Con una decisione al di fuori di ogni comprensibile buon senso, gli amministratori di Salvia hanno fatto giungere i resti del povero Giovanni Passannante in forte anticipo su quanto annunciato, provvedendo a farli tumulare, di notte ed alla chetichella, nell'ossario comune.
Anche a questo figlio disgraziato e coraggioso di un Sud allo sfacelo è toccata la fossa comune. Dopo lo scempio del corpo dato ai cani ed ai porci, a distanza di decine e decine di anni vengono ancora negate le esequie cristiane ad un nostro fratello, confermando quei principi aberranti di una delle più feroci e crudeli dittature imposta alla nostra Gente.
Non può proclamarsi democratico né, tanto meno, cristiano un amministratore che teme la memoria di un uomo come Passannante negandone ogni celebrazione e dignitosa sepoltura.
Da ieri sera nel cimitero di Salvia, tuttora ancora Savoia di Lucania, hanno cominciato lo sciopero della fame Peppino Salvatore ed Ulderico Pesce, assistiti e confortati da numerosi Meridionali, non solo di Salvia, che stanno via via arrivando da ogni parte.
Tutti a Salvia affinché si sappia che non si può vilipendere in questo modo la memoria di un nostro fratello che ha pagato duramente e smisuratamente un gesto di ribellione ad una miseria e ad una emarginazione che ancora oggi ci attanaglia e che non riusciamo a scrollarci di dosso.
Manifestiamo con sdegno il nostro più fermo disappunto su quanto sta accadendo e ricordiamo che la pietà cristiana non ha colore politico né, tanto meno, condizionamenti ideologici.
Chi la nega i sacramenti ed il ricordo si assume pesanti responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini veramente liberi.
Cap. Alessandro Romano




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