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    Predefinito Non basta più neanche Berlusconi a Unirli

    «L’Udeur non voterà questo testo C’è solo odio verso l’ex premier»
    di Redazione
    «La maggioranza sbaglia se crede di sconfiggere il leader di Fi con norme ad hoc»


    «Una norma corretta in materia di conflitto d’interessi non può prevedere né l’ineleggibilità, né l’obbligo di vendita del patrimonio. Altrimenti si dica chiaramente che si vuole fare una norma contro Silvio Berlusconi, punto e basta. E in questo caso noi voteremo contro». Mauro Fabris, capogruppo dell’Udeur alla Camera, pianta alcuni paletti precisi. E si tira fuori dalla stesura del provvedimento contra-personam che sta iniziando a prendere forma nelle riunioni della maggioranza.
    Onorevole Fabris, Berlusconi parla di killeraggio politico ai suoi danni. Cosa ne pensa?
    «Penso che la legge di cui si sta parlando, se davvero questi saranno i contenuti, rischi di fare un grande favore a Berlusconi. È di tutta evidenza che sarebbe un errore tentare di perseguire per via normativa ciò che non si riesce a ottenere per via politica».
    Se il testo non venisse modificato, l’Udeur voterebbe il provvedimento?
    «Questo testo non lo voteremo. Su questo non ci sono dubbi. Naturalmente alla Camera non ci sarebbero problemi ma al Senato senza di noi avrebbero difficoltà. Noi, di certo, non possiamo accettare posizioni come quelle dei Comunisti Italiani, dell’Italia dei Valori e dei Verdi viziate da evidente odio anti-berlusconiano».
    Quali condizioni ponete per appoggiare il provvedimento?
    «Ne abbiamo poste due e lo abbiamo fatto con chiarezza. La prima è che non sia prevista l’ineleggibilità di coloro che rientrano nella casistica definita dalla norma. La seconda è che non sia prevista l’obbligatorietà della cessione del patrimonio».
    Non temete di porvi in contrapposizione frontale con il resto della maggioranza?
    «Dopo le posizioni assunte dal Partito democratico sul referendum ci sentiamo molto più liberi rispetto agli accordi di maggioranza».
    Cosa pensa dell’eventuale introduzione dell’istituto del blind trust?
    «Mi sembra che le perplessità espresse dal presidente della Consob Lamberto Cardia nell’audizione davanti alla commissione Affari costituzionali dovrebbero far riflettere. Poi mi sembra anche fuori luogo questa vocazione esterofila che fa sì che ogni volta che si ha un problema si ricorre a una parola magica straniera. In Italia il blind trust non esiste come istituto, non esiste una normativa che lo regolamenti e che stabilisca la responsabilità penale di chi gestirebbe il patrimonio».
    In Italia l’unico conflitto di interessi è quello di Berlusconi?
    «Ovviamente no. Ci sono tante norme scritte in maniera incomprensibile che fatalmente vanno a favore di questo o di quello. In questo caso, invece, si vuole fare l’opposto: scrivere in maniera chiara una legge contro qualcuno. Noi crediamo, invece, che la legge debba avere un carattere davvero generale e non possa essere viziata dalla presenza di Berlusconi».

  2. #2
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    Prodi e Diliberto a braccetto: «La legge è troppo blanda»

    di Laura Cesaretti

    Il premier difende il provvedimento: «Meno severo che in altre democrazie». La sinistra radicale spinge per misure più restrittive, con l’appoggio dell’Idv: «Rischiamo di avere un’arma spuntata»


