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    Post Facciamo il partito unico dell'antistatalismo di GILBERTO ONETO

    I giornali si leggono per molte ragioni.
    Tra queste c’è anche il desiderio di veder confermate le proprie opinioni.
    Qui di seguito mi si permetta di postare due articoli che, singolarmente, riflettono – con gli stessi concetti – alcune delle possibili soluzioni per uscire dalla crisi del belpaese.
    Il primo articolo è di Gilberto Oneto, apparso sul quotidiano “Libero” di domenica 6 Maggio 2007:


    Si formano partiti, altri si fondono o dividono: non si capiscono i criteri con cui ci si aggrega o disaggrega. Da tempo non ci sono confini ideologici. Nomi e persone sono intercambiabili, destra e sinistra hanno perso ogni significato.
    I termini nascono in Francia durante la rivoluzione e derivano dalla geometria dell'aula parlamentare: nell'Assemblea nazionale si erano incidentalmente seduti nella parte sinistra dell'emiciclo i deputati contrari al diritto di veto regale e a destra quelli più favorevoli alla monarchia. Nelle assemblee più antiche, a Venezia e in Inghilterra, i delegati erano seduti in due tribune contrapposte. Alla fine del 600 a Londra era fra Whigs e Tories, poi diventati Laburisti e Conservatori. La maggioranza di governo siede al lato destro e l'opposizione a sinistra.
    L'Italia ha scimmiottato l'uso francese: subito dopo l'unità a destra sedevano i monarchici liberali e a sinistra i repubblicani. Più avanti si sono trasformati in rappresentanti della borghesia e in socialisti. A scompigliare l'ordine geometrico è stato Mussolini, uomo di sinistra, che, appena eletto, si è andato a mettere sullo scranno più a destra dove nessuno aveva mai voluto sedersi. Da quel momento i fascisti di tutto il mondo sono stati classificati di destra anche se la loro collocazione sarebbe stata diversa in schemi più collaudati. Nel secondo dopo guerra continua la confusione lessicale e topografica: a destra siedono i democristiani scavalcato solo da missini e monarchici; i liberali siedono a sinistra della Dc, pur essendo conservatori e liberisti, monarchiche risorgimentalisti, e cioè la vera destra.
    Una ulteriore botta di confusione la porta la Lega che si prende i posti in centro e in alto. Nel frattempo cade il muro, schiantano i partiti tradizionali e le ideologie che li sorreggono. Nascono formazioni che al proprio interno contengono di tutto e che si differenziano solo per il capo, come le compagnie di ventura di una volta, che spostano le loro truppe in funzione della convenienza e dell'ingaggio. È una disinvoltura cui si cerca di rimediare almeno lessicalmente con un velo di ipocrisia: non più centro o sinistra ma centrodestra e centro-sinistra. Nel centro-destra ci sono fascisti, nazionalisti, statalisti, liberisti, cattolici, anticlericali, centralismi, e federalisti. Tutti sono intercambiabili. Fanno eccezione solo i trozkisti che sono coerentemente comunisti; statalisti, centralisti, e mangiapreti e che restano aggrappati agli scranni di sinistra come alle macerie di Stalingrado.
    Nascono partiti fotocopia. I candidati (e perciò gli eletti] sono scelti dalle segreterie dei partiti - ridotti a boccio file dei potere -, i programmi e soprattutto i comportamenti sono indistinguibili: perché la gente dovrebbe perdere tempo a votare? Tutti appartengono al grande partito unico della politica, del magna-magna. Tutti indistintamente combattono per l'allargamento delle competenze pubbliche, della politica e perciò le loro. Tutti vogliono più Stato, più burocrazia, più tasse, più mano pubblica perché solo così possono crescere e prosperare.
    Ecco la novità: facciamo il partito dell'antistatalismo. Un partito che sia davvero liberale e liberista, che voglia smagrire all'osso le competenze pubbliche e affidare le poche rimaste ai livelli istituzionali più Bassi e vicini al popolo: poche cose fatte da Comuni e Regioni a colpi di democrazia diretta, voto elettronico e referendum. Con uno stato anoressico e un federalismo spinto. Un partito che si opponga a quello statalista, diviso in correnti più coerenti con la sua essenza: comunisti, socialisti, fascisti, nazionalisti, eccetera. Non esisterebbero più ambiguità, centri e trattini: o si è di qui o si è di lì. Con diverse sfumature ma su versanti diversi e contrapposti. Destra e sinistra non esisterebbero più e i parlamentari si potrebbero collocare nell'aula in ordine alfabetico: si eviterebbero indecorosi effetti "branco" e tentazioni di "panismo". Meglio ancora sarebbe distribuirli per provenienza geografica: tutto allora apparirebbe miracolosamente più chiaro.

