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  1. #1
    Fiamma dell'Occidente
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    Lightbulb I veri costi del nucleare

    Presupposti del 3d, ovvero "AVVISI UTILI":



    • si sta parlando di centrali ultimo modello, note GENIII+ o terza generazione avanzata. Non esistono centrali più recenti. La c.d. GENIV non è una generazione a breve distanza, è un nome convenzionale per progetti che diventeranno forse ipotizzabili in concreto dopo il 2025.



    • si sta parlando sulla base della metodologia e dei calcoli del Massachussets Institute of Technology un istituto che nel 2003, quando la situazione era diversa, fece uno studio in cui dichiarava non competitivo il nucleare firmato dalle stesse persone che oggi firmano questo studio, intitolato "The Future of Nuclear Power update 2009"



    • i costi qui indicati comprendono tutti, nessuno escluso, lo smantellamento degli impianti e lo smaltimento delle scorie, non è stato preso in considerazione nessuno studio che non li preveda espressamente fra le voci passive



    • i costi qui indicati sono al netto di sovvenzioni pubbliche favorevoli. Anzi essi sono molto conservativi, poichè sono presentati sia includendo alcuni disincentivi di calcolo sia includendo alcuni disincentivi normativi. Dopo queste stime ci sono le stime meno conservative, e più realistiche. In nessun caso c'è una stima incentivata o considerabile "poco realistica".



    La logica del 3d


    Iniziamo dall'obbiettivo:
    si cercherà di dimostrare in un modo convincente per qualsiasi persona seria in questo 3d che sul costo del nucleare esiste una vasta disinformazione, che le risposte relative ad esso non possono essere facilmente univoche e che la competitività del nucleare o meno non è slegata dalla situazione normativa di riferimento nonchè dalla prospettiva dalla quale si fa la previsione. Si cercherà infine di dimostrare che il nucleare può essere competitivo, e può esserlo in poco tempo e per un lungo periodo, per il caso Italiano e quali passi servano per questo.


    Il metodo impiegato: esistono studi internazionali seri condotti da centri di ricerca ed università (la roba degli ambientalisti non è neppure uno studio) che si occupano di costi del nucleare da decenni. Nessuno di questi studi, tranne forse e solo parzialmente uno condotto dalla Agenzia Internazionale dell'Energia su scala mondiale del 2005 (e l'esito fu favorevole), ha mai preteso di dare una risposta sulla competitività del nucleare valida sempre e comunque. Ognuno di essi rifletteva il mercato in cui è stato pensato. Per poter parlare del Nucleare riferendosi alla sua competitività di Mercato astratta è però necessario cercare il minimo comune denominatore che esiste prima dei sistemi normativi: le regole di mercato pure. Esiste un solo paese in cui le regole di mercato pure sono estese quasi (poi vedremo perchè) al massimo nel nucleare: gli Stati Uniti. E' per questo motivo che si prende in analisi lo studio del Massachussets Institute of Technology come adeguato anche ad una comparazione con l'Europa, poichè di partenza l'Europa è sicuramente più regolata (che ciò sia bene o male è opinabile) rispetto agli Stati Uniti mentre lo studio è condotto su un mercato ipoteticamente puro.


    La serietà delle fonti usate:
    Il Massachussets Institute of Technology è considerato insieme con pochi altri centri al mondo parte del cuore dell'evoluzione scientifica mondiale. Giova rammentare comunque che anche il MIT è fallibile, anche se è uno dei posti al mondo con la più alta concentrazione di premi nobel, ed il sottoscritto sulla vecchia POL lo criticò per certi errori nello studio 2003 e lo criticherà anche oggi.
    Quanto al costo di cantiere del reattore EPR di Flamanville esso è un costo parzialmente consuntivo e che risulta comunque da bilanci pubblici. Non è stato preso in esame il costo previsionale da business plan per l'EPR (più basso) fatto dall'AREVA e Non è stato preso in esame il costo di cantiere dell'altro reattore EPR di Olkiluoto (più alto) perchè il primo costo è totalmente previsionale mentre il secondo costo (più alto) riflette una violazione di legge commessa da una delle società coinvolte (e non è chiaro quale, c'è un processo) nel cantiere, non è dunque puro e quindi non è neppure ascrivibile al progetto esecutivo dell'EPR tecnicamente inteso eventualmente trasferito un domani in Italia, essendo non utilizzabile per una comparazione astratta l'episodio di una violazione di termini contrattuali, che è una cosa che può capitare ma di regola non succede e non può dunque diventare in alcun modo paradigma di una previsione SERIA. Posizione di TVO. Posizione di Areva. Si è infine deciso anche di non utilizzare il costo di cantiere delle due unità EPR in costruzione in Cina (più basso) perchè la costruzione è più indietro e per essere più conservativi (cioè meno favorevoli al nucleare).

    nozioni di base


    • Come si calcola il costo della produzione di energia per ogni kWh?


