



Io spero di aver letto male.
LA PAROLA FINE - La Corte d'Appello di Milano, presieduta da Francesco Nese decide il 27 aprile 2007 che a carico di Berlusconi non si può procedere "in ordine al reato di corruzione ascritto al capo a) limitatamente al bonifico in data 6-7 marzo 1991 perchè lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione. Assolve l'imputato dal reato di corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 per non aver commesso il fatto. Assolve l'imputato dagli altri fatti di corruzione contestati per non aver commesso il fatto. Assolve l'imputato dal reato di corruzione perchè il fatto non sussiste".
Una sentenza complessa, dunque, nella quale c'è un'assoluzione per non aver commesso il fatto. Ma con quali motivazioni?
LE MOTIVAZIONI - Il passaggio fondamentale nel dispositivo della sentenza è nel punto 7 (sul merito della imputazione di cui al capo A). "Applicando questi insegnamenti al caso di specie, deve dedursene che, per affermare che Berlusconi abbia corrotto il giudice Squillante, asservendolo ai propri interessi in un periodo in cui svolgeva le funzioni di Consigliere aggiunto o di Presidente dell’Ufficio GIP del Tribunale di Roma, non è sufficiente provare che quest’ultimo abbia ricevuto remunerazioni più o meno continuative di denaro, in virtù di accordi civilisticamente privi di causa lecita (artt.1322 cpv. e 1343 c.c.), ma occorre anche accertare, sia pure in via indiziaria, che l’interferenza addebitata al magistrato sia stata collegata con l’attività funzionale da lui esplicata, giacchè solo in tale eventualità è ravvisabile la vendita della pubblica funzione riducibile alla competenza quantomeno generica del pubblico ufficiale". Insomma, in pratica bisogna dimostrare che quel giudice potesse influire sui processi. E questo non è provato.
"In caso contrario, nel caso cioè che le erogazioni di denaro siano state effettuate da Berlusconi, direttamente o tramite terzi, affinché Squillante intervenisse, direttamente o attraverso intermediari, per condizionare l’operato di altri magistrati estranei all’ufficio di appartenenza, non sarebbe configurabile la vendita della funzione, ma la diversa ipotesi del traffico di influenza, ipotesi che non solo non è stata tradotta in norma di legge ma, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, non può considerarsi penalmente perseguibile neppure alla luce della più estensiva interpretazione della giurisprudenza in tema di corruzione (passiva) in atti giudiziari. Essa, invero, può assumere rilevanza penale se la intermediazione retribuita del magistrato per il suo intervento presso terzi consenta di ravvisarvi la diversa fattispecie di reato di (concorso in) corruzione attiva oppure di istigazione alla corruzione o di millantato credito. Ma questa eventualità è sicuramente estranea alla costruzione dell’accusa qui formulata e comunque, per quanto si dirà più avanti, mancano appigli concreti per configurarla se non in riferimento al bonifico Barilla, per il quale potrebbe astrattamente ipotizzarsi che Squillante abbia ricevuto il versamento per pagare o promettere di pagare una tangente ai magistrati civili (in particolare a Verde) coinvolti nella decisione sulla controversia tra Buitoni e IRI (vicenda SME)", scrivono i giudici. Anche qui, bisogna spiegare. Se anche Squillante avesse ricevuto soldi, non sarebbe corruzione ma "traffico di influenza". E il traffico di influenza non è "penalmente perseguibile". Come dire che se non c'è tangente pagata, e non c'è effettivamente un "trattamento di favore" nei confronti del corruttore, non c'è reato.
LA TANGENTE - "La scrupolosa indagine svolta, come la stessa pubblica accusa riconosce, non ha consentito di accertare, ed anzi ha escluso la esistenza del fondo occulto presso Efibanca. Ciò non significa che, per ciò solo, l’ Ariosto debba ritenersi inattendibile, come assume la Difesa dell’imputato, giacchè, trattandosi di dichiarazioni de relato, l’attendibilità del teste si misura con il metro della esistenza oggettiva della confidenza e non certo con la verità della circostanza oggetto della confidenza stessa, come la pubblica accusa ha esattamente rimarcato", spiegano i giudici. Insomma, l'Ariosto dice la verità su tutto tranne che sui fondi occulti presso Efibanca.
