Il periodo che va dal marzo 1943 al luglio 1948 rappresenta una delle pagine più gloriose della storia rivoluzionaria del proletariato nel nostro paese. Tale è stata la portata di quegli avvenimenti che ancor oggi sulle coscienze delle nuove generazioni di giovani studenti ed operai che si radicalizzano fischia il vento di quegli anni. Al contrario talmente tanta fu in quei mesi la paura provata dai capitalisti, che storici delle più varie estrazioni si sono accaniti lungo i successivi sessant’anni in ogni tipo di revisionismo nei confronti della guerra partigiana.
La resistenza fu rossa! Chi salì sulle montagne e visse i più immani patimenti, non lo fece per la patria, ma per cambiare la società. Chiarire la portata di questa esperienza storica significa dare alle future avanguardie della classe operaia un patrimonio inestimabile da cui trarre lezioni imprescindibili in vista delle lotte che esse saranno chiamate ad intraprendere contro il capitalismo nelle prossime ondate rivoluzionarie. Come esortò il compagno Gracco, eroe comunista della resistenza toscana scomparso alcuni mesi or sono, la presa di coscienza delle nuove generazioni di militanti comunisti “esige[…] la giusta interpretazione della Resistenza come rivoluzione, come movimento di massa volto a raggiungere, attraverso fasi successive, gli obbiettivi storici della trasformazione profonda, socialista del nostro Paese.”
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