Gollismo addio
|Mercoledì 9 Maggio 2007 - 15:16 | u.g. |
Nel grigiore di questo interminabile dopoguerra, l’Europa dell’Ovest ha potuto contare su un paio, sì e no, di uomini di Stato gelosi della sovranità del proprio popolo e non genuflessi al dominio atlantico.
Charles De Gaulle in Francia, soprattutto. Grazie al generale, già rappresentante genuino della resistenza di una parte della Francia al fascismo, Parigi, oltre a mettere fine ad un potere coloniale ormai anacronistico, riuscì sotto la sua guida ad organizzare un solido Stato presidenziale, la V Republique, che metteva fine alla corruzione della partitocrazia e si fondava sulla sovranità nazionale e sulla giustizia sociale.
La sovranità nazionale: l’indipendenza, cioè, della Francia da ogni condizionamento politico, sociale, economico, militare, di marca anglo-americana.
La giustizia sociale: la strenua volontà, cioè, di fondare una società di cittadini e lavoratori responsabili nei propri doveri e orgogliosi dei propri diritti.
La sovranità nazionale, riconquistata centimetro su centimetro, anno dopo anno. La France - non certo quella nemica guidata da Petain, ma la stessa “Libre” di De Gaulle - era infatti del tutto sgradita al tavolo dei vincitori, quelli che si erano divisi il mondo a Teheran e Jalta.
Riconquistata con una attenta politica “carolingia” di mano tesa alla Germania sconfitta e che gli anglo-americani avrebbero voluto cancellare dalle carte geografiche e di mano tesa verso una Mosca sovietica assediata nella sua medesima cortina di ferro. Riconquistata con la forzata riconversione delle riserve valutarie nazionali - riempite dai governi precedenti con eurodollari svalutati - in auree. Riconquistata con una politica energetica civile di autosufficienza nucleare. Riconquistata militarmente con il consolidamento di un dispositivo bellico anche dotato di armi atomiche. E con la fuoriuscita dalla Nato.
La giustizia sociale, rafforzata dalla stessa solidità dovuta ad una comunità nazionale sovrana sul suo proprio destino. Rafforzata da una giusta intepretazione dei mutamenti sociali e culturali intervenuti. Indirizzata verso la “partecipazione”, quel sistema di elevazione del ruolo del lavoratore a produttore di ricchezza. Quella “partecipazione” alla gestione ed agli utili delle aziende sollecitata dalla gauche interna al gollismo di Loichot, Vallon, Malraux, di “Notre Republique”, che avrebbe dovuto sfociare in un venticinquennio nella socializzazione delle imprese.
A De Gaulle che, sconfitto dall’usura nel referendum sul nuovo modello sociale, si era ritirato ed era morto a Colombey des Eglises, era comunque fino ad oggi sopravvissuto il gollismo. Un senso dello Stato, della sovranità nazionale e della giustizia sociale, scolorito forse, rispetto all’originale, ma pur sempre tale.
Con la vittoria di Nicolas Sarkozy, la Francia ha chiuso il libro della sua indipendenza. E così ha voltato le spalle anche alla giustizia sociale.
De Gaulle aveva affermato che “la politica della Francia non si fa alla ‘corbeille’ (e cioè in Borsa)”. Da oggi in poi non soltanto si farà in Borsa, ma secondo i dettami dell’American Jewish Committee, elogiatore ante litteram della svolta pro-Israele del neo-presidente marrano, dell'American Enterprise Institute, la centrale dei neocon Richard Perle, John Bolton, Paul Wolfowitz, Edward Luttwak e degli altri promotori dell'invasione di Iraq e Afghanistan, e in stretto collegamento con la tedesca Angela Merkel e la sua “partenrship transatlantica”.
Addio V Republique, addio Francia ancora un po’ giusta e un po’ sovrana...




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