Secondo la Corte d'Appello, "la teste Ariosto ha altresì dichiarato che Previti le aveva confidato nel 1987 di avere costituito una lobby di magistrati con lo scopo di favorire le vittorie giudiziarie di Fininvest. L’indagine non ha consentito di confermare la verità del fatto, che comunque sarebbe stato confidato in termini assai generici e in funzione di un obiettivo poco credibile, e cioè al fine di “agganciare”, tramite l’Ariosto, il giudice Casoli che in realtà Previti conosceva da tempo e che, anche per contiguità politiche (essendo di area socialista), non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad avvicinare personalmente. Sta di fatto che di tutti i magistrati che la teste aveva indicato come appartenenti alla lobby il solo Squillante risulta imputato per corruzione". Le motivazioni "nascondono" anche qualcos'altro. "Vi sono peraltro alcune circostanze, accertate o verosimili - spiegano i giudici - che inducono a ritenere che diversi magistrati romani coltivassero relazioni più o meno “pericolose” con Previti: da chi ne frequentava la casa in occasione di vittorie giudiziarie della Fininvest a chi partecipava a un viaggio organizzato dalla fondazione Niaf per una cerimonia in onore di Craxi negli Stati Uniti, accettando, consapevolmente o per non meno disdicevole trascuratezza, che le spese della costosa trasferta e della permanenza all’estero fossero sopportate da Previti; a chi addirittura affidava a Previti, con la collaborazione dell’avv. Pacifico, la gestione all’estero dei propri risparmi personali in violazione delle norme vigenti sul divieto di esportazione dei capitali". Ambienti pericolosi dunque. Ma allora l'Ariosto è attendibile oppure no?
L'AFFRESCATRICE - Per i giudici "sotto tale profilo, la deposizione dell’Ariosto assume piuttosto il valore di una descrizione di ambiente romano, di uno scenario di scadente livello etico idoneo ad alimentare turpi scambi di favori o semplici condizionamenti psicologici, ma che, per ciò solo, non ne rivela la esistenza, convalidando semmai il generico sospetto che Previti fosse un professionista intento a coltivare rapporti di amicizia con magistrati influenti in vista di positive ricadute sull’esercizio della sua attività professionale e che a tal fine fosse anche propenso a pratiche corruttive, come altri procedimenti hanno dimostrato.
Quel che è certo è che nessun serio indizio può trarsene a carico di Berlusconi in ordine al reato a lui contestato nel capo A), a meno di non ritenere che tra lui e Previti, che certo era l’avvocato di affari di Fininvest, si sia attuato un inedito procedimento di fusione identitaria, dando luogo a un nuovo e complesso soggetto di diritto derogativo del principio di personalità della responsabilità penale". Insomma, un bell'affresco ma nulla di più. A meno che non ci sia una compenetrazione di identità, un'assoluta sovrapposizione, ironizzano i magistrati, tra Previti e Berlusconi.
Ma c'è di più. "La vicenda scaturita dal bonifico Barilla, mentre integrerebbe la prova della corruttiva remunerazione di Squillante, anche in ragione delle ingenti e non giustificate disponibilità monetarie del magistrato su banche estere, non proverebbe il coinvolgimento di Berlusconi nell’illecito pagamento, poiché il suo intervento nell’iniziale conoscenza tra l’imprenditore Pietro Barilla e il legale del Gruppo Fininvest, avv. Cesare Previti, e dunque il raccordo tra Barilla e Pacifico, sconosciuto all’emittente, costituirebbe solo un motivo di sospetto, relegabile sul piano della pura illazione".
LA TESTE? NON ATTENDIBILE - I giudici della Corte d'Appello danno o non danno credito al superteste Omega? Da una parte dicono di sì, ma alla fine non ne considerano attendibili le rivelazioni. "Esistono indubbi difetti della descrizione narrativa e una chiara incoerenza della deposizione dell’Ariosto rispetto ad altre testimonianze di persone a vario titolo interessate a contrastarla E deve convenirsi che la narrazione dell’Ariosto (la cui personale credibilità non appare però seriamente discutibile in mancanza di prove di asserite irregolarità nell’assunzione probatoria e in considerazione dell’autentica motivazione alla rivelazione di fatti, ma anche di valutazioni, su un mondo che, sia pure per motivi di personale risentimento, ormai disprezzava e intendeva ripudiare) suscita ovvie perplessità laddove accredita la tesi, deviante rispetto alle massime di esperienza, che