Lo sviluppo del Partito Socialista di Ahmed Husein in Egitto riflette meglio di qualsiasi altra illustrazione l’oscillare del socialismo arabo tra un orientamento filofascista ed un orientamento filocomunista. Ahmed Husein nel 1933 lanciava sulla scena politica egiziana un nuovo gruppo denominato “Giovane Egitto” (Misr el Fatah) che nel 1938 si sarebbe trasformato in partito politico. Sia l’ideologia del Partito che l’organizzazione di truppe paramilitari d’assalto rispecchiavano una fortissima vicinanza al nazional-socialismo tedesco e si fondavano su pochi, ma solidissimi principi: restaurazione dell’antica gloria dell’Egitto, costituzione di un grande impero, sistema economico corporativo, “fede e azione”. Le truppe d’assalto inoltre avevano l’obbligo di osservare un decalogo molto rigido le cui principali regole erano: parlare soltanto l’arabo e acquistare soltanto prodotti egiziani.
Gli osservatori politici e gli intellettualoidi che usano sempre inquadrare gli uomini i due categorie distinte – di destra o di sinistra – incontrano qualche difficoltà a spiegarsi “l’enigma” Ahmed Husein. In realtà egli rappresenta uno dei più comuni fenomeni politici mediorientali: con la sfiducia nella democrazia borghese capitalista, maturata dalle popolazioni arabe, le figure politiche più coerenti ed intransigenti hanno volto il loro sguardo a quei sistemi economico-politici in grado di garantire lotta alla povertà, migliori condizioni per tutti, stabilità, ordine, coerenza e tenacia nel perseguire gli obiettivi prestabiliti. Le differenze tra comunismo e fascismo, per quanto importanti potessero essere, sono state sempre considerate molto meno rilevanti delle differenze che corrono tra questi due sistemi e la democrazia borghese occidentale. Questa è sempre stata la forza del socialismo arabo e questa è sempre stata la base su cui costruire le fortificazioni ideologiche per respingere gli assalti americani e sionisti.
Bluto - Fronte Patriottico