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  2. #2
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    Predefinito

    L’articolo qui sopra, è stato preceduto da due interventi apparsi, con titoli diversi, sul “Il Gazzettino” di sabato 22 Luglio 2006, e sul “Giornale di Vicenza” di lunedì 24 luglio 2006.
    L’intervento è stato fatto su quello che è diventato un “caso” nazionale ed internazionale:

    Agli USA il «Dal Molin», sì o no?

    Qualcuno ha scritto che la Prima Legge del Giornalismo è confermare i pregiudizi esistenti, piuttosto che contraddirli.
    Chissà se ci sarà concesso (mediante la pubblicazione di questo intervento) di “cantare fuori dal coro”?
    Nel nostro paese si sa, la politica è ridotta allo squallido spettacolo di rissose tifoserie, di opposti eserciti sanfedisti che vengono scagliati l’uno contro l’altro in nome di appartenenze ideologiche, di suggestioni emotive, di atteggiamenti irrazionali.
    Ciò che tra l’altro tutto questo realizza, è confusione, stravolgimento di principi, idee e relativi comportamenti.
    Chiamateci ingenui, ma abbiamo sempre pensato che noi cittadini eleggessimo dei rappresentanti affinché proteggessero i nostri diritti, non perché ce li portassero via.
    Prendiamo questa vicenda del possibile insediamento d’una caserma costruita ad hocper le truppe d’assalto statunitensi all’aeroporto «Dal Molin».
    Sui giornali abbiamo visto scrivere a profusione portatori di questa o quella tesi (in realtà: ideologia), nessuno che abbia segnalato il fatto che tramite la Costituzione noi autorizziamo i politici solo a creare le leggi che ci servono. Non siamo noi a servire loro o la legge.
    Viene detto ai vicentini che l’insediamento dei parà USA è conseguente ad accordi segreti stilati all’incirca una cinquantina d’anni fa. Tuttavia se le leggi parlamentari (e gli accordi, segreti o meno, che ne derivano) non sono collegate o derivano da una legge di diritto fondamentale o da una legge di diritto consuetudinario, allora non sono adeguate. Non esiste legge tra i cittadini ed i loro diritti fondamentali.
    In una Costituzione democratica (e questo gli statunitensi lo sanno bene), le leggi scritte sono legali solo nel caso in cui il Congresso o il Parlamento le promulghino con il consenso della popolazione, consenso che non viene accordato allorquando le leggi in questione vengano promulgate in assenza di referendum o dibattito pubblico, oppure da governi che fanno ricorso a mass-media distorti come convogliatori delle informazioni, il che determina leggi non valide elaborate senza il permesso dei cittadini.
    Sembra non esista la sovranità popolare (art. 1, comma 2 della Costituzione); esiste solo la sovranità dei partiti. Eppure nella Costituzione il termine partito è citato una sola volta in un solo articolo, il 49: neanche due righe su 1186, poco più dell’uno per mille di tutto il testo costituzionale (un po’ poco per dei partiti che pretendono di venire addirittura prima, di essere, in sintesi, più importanti della Costituzione). Insomma 20 striminzite parole e solo per dire, quasi di malavoglia, che i cittadini hanno il diritto (possono, ma non è obbligatorio e forse neanche opportuno) di organizzarsi in partito.

