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  1. #1
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    Predefinito Sarkozy vince: si allarga il fronte filo-statunitense in Europa

    POL) Con Sarkozy una Francia europeista e atlantica

    Roma, 7 mag (Velino) - È il gollista Nicolas Sarkozy, cinquantadue anni, ex ministro dell’Interno, il nuovo presidente della Francia. I risultativi definitivi del secondo turno gli hanno assegnato il 53,06 per cento dei voti. Alla sfidante, la socialista Ségolène Royal è andato il 46,94 per cento. Molto alta l’affluenza al voto: 84,83 per cento. “Amo la Francia e sarò presidente di tutti” ha detto Sarkozy, leader del partito Ump (Unione per un movimento popolare), appena è stata dichiarata ufficiale la vittoria. Poi ha aggiunto: “Ho rispetto per Ségolène Royal e per i milioni di elettori che hanno votato per lei. La priorità va all'autorità, alla morale, al rispetto, all'orgoglio della Francia e della nazione. Faccio appello a tutti i francesi a unirsi a me per evitare il settarismo e l’intolleranza”. Quindi ha parlato dell’Unione europea: “Sono sempre stato europeista, e credo alla costruzione europea e questa sera tutti noi siamo più europei”. Senza comunque trascurare i rapporti atlantici. Sarkozy, infatti, si propone come un alleato affidabile degli Stati Uniti. Alleato, però, che rivendica il diritto di far valere la propria opinione dissenziente, come ad esempio sulle resistenze dell'amministrazione Bush a condividere la lotta contro il surriscaldamento del pianeta. “La Francia – ha detto poi Sarkozy – sarà a fianco alle infermiere bulgare ingiustamente condannate a morte in Libia con l’accusa di aver diffuso l'Aids, sarà a fianco delle donne costrette al burqa, sarà a fianco di Ingrid Betancourt, ancora in mano ai guerriglieri colombiani, perché la libertà è sempre stata la missione della Francia”.

    Anche la Royal, che ha telefonato al neo presidente per congratularsi, ha parlato subito dopo aver saputo del risultato. È apparsa in televisione ammettendo la sconfitta e facendo gli auguri di buon lavoro al prossimo presidente. Ha ringraziato “soprattutto i milioni di elettori che mi hanno dato il voto”. A loro, ha detto la Royal “dico che è iniziato un movimento che non finirà qui. Ho dato tutte le mie forze e continuerò con voi. La grande partecipazione si è tradotta in una rinascita, soprattutto tra i giovani che hanno votato in massa”. Secondo la principale tv francese, Tf1, il voto dei sostenitori del candidato centrista François Bayrou si è diviso equamente: 40 per cento per Sarkozy e 40 per cento per Royal, con il 20 per cento di astensioni o voti nulli. Il 66 per cento degli elettori del candidato di estrema destra Jean-Marie Le Pen ha invece votato per Sarkozy, mentre il 19 per cento si è astenuto, come aveva indicato il leader del Fronte nazionale. Scontri sono stati registrati verso le 22 di ieri sera in piazza della Pastiglia, a Parigi, dove circa duemila sostenitori di Ségolène Royal si erano dati appuntamento nel pomeriggio per attendere i risultati. I manifestanti, alcuni a volto coperto, hanno gettato pietre e altri oggetti contro i poliziotti, che hanno risposto con i lacrimogeni.

    Negli stessi momenti, sempre a Parigi ma in piazza della Concordia, si è svolta la grande festa dei sostenitori di Sarkozy. Tante le telefonate di congratulazioni al neo inquilino dell’Eliseo da parte dei leader mondiali. Tra i primi a congratularsi con il prossimo presidente francese c’è stato il primo ministro italiano Romano Prodi. Mentre Silvio Berlusconi, che è stato raggiunto ieri notte a Macherio da una telefonata "di cortesia" di Sarkozy, non ha nascosto il compiacimento: “La netta affermazione di Sarkozy dimostra la volontà di cambiamento che sta attraversando tutta l'Europa e non solo la Francia. E la sconfitta della Royal è un'ulteriore prova del fatto che gli europei considerano ormai esaurita la capacità di governare della sinistra”. È arrivata anche la chiamata del presidente americano George W. Bush, che si è detto “impaziente di lavorare con Sarkozy per proseguire la nostra solida alleanza”. Congratulazioni anche dal presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, dal re del Marocco Mohammed VI, dalla cancelliere tedesca Angela Merkel, dal premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, dal presidente del Senegal Abdoulaye Wade, dal premier britannico Tony Blair.
    (Remo Urbino) 7 mag 10:29

    http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=350988

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  2. #2
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    ma è sempre francese