    Prima di saperlo bisogna sapere che costo si vuole.



    1. Si vuole il costo che paga il produttore per produrla?
    2. Si vuole il costo al consumatore per consumarla?
    3. Si vuole il costo complessivo, che pagano tutti a causa degli effetti collaterali della produzione?

    Ognuno di questi costi è diverso e ognuno ha una funzione diversa.

    • Se si deve stabilire quale sia la fonte più competitiva si deve considerare il costo numero 1.
    • Se si vuole stabilire se il prezzo che i consumatori pagano è o non è il più basso possibile si deve considerare il costo 2.
    • Se si vuole stabilire quale sia la fonte più pulita e sicura si deve considerare il costo numero 3.

    Per calcolare il costo al kWh numero 1 per qualsiasi fonte d'energia bisogna sommare il costo della costruzione (costo overnight più gli interessi da pagare ogni anno finchè non si è ripagato il finanziatore), carica ed operazione dell'impianto, con i costi di smantellamento e smaltimento dei rifiuti dello stesso, dopodichè dividerlo per il numero di kWh che l'impianto produrrà durante gli anni che resterà in servizio. Questo costo è il più sicuro e il meno controverso. I calcoli per questo costo sono in genere incontestabili, possono esserlo invece i presupposti.

    Per calcolare il costo al kWh numero 2
    per qualsiasi fonte d'energia bisogna aggiungere al costo 1 le tasse e poi considerare la differenza fra il prezzo di produzione con tasse così ottenuto e quello medio di acquisto nel paese. Il costo numero 2 sarà fra il costo di produzione e quello medio d'acquisto nel paese. Il costo numero 2 non dipende solo dall'offerta di energia ma anche dalla domanda e comunque può rimanere altissimo anche se l'energia di colpo anzichè con centrali costose è prodotta tutta con centrali molto economiche, se magari l'azienza è per legge una sola e quindi fa il prezzo che le pare... In genere su un mercato competitivo, con varie aziende, il prezzo dell'energia scende se le centrali migliorano, ma non è mai uguale al costo di produzione minimo più le tasse finchè quel mercato non è in concorrenza perfetta. Possono in ogni caso verificarsi situazioni per cui anche paesi in cui c'è un monopolio strettissimo (Francia) l'energia costa molto meno di paesi liberalizzati (Italia) se è drammatica la differenza di prezzo fra la produzione con un certo tipo di centrali o con un altro.

    Per calcolare il costo al kWh numero 3
    per qualsiasi fonte energia bisogna dannarsi l'anima. Perchè non è per niente semplice. Bisogna sommare il costo econonomico per la società dei morti dovuti all'inquinamento, bisogna sommare il costo economico delle misure antinquinamento, bisogna sommare i costi dovuti ai morti per incidenti, i costi medi per incidente e la probabilità media che esso si verifichi etc.etc.etc. Per questo costo ci si può solo affidare a chi ha avuto il numero enorme di scienziati probabilmente più preparati per stimarlo, perchè parlare di "calcolo" è forse eccessivo. Rientrano in questi costi i costi per il Global Warming, ad esempio.

    -----------------


    Nel prendere e riportare qui la logica che c'è dietro i calcoli del Massachussets Institute Of Technology è inutile pensare al costo numero 2. Non possiamo confrontare Italia e Stati Uniti quanto al costo numero 2. Possiamo confrontarli relativamente al costo numero 1 e al costo numero 3, sempre però con le opportune precisazioni. Questo faremo nel prossimo post (o mi finiscono i caratteri disponibili!).