    Questi partiti, che non hanno né valore costituzionale e neppure giuridico, pretendono invece che gli elettori firmino, con il loro voto, una cambiale in bianco, ed avere il monopolio dell’attività politica.
    Questi partiti pretendono d’insegnare ai cittadini l’esercizio della democrazia. Eppure basta rileggere uno dei tanti statuti medioevali delle nostre comunità per accorgersi che questi erano indirizzati ad assicurare il benessere comune. In epoca comunale la politica, considerata la disciplina più nobile d’ogni altra, aveva un suo preciso significato: arte di gestire una società di uomini liberi sottomessi solamente alle leggi che essi stessi si danno.
    Principi che ritroviamo ancora più indietro nel tempo. Basti pensare che il verdetto riportato nella lamina bronzea di Polcevera del 117 a.C., rinvenuta vicino a Genova, ci ha fatto sapere che i legati liguri, eletti dalle tribù, e inviati a Roma per trattare una contesa, non avevano alcun potere decisionale ma si limitavano a riportare quanto ascoltato, ai rispettivi consigli, ove lì, e solo lì, sarebbero state prese le decisioni.
    Speriamo che alla lunga i cittadini comprendano che i politicanti d’oggi hanno torto, quando partono dal presupposto che il diritto di dominio arbitrario – cioè il diritto di farsi da soli le leggi e di imporne l’obbedienza – sia un incarico fiduciariodelegato a coloro che attualmente esercitano quel potere. Essi lo chiamano l’incarico del potere pubblico.
    Questi politicanti sono in errore quando suppongono che un tale potere sia mai stato delegato, o possa mai essere delegato, da un qualche gruppo ad un altro gruppo di uomini.
    Una tale delega di potere è naturalmente impossibile, per le seguenti ragioni:

    1. Nessuno può delegare o concedere ad altri alcun diritto di dominio arbitrario su se stesso, perché sarebbe come darsi in schiavitù. E questo nessuno lo può fare. Ogni contratto che preveda ciò è necessariamente assurdo e non ha alcuna validità. Chiamare tale contratto “Costituzione” o in qualunque altra maniera altisonante non altera la sua caratteristica di contratto assurdo e nullo.
    2. Nessuno può delegare o concedere ad altri alcun diritto di dominio arbitrario su una terza persona, perché ciò comporterebbe il diritto della prima persona non solo a fare del terzo il suo schiavo, ma anche di disporne come uno schiavo a favore di altre persone. Ogni contratto che stabilisca questo è necessariamente criminale, e come tale invalido. Chiamare tale contratto “Costituzione” nulla toglie alla sua criminalità, nulla aggiunge alla sua validità.

    Questo fatto, che nessun uomo può delegare o cedere il proprio o altrui diritto naturale alla libertà, ovvero all’autogoverno, dimostra che non si può delegare ad un uomo o a un gruppo di uomini alcun diritto di dominio arbitrario – o, il che è la stessa cosa, nessun potere legislativo – su se stessi o su qualcun altro.

    Preso atto di ciò, si facciano avanti quei politici che hanno avuto rispetto per i principi, e per la Costituzione.


    p. Comitato per i diritti dei cittadini
    (Enzo Trentin)


    Commento: credo sia giunta l’ora che le persone in buona fede, che non perseguono interessi personali, e che abbiamo a cuore il bene comune, abbandonino le proprie remore e s’incontrino per consentire un’azione politica comune, tesa al corretto esercizio della SOVRANITA’ POPOLARE.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Enzo Trentin;[COLOR=black
    Si formano partiti, altri si fondono o dividono: non si capiscono [/COLOR]
    Ecco la novità: facciamo il partito dell'antistatalismo. Un partito che sia davvero liberale e liberista, che voglia smagrire all'osso le competenze pubbliche e affidare le poche rimaste ai livelli istituzionali più Bassi e vicini al popolo: poche cose fatte da Comuni e Regioni a colpi di democrazia diretta, voto elettronico e referendum. .
    basta proclami ci vuole un messaggio di rivoluzione. scendere in piazza tutti i giorni, non abbiAMO PIù IL PANE ( LO DICE bIAGI) NON ABBIAMO PIù IL DIRITTO DI FARE NASCERE FIGLI, NON ABBIAMA LA CERTEZZA DI POTERE CONTINUARE A CAMPARE.

    PRESIDIO CONTINUO DEL TERRITORIO, OCCUPAZIONE FISICA DEGLI SPAZI, MIGLIAIA DI PERSONE COINVOLTE, MESI DI GALERA , VA BENE, AIUTIAMO LE FAMIGLIE DEI MARTIRI.
    L'UNICO MODO è LA LOTTA PASSIVA MA CONTINUA SINOA QUANDO QUALCHE CELLULA SI STACCHERà ED INIZIERA' A..

  4. #4
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    Predefinito Chiedo venia per la distrazione. L'articolo corretto era questo.

    Giornale di Vicenza - Venerdì 04 Agosto 2006

    Nelle scorse ....

