Pd, il battesimo della discordia

Il vento nuovo che soffia dalla Francia ha sconcertato le sinistre italiane. Qualche esponente ha fatto almeno una parziale critica per la rigidità e l’incapacità di rinnovarsi dimostrate dalla gauche, ma il complesso di superiorità che acceca la sinistra italiana ha avuto modo di manifestarsi, ancora una volta. Il ministro Linda Lanzillotta ha dato ai compagni d’oltralpe un suggerimento paradossale. “Ora la gauche apra una nuova fase guardando al modello italiano”.

Ma che cos’è questo “modello italiano”? Mai come in questo momento le formazioni che si collocano a sinistra appaiono confuse e inquiete per i sospetti che nutrono l’una per l’altra.

Cominciamo dal Partito democratico, in cui i genitori inquieti, Ds e Dl, litigano già sulla data del battesimo.

Romano Prodi e Piero Fassino vorrebbero il 16 ottobre, secondo anniversario delle “primarie” che lanciarono – con la leggenda dei milioni di voti - il Professore. Ma Francesco Rutelli e i suoi vorrebbero che la costituente del Pd si tenesse in giugno, prima delle ferie. Non è semplicemente una questione di calendario, ma di sospetti. La Margherita teme che Prodi voglia rafforzare l’asse con i Ds e imporre di fatto l’egemonia dell’ex Quercia, sia pure potata, nel nuovo soggetto politico piazzando Piero Fassino come coordinatore in attesa che il Pd abbia i suoi organi statutari.

Fra i Dl più di un esponente sibila con una certa apprensione il termine “annessione”, quasi gli ex Ds si accingessero a colonizzare una parte del centrosinistra. E alla luce di queste riserve di fondo si spiega anche perché lo scontro Prodi-Rutelli sull’Ici sia stato così aspro. Si comprende anche perché nel loro ultimo incontro Rutelli abbia di fatto minacciato il Professore – secondo indiscrezioni attendibili – di non escludere ripercussioni sulla tenuta del governo.

C’è maretta anche nella sinistra-sinistra.

Nemmeno nell’ala estrema della gauche italiana si naviga in acque tranquille. Da più partiti si sciolgono inni all’unità da ritrovare o reinventare, ma le premesse non sono delle migliori. La Sinistra democratica, lanciata da Mussi a nome degli ex Ds che non vogliono entrare nel Pd, non convince del tutto, ad esempio Oliviero Diliberto. La formula della nuova formazione, sostiene il segretario del Pcdi, è troppo aperta e generica. Nella formulazione del progetto si differenziano un Mussi “ecumenico”, che vorrebbe attrarre quanti più compagni possibile, coagulare tutti quelli che non aderiscono al Pd, e un Angius che guarda soprattutto ai socialisti. Diliberto prospetta il pericolo di annacquamenti e confusioni. “Mussi – ha spiegato – ha volutamente lasciato tutte le opzioni aperte, ma i cantieri che rimangono aperti troppo a lungo si trasformano in grandi buche dove si finisce per cadere”.

In tutti i settori della sinistra si invoca l’unità, ma il processo di erosione, proprio per il peso ideologico di un passato che non passa, è destinato a continuare.


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