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  1. #1
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    Predefinito Chi vuole portarci in guerra contro l'Oriente

    E' chiaro che l'ultima identità dell'Occidente - quella americana e mercantile/finanziaria - odia del tutto l' "Oriente" e ciò che esso rappresenta : la possibilità di un ritorno alla Tradizione, la non-completa contaminazione con i 'valori' mercantilistico-finanziari. L'Oriente (non solo quello 'islamico', ma ogni Oriente) costituisce un ostacolo per chi regge il mondo 'civile' oggi, e piani (bellici o culturali) per toglierlo di mezzo sono elaborati continuamente.

    Basta sfogliare i giornali che leggiamo quotidianamente per constatarlo.
    Per non far vedere chi è che realmente vuole portare la guerra all'Oriente, l'ultima strategia dei media è quella di scovare e far scrivere degli orientali traditori, come Magdi Allam, oppure sovversivi iraniani scappati in America, e prontamente megafonati dai 'nostri' media.
    Sul Corsera di ieri p.es. c'è un articolo di Azar Nafisi:
    "Più dei missili, la cultura USA" (facile immaginare il contenuto).
    Il Sole-24 Ore sempre di ieri invece aveva una prima paginona di Imre Kertesz (si scrive così?), il nobel ebreo di letteratura, che spronava gli Europei a riprendere il proprio orgoglio e senso della differenza, per "difendersi" (leggi = attaccare) dall'Oriente e dall'Iran, ricordandoci che da sempre Atene era nata e cresciuta in opposizione ai disvalori iranici (balla pazzesca, basti pensare ad Eraclito, e a quanto la Persia abbia arricchito l'Ovest, col Mitraismo, ecc.).
    Idem dicasi per il panorama culturale d'oltralpe, dove i pensatori di punta del movimento filosofico - ebrei come Finkielkraut, ecc. - si sbracciano un giorno sì e l'altro pure per attizzare il nostro odio di Europei contro l'Asia non kosherizzabile.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Ormriauga Visualizza Messaggio
    orientali traditori, come Magdi Allam
    individui della peggior specie...

    Comunque sono davvero tante le manovre dei media, sui piu' vari argomenti.

    Il problema e' che molte persone credono davvero che la funzione di un telegiornale (ad esempio) sia soltanto quella di "fare informazione" di "raccontare la realta' dei fatti")

    in troppi ignorano i subdoli meccanismi che si celano dietro l'apparato mediatico; TG in primis a mio avviso, cosi' come ignorano il potere che determinati strumenti hanno sulle masse (ignoranti e contente).


    Om Krim Kali Ma

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Ormriauga Visualizza Messaggio
    E' chiaro che l'ultima identità dell'Occidente - quella americana e mercantile/finanziaria - odia del tutto l' "Oriente" e ciò che esso rappresenta : la possibilità di un ritorno alla Tradizione, la non-completa contaminazione con i 'valori' mercantilistico-finanziari. L'Oriente (non solo quello 'islamico', ma ogni Oriente) costituisce un ostacolo per chi regge il mondo 'civile' oggi, e piani (bellici o culturali) per toglierlo di mezzo sono elaborati continuamente.