    Nelle scorse settimane alcuni cittadini – marcatamente ideologicizzati - hanno pacificamente manifestato contro l’ipotesi di una nuova base USA presso l’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza. Tra le tante argomentazioni a sostegno della loro contrarietà vi è stata anche quella relativa alla pericolosità dei voli che tale stanziamento potrebbe attivare. Giustamente s’è argomentato che la pista aeroportuale è oramai completamente circondata da insediamenti urbani. Tuttavia nessuno di questi ben intenzionati cittadini ha mosso la stessa critica al funzionamento (per fortuna sinora a singhiozzo) della stessa struttura, ma in veste d’aeroporto civile che da circa 20 anni, e in maniera ricorrente, favoleggia di collegamenti nazionali ed internazionali, con l’unico risultato di quattro lustri di pesanti perdite periodicamente ripianate con denaro proveniente dagli Enti pubblici, e in definitiva con i soldi dei contribuenti. C’è un dato incontrovertibile: il 70% degli incidenti aerei avviene in fase di decollo-atterraggio. Non ci vuole molta fantasia per capire che un incidente aereo al “Dal Molin”, potrebbe facilmente coinvolgere uomini, cose, e beni architettonici unici al mondo. Ma i cittadini su indicati sembrano preoccuparsi solo dei voli dei soldati nordamericani, mentre sottacciono, o non li preoccupa, la stessa percentuale d’incidenti aerei dell’aviazione civile. Insomma siamo alle solite: i partiti ed i loro sostenitori (che sempre più spesso si mimetizzano con infinite sigle della cosiddetta società civile) speculano allegramente e demagogicamente sulla realtà dei fatti. S’intende che non c’è nulla di nuovo. I partiti politici italiani ed i loro sostenitori, rappresentano una storia vecchia come il mondo: una coalizione di individui avidi di potere, convinti di sapere meglio degli elettori cosa va bene per loro. Una volta, i potenti, per sottomettere il popolo usavano la forza, le leggi e la religione; ora dispongono anche del calcio (corrotto) e della televisione (spazzatura). Nessun appartenente alla cosiddetta “società civile” di cui sopra, accenna o riconosce che i politici nostrani hanno firmato trattati multilaterali con le Nazioni Unite ed altre organizzazioni sopranazionali senza consultare gli elettori; in genere a tale ratifica segue la promulgazione di una legge del Parlamento che conferisce al trattato lo statuto di legge nazionale, il tutto sempre in assenza di una consultazione dell'elettorato. Nessun appartenente allo spicchio di “società civile” summenzionato comprende o riconosce che la maggior parte delle leggi statali ed internazionali redatte negli ultimi 30 anni sono state elaborate per servire gli interessi delle élite di potere corporativa e politica, mentre il settore delle élite del governo mondiale ha assecondato i politici autoctoni in incarichi di governo nella elaborazione, approvazione, conversione e ratifica di atti legislativi in leggi parlamentari, emendamenti, accordi e trattati. Ed in quest’ambito dobbiamo far rientrare gli accordi, in parte segreti, stilati all’incirca 50 anni fa, che consentono l’insediamento militare USA in Italia. Eppure, nella maggioranza delle democrazie costituzionali i politici non hanno alcun potere se non quello loro conferito dagli elettori e dalla Costituzione stessa; ciò vale per gli USA, l'Australia, la Nuova Zelanda, il Canada, la Svizzera e molti altri paesi. Per fortuna (ma non è ancora il caso dell’Italia, e men che meno è il caso dei vicentini su indicati) in tutto il mondo gruppi ed individui stanno acquisendo la crescente consapevolezza che queste leggi, approvate senza il consenso della popolazione, sono tecnicamente nulle. Una legge che oltrepassa l’autorità conferita dalla Costituzione non è una legge; è del tutto vuota e inapplicata; non conferisce diritti; non impone doveri; non offre protezione. Al contrario, l’opinione pubblica è costantemente distratta, ed oramai disgustata, dalla continua disputa (vere “baruffe chiggiote”) tra i contrapposti “supporter” (in buona fede) del centrodestra e del centrosinistra, ed i cointeressati al cosiddetto spoils system (qui la buona fede non c’entra. C’entra l’interesse personale); ovvero la facoltà riconosciuta alla parte politica vincitrice della competizione elettorale di collocare persone di fiducia nei posti chiave dell’apparato burocratico (da qui il nome, che evoca la presa delle spoglie da parte del vincitore). Lo spoils system all'italiana comporta che tutta la dirigenza - quella della amministrazione pubblica in senso proprio, e non solo - si precarizza in rapporto non ai risultati ma in ragione diretta della vicenda politica e degli assetti di maggioranza. Un concetto dell’amministrazione che si può solo definire proprietario: cambia il padrone, cambia tutta la servitù. Valere a dire che molti politici non tornano più alle loro occupazioni originarie. Anche nell’adozione dei termini “destra” e “sinistra” l’italica partitocrazia non sembra aderire al significato originario. La loro accezione autentica e genuina, infatti, si determinò a partire dalla fine del Settecento. Pare che la diade destra-sinistra sia entrata in uso all’Assemblea rivoluzionaria francese dove i repubblicani