  3. #3
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    appunto,fidarsi è bene non fidarsi è meglio. aspettiamolo al varco per vedere se alle promesse farà seguire i fatti

  4. #4
    The darkness inside...
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    Sarkozy, come quasi tutti i politici francesi, è filoamericano solo fino ad un certo punto. Come ha detto nel suo primo discorso dopo la sua vittoria alle elezioni, ha intenzione di appoggiare gli USA ma senza seguirli a testa bassa in tutto quello che faranno; soprattutto si è lasciato sfuggire un semi-rimprovero sulla situazione ambientale.
    Speriamo sia meglio, da questo punto di vista, di Chirac...
    Andrea I Nemesis
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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrea I Nemesi Visualizza Messaggio
    Sarkozy, come quasi tutti i politici francesi, è filoamericano solo fino ad un certo punto. Come ha detto nel suo primo discorso dopo la sua vittoria alle elezioni, ha intenzione di appoggiare gli USA ma senza seguirli a testa bassa in tutto quello che faranno; soprattutto si è lasciato sfuggire un semi-rimprovero sulla situazione ambientale.
    Speriamo sia meglio, da questo punto di vista, di Chirac...
    Non FINO A UN CERTO punto ma con GIUDIZIO. Il filoamericanismo non va scambiato per becera sudditanza (all'italiota), tale per cui QUALSIASI cosa provenga dagli Usa va accettata con deferente salivazione.

    Ribadisco che non sono disposto a sacrificare la mia libertà di critica (o onestà intellettuale, chiamatela come volete...) sull'altare del vassallaggio al tempo ridicolo e stucchevole. Non sono iscritto a un'associazione di amicizia Italia-Usa; sono un Conservatore che colloca in un PEZZO ben definito della storia politico-intellettuale americana i propri riferimenti: i confederati, Kirk, Reagan...

    Mi piace Sarko proprio per questo: credibile ALLEATO degli Usa, libero di contestarne tutte le eventuali porcherie e non già triste provincialotto che si entusiasma per ogni gingillo fabbricato Oltreoceano. Dopo il pantano iracheno, frutto di una guerra inutile e menzognera, la prossima sfida la misureremo sul terreno dell'emergenza ambientale: non sosterrò certo la riottosità americana alle misure salva-pianeta, perché respinte da quella pessima "destra" turbocapitalista e ultralibertaria che farebbe bere ai propri figli pure i liquami pur di non rimetterci mezzo dollaro.

    Sono un Conservatore, Cattolico Apostolico Romano : non scendo a compromessi con la mia coscienza, adoro la MIGLIORE TRADIZIONE americana e non le anime nere di Bush che hanno distrutto il movimento conservatore. Mi piace Sarkozy e detesto il Berlusconi che venderebbe pure sua madre a George pur di farsi baciare in fronte.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Italianhawk83 Visualizza Messaggio
    Non FINO A UN CERTO punto ma con GIUDIZIO. Il filoamericanismo non va scambiato per becera sudditanza (all'italiota), tale per cui QUALSIASI cosa provenga dagli Usa va accettata con deferente salivazione.

    Ribadisco che non sono disposto a sacrificare la mia libertà di critica (o onestà intellettuale, chiamatela come volete...) sull'altare del vassallaggio al tempo ridicolo e stucchevole. Non sono iscritto a un'associazione di amicizia Italia-Usa; sono un Conservatore che colloca in un PEZZO ben definito della storia politico-intellettuale americana i propri riferimenti: i confederati, Kirk, Reagan...

    Mi piace Sarko proprio per questo: credibile ALLEATO degli Usa, libero di contestarne tutte le eventuali porcherie e non già triste provincialotto che si entusiasma per ogni gingillo fabbricato Oltreoceano. Dopo il pantano iracheno, frutto di una guerra inutile e menzognera, la prossima sfida la misureremo sul terreno dell'emergenza ambientale: non sosterrò certo la riottosità americana alle misure salva-pianeta, perché respinte da quella pessima "destra" turbocapitalista e ultralibertaria che farebbe bere ai propri figli pure i liquami pur di non rimetterci mezzo dollaro.

