Il caso di Riano Flaminio, delle maestre e bidelle presunte molestatrici di bambini innocenti è uno di quelli su cui è difficile esprimere un giudizio. La parola dei genitori contro quella degli psicologi. Quella di alcuni psicologi contro quella di altri. Le parole dei bimbi tirate per un verso e per l'altro. Con tutto il condimento di congetture, complotti, ricami che ne può seguire.
A margine di tutto, ognuno si sarà fatto le proprie idee.
Io mi sono fatto le mie, in un mare di dubbi, aggrappandole solo su due dati certi e alcune considerazioni a latere.
I dati certi sono che sui bambini non risulta alcun segno riconducibile a molestie, né tanto meno a penetrazioni. E che le perizie psicologiche hanno dato esito negativo, circa la condizione di disagio dei piccoli.
Le considerazioni sono legate alla psicosi collettiva che in un piccolo paese è facile ingenerare. Specie sulla base di un sospetto così inquietante. E poi all'assurdità di concepire che in una scuola elementare, una cosca di maestre (non una sola maestra) e dipendenti si ritrovi artefice e complice di un reato simile.
Qualcosa non ha funzionato, certamente. Qualcuno ha colpe gravi in tutta questa faccenda, vera o falsa che sia (i genitori? o la magistratura inquirente? o le insegnanti stesse?).
Ma la cosa che ho trovato assolutamente scandalosa e ripugnante, è stata la trasmissione "Otto e mezzo" di ieri sera. Con un Ferrara inferocito (invasato direi), con piglio indignato, l'occhio iniettato di sangue e il fumo che gli usciva dal naso, che trasudava sentenze e tratteneva le invettive contro la magistratura, mentre titolava la trasmissione "La vergogna della giustizia". Non "vergogna" per aver trattenuto dei presunti innocenti in carcere e averli sottoposti ad una gogna mediatica (di cui lui stesso si è fatto latore), ma "vergogna" per aver scarcerato queste persone, cui lui aveva già assegnato l'ergastolo. Persone contro cui la magistratura non ha riscontrato alcun indizio degno di questo nome. Anche se per Ferrara, i video girati tra le mura di casa, da genitori ormai ossessionati dal sospetto e determinati a procurarsi prove e documenti, corrispondevano ad una sentenza della corte di cassazione.
Ora, mi chiedo io, dov'è finito il Ferrara ipergarantista che difendeva l'indifendibile Craxi, o che obiettava cavilli su Previti e Dell'Utri, o che gridava allo scandalo della carcerazione preventiva per i suoi amici socialisti (rislultati colpevoli, tra l'altro)?
Ognuno può dire e pensare quello che vuole e agire come vuole. Ma la disonestà intellettuale, la sfacciata incoerenza, la disinvolta cavalcata dei principi ad uso e consumo dei cavoli propri, è inaccettabile.
"La vergogna della giustizia" titolava Ferrara. La vergogna è Ferrara. La giustizia lasciamola discutere ad altri.




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