    Sarà che tra poco si vota per le amministrative e lo scontro è combustibile elettorale, sarà che «Prodi vuole ricompattare la sua maggioranza», come denuncia Bondi e l’antiberlusconismo è sempre un buon tonico. Sta di fatto che la breve pace d’aprile tra un Cavaliere «buonista» e un’Unione neo-moderata è bruscamente finita.
    E tra Prodi e Berlusconi lo scontro infuria sulla madre di tutte le battaglie, quella legge sul conflitto di interessi che il centrosinistra non è mai riuscita a fare in passato ma che ora fa mostra di voler varare, e pure in fretta.
    Ieri è sceso in campo anche il premier, per caldeggiare l’operazione: «La legge era nel programma di governo ed è giusto che vada avanti. E’ anche più blanda rispetto alle altre democrazie», dice Romano Prodi dai microfoni della Rai. Il Professore difende l’istituto del blind trust: «Uno mica deve diventare San Francesco: può rimanere ricco, ma non amministrare direttamente il patrimonio, perché così facendo il potere politico coincide con quello economico, e la democrazia si indebolisce». E insiste: «È una legge americana, americana, americana!». A stretto giro di posta, Silvio Berlusconi gli replica dalla Sicilia: altro che legge americana, è «killeraggio dell’opposizione».
    Dall’Unione parte subito la controffensiva. Piero Fassino attacca il leader di Forza Italia: «Parole fuori misura. Vogliamo fare una legge sul conflitto di interessi e non contro qualcuno». Si tratta, assicura il segretario della Quercia, di una legge «ispirata alle regole che sono in vigore nei paesi democratici da molto tempo, in particolare negli Usa che non è certo un paese illiberale che ignora le regole del mercato e il valore delle imprese,una legge seria ed equilibrata». Si fa sentire anche il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, che ironizza: «Berlusconi parla sempre tanto e di tante cose. Si tratta di una legge che affronta il problema con molta misura e adotta regole che sono in vigore in tutti i paesi civili, in modo spesso più severo». Il titolare delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, difende «un impegno che abbiamo preso con gli elettori», e afferma: «Non capisco perché si debbano usare aggettivi come quelli usati da Berlusconi». Insorge anche il principale artefice del provvedimento in corso d’esame in commissione, Luciano Violante: «Prima di parlare Berlusconi si informi sul testo». Dalla Margherita, Roberto Zaccaria accusa: «Berlusconi fa barricate preventive, le norme sono assai equilibrate e andranno se mai rese più incisive».
    Ma dietro la facciata, la maggioranza non è così compatta sul testo in discussione, e in molti avanzano dubbi - visti i numeri in bilico al Senato - su un suo spedito cammino parlamentare. L’ala radicale (Rifondazione esclusa) vorrebbe norme molto più restrittive verso il Cavaliere, a cominciare dall’ineleggibilità: «Altro che killeraggio, la legge rischia di essere un aiuto a Berlusconi, è persino troppo blanda. Io sono per l’ineleggibilità, non l’incompatibilità, e su questo daremo battagli», annuncia il segretario del Pdci Diliberto. Sulla stessa linea i Verdi, che con Tana De Zulueta avvertono: «Le sfuriate di Berlusconi non devono intimidire il governo, l’anomalia italiana va risolta. Non esiste una democrazia in cui il padrone della tv commerciale, nonchè primo editore del paese, possa fare attività politica». Incalza il capogruppo dipietrista Donadi: «Se non si fa una legge seria che preveda l’ineleggibilità, questione sulla quale Italia dei valori non intende retrocedere, la legge rischia di diventare un’arma spuntata».
    Ma un’altra ala della coalizione la pensa assai diversamente. «Non vorremmo - avverte il leader dello Sdi Enrico Boselli - che agitare questa questione del conflitto di interessi come una sorta di randello, da abbattere contro le opposizioni, si risolvesse sul piano pratico in un nulla di fatto, ricompattasse il centrodestra e ridesse come una sorta di Gerovital vivacità alla leadership di Berlusconi». Il radicale Daniele Capezzone denuncia la «rissa simmetrica» nella quale i due poli «si arroccano»: «Solo un clima non inutilmente muscolare può aiutare a trovare soluzioni ragionevoli».

  3. #3
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    Diamogli Telecom. diamogli La7 e già che ci siamo diamogli pure Sky. La RAI non gli serve, ha già la maggioranza del Consiglio.
    Diamogli pure l'Italia. Diamo tutto a lui che tanto a voi va bene

  4. #4
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    Questa storiella del conflitto d'interessi è un giochino fatto da Prodi e Berlusconi per i loro scopi elettorali,ognuno compatta i suoi.
    Nulla di nuovo sotto il sole.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    Diamogli Telecom. diamogli La7 e già che ci siamo diamogli pure Sky. La RAI non gli serve, ha già la maggioranza del Consiglio.
    Diamogli pure l'Italia. Diamo tutto a lui che tanto a voi va bene
    Tutte le aziende da te citate sono organiche alla Mafia Rossa o ad essa vicine, così come la galassia COOP, il Monte dei Paschi, 3/4 dei quotidiani e, quel che è peggio, il cervello del 49,8% degli italiani.

    Il prosciutto con cui ti tappi gli occhi lo fanno a Bologna nello stesso stabilimento da cui esce la mortadella? Dev'esser buono di niente...

    PA

 

 

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