Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 18
  1. #1
    Prodi e governo dimettetevi !
    Data Registrazione
    29 Mar 2007
    Località
    E contro re e tiranni scoppiava nella via la bomba proletaria che illuminava l'aria, la fiaccola dell'anarchia
    Messaggi
    119
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Question Alcuni dubbi teorici intorno a Enrico Leone.

    Salve a tutti.
    Mi è capitato proprio ieri, mentre cercavo di saperne qualcosa di più sulla particolare corrente di pensiero detta "socialista liberista" di leggere uno scritto che ha come oggetto il pensiero di Enrico Leone. Ve lo posto qui di seguito

    "Quella di Enrico Leone è una figura controcorrente, e bene ha fatto Luigi Marco Bassani a dedicargli un eccellente studio. Pubblicato da Giuffré con il titolo Marxismo e liberismo nel pensiero di Enrico Leone, il volume aiuta a comprendere come tale autore sia stato rigettato dai moderati a causa del suo spirito rivoluzionario, e rifiutato dai progressisti a causa del suo netto liberismo.
    Eppure proprio questa “eccentricità” potrebbe fare di Leone un punto di riferimento utile a quanti vogliono cercare sentieri nuovi. Espressione di un’estrema sinistra che ora non esiste più, egli sapeva schierarsi con i più deboli e al tempo stesso era determinata a rigettare ogni forma di statalismo, pianificazione, spesa pubblica.
    Così, quando nel 1904 venne costituita una Lega antiprotezionista il manifesto fu sottoscritto da un gruppo di liberali di tradizione classica come De Viti De Marco o Giretti, ma anche dai socialisti dell’ala sindacalistica: Arturo Labriola, Romeo Soldi e – appunto – Enrico Leone. E all’interno di quest’area, egli fu certo la figura intellettualmente più originale.
    Direttore del periodico Divenire Sociale (l’organo dei sindacalisti rivoluzionari su comparvero pure articoli di Benito Mussolini), Leone ebbe una particolare vocazione per la riflessione teorica. È sufficiente leggere il volume del 1909 su La revisione del marxismo per cogliere come si sia di fronte ad marxista che ha avuto il merito di comprendere le ragioni (morali, economiche, giuridiche) dell’economia di mercato. Per anni il suo sforzo sarà quello di coniugare il socialismo e le teorie liberiste più innovative che andavano emergendo.
    Economista assai acuto, Leone vive con drammaticità la crisi del marxismo di fine Ottocento. In particolare, nei suoi scritti il sindacalismo diventa il punto di partenza per una riflessione inedita intorno alla lotta di classe, che riscopre – inconsapevolmente – la lezione di quei liberali francesi che avevano opposto i gruppi tutelati dal potere pubblico (parassiti) e quelli privi di protezioni (produttori).
    Ma il nodo cruciale che più inquieta lo studioso napoletano è il tema del valore-lavoro. Soprattutto nel Capitale, Marx si era autorappresentato quale fondatore di una teoria che spiegava la realtà a partire dai rapporti materiali: intesi come rapporti economici. Leone avverte però come tutto ciò si basi su quella concezione del valore-lavoro ormai completamente screditata.
    Egli coglie le aporie della teoria marxiana e – di conseguenza – delle stesse tesi sullo sfruttamento capitalistico. Se il marginalismo è riuscito a buttare nella spazzatura della storia l’idea che il valore di un bene sia da ricondursi alla quantità di tempo necessario a produrlo, allora appare screditata la stessa idea secondo cui il capitalista sottrarrebbe un plus-valore all’operaio.
    Avido lettore degli autori liberali, Leone accoglie la sfida lanciata dai “marginalisti” (Jevons, Menger e Walras) e al tempo stesso si rifiuta di reinventare un Marx sottratto da ogni rapporto con la riflessione materiale. Se la vulgata marxista novecentesca sarà per lo più hegeliano-marxista (da Lukacs alla scuola di Francoforte), Leone tenta di essere fedele a Marx stesso, ripensandone la teoria entro le logiche della nuova scienza economica. L’esito di tale scelta è un marxismo anomalo: massimalista, estremo e destinato a sganciarsi sempre di più dai capisaldi del socialismo.
    D’altra parte, nella lettura che egli ne diede «il sindacalismo non è meno severo del liberismo contro la concezione statalistica della produzione».Il vero grande avversario di Leone si rivela quindi essere il socialismo di un Filippo Turati e, alla fine, sarà proprio la sua vena libertaria ad allontanarlo sempre più dalla tradizione marxista. Leone rigetta il socialismo “giolittiano” perché non nutre alcuna illusione in merito alla possibilità di conquistare lo Stato per piegarlo alle ragioni della giustizia. Se la vera frattura di classe ha origini politiche (e statuali) ben più che economiche (e capitalistiche), è allora un’ingenuità imperdonabile quella di chi pretende di conquistare il potere per modificarlo “dall’interno”.
    Nella sua monografia, Bassani sottolinea come nel corso della storia il marxismo abbia finito per celebrare il potere. E lo stesso Engels afferma che occorre “concentrare sempre più nelle mani dello Stato tutto il capitale, tutta l’agricoltura, tutta l’industria, tutti i trasporti, tutti gli scambi”.
    Da parte sua, invece, Leone non smette mai di avversare la coercizione organizzata; e per il medesimo motivo egli rigetta la violenza politica e le logiche “soreliane”. Quando il movimento sindacale italiano si trova coinvolto in scioperi di massa, la sua posizione sul rigetto della violenza è netta. Egli sostiene che essa è dannosa in primo luogo ai lavoratori stessi, ma è pure evidente come egli nutra un rigetto morale di fronte all’ipotesi di prevalere con la prepotenza e l’intimidazione.
    È nel suo sforzo di restare fedele alla lezione di Marx che Leone finisce per allontanarsi da lui. In effetti, negli ultimi scritti Leone abbraccia un liberismo assai “realista” e rivoluzionari, che denuncia i consolidati meccanismi di sfruttamento controllati dal ceto politico. Per lui lo Stato è nemico in quanto è Stato, e non perché solo perché “borghese”.
    Intellettualmente isolato e marginalizzato dal dibattito intellettuale e dal “nuovo corso” della storia europea, nel corso degli anni Trenta egli finirà la propria vita recluso in un manicomio. E si tratta forse di un esito non incoerente con la vicenda intellettuale di uno studioso che aveva osato immaginare l’impossibile e che solo oggi possiamo tornare a riscoprire.
    Da L’Indipendente, 15 ottobre 2005


