Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Abraxas
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    Predefinito Cogito Ergo Sum e Tradizione Perenne

    Pax Pleroma Carissimi Corrispondenti,

    In questi giorni sono impegnato in un lavoro attorno alla famosa locuzione Cartesiana Cogito Ergo Sum.

    Cogito Ergo Sum, è la frase attraverso cui Cartesio esprime l'uomo quale
    entità, in quanto ente pensate.

    "La filosofia di Cartesio è incentrata sulla ricerca di un metodo che dia la
    possibilità all'uomo di distinguere il vero dal falso, non soltanto per un
    fine strettamente speculativo, ma anche in vista di un'applicazione pratica
    nella vita. Per scoprire tale metodo, il filosofo francese adotta un
    procedimento di critica totale della conoscenza, il cosiddetto dubbio
    metodico, consistente nel mettere in dubbio ogni affermazione, ritenendola
    almeno inizialmente falsa, nel tentativo di scoprire dei principi ultimi o
    delle massime che risultino invece indubitabili e su cui basare poi tutta la
    conoscenza.Cartesio sostiene che nemmeno le scienze matematiche,
    apparentemente certe, possono sottrarsi a tale scetticismo metodologico: non
    avendo una conoscenza precisa e sicura della nostra origine e del mondo che
    ci circonda, si può ipotizzare l'esistenza di un "genio maligno" che
    continuamente ci inganni su tutto, anche su di esse. Si giunge così al
    dubbio iperbolico, estremizzazione limite del dubbio metodico.A prima vista,
    quindi, per l'uomo non c'è alcuna certezza. Eppure, quand'anche il "genio
    maligno" ingannasse l'uomo su tutto, non può impedire che, per essere
    ingannato, l'uomo deve esistere in qualche modo. Non è certo detto che
    l'uomo esista come corpo materiale, perché egli non sa ancora nulla della
    materia. Ma l'uomo è sicuro di esistere in quanto è un soggetto che dubita,
    cioè che pensa."

    Il dubbio iperbolico attorno a ciò che esiste e ciò che non esiste, è
    risolto nella sua minimale identità attraverso il pensiero, assolutamente
    incontrovertibile, e quindi ne discende che l'ente pensate deve o dovrebbe
    esistere.

    Delimitazione dell'essere uomo, rapporto fra reale ed irreale ( nell'accezione metafisica del termine ) hanno sempre investito il ricercatore.

    In virtù di quanto sopra, vorrei chiedervi come l'assunto cartesiano si pone e si propone in un'ottica Tradizionale. E' soddisfacente, oppure no ? E' congruo, oppure no?
    Attiene ad una verità sostanziale, oppure è espressione dialettica e profana ?

    Cordialmente

  2. #2
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    Predefinito

    L’oscuramento spirituale manifestatosi in forma evidente in Occidente soprattutto a partire dal sec. XV e che ha una portata tanto radicale da risultare un unicum in tutta la storia dell’umanità terrestre, è all’origine di quasi tutti i problemi, o almeno ritenuti tali, di buona parte della filosofia moderna. E non potrebbe essere altrimenti, un allontanamento dai principi della conoscenza metafisica non può che generare errore ed illusione. Se, come nel caso dell’Occidente medioevale, la dottrina metafisica si restringe a sola “ontologia”, in ciò in perfetta consonanza con la forma tradizionale vigente, cioè propriamente religiosa, si capisce molto bene come tutta l’opera anti-tradizionale si sia espressa in ambito filosofico soprattutto quale attacco alla nozione di “essere” e di “conoscere”, dalla negazione della realtà degli universali alla riduzione dell’”essere” a semplice copula verbale. Di tale progressivo lavoro filosofico di decentramento e decaduta intellettuale, uno dei padri principali è sicuramente Cartesio il cui famoso «cogito, ergo sum» potrebbe benissimo venir adottato quale motto dell’incapacità dell’uomo moderno (e contemporaneo) ad elevarsi ad un piano di esistenza superiore a quello meramente individuale restringendo la propria visione e attività ad una prigione dai miseri contorni.
    Si deve considerare inoltre che un errore ha in certo qual modo anche una certa logica nel dispiegare i propri effetti deleteri, così riducendo l’essere umano ad una sola sua modalità individuale quale quella “pensante” (rivolgendo cioè la ragione dalla riflessione della luce superiore dell’intelletto ad una applicazione inferiore di ordine pratico), è giocoforza anche che tale “caduta” proseguisse nell’identificare il centro della persona al “sentimento”, essendo le assolutizzazioni di questo e della prima effetti di quel naturalismo che si oppone in quanto tale ad ogni metafisica.
    Risulta chiaro allora che in una prospettiva tradizionale ogni cosa occupa il posto che le compete e tale deve essere anche per il “pensiero razionale” quale differenza specifica dell’individuo rispetto ad ogni altra forma animale o vegetale, ma rinchiudere l’essere umano in questa sola modalità ignorando non solo l’indefinità delle altre sue modalità formali ma anche di quelle informali e soprattutto, poiché essenzialmente metafisiche e spirituali, di quelle possibilità non-manifestate, è proprio ciò che esclude il pensiero moderno e con esso il «cogito, ergo sum» di Cartesio da qualsiasi ordine tradizionale e normale.