    Ultima modifica di Ronnie; 05-01-10 alle 21:58
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  2. #2
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    Predefinito Rif: I veri costi del nucleare

    Cortesemente non postate ancora, il primo post devo completarlo con altri!
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  3. #3
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    Lightbulb Rif: I veri costi del nucleare

    Il costo 1

    (costo minimo del kWh per il produttore)

    In premessa è necessario chiarire che il costo calcolato dal MIT a maggio 2009 si riferisce a una centrale nucleare generica costruita negli Stati Uniti, tuttavia negli Stati Uniti si usa costruire impianti di taglia 1000 MWe mentre in Europa e specie in Italia si pensa ad un impianto da 1600 MWe come l'EPR. E' dunque necessario verificare la compatibilità dei conti del MIT con la situazione Europea. In particolare il dato che va verificato è il costo di installazione delle centrali nucleari dello studio rispetto a quello dell'EPR. Ciò che emerge è che lo studio è compatibile ma non perfettamente. In particolare la stima di costo di costruzione americana diverge al rialzo di circa l'8% dal costo in Europa 1. Tale differenza non è la sola. Lo studio americano prevede una durata dell'impianto di 40 anni mentre l'EPR è il primo nuovo reattore pensato per una durata di 60 anni. Entrambe le differenze volutamente non le correggo, così nessuno potrà affermare che sono stato "favorevole" nei confronti del nucleare.

    E' necessario avvisare voi lettori anche che è molto nota negli ambienti ambientalisti e giornalistici la storia per cui i costi di costruzione delle centrali previsti nel 2005 sarebbero saliti fino ad oggi perchè le stime originarie erano false etc. Si tratta di una solenne panzana costruita su una diversa verità. Nello studio del MIT si rimarca chiaramente come l'aumento dei prezzi delle materie prime per le costruzioni industriali abbia determinato aumenti del costo delle centrali tutte, solare ed eolico compreso, in tutto il mondo e particolarmente in America. Nel caso del carbone e del gas considerati nello studio i prezzi di costruzione sono saliti dell'80% e del 60% per esempio, tuttavia è bene notare che se il nucleare ha avuto un aumento del 100% non è stato perchè le stime su di esso fossero ottimistiche ma semplicemente perchè nelle centrali nucleari l'uso di cemento e acciaio è proporzionalmente maggiore a causa delle schermature, e dunque varia meno omogeneamente con i costi dell'isola produttiva delle centrali. Un identico aumento di prezzo, su progetti preparati con la stessa serietà, ha determinato un aumento maggiore dove maggiore era il peso dei materiali da acquistare. Il MIT si cura di precisare inoltre che nessuno dei segnali di ribasso che pure c'erano quando è stato fatto lo studio è stato considerato in esso, per maggiore conservatività delle stime.

    Va infine detto che i costi di costruzione del MIT non sono stati inventati sulla base di calcoli (che potrebbero essere ottimistici) ma sono frutto di un complesso di esperienze sia previsionali che parzialmente consuntive che già realizzate. In particolare per calcolare il costo di costruzione di 4000$/kWe che postulano al MIT sono stati presi in esame impianti nucleari progettati/in costruzione/costruiti in America, Asia ed Europa. Sono stati considerati i venti business plans Americani, i cinque nuovi reattori costruiti nell'ultimo decennio in Giappone e Corea, i cantieri Russi, Cinesi ed Europei.
    Passiamo adesso a quelli che sono gli assunti del MIT. Hanno considerato di porsi la domanda se un imprenditore debba costruire una centrale a gas, nucleare o a carbone, ponendo le seguenti condizioni per il calcolo del costo livellato (levelized cost of electricity, LCOE):

    Una centrale nucleare costruita 2 in 5 anni, un impianto a carbone costruito in 4 anni, una centrale a gas costruita in 2, che siano in grado di produrre per 40 anni l'85% del tempo di essi.
    Per tutti e tre gli impianti sono stati fatti tre scenari. E' molto importante sottolineare che questo è un passo avanti rispetto allo studio del 2003, il quale presentava solo due scenari (infatti in questo uno è stato ricalcolato ex post per renderli comparabili), cosa per cui è stato criticato anche dal sottoscritto.

    Va detto tuttavia che la comparazione di partenza non è comunque stata fatta alla pari dal punto di vista dei finanziamenti, ossia dal punto di vista di quei costi che si devono pagare per poter investire.
    Si è previsto che le centrali a carbone o a gas fossero finanziate come segue: 60% ricorso al mercato del credito a un tasso di interesse atteso dell'8%, 40% ricorso a capitale proprio con un ritorno atteso del 12%

    Per le centrali nucleari invece: 50% ricorso al mercato del credito al tasso dell'8%, 40% ricorso a capitale proprio con un ritorno atteso del 15%
    La differenza può sembrare minima, invece è enorme, perchè essa determina un WACC sbilanciato (sta per Weighted Average Capital Cost, ovvero costo medio omogeneo del capitale), che vuol dire che si ipotizza che reperire i capitali da spendere nel nucleare sia molto più difficile, e perciò che costino molto di più
    WACC per Carbone e Gas: 7.8%
    WACC per il Nucleare: 10%
    Per centrali che producono con un elevato costo del combustibile ed un costo del capitale contenuto questo non significherebbe molto, tuttavia il nucleare ha la particolarità di una struttura del costo costruita sul ripianamento dell'investimento, per cui più è alto il costo da pagare per l'investimento più è lento ripianarlo e più alto il costo del kWh. L'impatto è veramente fortissimo, addirittura, nonostante la differenza sia solo di 2.2 punti, si verifica un quasi +25% di costo finale, dieci volte la differenza nel costo dei capitali.