    Luigi Marco Bassani,
    Marxismo e liberismo nel pensiero di Enrico Leone,
    Giuffrè, 2005 pp.252 € 23.


    Per alcuni aspetti soreliano, ma convinto assertore del naturale pacifismo del proletariato e quindi contrario alla violenza, come a tutte le guerre, Enrico Leone rappresenta un "sentiero interrotto" della sinistra italiana ed europea.
    Nei primi anni del Novecento egli cercò infatti, con peculiare determinazione, di utilizzare i contributi scientifici delle scuole etiliste, liberali e conservatrici per fornire basi più convincenti alla riflessione socialista del suo tempo.
    Il risultato della sua revisione del marxismo fu una sorta di "socialismo di mercato", liberista e libertario, che, salvando lo "scopo finale" (il sovvertimento del sistema capitalistico), propone però il massimo grado di libertà economica e sociale, nella convinzione che lo Stato sia un'istituzione per sua natura violenta e parassitaria, d'impaccio sia per i capitalisti che per i proletari.
    Il libro costituisce un'opera originale, profonda ed esaustiva sul pensatore più importante del sindacalismo rivoluzionario italiano."

    Vorrei ora condividere con voi un dubbio che mi è venuto, al quale non riesco da solo nel venirne a capo, come non sono riuscito a risolverlo neanche con il confronto ieri sera con un mio amico.
    Nelle cinque righe del primo testo che vedete evidenziate in grassetto, c'è scritto che Leone supera la concezinoe marxiana del valore di un bene riconducibile al tempo impeigato a produrlo. E qui sono d'accordo, dal momento che il valore di un bene, venendosi a determinare dal punto d'incontro tra la domanda (del consumatore) e l'offerta (del produttore), può essere slegato al tempo impiegato nella sua produzione, o meglio può dipendere, oltre che solo da questo, anche e soprattutto dalla desiderabilità che il consumatore soggettivamente nutre verso di esso.