    Sono un Conservatore, Cattolico Apostolico Romano : non scendo a compromessi con la mia coscienza, adoro la MIGLIORE TRADIZIONE americana e non le anime nere di Bush che hanno distrutto il movimento conservatore. Mi piace Sarkozy e detesto il Berlusconi che venderebbe pure sua madre a George pur di farsi baciare in fronte.
    Caro Giorgio, come sempre condivido alcune, ma non tutte, delle cose che scrivi e questi Tuoi giudizi fatti con l'accetta, non fanno parte del mio DNA, ma vabbè, ognuno di noi ha il proprio stile e temperamento, anche quando le idee sono vicinissime o comunque non troppo lontane.

    Chi sostiene la necessità e la validità di una costante solidarietà italo ed euroamericana, non intende importare con dei copia-incolla tutto ciò che nasce e si sviluppa in America. Non possiamo permetterci di fare venire meno una storica alleanza strategico-militare anche se alla Casa Bianca dovesse esserci un Presidente Democratico. Questo conta prima di ogni altra cosa, anche se esistono molti aspetti del sistema americano che, se potessi, importerei subito in Italia e nel resto d'Europa. Presidenzialismo, bipartitismo, giusta separazione di poteri, vari pesi e contrappesi, poche regole che però vengono fatte rispettare ed infine un'economia libera, sono cose che fanno degli USA una democrazia efficiente, non dico perfetta, ma la migliore esistente al mondo finora. Ebbene, se è vero come è vero, che noi italiani, dopo la rottura degli equilibri della Prima Repubblica, non siamo ancora stati capaci di costruire uno straccio di democrazia che funzioni, beh, non ci vedo nulla di scandaloso a trarre ispirazione da modelli stranieri che da decenni dimostrano di essere solidi ed efficienti.

    Circa la guerra in Iraq, mi pare di ricordare che Tu eri favorevole all'intervento americano. Ora, si può e si deve criticare la gestione carente del dopoguerra iracheno, ma personalmente continuo a ritenere giusto e necessario l'attacco in sè all'Iraq di Saddam Hussein. Gli errori sono venuti dopo la cosiddetta guerra guerreggiata. Per carità, cambiare idea è legittimo, ma questo sputare improvviso sul Bush brutto e cattivo, è un pò come rifugiarsi dietro alla vulgata, soprattutto sinistra, soltanto perchè adesso le cose non vanno come erano state previste.

    Anche sull'ambiente mi sorprendi un pò. Non credevo che un anticonformista come Te, prendesse subito per oro colato i vari allarmismi che circolano nel mondo. Precisiamo, nessuno nega che il pianeta sia malato, ma non esiste ancora un parere condiviso circa taluni scenari catastrofici e c'è gente più esperta di me e di Te che non nega i problemi, ma non crede neanche alle apocalissi e al protocollo di Kyoto come panacea per tutti i mali. Anche qui non mi aspettavo che Ti rifugiassi dietro ad una ben nota vulgata.

    Berlusconi ha commesso diversi errori in politica interna, ma a livello internazionale, a parte l'amicizia ostentata con Putin, si è mosso bene nel solco non del provincialismo, ma della migliore tradizione atlantista della DC, quella, tanto per capirci, ancora libera dai terzomondismi andreottiani più recenti.

    Forse quella mezza fiamma tricolore che stai usando ultimamente come avatar, non Ti sta giovando granchè....... ........Scherzo eh!

    Con stima sincera.

  7. #7
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    Caro Roberto, accusandomi di improvviso "voltagabbanismo" e di genuflessione alle sinistre vulgate non mi potevi offendere più pesantemente (scherzo anch'io...). Dietro alle mie posizioni c'è sempre un lavoro di elaborazione (un netto cambio di rotta – annunciato in pezzo frutto di un sincero e travagliato pentimento – c’è stato solo nel caso iracheno); per il resto la mia piattaforma valoriale è quella di sempre: la destra neoconservatrice o turbocapitalista non è la mia, la destra che se ne sbatte della questione ambientale (non solo in tempi di emergenza) non è la mia.
    Gli stereotipi sono altri: che la “destra” debba essere quella del manager nel grattacielo coi vetri specchiati perché lo zappatore dell’Alabama è proletario non mi sta bene; che la “destra” rappresenti i peggiori inquinatori “republicans” a cui non bisogna porre limiti in nome della LIBBBBERTA’ perché Pecoraro Scanio è di sinistra è una scempiaggine. Io sono il movimento conservatore propriamente detto (non “neo”), sono lo zappatore dell’Alabama perché autentico emblema della Tradizione americana, sono un appassionato difensore dell’ambiente perché ho Tolkien e non so chi sia questo signor nano Pecoraro Scanio.
    Sono un antimoderno, Roberto, qualcosa di più alto – credo – di una mistura di banalità e conformismo.
    Ti dimostro di seguito la mia coerenza…

    (Ricambio la stima)

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    19 marzo 2005 (Estratto da una risposta data proprio a te)

    Vogliamo parlare al contrario di forzitalioti, nipotini di Koll, e lacchè filo-chiracchiani? Certo, ma per piacere, non me li appiccicate a destra. Non me li fate trovare tra i balocchi conservatori che più amo: quelli sono giocattoli a cui piace stare al Centro, che strizzano l'occhietto a quello scudocrociato che detesto con onorevole disprezzo. E' inutile, non guarirò mai: non ce la faccio a digerire forzatamente sbiaditi gollisti (qualcuno mi spieghi cosa significhi proclamarsi tali...) e scialbi mezzibusti dorotei e dossettiani. Nel "panini" del sottoscritto ci troverete figurine parecchio scomode e proprio per questo indiscutibilmente destre e ben lontane da quel viscido "politically correct" che avverso con fierezza: Edmund Burke, Ronald Reagan, Francisco Franco, Augusto Pinochet, Ariel Sharon, Barry Goldwater, Plinio de Correa, George W. Bush (e chissà quanti ne dimentico).

    Per fare chiarezza c'è bisogno di riconoscerlo: nella nostra meravigliosa famiglia convivranno in assoluta armonia conservatori liberali e anti-liberali. Non ho alcuna difficoltà ad inserirmi risolutamente nella seconda categoria convinto come sono (opinabile parere personale rispettosissimo di tutte le sensibilità) che conservatorismo e liberalismo rappresentino sponde politiche del tutto incomunicabili. Certo, ci scendiamo a patti, stringiamo alleanze (ci saranno pure più vicini delle truppe falciomartellate...) ma se dovessimo scavare nel merito delle rispettive quintessenze, beh il solco tra le due scuole sarebbe parecchio profondo.

    Sono un convinto antiabortista, rigetto l'eutanasia e le devastanti inclinazioni anti-proibizionistiche per ciò che attiene al contrasto del fenomeno delle tossicodipendenze. Non intendo derogare per via legislativa (ergo coattiva) al naturale ordine delle cose in termini di coppie "alternative", apro con dovuta misurazione alla pena capitale, detesto quel coacervo di dittatorelli chiamato "Nazioni Unite", aborro i sindacati, auspico una radicale revisione dello stato sociale, disprezzo l'assistenzialismo "di Stato" e l'egualitarismo peloso che mortifica l' "aristocrazia dei migliori" salvaguardando ad ogni costo inetti e parassiti.
    Trovo patetica quella stucchevole eurofilia venduta a pacchi da cento da un bel pò di scranni parlamentari (troppi). Predico la "tolleranza zero", la rigorosa regolamentazione dei flussi immigratori, l'estensione del carcere duro, l'assoluta certezza della pena che non abdichi a sconti di sorta.
    Mi fa specie l' "accanimento diplomatico" e - si può dire senza nauseanti giretti di parole? - sì, sono un fiero militarista (nb. "individuo che nutre stima e considerazione nei confronti degli operatori di Difesa": suona più politically correct ma il tizio in questione non è forse un "militarista"?) che si batterà sempre per il raddoppiamento dei miseri fondi destinati attualmente a forze armate e corpi di polizia.

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    MA SOPRATTUTTO…
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    15 aprile 2005

    Riflessioni di un antiliberale: per un Conservatorismo kirkiano e tradizionale

    Cari amici,
    era da tempo che volevo buttar giù queste righe a proposito della mia concezione di Conservatorismo. E' giunto il momento di farlo visto che lunedì si aprirà finalmente il primo congresso del gruppo.

    E' vero, sapete già tanto del mio pensiero, conoscete quella che per semplificare viene definita la "radicalità" del sottoscritto sebbene l'etichetta in questione mi piaccia ben poco, preferendole di gran lunga la declinazione "decisionista" o "anticonformista".
    Vabbè, sapete che sono un conservatore "tradizionale" (meglio che "tradizionalista") di matrice kirkiana, un fervente cattolico antiliberale (direi pure un “carlista”), un filoebraico di primo pelo, eccetera, eccetera.

    E fin qui niente di nuovo; ma arriviamo a quello che mi preme ribadire e che ritengo ancor più urgente nella misura in cui ACN nasce sullo sfondo di un teatro (quello pollista) in cui il conservatorismo è al più interpretato quale recente invenzione “neocon” o piuttosto come la “mascherina politica” di una “scuola” nata in esclusiva ragione della difesa del libero mercato e dei suoi accenti più estremisti e anarcoidi (leggi “libertarismo” che NULLA ha a che fare perlomeno con il segmento in cui mi riconosco).