    Ecco cosa scrive Guénon in Gli stati molteplici dell’essere, (pagg. 123-124):

    «Dobbiamo insistere in modo particolare, ogni qual volta se ne presenta l’occasione, sulla realizzazione dell’essere attraverso la conoscenza, poiché si tratta di una concezione del tutto estranea al pensiero occidentale moderno, il quale non va oltre la conoscenza teorica, o più esattamente, oltre una modesta parte di questa, e che oppone artificiosamente il «conoscere» all’«essere», come se queste non fossero le due facce inseparabili di una medesima e sola realtà [Rimandiamo ancora all’Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, 2° parte, cap. x]; non potrà mai esservi vera metafisica per chiunque non comprenda veramente che l’essere si realizza con la conoscenza, e che non può realizzarsi in altro modo. La dottrina metafisica pura non deve affatto preoccuparsi delle varie «teorie della conoscenza» che la filosofia moderna così penosamente elabora; al contrario, in codesti tentativi di sostituire una «teoria della conoscenza» alla conoscenza stessa è facile riconoscere una vera e propria confessione di impotenza, anche se certamente incosciente, da parte di questa filosofia, così completamente ignorante di ogni possibilità di realizzazione effettiva. La vera conoscenza, inoltre, essendo come abbiamo detto immediata, può essere più o meno completa, più o meno profonda, più o meno adeguata, ma non può essere essenzialmente «relativa» come questa stessa filosofia vorrebbe; o almeno, lo è unicamente in relazione alla relatività degli oggetti stessi. In altri termini, la conoscenza relativa, metafisicamente parlando, non è altro che la conoscenza del relativo e del contingente, e cioè quella che si applica al manifestato; ma il valore di questa conoscenza, all’interno del suo stesso dominio, è grande quanto lo consente la natura di questo dominio [Ciò si applica pure alla semplice conoscenza sensibile che è anche, nell’ordine inferiore e limitato che le è proprio, una conoscenza immediata, e dunque necessariamente vera], il che non corrisponde certamente a ciò che comunemente si intende per «relatività della conoscenza». A parte ogni considerazione circa i gradi di una conoscenza più o meno completa e profonda, e tenuto presente che questi gradi non ne modificano affatto la natura essenziale, la solo distinzione valida riguarda dunque la conoscenza immediata e la conoscenza mediata, e cioè, in altre parole, la conoscenza effettiva e la conoscenza simbolica.»

  3. #3
    Abraxas
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    [QUOTE=SATTWA;5714663]L’oscuramento spirituale manifestatosi in forma evidente in Occidente soprattutto a partire dal sec. XV e che ha una portata tanto radicale da risultare un unicum in tutta la storia dell’umanità terrestre, è all’origine di quasi tutti i problemi, o almeno ritenuti tali, di buona parte della filosofia moderna.

    Pax Pleroma,

    Dobbiamo constare come la filosofia moderna e contemporanea, progressivamente ha rinunciato a fornire risposte soddisfacenti attorno alla manifestazione e alla radice della stessa, nel suo complesso. Riducendosi in "ridotte". Una strana filosofia dei fenomeni secondi, o dei sistemi sociali.

    E non potrebbe essere altrimenti, un allontanamento dai principi della conoscenza metafisica non può che generare errore ed illusione.

    L'umiltà dovuta al riconoscimento dell'inadeguatezza, dei nostri strumenti intellettivi nei confronti dalla radice, non deve tramutarsi nell'ignorare che ogni manifestazione ha subordianta ad un processo generativo o creativo, ciclico o lineare, ed è quindi ad esso, e all'ente primo, subordinata.