    E va bene. Ma da qui ad affermare che tale revisione del pensiero marxiano porterebbe allo screditare il concetto di plusvalore, di differenza ce ne passa, e anzi proprio non vedo il nesso tra i due concetti. Non riesco a comprendere insomma per quale motivo, anche assumendo che il valore di un bene x sia stimato y in base alla desiderabilità del consumatore e non al tempo t necessario per la sua produzione, e che quindi y non sia y=f(t), se i rapporti di produzione all'interno di una struttura produttiva sono quelli tipici del capitalismo, come si possa affermare che il capitalsita non accumuli plusvalore alienando y al produttore.
    Qualcuno sa rispondermi ? E' Enrico Leone che dice una puttanata infantile o sono io a nno aver compreso qualche passo intermedio ? Grazie.


    Inutile infine dire che, sia nel pensiero di Arturo Labriola che di Leone, l'assumere lo Stato come neutrale rispetto alle classi/ceti esistenti nella società sia profondamente sbagliato, non spiegandosi altrimenti come sarebbe potuta essere possibile l'accumulazione "originaria"/concentrazione in poche mani di capitale necessaria a far decollare le attività industriali, e non spiegandosi altriemnti come il grande capitale, industriale e finanziario, possa continuare a reggersi senza il sostegno dello Stato, che va quindi considerato non "neutrale e nemico sia di operai che dei capitalisti", ma espressione (comitato d'affari) delle classi e ceti sociali dominanti.

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Non esattamente un mio modello politico, il Leone,
    ogni accostamento tra Marx e il liberalismo è il grande nemico del pensiero comunitario. Per altro non approvo affatto l'antistatalismo libertario che nega il valore positivo che lo stato può e deve avere nel medio periodo senza per questo smettere di mirare ad una società di libere comunità unite ( cosa che io personalmente faccio).
    Liberalismo e comunitarismo sono due incociliabili antitesi.
    I cosiddetti anarcocapitalisti dell'ipermercato globalizzato uoltrademocratico sono l'estremizzazione della massima barbarie.

  3. #3
    Prodi e governo dimettetevi !
    Data Registrazione
    29 Mar 2007
    Località
    E contro re e tiranni scoppiava nella via la bomba proletaria che illuminava l'aria, la fiaccola dell'anarchia
    Messaggi
    119
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    Non esattamente un mio modello politico, il Leone,
    ogni accostamento tra Marx e il liberalismo è il grande nemico del pensiero comunitario. Per altro non approvo affatto l'antistatalismo libertario che nega il valore positivo che lo stato può e deve avere nel medio periodo senza per questo smettere di mirare ad una società di libere comunità unite ( cosa che io personalmente faccio).
    Liberalismo e comunitarismo sono due incociliabili antitesi.
    I cosiddetti anarcocapitalisti dell'ipermercato globalizzato uoltrademocratico sono l'estremizzazione della massima barbarie.
    Sì, ma in merito al dubbio che sollevo io ?

