Il dibattito alla camera sul decreto salvadebiti delle regioni anche oggi ha tenuto banco in parlamento con un nutrito ed acceso dibattito, ma nessun giornalista si è degnato di darne notizia ai cittadini.
La Giunta regionale della Lombardia, su proposta del presidente Roberto Formigoni, ha deciso di presentare ricorso alla Corte Costituzionale contro questo decreto "salvadebiti" della sanità, varato dal Governo nazionale e in attesa di essere convertito in legge. E una uguale decisione è stata presa dalla Regione Veneto.
Si tratta del decreto legge n. 23 del 20 marzo 2007, "Disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario", di cui viene contestata, appunto, la mancanza di legittimità costituzionale.
Il "decreto salvadebiti" di fatto dirotta ingenti risorse a Regioni che si sono gravemente indebitate, il più delle volte senza chiamare i cittadini alla compartecipazione della spesa sanitaria attraverso i ticket.
Premia le Regioni non virtuose e penalizza quelle con i bilanci in pareggio, i cui cittadini dovranno pagare 233,5 euro all'anno per ripagare debiti non loro. Lede inoltre , secondo la Regione, il principio costituzionale dell'uguaglianza dei cittadini e quello della responsabilità finanziaria degli Enti.
Formigoni aveva da subito denunciato la "mancanza di trasparenza" nel comportamento del Governo, che ha "disatteso gli impegni" presi in Conferenza Stato-Regioni.
"Il Governo ci aveva detto di avere a disposizione solo 97 miliardi per la Sanità a fronte di un fabbisogno di 100 - dice Formigoni -. Ne sarebbero mancati dunque 3, che invece sono saltati fuori, nelle pieghe della Finanziaria, clandestinamente accantonati a favore delle Regioni non virtuose e indebitate, in primo luogo il Lazio, che ne riceverà 2,3, in aggiunta al piano speciale di salvataggio con cui il Governo tapperà l'enorme buco di quasi 10 miliardi accumulato da questa Regione, accollandosi debito e interessi sul debito".
"Si tratta di un ricorso alla Consulta contro quello stesso Governo che non riesce a trovare 811 milioni di euro per eliminare il sovraticket di 10 euro - spiega l'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani -. Senza contare che si tratta solo di una prima tranche".
Secondo il ricorso della Regione Lombardia, il decreto del Governo presenta numerosi e gravi profili di illegittimità costituzionale, in particolare rispetto agli articoli 3, 32,97, 117 e 119.
VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA (art. 3)
Innanzitutto il decreto predispone un meccanismo di subentro statale finalizzato al ripiano dei disavanzi sanitari delle Regioni, con il conseguente stanziamento di ingenti risorse statali, e in questo modo penalizza irragionevolmente quelle amministrazioni regionali che, in virtù di un'oculata gestione mirata al controllo della spesa sanitaria, hanno fortemente contenuto ovvero azzerato il dissesto. Viene cosi ad essere violato il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione.
Inoltre, tale decreto ha efficacia retroattiva e viene ad introdurre sostanzialmente una vera e propria sanatoria a favore di Regioni la cui gestione sanitaria non è stata improntata a criteri virtuosi. Anche questo costituisce un'ulteriore violazione dell'art. 3 della Costituzione.
VIOLAZIONE DELLA RESPONSABILITA' FINANZIARIA (art. 119)
La copertura "ex post" dei disavanzi si pone in contrasto anche con l'art. 119 della Costituzione, improntato al principio della piena responsabilità finanziaria che ciascun Ente deve assumere in relazione alle funzioni di cui è titolare.
VIOLAZIONE DELLE COMPETENZE REGIONALI (art. 117)
Egualmente, si configura una violazione dell'art. 117 della Costituzione in quanto viene a configurarsi una pesante interferenza dello Stato nella materia della "tutela della salute", che invece appartiene alle competenze delle Regioni.
ELUSIONE DEL PRINCIPIO DEL BUON ANDAMENTO (art. 97)
Viene eluso il principio del buon andamento cui deve sempre essere informata l'attività della Pubbliche Amministrazioni, così come sancito dall'art. 97 della Costituzione.
PREGIUDIZIO AL DIRITTO ALLA SALUTE (art. 32)
Infine, la sostanziale legittimazione di comportamenti non virtuosi di talune amministrazione regionali pregiudica il diritto fondamentale alla salute previsto dall'art. 32 della Costituzione.
"Il messaggio - sottolinea Formigoni - che il Governo sta mandando agli Enti locali con questo decreto è disastroso. E' come se dicesse 'fate quello che volete che tanto poi c'è lo Stato-mamma che ripiana i debiti che voi stessi avete contratto venendo meno al dettato costituzionale'".
"Sia chiaro che la nostra azione - conclude il presidente Formigoni - non è in nulla diretta contro altre Regioni, ma contro un atto dello Stato che, con questo trattamento discriminatorio, sta di fatto frantumando il principio di solidarietà. Durante la discussione che portò al Patto per la Salute, il Governo ripeteva di volerlo incentrare sul principio del 'chi rompe paga'. Con questo decreto ha invece scelto la strada del 'chi rompe se la gode'". (Ln)




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