    Se, come nel caso dell’Occidente medioevale, la dottrina metafisica si restringe a sola “ontologia”, in ciò in perfetta consonanza con la forma tradizionale vigente, cioè propriamente religiosa, si capisce molto bene come tutta l’opera anti-tradizionale si sia espressa in ambito filosofico soprattutto quale attacco alla nozione di “essere” e di “conoscere”, dalla negazione della realtà degli universali alla riduzione dell’”essere” a semplice copula verbale.

    E' indubbiamente interessante chiedersi se tale azione di progressiva ignoranza, o rifiuto di indagine, dipenda da uno smarrimento, oppure da una reale azione occultatrice. Non tanto della fonte pulsante, in quanto perenne, quanto proprio delle singole manifestazione, o agiti all'interno dello stesse. L'antitradizionalità è un movimento entropico meccanico, oppure una voluta azione ?

    Di tale progressivo lavoro filosofico di decentramento e decaduta intellettuale, uno dei padri principali è sicuramente Cartesio il cui famoso «cogito, ergo sum» potrebbe benissimo venir adottato quale motto dell’incapacità dell’uomo moderno (e contemporaneo) ad elevarsi ad un piano di esistenza superiore a quello meramente individuale restringendo la propria visione e attività ad una prigione dai miseri contorni.

    Se mi è permesso vorrei anche evidenziare che tale assunto cartesiano, è piegato alla logica meccanica spazio temporale in cui esso è inserito. Dobbiamo dedurre che Cartesio in quanto non pensate "evidentemente" su questo piano spazio temporale, allora non esiste e giammai è esistito? Ed inoltre a quale pensiero o forma pensante ci riferiamo ? Ricordo che proprio in teologia l'intelletto è "anche" il movimento della rivelazione in virtù della grazia divina.

    Si deve considerare inoltre che un errore ha in certo qual modo anche una certa logica nel dispiegare i propri effetti deleteri, così riducendo l’essere umano ad una sola sua modalità individuale quale quella “pensante” (rivolgendo cioè la ragione dalla riflessione della luce superiore dell’intelletto ad una applicazione inferiore di ordine pratico), è giocoforza anche che tale “caduta” proseguisse nell’identificare il centro della persona al “sentimento”, essendo le assolutizzazioni di questo e della prima effetti di quel naturalismo che si oppone in quanto tale ad ogni metafisica.
    Risulta chiaro allora che in una prospettiva tradizionale ogni cosa occupa il posto che le compete e tale deve essere anche per il “pensiero razionale” quale differenza specifica dell’individuo rispetto ad ogni altra forma animale o vegetale, ma rinchiudere l’essere umano in questa sola modalità ignorando non solo l’indefinità delle altre sue modalità formali ma anche di quelle informali e soprattutto, poiché essenzialmente metafisiche e spirituali, di quelle possibilità non-manifestate, è proprio ciò che esclude il pensiero moderno e con esso il «cogito, ergo sum» di Cartesio da qualsiasi ordine tradizionale e normale.


    Inevitabilmente tale assunto cartesiano ben si adagia, e ben dispone, i tempi moderni. Tempi legati ad un'accettazione supina delle attuali sovrastrutture ( culturali, economiche, sociali, e quanto altro ). Vi è una logica meccanicistica, e di fenomeno, che a ben vedere non risolve il perchè della manifestazione, e il rapporto fra essa e l'immanifesto. Accontendosi di sostenere che l'uomo esiste in quanto "produce" pensiero.

    Vorrei proporre quanto segue.

    La proposizione cartesiana lascia il ricercatore piuttosto perplesso, nella sua relatività dell'oggetto del pensiero. L'uomo pare produrre, in un modo qualitativamente o quantitamente difforme, una certa gamma o spettralità di pensieri, e
    questi sono dati all'interno di un novero costante; ed indubitabilmente
    frutto della costruzione meccanica a cui esso risponde. In quanto ogni
    pensiero non è originale rispetto all'Ente pensante, ma è tale ed eguale a
    se stesso è si ripropone in quanto tale rispetto a più soggetti, a
    prescidenre dalla durata degli stessi.

    Ecco come sia più conveniente sostenere che il pensiero nelle sue
    articolazioni, esiste a prescindere dell'Ente pensante individuale, un poco
    come l'acqua di un fiume che sussiste a prescindere di chi si abbevera, o la
    raccoglie.

    Possiamo in un ultimo slancio sostenere che è il Pensiero che esiste, in
    quanto esso assume forma di uomo ?

    Grazie per le interessanti riflessioni

  4. #4
    ian mono
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    Ignorando la natura profonda della questione, un qualsiasi osservatore noterebbe che cogito ergo sum è l'opposto di sum ergo cogito, il dato Tradizionale più conosciuto.
    Se poi ci si ricorda dell'assioma ermetico:

    come in alto così in basso ... per le meraviglie della cosa unica,

    senza dimenticare il detto del saggio:

    se è vera una cosa, è vero anche il suo contrario,

    quanto meno si ha la possibilità di non gettare via una possibile pepita d'oro solo perchè è ricoperta di terra.

    Saluti.

  5. #5
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    È difficile mantenersi seri difronte a simili parodie di sintesi tradizionale.
    Quanto al fatto che da “sum, ergo cogito”, «il dato Tradizionale più conosciuto» (sic), sia possibile dedurre, secondo la formulazione ermetica dell’analogia inversa, che il cartesiano “cogito, ergo sum” sia una «possibile pepita d’ora» «da non gettar via solo perché è ricoperta di terra», lasciamo ai lettori la voglia e il tempo di considerare e districare tale enormità; da parte nostra diciamo solo questo: prendere qua e là detti e frammenti di Tradizioni diverse e cucirli in modo più o meno maldestro per legittimare solo teorie e pensieri propri è solo sincretismo e non ha nulla a che fare con lo scrivere sulla Tradizione e su quanto lega in profondità le diverse espressioni dell’unica Verità.

  6. #6
    Abraxas
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    Citazione Originariamente Scritto da ian mono Visualizza Messaggio
    Ignorando la natura profonda della questione, un qualsiasi osservatore noterebbe che cogito ergo sum è l'opposto di sum ergo cogito, il dato Tradizionale più conosciuto.
    Citazione Originariamente Scritto da ian mono Visualizza Messaggio

    Pax Pleroma,

    A prescindere l'evidente impossibilità di determinare se il pensiero ( quale pensiero poi ?! ) in relazione all'uomo (quale uomo poi ?!), è causa o effetto; mi sovviene improbo determinare le qualità essenziali di un ente, attraverso i fenomeno da esso prodotti. Ricordo l'adagio della scuola sofista cinese, che sosteneva come cavallo bianco non è cavallo. Senza spingerci così oltre nell'educazione intellettuale, dobbiamo convenire che se il nostro punto di partenza è arbitrariamente posto nell'uomo, rasenta l'assurdo giustificare esso stesso attraverso una propria (?!) produzione. Infatti se un termine è ignoto, esso non può essere determinato dal risultato della azione a cui si sottopone o è sottoposto, specie poi quando la relazione o funzione stessa lo è anch'essa.

    Se poi ci si ricorda dell'assioma ermetico:

    come in alto così in basso ... per le meraviglie della cosa unica,


    Gli assiomi ermetici hanno una loro valenza, nell'unitarietà indissolubile dell'intera docetica ermetica, e non nella loro sezione. In quanto la sommatoria delle parti dell'Uno, non danno l'Uno.

    senza dimenticare il detto del saggio:

    se è vera una cosa, è vero anche il suo contrario,


    Utile se accettata con umiltà, e non con arroganza. L'umiltà che proprio il pensiero umano, o riflesso dall'uomo è in se fallace e relativo.

    quanto meno si ha la possibilità di non gettare via una possibile pepita d'oro solo perchè è ricoperta di terra.

    Saluti.


    Siamo innanzi al riconoscimento. Osiride ha necessitato di Iside per essere ricomposto, e tornare ad essere fecondo.

  7. #7
    ian mono
    Ospite

    Predefinito

    Il riconoscimento è la chiave, infatti.
    Laddove "finisce l'uomo", là "inizia Dio", in un certo senso. E viceversa, naturalmente!
    L'umiltà è davvero necessaria, altrimenti si rischia di diventare vittime di uno dei due poli della vita: Essere e Divenire.
    Nel primo caso si diventa inguaribili assolutisti (sum ergo cogito);
    nel secondo relativisti che non riconoscono il Principio (cogito ergo sum).
    Grazie, saluti.

 

 

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