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Scusami, mi ero concentrato solo sulle due letture. Vengo ai dubbi che esrpimi.
    La questione non è semplicissima.
    La teoria soggettiva del valore ( quella oggi assolutamente dominante ) distrusse la teoria del valore-lavoro classica, già ricardiana e poi marxiana, attraverso l'idea che il valore dipende dall'interazione tra domanda e offerta e che quindi è assolutamente soggettivo e variabile, non dipendendo dalla quantità e qualità di lavoro impiegata nella produzione
    . La concezione marginalista soggettiva del valore contrasta profondamente con l'idea già espressa da Adam Smith ( primo economista classico in senso stretto ) per cui il valore di una merce, in ultima istanza, è dato dal lavoro occorso a produrla e la domanda dei consumatori determina in realtà solo la quantità che si produce di quella merce il cui valore resta solo il lavoro che vi è stato impiegato. Cioé a dire il lavoro determina il valore e quindi il prezzo e la domanda del consumatore determina la quantità che sarà immessa nel mercato. Se varia la domanda del consumatore, non sarà certo il valore del bene a cambiare, né il suo prezzo ( a meno che la variazione non sia temporanea, cioé effimera e non duratura nel tempo ), ma la quantità di tale bene che viene immessa nel mercato.
    Nel capitalismo il cambiamento continuo di alcuni prezzi è determinato proprio dagli sbalzi isterici di domanda derivati da speculazioni, o dalle mode ( cosa che non riguarda l'economia umana in sé , ma proprio il capitalismo come sistema ideologico-culturale ed economico poi ). L'analisi marginalista, stampella ideologica del sistema dominante, dal mio punto di vista, erra completamente nel momento in cui da al valore un significato di mero incontro tra offerta e domanda, come se davvero si desse il caso di produttori che producono, in un sistema che non sia strutturalmente caotico come il capitalista, beni che hanno una domanda cosi' bassa da renderne impossibile la vendita al prezzo di costo. E d'altronde, per merci che non siano rare ( cioé di pregio artistico o puramente personale ) ...e parliamo della stragrande maggioranza delle merci, non si da il caso di vendita a un prezzo superiore al prezzo di costo se non nel caso di monopoli ( i marxiani frutti maturi di un accesa concorrenza) o di caos informativo ( cioé la prassi quotidiana e connaturata dell'anarchico sistema capitalistico ...la celebre anarchia della produzione ).
    Dunque il prezzo deve eguagliare il valore lavoro in un sistema non caotico e non monopolistico, cioé in un sistema non concorrenziale, ma cooperativo, cioé , infine, in un sistema comunistico.
    Per quanto riguarda, invecew la societàcapitalistica, la migliore analisi economica, a mio avviso, è senza dubbio quella di Marx, per cui la differenza tra valore e prezzo è data nel lungo periodo dalla differenza di composizione organica del capitale ( ma qui il discorso si fa un pochino più cpomplicato )..ed è data nel breve periodo dall'anarchia produttiva, che genera monopoli attraverso la concorrenza permanente, li distrugge e li torna a generare subito dopo. Nessun antitrust ( tipico apparato ideologica dell'ideologia domaninante concorrenziale ) può nulla contro lo sviluppo strutturale del monopolio ( legittimo moralmente nel capitalismo ) premesso già nel regime concorrenziale. Negare il monopolio ( come vorrebbe fare l'autorità anticoncentrazioni, significherebbe negare la concorrenza...ma questo i liberali non lo vorranno mai capire ...e tra un po' manco più i comunisti, visti i tempi.)
    Rivengo al tuo problema principale, anzi perdonami per le divagazioni laterali ( spero siano state un'utile introduzione ). Ti domandi se il negare la corrispondenza tra valore del lavoro e prezzo, equivalga o no a negare il plusvalore, cioé lo sfruttamento. Si potrebbe dire di no. Lo sfruttamento permane, se il prezzo supera il costo, ma secondo la teoria marginalista, tale sfruttamento non è più contro il lavoratore, ma contro la società ( cioé l'idea è che tutti perdono se i prezzi vanno oltre il costo ivi compreso il profitto medio di remunerazione dell'imprenditore basato sulla sua fantomatica produttività marginale ). Da qui capirai tutta la vulgata contemporanea liberale del consumatore e del beneficio sociale della concorrenza.
    Lo sfruttamento marxiano ( somma dei salari pagati inferiore al prezzo finale della merce ) viene sostituito da uno sfruttamento sociale ( prezzo superiore al prezzo di costo profitti inclusi ) dato, si suppone, dalla presenza di monopoli.
    Il problema fondamentale sta tutto nell'idea del marginalismo secondo cui ogni fattore della produzione, lavoro, capitale, terra, viene remunerato secondo la sua produttività marginale, cioé l'apporto che esso da al prodotto finale. Tralaciando il vizio logico della teoria ( che sarà svelato e risolto magistralmente da Piero Sraffa negli anni 60 attraverso una teoria del valore nuova, diaciamo, post-marxiana), il punto è che il mariginalismo consente di giustificare e di fatto giustifica come lavoro attivo l'opera dell'imprenditore che si arrichisce sulle spalle dei lavoratori, affermando a posteriori che il ricavato finale si distribuiràequamente tra lavoro e capitale secondo l'apporto dato ( senza cioé considerare minimanete il rapporto sociale di proprietà che si instaura tra lavoro e capitale). In questa misura, la teoria del valore soggettivo, nega esplicitamente, l'esistenza di uno sfruttamento, perché, semplicemente, nega l'importanza decisiva dei rapporti di proprietà.