    Basta sfogliare i giornali che leggiamo quotidianamente per constatarlo.
    Per non far vedere chi è che realmente vuole portare la guerra all'Oriente, l'ultima strategia dei media è quella di scovare e far scrivere degli orientali traditori, come Magdi Allam, oppure sovversivi iraniani scappati in America, e prontamente megafonati dai 'nostri' media.
    Sul Corsera di ieri p.es. c'è un articolo di Azar Nafisi:
    "Più dei missili, la cultura USA" (facile immaginare il contenuto).
    Il Sole-24 Ore sempre di ieri invece aveva una prima paginona di Imre Kertesz (si scrive così?), il nobel ebreo di letteratura, che spronava gli Europei a riprendere il proprio orgoglio e senso della differenza, per "difendersi" (leggi = attaccare) dall'Oriente e dall'Iran, ricordandoci che da sempre Atene era nata e cresciuta in opposizione ai disvalori iranici (balla pazzesca, basti pensare ad Eraclito, e a quanto la Persia abbia arricchito l'Ovest, col Mitraismo, ecc.).
    Idem dicasi per il panorama culturale d'oltralpe, dove i pensatori di punta del movimento filosofico - ebrei come Finkielkraut, ecc. - si sbracciano un giorno sì e l'altro pure per attizzare il nostro odio di Europei contro l'Asia non kosherizzabile.
    Carissimo,quotidianamente dai Mass Media viene aggredita l'immagine dell'Oriente,io posso osservare molto bene la zona nordica e germanica dell'Europa, tu quella Italiana, il bersaglio preferito sono le donne, attraverso loro viene aggredita la struttura patriarcale tradizionale della famiglia che sarebbe anche una struttura economica che si renderebbe indipendente dalle intrusioni statali fagocitate dalla finanza occidentale. L'agricoltura che con l'intrusione di prodotti geneticamente mutati costringe l'agricoltore a fornirsi dei semi dalle Ditte internazionali, essendo per contratto vietato agli agricoltori di usare i semi da loro stessi prodotti,viene infranto questo punto, le gli Istituti Finanziari internazionali possono richiedere immediatamente il pagamento del debito dell'agricoltore, che perde così le terre che passano alle multinazionali mentre l'agricoltore con la sua famiglia va ad ingrossare il numero dei diseredati nelle grandi città.Un fenomeno simile alla emigrazione sud nord in Italia, con la nascita di immense baraccopoli intorno alle città del Nord che davano una moltitudine di diseredati nelle mani del PCI.Un secondo fronte viene aperto con il laicismo, un fenomeno molto complesso che merita tutto uno studio a parte.Propongo un 3d su questo argomento!
    Saluti cordiali

  4. #4
    Vittima del kali yuga
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    ottimo, concordo. E' vero, la sovversione (con braccia ebraiche, cristiane, laiciste, etc) è in piena opera. Consiglio a tutti intanto di evitare di far contaminare se stessi, quindi evitare tv, radio e giornali, che sono le forme più violente di intrusione e manipolazione. Per informarsi usare internet, permette di filtrare meglio. In ogni caso, evitare il riassunto iniziale dei tg, di una velocità, assurdità e violenza, da riuscire a manipolare chiunque.
    Come diceva il Guenon, la guerra non è tanto fra occidente e Oriente, quanto fra mondo moderno (sovversivo) e mondo Tradizionale (che non vuol dire per forza arretrato: basti pensare al giappone prima della sconfitta nella seconda g. mondiale)
    Sul laicismo si può aprire un thread.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    ottimo, concordo. E' vero, la sovversione (con braccia ebraiche, cristiane, laiciste, etc) è in piena opera. Consiglio a tutti intanto di evitare di far contaminare se stessi, quindi evitare tv, radio e giornali, che sono le forme più violente di intrusione e manipolazione. Per informarsi usare internet, permette di filtrare meglio. In ogni caso, evitare il riassunto iniziale dei tg, di una velocità, assurdità e violenza, da riuscire a manipolare chiunque.
    Come diceva il Guenon, la guerra non è tanto fra occidente e Oriente, quanto fra mondo moderno (sovversivo) e mondo Tradizionale (che non vuol dire per forza arretrato: basti pensare al giappone prima della sconfitta nella seconda g. mondiale)
    Sul laicismo si può aprire un thread.
    Mah, se posso essere d'accordo sull'antitesi tra modernità e mondo tradizionale, trovo invece che trasferire tale antinomia sul piano Occidente contro Oriente, sia errato e lo era già in Guénon.
    Innanzitutto quest'idea che l'Oriente sia depositario della Tradizione implica la condivisione dell'idea perennialistica da cui parte Guénon, cosa che invece io non condivido per nulla, quindi ritengo che sia assurdo parlare di Tradizione, anzi, che sia solo una forma mascherata di universalismo.
    Io ritengo che esistano le tradizioni: L'Europa ha le sue, le terre mussulmane hanno le loro, spesso diverse, l'India ha le sue, la Cina le proprie, così il Giappone, l'Estremo Oriente e l'Asia Centrale, per cui non ha neanche senso parlare di Oriente e di tradizione orientale, l'Oriente è una realtà composita e in cui convivono enormi contrasti.

