
Originariamente Scritto da
matrix
Com'è possibile che la volontà di una sola persona sia più potente di quella degli stati nazionali più potenti? Spiegatemelo voi perchè io non lo capisco...
considerando anche che la parità Euro-Dollaro sarebbe un disastro per gli Usa e rischierebbe di rendere più difficile la ripresa economica...io a questo punto mi chiedo davvero: è possibile che un manipolo di persone molto danarose scelgano per un vantaggio economico di mettere a repentaglio la ripresa economica mondiale, in un periodo così difficile, e che nessuno voglia fare niente?
Ah e prima che Feliks mi metta sul groppone l'etichetta inquisitoria di complottista, faccio presente che riflessioni simili alle mie sono state condivise dal Wall Strett Journal.
Hedge fund, patto anti-euro Obama in soccorso di Atene
La Casa Bianca invita Papandreou. Il doppio ruolo di Soros L' Fmi alla finestra La minaccia dollaro Il direttore dell' Fmi Dominique Strauss-Kahn si dice pronto a intervenire L' amministrazione Usa vuole scongiurare un' impennata del dollaro, negativa per l' export
NEW YORK - Incertezze sul salvataggio della Grecia nelle capitali europee, agguati contro l' euro organizzati a Wall Street, dove una coalizione di «hedge fund» e finanzieri di grido come George Soros «congiura» per svalutare la moneta della Ue con l' obiettivo di farla arrivare a un rapporto di parità col dollaro. E, alla fine, a muoversi con l' evidente interesse di impedire il collasso di Atene e dell' euro è Washington: fa un passo avanti il Fondo Monetario Internazionale di Strauss-Kahn che promette al Paese balcanico aiuti consistenti e rapidi se la Ue non farà la sua parte, e poi scende in campo anche la Casa Bianca. Dopo aver declinato per qualche mese la richiesta di Papandreou (nonostante le forti pressione dell' influente comunità greco-americana), il presidente Obama ha improvvisamente deciso di ricevere il premier ellenico il 9 marzo. Un annuncio che ha avuto l' effetto di un elettroshock sulla diplomazia europea. La prima a reagire è stata Angela Merkel: il cancelliere tedesco, in difficoltà perché i sondaggi indicano la profonda contrarietà dell' opinione pubblica del suo Paese a un salvataggio della Grecia, ha rotto gli indugi fissando un incontro col premier greco che si svolgerà il 5 marzo: prima, quindi, della sua missione a Washington. E, mentre molte banche e istituzioni finanziarie tedesche (da Deutsche Postbank a Eurohypo) si sono dette indisponibili a sottoscrivere le obbligazioni che il governo greco ha bisogno di emettere per raccogliere capitali, è emersa la possibilità di un intervento della KfW, una finanziaria pubblica che, per muoversi, non ha bisogno di un avallo parlamentare. Un passo lo ha fatto anche il capo di Deutsche Bank, Josef Ackermann, che ha incontrato ieri Papandreou, anche se un suo portavoce ha poi smentito che l' istituto intenda acquistare «bond» greci per 15 miliardi di euro. La situazione di Atene, che ha bisogno di circa 30 miliardi e che tra aprile e maggio dovrà rinnovare una parte consistente del suo debito, rimane difficilissima, ma i segnali di ieri e un discorso del premier greco che ha preso nuovi impegni di risanamento dell' economia e ha cercato di stemperare le tensioni con la Germania (alimentate dalle polemiche sui danni di guerra), hanno ridato un po' di fiducia ai mercati: per la prima volta dopo molto tempo il differenziale dei tassi tra i titoli greci e quelli tedeschi è sceso sotto quota 3,4%, mentre l' euro ha un po' recuperato sul dollaro, dopo gli slittamenti dei giorni scorsi. È proprio il rapporto euro-dollaro il fattore che spinge gli Stati Uniti a intervenire, nonostante l' amministrazione Obama non stia mostrando grande attenzione per quello che avviene dall' altro lato dell' Atlantico. Prima è sceso in campo il capo della Federal Reserve, Ben Bernanke, annunciando davanti al Congresso un' inchiesta sul comportamento delle banche Usa - a partire da due «totem» come Goldman Sachs e JP Morgan Chase - che prima hanno aiutato la Grecia ad aumentare il suo indebitamento, poi hanno speculato sulla debolezza di un Paese ormai troppo esposto. E adesso tocca a Obama dare un segnale di apertura, ricevendo Papandreou. Certo, non è pensabile che il governo Usa, assai indebitato e alle prese con un' opinione pubblica spaventata dai conti in rosso quasi quanto dalla disoccupazione di massa, si esponga finanziariamente con un governo europeo. Ma basta il segnale politico e, magari, il sostegno americano a un intervento del Fondo Monetario. Per Obama questa partita è importante non tanto e non solo perché ha a cuore le sorti dell' Europa monetaria, ma perché se il dollaro continua a rivalutarsi sull' euro, va a gambe per aria tutta la sua strategia di rilancio dell' economia Usa, basata su uno sforzo di raddoppiare in pochi anni le esportazioni americane, creando per questa via nuovi posti di lavoro. L' altra preoccupazione Usa riguarda i rapporti con un mondo della finanza - banche e Wall Street - che non solo non sembra voler cambiare abitudini su megastipendi e speculazioni ad alto rischio che alimentano «bolle» di vario genere, ma ora cercano addirittura di destabilizzare il sistema monetario internazionale: se la trama rivelata ieri dal «Wall Street Journal» è vera (nessuna vera smentita, solo imbarazzati «no comment»), i capi di molte delle più aggressive istituzioni finanziarie di Wall Street vorrebbero far precipitare la valuta europea così come nel 1992 un attacco mirato dei fondi di George Soros schiantò la sterlina britannica. Il quotidiano chiarisce che gli incontri e gli accordi presi in quella che viene definita un' «idea dinner» svoltasi all' inizio di febbraio in una casa di Manhattan sono perfettamente legali, visto che le autorità che sorvegliano i mercati non hanno denunciato comportamenti collusivi. Ma, con un' economia che cerca faticosamente di riprendersi da una crisi provocata in larga misura proprio dal comportamento spregiudicato di Wall Street, il fatto che queste stesse istituzioni finanziarie oggi attacchino un sistema monetario dagli equilibri fragilissimi pone problemi politici, economici e normativi assai gravi. Soprattutto ora che la crisi di sta trasferendo dai bilanci delle banche a quelli dei governi che le hanno salvate. Massimo Gaggi RIPRODUZIONE RISERVATA La svolta di Obama
Gaggi Massimo
Pagina 46
(27 febbraio 2010) - Corriere della Sera
Hedge fund, patto anti-euro Obama in soccorso di Atene