    Citazione Originariamente Scritto da Morbillo Visualizza Messaggio
    Sì, ma in merito al dubbio che sollevo io ?

  5. #5
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    scusate la lunghezza della spiegazione data ieri sera sulla questione del plusvalore.D'altronde da studioso di economia politica mi sta molto a cuore. In ogni caso approfitto di questa discussione per anticipare al forum che dopo l'estate tenterò di tenere qualche breve e, spero, utile, lezione di economia , a livello assolutamente comprensibile, fuori da ogni schematizzazione modellistico-matematica creta ad arte solo per far allontanare i più da una materia che in realtà è solo ed sclusivamente sociale, ed è un ramo particolare della scienza politica. E' proprio l'aver reso l'economia qualcosa di accessibile solo agli esperti che negli ultimi anni ( epoca del marginalismo matematico dominante, malgrado la sua infondatezza teorica e la sua aberrazione politica) ha fatto si che scelte politiche fondamentali fossero spacciate per scelte di carattere tecnico dalle quali, proprio in virtù del loro imprescindibile e indiscutibile aspetto tecnico super partes, avrebbe dovuto beneficiare l'intera collettività ( vedi l'enorme menzogna su privatizzazioni e liberalizzazioni ).

  6. #6
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    di tale minicorso economico, stilerò un programma a brevissimo. Muntzer lo renderà pubblico.



  7. #7
    Omia Patria si bella e perduta
    Data Registrazione
    14 Apr 2006
    Località
    Contro l'Unione Europea prigione dei Popoli Per un'Europa di Nazioni libere, eguali e sovrane!
    Messaggi
    4,649
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    di tale minicorso economico, stilerò un programma a brevissimo. Muntzer lo renderà pubblico.

    Bella iniziativa!!!!! Non vedo l'ora di leggere il programma!

  8. #8
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    grazie, spero di riuscire a organizzare qualcosa di molto semplice e incisivo allo stesso tempo. Mi rinfranca molto avere l'occasione di parlare "politicamente e utilmente" della mia meteria di studio, che , in ambiente universitario, è per lo più arida e squallida.

  9. #9
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    grazie, spero di riuscire a organizzare qualcosa di molto semplice e incisivo allo stesso tempo. Mi rinfranca molto avere l'occasione di parlare "politicamente e utilmente" della mia meteria di studio, che , in ambiente universitario, è per lo più arida e squallida.
    Ottimo il tuo intervento precedente!!! Consiglio pratico: usa più spazio e vai a capo più spesso, altrimenti risulta illeggibile.

    Per quel che riguarda il corso annunciato, che dire? Come già espresso dal vivo... NON VEDO L'ORA!!!

    Siamo tutti ad orecchie aperte!

  10. #10
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    hai perfettamente ragione, senza andare a capo la lettura è un bel casino. Provvedo.
    Sono contento che hai avuto la pazienza di leggere il commento economico, temevo fosse un po' troppo intricato e lungo.


 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Alcuni dubbi sul Movimento 5 Stelle
    Di Antanar nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 40
    Ultimo Messaggio: 07-02-13, 03:06
  2. Alcuni dubbi sulla politica economica del Governo - G.P.
    Di Outis nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 03-07-08, 00:26
  3. alcuni dubbi sui "voli di avvicinamento"
    Di landingFCO nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 26-01-05, 13:58

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito