La morte in faccia.
(6 febbraio ’45)
Se ne avessi avuto il tempo, avrei senza dubbio scritto il racconto delle
giornate che ho vissuto nella cella dei condannati a morte di Fresnes,
sotto questo titolo. Si dice che la morte e il sole non si guardano in
faccia. Tuttavia ci ho provato. Non ho nulla di uno stoico, è duro
distaccarsi da ciò che si ama. Ma ho peraltro cercato di non lasciare a
coloro che mi vedevano o pensavano a me una immagine indegna.
Le giornate, soprattutto queste ultime, sono state ricche e piene. Non
avevo più molte illusioni, soprattutto dopo il giorno in cui ho appreso
il rigetto del mio ricorso in cassazione, rigetto pertanto previsto. Ho
terminato il piccolo lavoro su Chénier che avevo cominciato, ho ancora
scritto qualche poesia. Una delle mie notti è stata cattiva e al mattino
aspettavo. Ma le altre notti, in seguito, ho dormito molto
tranquillamente. Le ultime tre sere, ho riletto il racconto della
Passione, ogni sera, in ciascuno dei quattro Vangeli. Pregavo molto ed è
la preghiera, lo so, che mi dava un sonno tranquillo. La mattina, il
cappellano veniva a darmi la comunione. Pensavo con dolcezza a tutti
coloro che amavo, a tutti coloro che avevo incontrato nella vita. Pensavo
con pena alla loro pena. Ma tentavo il più possibile di accettare.
Brasillach venne fucilato lo stesso 6 febbraio, a trentacinque anni, reo
di intelligenza col nemico, respinta da De Gaulle la domanda di grazia
firmata da eminenti uomini di cultura del tempo.
Del 3 febbraio, invece, questa poesia, tratta dalle Poesie di Fresnes:
Salmo settimo
Ho passato questa notte sul monte degli ulivi:
ero accanto a voi, anche se indegno, o Signore?
Non lo so, ma la catena era pesante ai miei piedi
e io sudavo anche, come voi, il mio sudore.
Non è senza un grande dolore, vedete, che si strappa
il nostro cuore ai soli beni cui fu votato,
e l’Angelo viene a troncare, più che a sciogliere,
il filo di quel battello che voi avete legato.
Voi avete troppo conosciuto questa terra in cui siamo,
voi avete troppo amato l’aria che respiriamo,
per non avere sofferto quel che soffrono gli uomini
e non aver lanciato gemiti nella vostra Passione.
Ah!, se domani, Signore, dal giardino degli Olivi,
potessi ripartire verso il mondo che si vede,
lasciatemi bere ancora alle fontane di acqua viva
e lasciate che questo calice si allontani da me.
Ma se vi serve ancora la mia attesa, Signore,
se vi serve la nera alba e la pena più dura,
prendete lo strazio e prendete il dolore,
sia fatta la vostra volontà e non la mia!




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