FORMA ED ESSENZA DEL RADICALISMO DI DESTRA ITALIANO
'Chi non volta le spalle al mondo attuale si disonora.'
In principio è, per tutti, un'attenzione priva di riprovazione per i fascismi del Novecento. Ma ciò che ebbe a chiamarsi neofascismo corre subito a definire due tensioni opposte, che, per approssimazione, possiamo così sintetizzare: radicalismo di destra e socialismo neofascista. Quest'ultimo, una interpretazione, con concessioni cesaristiche, della lotta di classe: pari a essa in materialismo seppur maggiore in sentimentalismo.
Il radicalismo di destra è vocazione di tutt'altro tenore, appresa da Platone, da de Gobineau, da Nietzsche, da Spengler, da Evola, e condensata in formula da Franco G. Freda in uno scritto del 1964 ('Manifesto del Gruppo tradizionalista di Ar'). Il termine 'radicalismo' impone alla politica la necessità di scoprire e di confermare le proprie radici (radici dall'alto, boreali, olimpiche). Di prolungare l'analisi dei casi umani ben oltre i cliché e le retoriche correnti. Radicalismo, quindi, non come sinonimo di 'estremismo' (quasi un calco dalla lingua inglese), ma come sprezzo del secolo, come risalita, come controdecadenza, come riconnessione, come rimando all'Origine (il punto apicale che comunica l'eterno con la storia, il fisico con il metafisico).
Il radicalismo di destra, per come Freda ne ha disegnati i profili, risponde agli imperativi (o, più propriamente, agli istinti?) di una metafisica non-morale. Dove la fiera si vede restituiti gli onori che i chierici le hanno frodato ricorrendo allo stupefacente della moralina.
"Noi intendiamo reintegrarci nei principi e restituirci il vigore dell'uomo delle origini indoeuropee: venerare il mistero della sua idea del divino; riscoprire i fondamenti della sua immagine del destino; ripristinare gli elementi della sua figura del mondo; ravvisare nel volto della sua tradizione i segni del puro, del bello, del buono, quindi del giusto, ed estirpare dai tratti della sua storia le caratteristiche impure, brutte, malate, quindi non in ordine con il bene delle stirpi indoeuropee." (F.G. Freda, Elementi della cultura integrale" in 'Risguardo I', Ar, 1980).
Questa destra 'radicale', 'boreale', questa destra non più destra ma solo estremo delle possibilità politiche democratiche da cui si accede alle potenzialità metapolitiche antidemocratiche, è un elogio 'del puro, del bello, del buono'.
30 aprile 2007
Tratto da www.cultrura.net




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