persone accorte e professionalmente qualificate come Previti e Squillante si spartissero mazzette di denaro coram populo, ovvero che la moglie di Previti, incaricata di custodire una busta, non sigillata, piena di soldi destinata a Squillante, l’affidasse temporaneamente all’Ariosto confidandole senza necessità alcuna che il denaro ivi contenuto era il prezzo della corruzione che il marito riservava al magistrato: insomma una ostentazione sfrontata e spudorata quanto imprudente del potere di dominio economico esercitato da ricchi privati su magistrati della Repubblica", scrivono i giudici. Roba che più di un processo sembra una sceneggiatura dei Vanzina. Roba che i magistrati, nella trama di una sentenza storica necessariamente seriosa, si devono essere messi a ridere.
LA MAZZETTA PAGATA - "In realtà, l’unica operazione bancaria logicamente riconducibile all’imputato è rappresentata dal bonifico orologio del 6.3.91 in quanto la somma di 434.000 dollari USA (pari a 500 milioni di lire) versata da Previti a Squillante proveniva da un conto estero alimentato da fondi extracontabili di pertinenza della Fininvest. Infatti, considerato che la intera somma ricevuta da Previti fu nello stesso giorno riversata sul conto di Squillante, è agevole presumere che essa fosse stata fin dall’inizio indirizzata al magistrato, utilizzando il conto di Previti come mero transito", dicono i giudici. Insomma, la mazzetta c'è stata. Tra l'altro, se Berlusconi viene assolto, tutto ricade su Previti. Ridiamo la parola ai giudici. "E poiché l’apparente destinatario finale, ma in realtà immediato, del pagamento sembrerebbe proprio il giudice Squillante, considerata la propensione di Previti a pratiche corruttive nei confronti di magistrati, come è emerso nel procedimento IMI-SIR (v. la più volte citata sentenza di Cass., 4.5.06 n.33435), e la presumibile illiceità dell’arricchimento del giudice, è ragionevole la deduzione che quel versamento, con fondi Fininvest, avesse funzione corruttiva. Dal che, anche in mancanza di accertamento di singoli atti illeciti o comportamenti antidoverosi di Squillante, il cui ingente patrimonio accumulato all’estero in misura incompatibile con il reddito di un magistrato ex se loquitur, dovrebbe ricavarsi l’ulteriore corollario che quest’ultimo era un giudice a libro paga di Berlusconi".
E allora, se tutto questo è accertato perchè assolvere l'ex premier? "A parere della Corte, il dato logico più rilevante per controbilanciare la prova a carico è costituito dal fatto, assolutamente incontroverso (e tuttavia ignorato dagli appellanti pubblici ministeri territoriali), che nel periodo in contestazione (tra il 1986 e il 6 marzo del 1991) nessun procedimento approdato all’Ufficio GIP del Tribunale di Roma, ove Squillante avrebbe effettivamente potuto influire direttamente o indirettamente, ha rivelato aspetti irregolari o discutibili, risultando al contrario che in quei pochi casi in cui poteva profilarsi un interesse personale di Berlusconi o di società del gruppo Fininvest, i giudici titolari dei procedimenti, decisero correttamente in conformità alle richieste della pubblica accusa o, “mostrandosi più realisti del re”, assunsero iniziative, contro le richieste del P.M., ma in senso sfavorevole agli interessi dell’odierno imputato, subendo poi esiti finali per questo pienamente favorevoli". In pratica, Berlusconi non è mai stato aiutato. E con questo la vicenda si chiude.


Previti colpevole ma secondo la sentenza non per fare gli interessi di Berlusconi ma i suoi


Ammetto di aver letto per sommi capi...però mi sembrano motivazioni alquanto risibili...
Sì, Previti ha pagato, sì, il giudice ha ricevuto...ma siccome poi pare che Berlusconi non abbia avuto vantaggi, allora non c'è problema.
Ho capito bene?




Il punto è che Previti non verrà condannato per lo spostamento del processo a Perugia,e il tutto andrà ad indebolire(lo ha già fatto) le imputazioni a carico di Berlusconi.
Bah.


capito?
chi vuole corrompere un giudice in italia ora sa come fare per farla franca.
ricapitoliamo: per la legge italiana quindi, se c'è uno spostamento di capitale dal conto della tua azienda al conto del tuo avvocato e se, dal conto del tuo avvocato, quei soldi finiscono inspiegabilmente sul conto di un giudice, tu non hai corrotto proprio nessuno, è stato il tuo avvocato, cazzi suoi...