    Il paradosso è che fare previsioni del genere, nel caso la differenza del WACC determini una non competitività nelle stime del nucleare, ha la caratteristica di essere una self-fulfilling prophecy
    (profezia che nel farla pone i presupposti per il proprio avveramento), perchè convince gli investitori (i.e. le banche che devono concedere i finanziamenti e le utilities che devono mettere il capitale proprio) di una scarsa competitività che loro stessi, diffidando del nucleare, poi provocano, confermando la difficoltà nel reperire i capitali.

    Lo studio MIT del 2003 non prevedeva neppure il caso che il WACC potesse essere uguale per le tre fonti alternative
    , divergendo in questo dalla letteratura internazionale consolidata che lo metteva sempre uguale. Lo studio del 2009, invece, dopo le critiche ricevute, lo prevede, tuttavia non come caso base ma come scenario alternativo.

    E' bene rimarcare che nelle critiche all'assenza dello scenario a WACC pari non si stava contestando il fatto che il nucleare potesse essere ritenuto (secondo il MIT, ma non secondo molti altri studi internazionali 3, va detto) più difficile da finanziare, vista l'intensità di capitale coinvolta, tuttavia si stava contestando il fatto che non si fosse considerato come potesse essere invece possibile realizzare centrali con un WACC molto più basso con semplici accorgimenti di mercato. Se il dubbio degli investitori, infatti, è quello che la centrale non produca a costi competitivi e quindi non riesca a vendere, e dunque a ripagarli, basta assicurare gli investitori che la centrale venderà sicuramente per far sì che nei calcoli di previsione (abbassando il WACC) loro vedano che la centrale è effettivamente competitiva più del previsto.

    La cosa è più semplice di quanto pensi. E' sufficiente per questo far sapere agli investitori che ci sono delle aziende
    (al limite anche dei privati cittadini) disposte, consorziandosi e disputandosi in asta le quote della produzione della centrale, a comprare l'energia in anticipo, assicurando ai finanziatori il ripagamento del prestito, e strappando dunque un tasso di interesse più basso. Questo caso, contrariamente a quanto si pensi, è avvenuto giànei paesi del nord europaed ha determinato costi del capitale molto più bassi (il 5%), laddove consorzi di imprenditori (capito che le stime di costo del nucleare SONO soggette a questo fenomeno psicologico che innalza da solo i costi senza alcun motivo) hanno garantito alle banche che accettavano di comprare l'energia a un prezzo prefissato per tot. anni.

    L'impatto di questa vicenda è molto importante, perchè discrimina la competitività del nucleare, come lo stesso MIT ha scritto:
    With the risk premium and without a carbon emission charge, nuclear is more expensive than either coal (without sequestration) or natural gas (at 7$/MBTU).

    If this risk premium can be eliminated, nuclear life cycle cost decreases from 8.4¢ /kWe-h to 6.6 ¢/kWe-h and becomes competitive with coal and natural gas, even in the absence of carbon emission charge.
    D'altra parte, rispetto al 2003, lo studio del MIT è stato molto più ragionevole perchè non solo ha messo il costo a WACC pari fra gli scenari principali ma ha concluso che
    [per le nuove centrali] The risk premium will be eliminated only by demonstrated performance.
    Questo non è sicuramente una smentita della scelta di porre come scenario quello di un WACC diverso, tuttavia se letto razionalmente indica in modo chiaro che per il nucleare la competitività è a soglia. Se si riuscirà a costruire un numero di centrali nel mondo sufficientemente indicativo per gli investitori del fatto che il nucleare non è una impresa fallimentare allora il fatto stesso di averli convinti, tramite la fine dell'incertezza sul costo di finanziamento e del risk premium connesso, renderà profittevoli le centrali. La psicologia in questo caso è tutto, e determinerà per il nucleare una sfida non solo economica ma politica. In altre parole il MIT ammette senza riserve che il reale costo dell'energia nucleare è collegato alla fiducia che il mercato ha in essa. Se il mercato ha fiducia nel nucleare, i tassi di interesse scendono e il nucleare diviene competitivo, ma nel caso del nucleare una ondata di sfiducia PUO' determinare ANCHE DA SOLA il fatto che una centrale vada o meno fuori mercato. E' il rischio insito in una tecnologia avanzatissima che gioca sull'alto investimento.