più radicali sedevano a sinistra e quelli più moderati a destra. Secondo quell’originaria distinzione, in realtà, a destra sta l’assolutismo regio, l’impero, il dispotismo, la tirannia, l’autocrazia, il centralismo statale, la volontà che scende dall’alto, i governati controllati dai governanti, il governo forte con i deboli e debole con i forti, la sfiducia verso l’autogoverno popolare e quindi il convincimento che solo il potere saldamente nelle mani di pochi (o di uno solo) possa garantire la serena esistenza del popolo. In sintesi: a destra sta la società organizzata verticalmente. A sinistra invece sta la repubblica, la democrazia, l’autogoverno locale, la volontà che sale dal basso, i governanti controllati dai governati (quindi i cittadini, comunque abbiano votato, tutti all’opposizione rispetto al governo), il governo forte coi forti e debole coi deboli, il governo dei molti (o di tutti: quod omnes tangit ab omnibus adprobari debet, ossia ciò che riguarda tutti da tutti deve essere approvato) e quindi l’ottimismo verso la capacità del popolo di autogovernarsi. In sintesi: a sinistra sta la società organizzata orizzontalmente. Per cui, schematizzando, si può dire che quanto più una situazione è democratica, repubblicana, quanto più il potere è decentrato e diffuso e la volontà sale dal basso, quanti più sono quelli che governano, tanto più quella è una situazione di sinistra; viceversa per la destra. Poiché non esiste altra distinzione logica tra “destra” e “sinistra” che questa, se ci si riflette si capisce che nell’Italia odierna c’è una sinistra ufficiale, ma una sinistra reale non c’è (forse non c’è mai stata) e molti che si considerano di sinistra in realtà sono di destra e viceversa. Da qui il privilegiare sempre e comunque il panem et circenses per anestetizzare euforicamente le masse, piuttosto che il popolo in armi. Che è esattamente l’opposto speculare del diritto di detenere armi oggi garantito a tutti i cittadini dalla costituzione USA, proprio in funzione - tale era il proposito di quei padri costituenti dopo che il popolo in armi aveva conquistato la propria libertà contro gli Inglesi - della difesa popolare della democrazia repubblicana da eventuali ulteriori tentativi d’eversione o d’invasione; senza contare la Confederazione svizzera, dove è lo stesso Stato, avendo più di ogni altro conservato la struttura organizzativa del libero Comune (si confronti la civiltà comunale, nata nel centro-nord Italia, ed espansa in buona parte d’Europa), che consegna direttamente ai cittadini, affinché le conservino pronte all’uso, le armi da guerra. Proprio su questo deve avere riflettuto Massimo D’Alema, capo del governo italiano alla fine del secolo scorso, quando decretò la soppressione dell’esercito di popolo per realizzarne uno “professionale” (il termine “professionale” usato da D’Alema è solo un elegante eufemismo). Lo stesso ha fatto il suo successore Silvio Berlusconi che ha entusiasticamente confermato il provvedimento (va da sé che immediatamente dopo l’insediamento del suo governo nel 2001, il ministro della difesa Antonio Martino, denunciando la scarsa vocazione degli italiani ad arruolarsi. nell’esercito di mestiere, abbia dichiarato che si farà largo ricorso agli stranieri, con ciò affermando che alla fine dovrebbero essere questi ultimi a dover versare il loro sangue per la nostra Patria). Ma la cosa più allarmante è che ambedue i governi, tra la generale indifferenza, abbiano impunemente violato la Costituzione che all’art. 47 recita: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio ecc.”. Questo Paese non solo non ha più una sinistra, ma sta perdendo a pezzi anche la sua ancor giovane impalcatura repubblicana. Di perdita in perdita, adesso, abbiamo anche quella del diritto dei cittadini-elettori-contribuenti a decidere LORO se accettare, o no, gli insediamenti di truppe straniere, ancorché alleate. Non sembri pertanto ozioso osservare che Thomas Jefferson (uno dei padri degli Stati Uniti) nella "Dichiarazione sulle necessità e cause di prendere le armi", sosteneva tra l’altro: «Quando, nel corso degli umani eventi, si rende necessario a un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato… Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi vi sono la vita, la libertà, la ricerca della felicità. «Che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Che ogni qualvolta una qualsiasi forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo Governo, che si fondi su quei princìpi e che abbia i propri poteri ordinati in quella guisa che gli sembri più idonea al raggiungimento della sua sicurezza e felicità.» In conclusione tutti gli amministratori pubblici non sono dipendenti dei cittadini-elettori-contribuenti, perchè lo stipendio lo paghiamo noi e non i partiti. Lo sarebbero se avessimo la possibilità d’influenzarne l’operato. Ma non sono neppure “rappresentanti del popolo”. Sono dipendenti dei partiti: partitocrati. La carica di partitocrate, teso a fare il bene del partito, è stata loro assegnata dai Fassino, dai Fini, dai Rutelli. Una dozzina di persone che valuta quali sono le leggi giuste per il popolo italiano.
    p. Comitato per i diritti dei cittadini
    (Enzo Trentin)