    La modernità, volenti o nolenti c'è e bisogna fare i conti con essa, la sfida non è negarla sperando in un ritorno ad una presunta età dell'oro.
    Come scrisse già Evola, il pensiero tradizionalista non vuole riproporre esperienze finite e superate, ma comprenderne i Principi e creare nuove forme attraverso cui Essi si possano riaffermare in situazioni sempre diverse.
    Per cui la sfida oggi è cercare nuove forme adatte al mondo che non è più moderno, bensì post-moderno per manifestare i principi della tradizione europea.
    L'Asia può essere un aiuto per indagare tali Principi, ma non si può non tenere conto delle profonde differenze che si sono create nei millenni tra Europa ed Asia, ad esempio, benchè sia la tradizione vedica, che quella romana siano di origine indoeuropea, già in epoca arcaica vi erano grosse differenze tra le due tradizioni e tra le mentalità dei loro esponenti!
    India e Cina, oggi sono dei colossi economici e sia avviano a diventare leaders mondiali nelle produzioni a più alta tecnologia, il che sta comportando e comporterà sempre più profondi mutamenti nello stile di vita e nella mentalità delle persone, quindi gli stessi paesi asiatici oggi devono trovare la via per compiere la stessa operazione, mi auguro, magari seguendo l'esempio del Giappone.

    Per quel che riguarda i paesi mussulmani, ritengo che non abbiano molto a che fare con la tradizione europea ed orientale, quindi mi interessano molto poco, se non per il fatto che, come ho già scritto, ritengo che il conflitto tra occidente ed islam tradizionale sia del tutto artificioso, e sia in relatà solo una contrapposzione tra ideologie universaliste entrambe nemiche di ogni vera rinascita tradizionale dell'europa.

  6. #6
    Vittima del kali yuga
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    ma io concordo con te: dicevo appunto, NON è unoscontro fra oruiente e occidente (non tanto) quanto fra Tradizione e modernità, la prima delle quali storicamente appartiene all'iperborea, cioè polare da cui poi nascono le altre. Però ora, la Tradizione, intesa anche a livello metapolitico, in occidente non la puoi trovare. Anch'io credo che guenon dica una stupidata col suo ritenere la tradizione orientale superiore.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da harunabdelnur Visualizza Messaggio
    Carissimo,quotidianamente dai Mass Media viene aggredita l'immagine dell'Oriente,io posso osservare molto bene la zona nordica e germanica dell'Europa, tu quella Italiana, il bersaglio preferito sono le donne, attraverso loro viene aggredita la struttura patriarcale tradizionale della famiglia che sarebbe anche una struttura economica che si renderebbe indipendente dalle intrusioni statali fagocitate dalla finanza occidentale. L'agricoltura che con l'intrusione di prodotti geneticamente mutati costringe l'agricoltore a fornirsi dei semi dalle Ditte internazionali, essendo per contratto vietato agli agricoltori di usare i semi da loro stessi prodotti,viene infranto questo punto, le gli Istituti Finanziari internazionali possono richiedere immediatamente il pagamento del debito dell'agricoltore, che perde così le terre che passano alle multinazionali mentre l'agricoltore con la sua famiglia va ad ingrossare il numero dei diseredati nelle grandi città.Un fenomeno simile alla emigrazione sud nord in Italia, con la nascita di immense baraccopoli intorno alle città del Nord che davano una moltitudine di diseredati nelle mani del PCI.Un secondo fronte viene aperto con il laicismo, un fenomeno molto complesso che merita tutto uno studio a parte.Propongo un 3d su questo argomento!
    Saluti cordiali