    Un ultimo aspetto da considerare è quello del costo ambientale
    , che attiene più al COSTO 3 che analizzeremo in seguito, ma tuttavia è considerato anche nello studio MIT che qui discutiamo, e dunque merita qualche chiarimento.Il MIT considera, correttamente, il nucleare una fonte priva di emissioni di anidride carbonica e ritiene probabile che presto negli Stati Uniti venga introdotta una tassa sulla CO2 emessa, o analogo modo per limitare le emissioni. Lo scenario peraltro è ancora più credibile con una presidenza Democratica come quella di Barack Obama. Nel caso fosse introdotta una tassa sulla CO2 emessa, anche solamente una di 25 $ per tonnellata (molti considerano più realistici i 50 $) allora il nucleare diverrebbe di colpo la fonte comunque più economica, anche se il WACC rimanesse più alto, perchè le alternative finirebbero semplicemente fuori mercato.




    RISULTATI


    N.B. il costo è nella parte LCOE della tabella, segnatamente le colonne C ed E, ultime tre righe

    La colonna Base Case indica lo scenario base
    La colonna w/same cost of capital indica l'altro scenario possibile
    La colonna w/ carbon charge 25$ tCO2 indica lo scenario in cui gli US (o l'Europa) decidano di combattere il Global Warming





    Quello che emerge dal confronto fra il 2003 ed il 2009 è che


    1- la distanza fra nucleare, gas e carbone si è comunque ridotta anche con WACC diversi
    , nonostante il fatto che il costo delle centrali atomiche sia cresciuto più di quello delle alternative, a causa essenzialmente del prezzo dei combustibili che è cambiato

    2- in generale, laddove nello scenario MIT 2003 il nucleare non era competitivo neppure con identico WACC, adesso, se si accetta il fatto che la comparazione finanziaria vada fatta su basi identiche, il nucleare sarebbe competitivo


    E' necessario tuttavia integrare il quadro con alcune altre considerazioni in particolare


    • siamo stati conservativi sul minor prezzo dell'EPR
    • non abbiamo corretto i conti per la differenza di vita di 20 anni in più dell'EPR rispetto ai 40 anni previsti nello studio
    • i costi del carbone e del gas europei sono più alti di quelli americani
    • in generale è più probabile che la tassa sulla CO2 venga introdotta in Europa


    La struttura del costo e la sua
    evoluzione nel tempo



    Per struttura del costo si intende la composizione percentuale del prezzo di un kWh. La struttura del costo è importante perchè consente di capire quale è la dinamica potenziale del costo oltre il momento di previsione individuandone i drivers. Un costo composto da una somma di tre numeri può essere guidato infatti in modo diverso dagli aumenti di ognuno dei tre a seconda della percentuale che essi ricoprono rispetto al totale.

    La struttura del Costo

    In viola i drivers.

    Gas

    15 % finanziamento e costruzione
    82 % combustibile necessario
    3 % gestione e manutenzione

    Carbone

    45 % finanziamento e costruzione
    41 % combustibile necessario
    12 % gestione e manutenzione

    Nucleare

    79 % finanziamento e costruzione*
    10 % combustibile necessario
    11 % gestione e manutenzione

    * per convenzione i costi di smantellamento e smaltimento sono ricompresi in questa voce
    Fonte MIT - Parsons & Du 2009, pp. 22, 30, 36



    Appare abbastanza evidente che l'evoluzione nel tempo dei prezzi sia collegata ad alcuni drivers.
    Per il nucleare il fattore cardine è il prezzo del capitale (e per questo bisogna fare attenzione ai costi di costruzione), mentre per il gas il fattore cardine è quello del prezzo del combustibile. Il carbone sta a metà.

    Questo discorso non è secondario
    . Non lo è perchè se io devo assicurare la produzione della mia azienda ci penso due volte prima di usare per quarant'anni una tecnologia che è soggetta alla possibilità che un picco dei prezzi mi mandi fuori mercato dopo un decennio o due. Il nucleare, delle tre fonti, una volta superata la difficoltà iniziale è quello più affidabile, perchè il suo driver è un costo sostenuto nei primi 5 anni in modo concentrato, che poi è consegnato alla storia e non cambia più per gli altri sessanta. Il gas è quello più rischioso. Investire nel gas può rendere molto, ma può anche rovinare l'economia di un paese, come è successo all'Italia. E' questo uno dei motivi, dunque, per cui le centrali nucleari sono asset che non perdono di prezzo, ovverosia usate valgono addirittura più che nuove (perchè sono già ammortate!).