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    Citazione Originariamente Scritto da green hope Visualizza Messaggio
    basta proclami ci vuole un messaggio di rivoluzione. scendere in piazza tutti i giorni, non abbiAMO PIù IL PANE ( LO DICE bIAGI) NON ABBIAMO PIù IL DIRITTO DI FARE NASCERE FIGLI, NON ABBIAMA LA CERTEZZA DI POTERE CONTINUARE A CAMPARE.

    PRESIDIO CONTINUO DEL TERRITORIO, OCCUPAZIONE FISICA DEGLI SPAZI, MIGLIAIA DI PERSONE COINVOLTE, MESI DI GALERA , VA BENE, AIUTIAMO LE FAMIGLIE DEI MARTIRI.
    L'UNICO MODO è LA LOTTA PASSIVA MA CONTINUA SINOA QUANDO QUALCHE CELLULA SI STACCHERà ED INIZIERA' A..
    A Vicenza, sul problema su illustrato c'è un presidio permanente di protesta.
    Ti aspettiamo a braccia aperte.

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    Citazione Originariamente Scritto da Enzo Trentin Visualizza Messaggio
    A Vicenza, sul problema su illustrato c'è un presidio permanente di protesta.
    Ti aspettiamo a braccia aperte.
    E'bello che ci sia un presidio ( con quante persone, quali riscontri sui media, quale impatto sul territorio ha, da chi è supportato?).
    Mi scuso, non vogliono essere domande polemiche.

    Ammesso che Vicenza, come a Torino, come sullla linea dell'Isonzo ci siano decine di militanti, si ritorna alla logica leghista , andate combattete e tornate a riferire che poi noi mediamo con Roma, con gli assessorati, con le poltrone e auto blu.

    1. Quali uomini non applotronabili possono essere coinvolti in un presidio continuo sul territorio?
    2. Obiettivi da presidiare: scuole, uffici pubblici, questure e prefetture, e comuni
    3. Le forze sociali ed economiche , se lo vorranno fare, devono essere i cittadini, intesi nelle categorie vessate, vale a dire i pensionati, studenti, operai lavoratori, artigiani, qualche commerciante, industriali....(???????') una certa intellighenzia che pure esiste anche in tale area di contestazione diffusa
    4. Lotta lotta , giorni e giorni di caos attivo e passivo, arrestare il processo produttivo del nord, non pagare più le tasse dirette, ridurre i consumi, boicottare le Coop,le province regioni...nemiche, scaricare sugli altri i nostri costi.
    5. Non puntare a candidature...nessuno a Roma, tutti sul territorio.
    6. Ognuno candidato di se stesso e del suo gruppo etnico tribale.
    7. Infine denunciare all'europa che il nostro salario confrontato con i costi reali della vita vale da 2 a 3 volte in meno della maggior parte degli altri paesi.Quindi bisogna portare al mondo il caso Nord che sta per essere distrutto ( per la gioia delle industrie franco tedesche, degli islamici rossi italici, che di un nord allo sfascio faranno il loro laboratorio di società multirazziale comunista giacobina.
    Lota Lotta Lotta e se qualcuno ci lascia le penne ne faremo il nostro Bobby Sand e ne canteremo le gesta finchè solo uno di noi vivrà in quasta cloaca

 

 

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