    Fermi tutti, non voglio stabilire nessun primato nell’ambito delle diverse anime “conservative”: “fusionismo” ora e per sempre.

    Cosa intendo dire allora? Voglio puntualizzare in termini definitivi qual è l’ “humus” che soggiace al pensiero del sottoscritto e mi preme farlo soprattutto per smarcarmi dalla castrante equazione “conservatore = liberista punto e basta”. E’ una precisa urgenza visto che la schiera liberal-libertaria è parecchio nutrita nella presente arena virtuale e che la loro dimensione eminentemente economica può avere un qualche elemento di convergenza con le mie idee al punto da indurli a definirsi “liberal-conservatori”. Ed è proprio quando si arriva a questa conclusione che sento il bisogno di sottolineare la mia siderale distanza da modelli di marca quasi esclusivamente economica (o è perlomeno dall’economia che discendono le successive priorità; per il sottoscritto invece il punto di partenza può essere solo e soltanto POLITICO).

    Sono di certo un difensore del libero mercato, ma non verserò mica fiumi di inchiostro per pontificare la bontà dello sfascio statale né intendo mettermi due bei prosciutti sugli occhi per difendere piuttosto ideologicamente le tragiche storture sociali del sistema americano (pro-USA fin nel midollo, ma intellettualmente libero – sempre e in qualsiasi ambito – di denunciarne le scempiaggini).

    Che significa tradotto in soldoni? Vado per immagini che credo siano sufficientemente esplicative. Del conservatorismo newyorkese, dei dollaroni e dei bei grattacieli lindi e cristallini non me ne frega una beneamata cippa. Del conservative quale diretta espressione dell’establishment col cuore a Wall Street me ne impipo con tronfia fierezza. Del managerone che mi viene a consegnare un bel pacco di biglietti verdi nella sede del partito repubblicano, so bene quale sia la sua nobile “affezione” ai destri destini americani.

    Attenzione, non intendo assolutamente canzonare il merito della battaglia liberale e libertaria, chiedo solo che non si confonda con i paradigmi conservatori.

    Chiarisco un aspetto: la mia difesa del libero mercato è giusto un mezzo, una conclusione di priorità altre (politiche e morali) e non già un totem o un fine ultimo, figuriamoci poi quanto possa essere in disaccordo se si intenda perseguirlo con brutale spietatezza turbocapitalista.

    Continuo per immagini per arrivare alla “pars costruens”. L’idea che custodisco nel cuore è quella di un conservatore, tal John Ronald Reuel Tolkien che amava quei meravigliosi scenari sudafricani (di rara potenza evocativa) che fu costretto ad abbandonare per trasferirsi in quell’isola inglese che industrializzata e proletaria com’era gli fece sinceramente schifo. Ma cos’è questa destra che regala la difesa dell’ambiente (cosa c’è di più Conservatore…) a quattro pirla figli del ciarpame “demoproletario”! Ma veramente ci crediamo che stiamo a destra per difendere i portafogli a fisarmonica e l’oligarchia palazzinara e industrialista? Veramente ci fa specie l’agricoltore che brucia il proprio raccolto per non prostituirlo ai quattro denari con cui importiamo le porcate con gli occhi a mandorla?
    Torno alle immagini che mi ero ripromesso di usare: non sono il conservatore della “Grande Mela”, sono quello di Crawford, sono quello dell’America profonda che non esce sui grandi quotidiani di economia e finanza, sono quello israeliano del deserto del Negev, quello vandeano che rispedisce a calci in culo i “profeti” dell’infame rivoluzione francese con le sue meravigliose “conquiste” egualitarie. Sono quello spagnolo che si è recintato un terreno, coltiva quattro campi, alleva due buoi e con la bibbia in una mano e il fucile nell’altra spara contro le minchiate radicali e socialiste difese dalle “brigate internazionali”. Spara per Francisco Franco (non certo per quel tristo psicolabile di Hitler…) e per la Spagna Vera, per la tierra catòlica ch’è sempre stata, quella della terra, della corona, dell’esercito e di Santa Romana Chiesa. Sono quello che si identifica appieno con le romantiche note kirkiane a proposito della cittadina di Beaconsfield (e riferite di riflesso all’Inghilterra tutta): “Ben poco è cambiato qui: le solide case vecchie di quattro secoli, la piccola e pulita locanda, le grandi querce e le tranquille vie sono ancora le stesse dei tempi di Burke, anche se le villette e i nuovi sobborghi urbani di Londra affondano già i propri denti in Buckinghamshire e le piccole industrie stanno invadendo le città della zona. […] Ma la città vecchia di Beaconsfield è soltanto un’isola dell’antica Inghilterra nel mare industriale e proletario dell’umanità”.