    Sulla credibilità dell'uso di un WACC differenziato impatta dunque anche la dinamica dei prezzi
    drivers, e la volatilità conseguente del prezzo del kWh. E' sicuramente opportuno spiegare meglio questo punto.
    Fatto 100 il prezzo di un kWh nucleare, se il prezzo dell'uranio raddoppia il prezzo del kWh da nucleare aumenta del 10%, fino a 110, cioè solo di un decimo, perchè il driver di prezzo non è il combustibile.

    Fatto 100 il prezzo di un kWh da carbone, se il prezzo del carbone raddoppia il prezzo del kWh da carbone aumenta del 41%, fino a 141, cioè aumenta di quasi un terzo, perchè il driver di prezzo non è il combustibile.

    Fatto 100 il prezzo di un kWh da gas, se il prezzo del metano raddoppia allora il prezzo del kWh da gas aumenta dell'82%, fino a 182, cioè quasi raddoppia, perchè il driver di prezzo è il combustibile.

    Ad esempio questo è l'andamento del costo al kWh rispetto ai prezzi del combustibile + gestione e manutenzione negli US



    E' sicuramente opportuno a questo punto rammentare come vanno le cose sul fronte dei prezzi di Gas e Carbone, ossia di quelle fonti che hanno almeno un driver sul combustibile.




    N.B. Questi sono i numeri dell'Europa e del Giappone, i numeri americani sono a p. 66 di Parsons & Du 2009, per chi volesse verificare che noi siamo sopra come costo...



    N.B. Anche nel caso dei prezzi del gas l'Europa è costantemente molto più in alto degli Stati Uniti. Addirittura il 25%, grazie a Putin e Gheddafi



    CONCLUSIONI
    (sul costo 1, perchè manca il costo 3 da discutere)


    Non è semplice decidere se il nucleare è o non è competitivo perchè bisogna conoscere tante cose per farlo. A giudizio del sottoscritto il nucleare non è così competitivo da giustificare un livello di produzione "Francese" (76%) oggi ma lo è eccome per giustificare un potente investimento nel nucleare in Italia perchè si arrivi a una percentuale intorno al 30% di generazione elettrica da nucleare, in linea con la media Europea (35%).

    Quel che è sicuro è che il nucleare è la fonte più stabile dal punto di vista della produzione di lungo periodo e che dal 2003 al 2009 la situazione economica del nucleare di nuova generazione è migliorata sia in Europa che negli Stati Uniti.

    E' altrettanto sicuro che, a condizione di una garanzia sui finanziamenti che superi il fattore psicologico degli investitori, il nucleare può essere molto competitivo con Gas e Carbone. In particolare questa competitività può diventare schiacciante nel caso in cui l'attenzione alle emissioni di CO2 cambi e si introducano misure di contrasto.




    Conclusione alternativa (più divertente)


    Non è semplice decidere che gli ambientalisti sono nel 90% dei casi dei perfetti imbecilli e che i giornalisti sono nel 90% dei casi ignoranti. Io ho concluso ormai che è così, perchè sono anni che mi confronto con la desolante realtà di chi NON HA MAI CERCATO di spiegare le cose come per esempio ho fatto io per voi stavolta. Spero di avervi convinto a considerare questi ciarlatani che vi presentano come semplice (sempre con la sentenza pronta di turno, in genere del tipo che chi è per il nucleare è un idiota) un problema che non è affatto semplice, per quello che sono. Spero veramente di essere riuscito a farvi capire che sul nucleare contano molto la psicologia del mercato e l'ottica di breve o di lungo periodo. Spero di avervi convinto che "l'assenza di una risposta" non significa che non la si debba cercare o che sia illegittimo propendere per una cosa. Spero infine che vi fidiate del MIT, perchè se non vi fidate neppure del MIT non c'è salvezza, il vostro posto è irrimediabilmente lo stadio e il massimo concetto che potete esprimere è "cioèvabehbohmaquelloeradacartellinorossodaicazzon o" .