    Una maniera per individuare e dribblare i notiziari 'truccati' dei media 'ufficiali' è quella di adoperare la parabolica e vedersi i tiggì esteri, asiatici. Già vedendosi anche i tiggì inglesi, tedeschi, francesi, spagnoli emergono le crepe dello schieramento occidentalista (perché non tutti concordano sempre su tutti i punti, e per fortuna ci sono i giornalisti di estrema sinistra che perlomeno qualche bugia americana la smascherano).
    So già che mi si obietterà il maggiore inconveniente: per farlo bisogna conoscere le lingue (e più se ne conosce, meglio è).
    Inoltre, la cosa può riuscire per una minoranza di persone: la maggior parte di chi guarda la tivù o compra la parabolica si collega a casaccio, seguendo la voglia di evadere. E' una visione - per così dire - da 'serendipity'.
    Quanto alle donne come bersaglio e cavallo di Troia mondialista, hai esattamente colto nel segno. L'altro giorno guardando la BBC mandavano in onda un programma-intervista sulla vita quotidiana di una ragazza afghana ("My Afghanistan", mi pare si chiamasse). Era evidente che si trattava di un' 'agente' culturale formatosi nelle capitali occidentali/anglosassoni, a cui la regia aveva fatto indossare un po' di veli quasi come il soldato indossa la mimetica per non farsi individuare in mezzo all'ambiente in cui si muove. Tra le cose su cui la finta intervistata insisteva di più (oltre all'interesse per la cosmesi) c'era l'opposizione al matrimonio: "Ieri mio padre ha cominciato a dirmi che sarebbe ora che mi si trovasse un marito. Ma sia io che mamma ci siamo opposte fermamente. Non se ne parla neanche! Per il momento sto bene così. E se per caso troverò un uomo che mi piace, forse ci potrò pensare sù". Questo è il messaggio che deve passare per le ragazze che guardano: il motore principale dell'accessione al momento sessuale per la donna (cardine della società asiatica) non dev'essere più quello comunitario, impersonale, ma quelo individualistico, sentimentalistico.
    Purtroppo però da quest'orecchio gli antiamericani di sinistra non ci sentono, ed è impossibile far capire loro che la questione femminista è il migliore cavallo di Troia dei poteri che dicono tanto di avversare.


    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    ottimo, concordo. E' vero, la sovversione (con braccia ebraiche, cristiane, laiciste, etc) è in piena opera. Consiglio a tutti intanto di evitare di far contaminare se stessi, quindi evitare tv, radio e giornali, che sono le forme più violente di intrusione e manipolazione. Per informarsi usare internet, permette di filtrare meglio. In ogni caso, evitare il riassunto iniziale dei tg, di una velocità, assurdità e violenza, da riuscire a manipolare chiunque.
    Come diceva il Guenon, la guerra non è tanto fra occidente e Oriente, quanto fra mondo moderno (sovversivo) e mondo Tradizionale (che non vuol dire per forza arretrato: basti pensare al giappone prima della sconfitta nella seconda g. mondiale)
    Sul laicismo si può aprire un thread.
    Credo che la soluzione di evitare i media tout court possa concretizzarsi soltanto in caso di una scelta ascetica. In caso diverso, la cosa da farsi è un uso moderato e critico, come accennavo più sopra all'altro forumista.
    Buona l'osservazione ripresa da Guénon sul fatto che la vera contrapposizione non sia tra blocchi culturali (per quanto vi possano essere motivi di attrito, anche legittimi, tra le 'religioni', perlomeno le loro parti essoteriche), ma tra due modalità che si trovano trasversalmente, dappertutto:
    una visione che contempli la metafisica, e la profanità.
    Il fatto che a livello pratico questa dicotomia si sia concretizzata nell'opposizione tra mondo moderno (sovversivo) e mondo Tradizionale, o - se vogliamo dare dei nomi - tra Occidente e (gran parte dell')Oriente, non deve farci elevare queste due barricate attuali a feticcio. A noi uomini nati in quest'epoca storica è dato sperimentare questa situazione.

  8. #8
    Vittima del kali yuga
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    beh, sulla rinuncia ai media, io non guardo tv dal 2003-2004 circa e sto bene, senza essermi ritirato su una montagna. Da circa un anno ho eliminato pure i giornali, e ora sento il cervello forse più 'ignorante' ma di certo più pulito o almeno, più libero