    Per farla breve: non sono certo un collo torto verso le “irripetibili” anticaglie d’un tempo (sarei un deprimente reazionario e non già un propositivo conservatore), ma nemmeno il fasullo conservative del “big business” senz’anima. Sono quello che, parafrasando ancora Kirk, ripudia qualsiasi forma di ideologia in quanto “religione capovolta” che alimenta fanatismi politici e costruzioni utopistiche. Per il sottoscritto c’è da ripartire da milionate di battaglie tese a riaffermare quel “diritto naturale” stuprato allo stesso modo da laicismi col K, progressismi a buon mercato e turbocapitalismi dimentichi delle più strazianti urla d’aiuto. C’è da ripartire dalla “buona battaglia” contro l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica proposta da lorsignori scienziati della perversione, dalla difesa dell’istituto familiare T-R-A-D-I-Z-I-O-N-A-L-E traviato da squallide “opzioni alternative” e delle fasce sociali più deboli di cui un modello ultraliberista oggettivamente se ne fotte.

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    26 settembre 2006

    Tempo Da Lupi. Tempo Di Ritiro

    La quiete dopo la tempesta. L’ho invocata stamattina dopo due tempeste che più diverse non potrebbero essere. Si sono abbattute insieme. Una mi ha sventrato le tende di casa, mistura letale di pioggia e vento. Uno di quei cataclismi che in quest’angolo di paradiso chiamato Salento vediamo ogni trenta giubilei. Per un americano sarebbe stata una brezza leggermente più forte, ma per un terrone salentino è stata l’apocalisse eolica. Ma se una tenda si aggiusta, una vita, se è troppo lacerata, puoi solo affidarla nelle mani di Dio. Giacché anche il migliore dei sarti dovrebbe chinare il capo e piangere sommesso. E questa è la seconda tempesta del giorno.
    Un altro ragazzo in divisa è morto in Afghanistan. Non è morto. E’ stato deliberatamente sventrato, come le mie tende, da un puntuale ordigno di Maometto. E’ l’ennesimo. In Iraq e in Afghanistan. Laggiù tra i deserti e le montagne dei cerebrolesi col turbante, dove regna perenne l’inverno della ragione.
    Il copione è sempre lo stesso. Morte, lacrime presidenziali e Palazzi della politica sgomenti. Non sapete quanto possa piangere un Onorevole parlamentare che non sa neanche dove stia l’Afghanistan. Praticamente una cipolla con la cravatta.
    Comunque, il giorno dopo è tutto uguale a prima. Prodi torna a serrare gli occhietti da idiota negli zigomi cicciuti, e Berlusconi ricomincia a festeggiare a casa Briatore.

    Ora si è passato il segno, e sono stanco di vedere pianti e funerali. Funerali e pianti. Non sono un italico destro, sono un Conservatore fieramente italiano. Certo in cabina elettorale non ho molta scelta e ho sempre votato quell’ex Polo, ora Casa delle libertà, diventato nel frattempo un lupanare dell’anarchia. Lo è sempre stato per le mezze tacche che lo guidano e i leccasuole che gli stanno dietro, ma ora che il bordello centrodestro sta crollando la situazione è addirittura peggiorata. Ci voleva un miracolo perché succedesse, vista la conclamata penosità del carrozzone, ma è successo. Miracoli berlusconiani e aennini. Padani e scudocrociati. Forse ce li meritiamo, ma anche no. Gli italiani sono molto meglio di quanto si creda.

    Per riprendere il filo, ho sempre votato quella parte politica che ha sostenuto con più convinzione le missioni all’estero. Soprattutto le ultime inaugurate dagli Stati Uniti: Afghanistan e Iraq. Le ho appoggiate anch’io, convinto com’ero e come non sono più, che fosse necessario pacificare quelle lande devastate dal musulmanesimo più radicale (vedi i talebani) o dal dispotismo nel contempo più stucchevole e imbecille (Saddam). Che illuso che sono stato. Ma ogni uomo merita la sua maturazione politica. A tutti va dato il tempo di levigare le proprie idee. Non di cambiarle dalla sera alla mattina, ma di affinarle con la necessaria gradualità. Non va sostituita la cornice, bisogna solo sistemare i dettagli all’interno. Per intenderci: è dai quindici anni che mi proclamo conservatore, e continuo a definirmi tale. Non c’è un’etichetta politica che mi possa rappresentare meglio. Ma da piccoli liceali anticomunisti, in politica estera o in economia ci si può solo dire amici dello Zio Sam e nemici dei socialisti.