    1 DATI: 4.000 US$2007/kWe il costo di una centrale nucleare di III generazione (Fonte MIT, testo dello studio) - 1.525.000 kWe la potenza di una centrale nucleare EPR di III generazione (Fonte AREVA) - 4.000.000.000 EU€2008 il costo di cantiere della centrale nucleare EPR di Flamanville (Fonte AREVA) N.B. --> il costo non è di business plan, è un costo di cantiere CONTO: Rivalutando per l'inflazione dal 2007 al 2008 il costo del MIT si ha 4.152 $/kWe, successivamente moltiplicando il costo al kWe per il numero di kWe installati a Flamanville si ha 4.152 x 1.525.000 = 6.331.800.000 il costo in dollari di una centrale di potenza equivalente all'EPR secondo le stime del MIT. Per fare un confronto occorre ridurre in dollari il costo di Flamanville dividendolo per i kWe installati per ottenere 4.000.000.000 / 1.525.000 = 2623 €/kWe il costo in euro della centrale EPR di Flamanville. Confrontando omogeneamente si ha 2623 EU€2008 = 3660 US$2008. CONCLUSIONE La previsione del MIT per l'America è effettivamente molto conservativa rispetto ai costi concreti per l'Europa, poichè ne viene fuori un costo concreto più basso di circa 330 $ al kWe, pari all'8%.

    2 la differenza nel tempo di costruzione non è rilevante altro che a fini informativi, la metodologia del costo livellato infatti è fatta proprio per presentare come identiche (compensando tramite i conti sugli interessi) finanziariamente le tre opzioni. A meno che uno abbia insomma l'urgenza di energia subito perchè gli si è rotto qualche impianto non cambia nulla per la scelta di un imprenditore.

    3 ad esempio si possono citare

    International Energy Agency OCSE - Projected Costs of Generating Electricity
    Royal Academy Of Engineering UK - The Costs of Generating Electricity
    Laapenranta University of Technology FIN - Competitiveness comparison of the electricity production alternatives
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    Predefinito Rif: I veri costi del nucleare

    Ci sarà un altro post che parlerà dei costi ambientali, sociali etc.

    Non si riferirà al MIT ma ad altre prestigiose istituzioni
    _
    P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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    Predefinito Rif: I veri costi del nucleare

    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie Visualizza Messaggio

    [B]
    Alcune considerazioni sulle evidenze mostrate

    1) Non si capisce perchè attribuire un medisimo WACC a progetti totalmente diversi tra loro
    2) Non è presente uno scenario "worst case" per il nucleare
    3) Il nucleare si dimostra tutt'ora meno competitivo.

    PEr ciascun punto, in specie il punto 2 ci sarebbe da approfondire, ma aspetto la terza parte
    "Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum

    UE, mondo, futuro Michio Kaku:
    https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg

  6. #6
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    Predefinito Rif: I veri costi del nucleare

    Complimenti a Ronnie, ha la pazienza e la volontà di fare informazione.
    Ultima modifica di Medsim; 06-01-10 alle 11:17
    Nessuno si crea, nessuno si distrugge, tutti si ricandidano.

  7. #7
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    Predefinito Rif: I veri costi del nucleare

    Ronnie, amichevolmente, sei un pazzo maniaco! :sofico:

    Lode a te per l'ottimismo che ancora mostri nel voler far capire ai detrattori quanto una certa quota di nucleare oggi e negli anni futuri è e sarà sempre ineliminabile, se si vuole vivere in un paese moderno e in grado di competere ad armi pari con le più grandi realtà del mondo.


    Il punto è che secondo me stai solo perdendo tempo.

    Però complimenti.
    Difendi il Crocefisso
    Croce:"Il governo degli onesti? Un'utopia per imbecilli. L’onestà politica non è altro che la capacità politica"
    Forleo:"Strapotere dei Pm, sì a carriere separate"
    Falcone:"Mafia: non esistono terzi livelli di alcun genere"

  8. #8
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    Predefinito Rif: I veri costi del nucleare

    Citazione Originariamente Scritto da maeda Visualizza Messaggio
    Ronnie, amichevolmente, sei un pazzo maniaco! :sofico:

    Lode a te per l'ottimismo che ancora mostri nel voler far capire ai detrattori quanto una certa quota di nucleare oggi e negli anni futuri è e sarà sempre ineliminabile, se si vuole vivere in un paese moderno e in grado di competere ad armi pari con le più grandi realtà del mondo.


    Il punto è che secondo me stai solo perdendo tempo.

    Però complimenti.
    Non è mai una perdita di tempo diffondere informazioni corrette e cultura, se solo sarai riuscito a togliere una persona dal baratro dell'ignoranza hai ottenuto un grande risultato.
    Nessuno si crea, nessuno si distrugge, tutti si ricandidano.