  9. #9
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    Però, complimenti!
    In ogni caso, ti si potrebbe obiettare che anche se hai rinunciato alla tivù e ai giornali, tagliando due tentacoli della piovra, sei poi stato ripreso dal tentacolo di internet. Quindi ... temo che non ci sia quasi scampo, e che l'unica soluzione con i media (e con la tecnologia in generale) sia di cercare di utilizzarli come un 'surfista': non farsi travolgere dall'onda (impossibile pensare di fermare l'onda, o di imaginare che l'onda possa anche non arrivare), e sfruttare la corrente per fare un po' di metri (più metri possibile) nella direzione che ci fa comodo.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    ma io concordo con te: dicevo appunto, NON è unoscontro fra oruiente e occidente (non tanto) quanto fra Tradizione e modernità, la prima delle quali storicamente appartiene all'iperborea, cioè polare da cui poi nascono le altre. Però ora, la Tradizione, intesa anche a livello metapolitico, in occidente non la puoi trovare. Anch'io credo che guenon dica una stupidata col suo ritenere la tradizione orientale superiore.
    Mah non sono del tutto d'accordo sul fatto che in occidente non ci sia più la Tradizione, è vero piuttosto che in occidente una certa tradizione "eroica", non più divina, ha assunto sempre forme diverse che sono mutate col mutare delle epoche e dei climi culturali, cambiamenti che in occidente sono stati molto più veloci che in oriente.
    Se guardiamo solo al '900: la Rivoluzione Conservatrice, i regimi "fascisti" di tutta Europa (dalla Spagna alla Romania) e, oggi i movimenti cyberpunk, certo metal, certi manga giapponesi (come non ricordare Capitan Harlock!), il cinema degli ultimi decenni, ecc... non sono forse tentativi di dare nuove forme a Principi arcaici?
    A proposito trovo interessante quest'articolo di Adriano Scianca:
    COME SI PUO' ESSERE POSTMODERNI?
    di Adriano Scianca
    Che cos’è la modernità? Qual è la sua essenza, e dove ci portano le sue sfide? Che cos’è quest’impasto di Diderot e Marinetti, MacDonald’s e tempeste d’acciaio, Forrest Gump e Blade Runner? Che lingua parla questo mostro di violenza e passione, eroismo e alienazione, intelligenza e conformismo?

    A pensarci bene, questa modernità così sfuggente non è poi molto diversa dalla Sfinge incontrata sulla sua strada da Edipo: essa ingombra il nostro cammino e ci interroga con domande che non possiamo eludere, in quanto con esse ne va del nostro destino.

    Va da sé che il profilo maestoso ed enigmatico della Sfinge può apparire spiazzante, tanto da indurre chi non sa rispondere alle sue domande a ricorrere alla via più semplice e comoda: cambiare strada, far finta di nulla. È la via dell’antimodernità, la fuga rassicurante in un onirico passato di pienezza esistenziale. Quanto all’epoca presente, si ritiene possa bastare l’invettiva, mentre al futuro è riservato il proclama apocalittico. Quanto tutto ciò sia paralizzante, smobilitante, nonché tipico di una mentalità paranoica ed emarginata non è nemmeno il caso di sottolinearlo. Esiste però un’altra via, egualmente critica nei confronti del progetto moderno ma assai più feconda e produttiva di ogni ripiego antimoderno: la via della postmodernità.

    Il fatto è che accanto alla modernità “cosciente”, “diurna”, che costituisce l’ossatura ormai fradicia di un mondo decadente, esiste una modernità inconscia, “notturna”, che ci parla attraverso il cinema, la letteratura o la musica e che reca in sé germi insospettati di palingenesi. Esattamente in questo senso andrebbe citata la penetrante indagine sull’immaginario postmoderno di Luciano Lanna e Filippo Rossi nel loro Fascisti Immaginari (Vallecchi, Firenze 2003). Non diverso l’approccio all’heavy metal usato da Luca Leonello Rimbotti in Rock duro anti-sistema (Settimo Sigillo, Roma 2006).
    Quanto al cinema basterà qui citare il messaggio di fondo di film come Blade Runner e Fight Club o all’ambientazione archeofuturista di Titus, che con il collage di stili artistici differenti dati in piena contemporaneità richiama esattamente i canoni dell’estetica postmoderna. Da parte sua, il sociologo francese Michel Maffesoli ha già creduto di poter sancire la morte della modernità razionalista nei pur confusi entusiasmi della contemporaneità:

    «Ci si può domandare se all’ideale democratico che fu il tratto distintivo della modernità, non sia sul punto di succedere un ideale comunitario che, come tutto ciò che è allo stato nascente, si elabora nel dolore e nell’incertezza. Dico proprio rinascita, dato che per buona parte esso restituisce senso ad elementi arcaici, che credevamo totalmente schiacciati dalla razionalizzazione del mondo. I vari fanatismi religiosi, il rinascere etnico, le rivendicazioni linguistiche o altre forme di attaccamento al territorio, sono le manifestazioni più evidenti di questo arcaismo. Ma questo vale egualmente per tutti gli entusiasmi, di qualunque ordine siano: le effervescenze sportive, musicali o festive che punteggiano la vita sociale, senza dimenticare certamente la furia consumatrice che dà alle grandi metropoli l’andamento di un perpetuo souk in cui si celebra una spesa ostentatoria senza precedenti».
    Ciò che inquadrato da una certa prospettiva può apparire egualitario ed omologante, insomma, inquadrato da una luce nuova può emanare chiarori aurorali rigeneratori. Volere la postmodernità significa esattamente rompere questo connubio ibrido, isolare e portare ad autocoscienza questo inconscio inquieto che già ribolle sotto la crosta sottile della modernità, dargli una forma, un nome, una struttura, per farne la base di un mondo che non avrà più nulla, ormai, di semplicemente “moderno”.

    Certo, se si scava un po’ sotto l’enorme fortuna del termine ormai di moda, è facile constatare come i teorici del postmoderno (Lyotard, Deleuze, Foucault, Maffesoli, Baudrillard, Derrida etc.) si posizionino quasi tutti su posizioni politiche di sinistra. Ma in fondo, parafrasando Adriano Romualdi, si potrebbe sostenere che ciò è potuto accadere perché “dall’altra parte non esisteva più nulla”. Tutto da dimostrare, invece, il fatto che i contenuti della filosofia postmoderna siano effettivamente incasellabili in un quadro di valori umanista, progressista e liberaldemocratico (quadro, in fondo, fin troppo “moderno”).

    Del resto, se il pensatore postmoderno ed eurodeputato DS Gianni Vattimo qualche decennio fa pensò di spiegarci che, nei suoi aspetti meno politicamente corretti, Nietzsche si era autofrainteso, noi oggi possiamo forse fare lo stesso con gli stessi filosofi postmoderni, che nel loro attacco furibondo e irriverente ad una modernità che è anche illuministica, forse proprio proprio di sinistra non sono. Anche quando pensano di esserlo.

    O, per lo meno, questa è la conclusione esplicita cui sono giunti vasti settori del pensiero dominante, pronti all’alzata di scudi reazionaria contro le sperimentazioni nietzscheane dei cattivi postmoderni. È così che un Habermas stronca ogni superamento del “progetto incompiuto” moderno, che andrebbe piuttosto ripreso e perfezionato nei termini emancipativi che esso aveva preteso di incarnare. Nella medesima ottica possiamo inquadrare gli inviti neomessianici della scuola di Francoforte ad abbandonare il mito - intrinsecamente “fascista” - della rivoluzione, le denunce di un liberal americano come Richard Wolin che parla apertamente di "fascinazione verso il fascismo" da parte dei filosofi postmoderni, o ancora le nostalgie illuministiche covate dai radical chic di “Repubblica”.

    E ancora, il sociologo americano Scott Lash ha affermato che: «la cultura postmodernista, tutto sommato, non abbia approntato un terreno favorevole per la politica di sinistra», il filosofo Maurizio Ferraris ha parlato di «esiti berlusconiani» (!) della filosofia postmoderna, mentre Alain Badiou, parlando del suo rapporto con Gilles Deleuze nel pieno degli anni ’70, ha confessato:

    «[all’epoca] avevo la tendenza a identificare come “fascista” la sua apologia del movimento spontaneo, la teoria degli “spazi di libertà”, il suo odio della dialettica, per dirla tutta: la sua filosofia della vita e dell’Uno-Tutto naturale».
    Ora, in qualche modo possono essere proprio queste preoccupate marce indietro di importanti esponenti dell’ufficialità culturale occidentale ad indicarci la via da seguire. Del resto, da più parti è stata notata la straordinaria similitudine tra le tematiche, i linguaggi e le soluzioni dei postmodernisti con quelle dei futuristi o degli esponenti della Rivoluzione Conservatrice tedesca. Settori importanti della cultura novecentesca che, ricordiamolo, mai giocarono la carta sterilmente antimoderna. Valgano per tutti, a questo proposito, le parole di Ernst Jünger:

    «Come l’illuminismo non è soltanto illuminismo ma qualcosa di più profondo, così anche il progresso non è privo di retroscena e di spessore. […] C’è un’ebbrezza della conoscenza, la cui origine non è soltanto logica, e c’è un orgoglio di conquiste tecniche, l’orgoglio del primo passo verso uno sconfinato dominio dello spazio, in cui si avverte un presagio di recondita volontà di potenza ancora in germe. A questa volontà, tutte le conquiste tecniche servono semplicemente da armatura per impreviste battaglie e insospettate rivolte […]. Di conseguenza, a noi non deve assolutamente interessare quell’atteggiamento che tenta di opporre al progresso i mezzi, ad esso subordinati, dell’ironia romantica, e che è l’inconfondibile contrassegno di una vita spossata nel suo nerbo. Il nostro compito di giocatori non è quello di fare le puntate come avversari del tempo, bensì quello di puntare sul banco di cui il tempo è croupier».

    Tentare la via postmoderna significa, insomma, calarci nel solco della nostra migliore tradizione posizionandoci allo stesso tempo al centro del dibattito filosofico contemporaneo. Significa, inoltre, trovare uno spazio di agibilità metapolitica che è già davanti a noi, qui ed ora, nel cuore delle contraddizioni dell’immaginario collettivo dei giorni nostri. La modernità filosofica è ormai un progetto estenuato, un morto che cammina, ma la sua alternativa è già qui in forma potenziale come “modernità dei sensi”. Guillaume Faye lo aveva ben compreso già nei primi anni ‘80:

    «La sfiducia verso il modernismo contemporaneo sembra tanto più giustificata in quanto quest’ultimo si ritorce contro la stessa modernità, contro la sua parte “sensitiva” e la dinamica futurista che le è propria. […] Il destino implicito delle ideologie moderniste è lo scontro con la modernità in quanto essa porta con sé la tentazione della storia. […] Tutto accade come se, dopo essersi fatta scudo della modernità, l’ideologia occidentale ed egualitaria si fosse accorta che questa modernità finisce col contraddire gli ideali occidentali, perché la sua essenza sta nel mettere il mondo in movimento. Un movimento necessario per rovesciare il vecchio mondo; ma che fare se, come il fiume di Eraclito o la freccia di Zenone, esso non si arresta? Che fare, se la modernità che si credeva segmento si svela una sfera e continua a girare?».

    Domande capitali che non hanno cessato di essere d’attualità. Anzi, nel frattempo la modernità “razionalista”, vistasi alle corde, ha paurosamente pigiato sull’acceleratore dello spirito passatista, bigotto, reazionario, moralista, e mentre il pensiero ufficiale appare sempre più “bloccato”, la domanda di senso si è fatta pressante come non mai.

    Essere postmoderni significa quindi far deflagrare le contraddizioni dell’oggi, percorrendo fino in fondo la direzione dello sguardo con cui la modernità guarda già oltre se stessa. Significa essere dionisiaci contro il monoteismo etico e spirituale imperante, significa essere gioiosi contro ogni seriosità reazionaria, significa essere dinamici contro un sistema che predica un’immobilità funerea. Significa essere spietati contro un mondo in agonia che non merita la grazia che involontariamente gli concediamo perdendoci dietro chimere antimoderne e controrivoluzionarie.

    Imbarcati sul Titanic, abbiamo fino ad oggi giocato ad essere le scialuppe di salvataggio. E se finalmente provassimo ad essere iceberg?

    Adriano Scianca


    Per quel che riguarda i media, io dei giornali leggo solo le pagine locali e ai tg, pur guardandoli per la cronaca, non ho mai dato troppa importanza e sopravvivo benissimo

 

 
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