    A ventitre anni scopri che puoi capire molte più cose. Dopo l’undici settembre era normale attaccare l’Afghanistan. Bisognava reagire. Ma era completamente insensato seppellire di bombe Baghdad, sebbene questa guerra all’inizio abbia avuto anche il mio consenso. A posteriori però la balla di Saddam a braccetto con Bin Laden mi fa imbestialire. Se la logica era invece quella di iniziare a eliminare tutti i dittatorelli del globo, allora aspetto che i missili vadano a colpire Chavez, Castro e Ahmadinejad. Ma a furia di attendere farei le ragnatele cari “nuovi” conservatori. Il realismo e la coerenza: mi pento di quell’entusiasmo guerrafondaio in nome di questi due sacri – e conservatorissimi – principi.
    In America ci sono i “vecchi” e i “nuovi” conservatori. Giacché le mie posizioni, pur essendo da sempre tradizionaliste, si sono ulteriormente sviluppate nella direzione dei “vecchi”, anch’io – come loro - voglio che tutti i militari tornino a casa. E per le prossime volte, anch’io – come loro – non vorrò che un solo soldato italiano o americano vada a morire per un pezzente coranico. Non ne vale la pena. I nostri soldati, e i nostri fratelli americani, meritano solo di difendere i confini italiani e statunitensi. Nessun’altra frontiera.

    Ci arrendiamo davanti alla minaccia dei fondamentalisti? No, evitiamo di farci uccidere a casa loro per massacrarli se solo si azzardano ad avvicinarsi a casa nostra. Anche la destra si accoda a Diliberto? Così come è “uguale” – solo nella forma ben inteso - l’appello di questa destra isolazionista a quello dei comunisti italiani, tanto è “contrario”. Se gli eredi di Stalin vogliono cancellare l’orgoglio patrio e qualsiasi apparato militare, io pretendo che il tricolore sventoli sul più moderno e efficiente dei carri armati. E dentro vorrei che ci fossero dei soldati chiamati a fare i soldati e non le crocerossine di pace. Ma sembra che al posto delle mimetiche i nostri militari indossino il camice bianco e visto che quei ragazzi sono a migliaia di chilometri da casa per fare un mestiere che non è il loro, è bene che tornino subito. Visto che non possono combattere il nemico ma devono limitarsi a mettere cerotti e a sparare coriandoli, è necessario che tornino immediatamente.
    Nel Salento è tornato il sole. La quiete dopo la tempesta. Nel cuore dei nostri soldati continua a piovere disperazione.

    Italianhawk

  8. #8
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    Caro Giorgio,

    dici che scherzi anche Tu, ma secondo me Te la sei presa almeno un pò. Non intendevo offenderTi per il semplice gusto di farlo, ma ho semplicemente registrato ciò che hai scritto. Bush, da personaggio facente parte del Tuo Pantheon politico-culturale è diventato all'improvviso un truce guerrafondaio e colui che avrebbe distrutto il movimento conservatore. Inoltre, gli strali contro il turbocapitalismo inquinatore senza un briciolo di umanità. Insomma, so che sei sempre molto radicale nelle Tue prese di posizione, ma hai usato un linguaggio, per me inaspettato, tipico della sinistra anti-USA oppure di certi radikal-kamerati. Per carità, leggo sempre con grande interesse i Tuoi interventi e so bene che sei e rimani molto più a destra di me, ma visto che hai espresso giudizi con toni che nessun conservatore, per quanto tradizionalista e paleocon, userebbe mai, Ti ho volutamente provocato, nel senso buono, con la vulgata "de sinistra". Se dicevo che mi sembri diventato un fasciotradizionalista, Ti arrabbiavi di meno. . Comunque, seriamente, tutti abbiamo diritto di cambiare idea su alcune cose e soprattutto, un mutamento di talune posizioni, se, come il Tuo, è frutto di una seria elaborazione, va assolutamente rispettato.