  9. #9
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    Predefinito Rif: I veri costi del nucleare

    a proposito di informazioni su nucleare, l'altro giorno, hanno fatto vedere la trasmissione ambiente italia su rai tre, sull'ecologia e hanno parlato proprio del nucleare; è saltato fuori, che a trino vercellese , vecchia centrale nucleare, ci sono ancora tutte le scorie da sistemare e stoccare ; pare che si trovino ancora in bidoni , siano vicino ad un fiume e quindi molto a rischio di andare a finre in tale fiume;e sono decenni che sono lì, ancora non sono riusciti a decidere dove portarle per metterle in sicurezza; tanto per ricordarvi chi è che poi dovrà gestire tutta la baracca
    Ultima modifica di nafplio; 06-01-10 alle 13:53

  10. #10
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    Predefinito Rif: I veri costi del nucleare

    Citazione Originariamente Scritto da Razionalista Visualizza Messaggio
    Alcune considerazioni sulle evidenze mostrate

    1) Non si capisce perchè attribuire un medisimo WACC a progetti totalmente diversi tra loro
    Magari perchè ci si sta domandando "in quale centrale investirebbe un imprenditore" e dunque si sta presupponendo che i fondi per investire lui già li abbia e che lui "punti" a un profitto ma non per forza dica a se stesso "se investo nel nucleare voglio di più!"? magari perchè la differenza del WACC è in un 10% in meno di finanziamenti esterni ma anche soprattutto in un 15% anzichè un 12% di aumento dell'attesa di guadagni propria dell'imprenditore che investe suoi capitali?

    Ti riporto una critica sullo stesso argomento non mia, l'ha fatta il gruppetto di ingegneri guidato dal prof. Paolo Fornaciari, per degli anni Vicedirettore Generale ENEL, che purtroppo oggi non c'è più ma nel 2003 commentava lo studio del MIT così:
    [...]Ma ripetiamo che il vero trucco consiste nell’introduzione immaginifica di questo 15% di profitto per determinare la componente del costo capitale. Il profitto viene quindi incluso nel costo di produzione. E poi viene fatto il confronto. Nella vita reale se due centrali sono in competizione vera, esse abbasseranno il prezzo a cui vendono il proprio kWh. Lo possono abbassare, prima di andare in bancarotta e non essere più in grado di restituire il capitale preso in prestito, fino a raggiungere il dato calcolato nelle tabelle precedenti. Al di sotto di 64 mills/kWh la centrale a gas ciclo combinato va verso la bancarotta mentre la centrale nucleare che produce a 23 mills/kWh ha un bel profitto (che non ha nulla a che vedere con il 15% usato dal MIT). In altre parole il profitto si realizza dopo la competizione, non prima (questo spiega perché il dato MIT non può neanche rappresentare il costo all’utente). È come dire che se uno acquista una automobile per diporto calcola il costo di percorrenza del chilometro in 1050 lire e se invece acquistasse la stessa identica macchina per mettersi a fare il tassista, deve invece calcolare il costo di percorrenza in, diciamo, 1300 lire/km perché ci deve mettere il profitto. Il costo di percorrenza ovviamente invece non cambia ed è di 1050 lire/km.[...]
    Ad ogni modo ripeto: quasi tutti gli studi internazionali a parte il MIT mettono in parità il WACC

    a causa delle critiche ricevute il MIT ha deciso di mettere, stavolta, anche il costo a parità di condizioni

    2) Non è presente uno scenario "worst case" per il nucleare
    Questa è una obiezione idiota. Non può esistere un worst scenario. L'intero studio è costruito su una base di realismo. Il worst case non si può usare per prevedere qualcosa, a meno che NON SI VOGLIA prevedere negativamente qualcosa. In questo caso il rapporto basta farlo fare a persone in malafede, senza necessità di introdurre worst case. Anche perchè non si capisce perchè bisogna fare il worst case per il nucleare e non per il carbone o il gas.
    3) Il nucleare si dimostra tutt'ora meno competitivo.
    E' falso o incompleto se detto così! In due scenari su tre il nucleare è competitivo. Ho anche spiegato perchè, ma tu evidentemente preferisci evitare di confutare le mie spiegazioni.
    PEr ciascun punto, in specie il punto 2 ci sarebbe da approfondire, ma aspetto la terza parte
    Puoi approfondire pure ora eh... ma a cosa ti riferisci con ciò che chiami punto 2?
    Ultima modifica di Ronnie; 06-01-10 alle 14:08
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