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L'arciprotestante Paisley e il cattolico-repubblicano McGuinness guideranno il governo nordirlandese ad interim Trenta anni fa, se qualcuno in Irlanda del Nord avesse proposto un governo con a capo Ian Paisley e Martin McGuinness, sarebbe stato preso per pazzo e forse avrebbe pure rischiato la pelle. Un esecutivo ad interim gestito dal leader dell’arci-protestante Democratic Unionist Party (Dup) e dal numero due del cattolico-repubblicano Sinn Fein, però, domani dovrebbe diventare realtà. Nell’ambito degli accordi di Saint Andrew’s, siglati il mese scorso grazie alla mediazione di Londra e Dublino, i rappresentanti dei due partiti agli antipodi dello spettro politico-religioso nordirlandese verranno nominati premier e vicepremier provvisori, in vista delle elezioni del prossimo marzo. Il diavolo e l’acqua santa, dove ovviamente tutti credono di essere l’acqua santa e pensano che il diavolo siano gli altri, dovranno sforzarsi di convivere insieme. Un manifesto elettorale di Ian PaisleyEsecutivo provvisorio. Il governo ad interim rimarrà in carica solo due mesi, e poi verrà sciolto in attesa che il voto di marzo rimodelli lo scacchiere politico. Introdotto dopo gli accordi di pace del 1998 e sospeso nell’autunno 2002 in seguito alla scoperta di un presunto spionaggio da parte dell’Ira nell’Assemblea nordirlandese, il power-sharing torna così in Irlanda del Nord. Domani i due partiti principali nomineranno i due rappresentanti che guideranno questo esecutivo provvisorio, ed è scontato che i due prescelti saranno Paisley e McGuinness, un ex comandante dell’Ira che già è stato ministro dell’istruzione nel governo nordirlandese presieduto da David Trimble, l’ex numero uno dell’Ulster Unioninst Party (Uup) premiato con il Nobel per la pace per il suo impegno verso l’accordo di pace del Venerdì santo. Martin McGuinness, a sinistra, con Gerry AdamsI due estremi. Se quel primo governo era espressione dei due partiti più moderati, il protestante-unionista Uup e il cattolico-nazionalista Sdlp, il secondo tentativo di power-sharing deve invece coinvolgere per forza il Dup e lo Sinn Fein, che dai due estremi sono diventati i partiti principali dopo le ultime elezioni. E così ci sarà spazio da una parte per l’ottantenne Ian Paisley, un reverendo presbiteriano che considera sacro il legame con Londra, ha costruito la sua carriera politica sulla demonizzazione dei repubblicani, ha definito papa Wojtyla “l’Anticristo” e si è sempre rifiutato di trattare con i “terroristi” dello Sinn Fein. Dall’altra si apre la porta a Martin McGuinness, ex vicecapo dell’Ira a Derry negli anni Settanta, anche nel “Bloody Sunday” del 1972, e con Gerry Adams fautore di una futura riunificazione con l’Irlanda. Il palazzo di Stormont, dove ha sede l'Assemblea nordirlandeseGli scenari. Per quanto il nuovo governo abbia già una scadenza costituzionale, funzionerà? Gli analisti nordirlandesi sono dubbiosi. I repubblicani hanno dimostrato un atteggiamento più aperto rispetto al Dup di Paisley, ma non hanno ancora riconosciuto pubblicamente la forza di polizia nordirlandese, un tradizionale bastione protestante che però negli ultimi anni ha arruolato un crescente numero di cattolici. Su questo loro rifiuto si aggrappano gli oltranzisti del Dup, ormai il primo partito nordirlandese, che ha ammorbidito le sue posizioni dopo che l’Ira ha annunciato ufficialmente la fine della lotta armata. La base, però, brontola. Secondo un sondaggio, meno della metà dei sostenitori del Dup accetta l’idea di un governo con lo Sinn Fein, e un alto rappresentante presbiteriano ha invitato Paisley a fare un passo indietro. Continuare a fare i duri e puri, o ingoiare il rospo di governare insieme al nemico? La grande questione della politica nordirlandese è questa. A marzo gli elettori mostreranno qual è l’atteggiamento che gradiscono di più, e si vedrà se l’Irlanda del Nord potrà voltare pagina una volta per tutte. Alessandro Ursic




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