    Anche se dissento dai Tuoi attacchi al capitalismo. Non mi sembra che la destra americana attuale se ne sbatta dell'ambiente. Senza piagnistei e isterismi, l'attuale Presidente Bush ha da qualche tempo lanciato la politica dell'etanolo per creare alternative al petrolio. Inoltre l'impegno a favore dell'ambiente di Schwarzenegger è noto a tutti. Senza i dollari, i capitalisti, un'economia liberale e liberista, una cultura del fare, l'America non sarebbe mai diventata quella grande Patria di libertà, progresso e democrazia, che è tutt'oggi. Sì, la ricchezza non è un crimine, anzi, senza benessere economico, si diventa anche poveri politicamente e culturalmente. Non a caso, proprio per quei Conservatori americani ultratradizionalisti come Te, la ricchezza rappresenta un dono di Dio. E lo Stato minimo, negli USA, lo vogliono sia gli zappatori dell'Alabama che i fighetti di New York. Bush è impopolare anche perchè ha aumentato la spesa pubblica con gli interventi militari. Sapevo già che nel Tuo Pantheon, come anche nel mio per la verità, c'erano sia Reagan che Augusto Pinochet. Ebbene, chi ha in pratica creato il liberismo economico in America, è stato proprio Ronald Reagan che con le sue riforme negli anni Ottanta, ha dato forza e solidità duratura all'economia americana. Il compianto Pinochet è tale mica perchè fosse un dittatore, ma perchè ancora oggi il Cile può vantare una delle migliori situazioni economiche in America Latina, grazie proprio alle politiche liberiste in economia del Generale. Pinochet potè godere dell'apporto anche culturale dei Chicago Boys e di Milton Friedman. Tutto ciò per dire che un'economia, per essere forte, deve essere libera da lacci e lacciuoli e senza un'economia forte una Nazione non può avere successo. Può apparire brutale e cinico dirlo, ma senza soldi non si fa molta strada. Il comunismo è caduto soprattutto per ragioni economiche e i cinesi, a quanto pare, l'hanno capito.

  9. #9
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    complimenti a italianhawk e robertop per la ella discussione.

  10. #10
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    Caro Roberto,
    ti giuro che non sono affatto risentito: detesto le persone permalose e sul piano umano e sul piano "politico". Sarà stato il mio tono a farti pensare, ma sai che questo è il mio stile: sto studiando da giornalista e me lo porto dietro da tempo.

    Parto dall'apprezzamento di Rudy (che ringrazio) per sottolineare che qualsiasi occasione di dibattito è preziosa, ancor più quando l'interlocutore è una persona dotata di equlibrio e di preparazione (da qui la stima sincera; non sono solito dispensare incensature gratuite).

    Vado al cuore del tuo intervento. Ti ho fornito un corredo di interventi che credo spieghino al meglio la mia posizione su conservatorismo, tradizionalismo, guerra, ambiente e modelli di riferimento. Nella tua risposta ti concentri soprattutto sull'aspetto economico, una questione che evidentemente devo chiarire. Per sgombrare il campo da dubbi: non mi ispiro a un modello "terzista", in stile "economia sociale di mercato", ma ero, sono e resterò un convintissimo LIBERISTA che spera che lo Stato faccia un passo indietro su molti fronti. Il tuo intervento è profondo, meritevole di essere letto con calma e analizzato con lucidità. Arrivi a tirare in ballo il capitalismo, che ritengo non già il "male minore" ma il sistema più razionale e più "filosoficamente" incline ad assecondare gli istinti migliori dell'essere umano: volontà di realizzazione, propensione al costante miglioramento, spinta a perseguire il bene comune sotto lo stimolo di un regime economico che tende a valorizzare l'impresa e a soffocare il parassitismo.

    Sono tutto questo, Roberto: scrivo ciò che dici di Reagan e di Pinochet da sempre, su internet e sulla carta prima che approdassi in Rete. Ma la guerra in Iraq non c'entra niente e la DEGENERAZIONE anarco-capitalista è ben altra cosa: non compromettono affatto la mia coerenza ideale. Resto un "vecchio" conservatore. Per me la Libertà con la maiuscola non si declina appoggiando qualsiasi porcheria radicaleggiante: c'è un'ampia fascia mediana, e lo sai bene, tra il liberista senza aggettivi (come il sottoscritto) e l'anarchico libertario che vuole le polizie private e non imporrebbe mezza sanzione all'impresa che riempie di letame chimico il fiumiciattolo che gli scorre accanto.

    Lo zappatore dell'Alabama non è un protezionista che ama Pecorino Scanio: è un ultra-confederalista (in senso storico e statuale) che, da buon sudista agrarista, non vuole Washington in mezzo ai piedi e sparerebbe a chi volesse avvelenargli il campo.

    Cordialmente
    Italianhawk

 

 
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