoprire dei principi ultimi o
    delle massime che risultino invece indubitabili e su cui basare poi tutta la
    conoscenza.Cartesio sostiene che nemmeno le scienze matematiche,
    apparentemente certe, possono sottrarsi a tale scetticismo metodologico: non
    avendo una conoscenza precisa e sicura della nostra origine e del mondo che
    ci circonda, si può ipotizzare l'esistenza di un "genio maligno" che
    continuamente ci inganni su tutto, anche su di esse. Si giunge così al
    dubbio iperbolico, estremizzazione limite del dubbio metodico.A prima vista,
    quindi, per l'uomo non c'è alcuna certezza. Eppure, quand'anche il "genio
    maligno" ingannasse l'uomo su tutto, non può impedire che, per essere
    ingannato, l'uomo deve esistere in qualche modo. Non è certo detto che
    l'uomo esista come corpo materiale, perché egli non sa ancora nulla della
    materia. Ma l'uomo è sicuro di esistere in quanto è un soggetto che dubita,
    cioè che pensa."

    Il dubbio iperbolico attorno a ciò che esiste e ciò che non esiste, è
    risolto nella sua minimale identità attraverso il pensiero, assolutamente
    incontrovertibile, e quindi ne discende che l'ente pensate deve o dovrebbe
    esistere.

    Delimitazione dell'essere uomo, rapporto fra reale ed irreale ( nell'accezione metafisica del termine ) hanno sempre investito il ricercatore.

    In virtù di quanto sopra, vorrei chiedervi come l'assunto cartesiano si pone e si propone in un'ottica tradizionale orientale. E' soddisfacente, oppure no ? E' congruo, oppure no?
    Attiene ad una verità sostanziale, oppure è espressione dialettica e profana ?

    Cordialmente


    Il metodo adottato da Cartesio per delineare la differenza tra il vero(atma,Se) ed il falso(maya )somiglia molto alla meditazione praticata nel vedanta chiamata " atma-vichara"(analisi del Se) ed e' la pratica fondamentale dello jnana yoga ed il cui scopo e' la realizzazione del Se.Tale pratica e' divulgata oggi grazie agli insegnamenti di Ramana Maharishi.
    La domanda che viene posta a se stessi nell'atma-vichara e' "Chi sono Io?".
    Cartesio come risultato era giunto alla conclusione che l'unica cosa di cui si puo essere certi che esista e' che "Io esisto" perche' si puo dubitare di tuttto tranne del fatto stesso che stiamo dubitando.Da qui sorge la domanda "chi sono Io?","chi e' l'Io che esiste?",da questa domanda si parte con l'atma vichara.
    I Veda dicono "aham brahmasmi" "Io sono Brahmam" la realta' ultima ,l'assoluto.

    Om Namah Shivaya

 

 

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