Per il Presidente del Consiglio alcuni valori, quelli cristiani, sono ormai entrati nella cultura e nell'agire dell'Europa, quindi non serve menzionare nessuna radice cristiana nella Carta Costituzionale Europea. Basta guardarsi un po' intorno per capire di quale baggianata si tratti.
Ma lui, si sa, è nemico giurato delle sottigliezze. Delle identità non sa che farsene. Basta governare, per dirla nobilmente. Per questo dice che quando smetterà di fare il Presidente del Consiglio creerà una "cattedra di Scienze della Coalizione". Ovvero insegnerà l'arte della marmellata.
La quintessenza di questa società in decomposizione, che affastella tutto alla rinfusa, che sembra accogliere tutti, e che invece si mangia il buono e il sano per lasciare solo il marcio, quello che ha più forza e più orgoglio.... Si, lo abbiamo capito da un pezzo, il Professor Prodi è specializzato in relativismo, fiero oppositore delle posizioni chiare e nette, il fumo senza arrosto, la pacca sulla spalla a risolvere senza risolvere. Il don Abbondio della poltrona.
Leggendo l'intervista pubblicata su La Stampa dell'11 febbraio 2007 si resta comunque di stucco. Quello che emerge, tra politica, economia, amicizie e strategie è che in fondo l'unico comune denominatore del prodiano pensiero è quello di non averne alcuno. Non solo, dalle sue parole si capisce che l'obiettivo dichiarato è quello di spegnere o coprire di fumo grigio i pensieri, le idee, le identità e i valori di tutti gli interlocutori. Perfino Sarzoky la pensa come lui, anzi ne sta seguendo le tracce....
Ovunque sottigliezze da spazzare via. I suoi modelli sono i grandi capitani di industria, che alle sottigliezze non hanno badato mai. Loro semplificano, vanno al sodo, che sarebbe il denaro. O il potere se coniughiamo il concetto per la politica.
Sinceramente di tutto questo potrebbe non importarci nulla, ma il problema è che queste idee non sono solo il fondamento di un modo di intendere e di fare la politica. Questa apologia della marmellata descrive purtroppo anche il modo di Prodi di concepire la politica da cattolico "di riferimento". Nulla di nuovo d'accordo, è il famoso malinteso ecumenismo di un concilio vagheggiato e mai esistito, l'inclusivismo ideologico della scuola bolognese, il relativismo teologico liberale che ha ferito così gravemente la Chiesa negli anni difficili post-conciliari. Il cattolicesimo adulto e democratico che abbiamo sotto gli occhi, quello della Bindi e di Marini per capirci.
Eppure nell'intervista di Prodi vi è qualcosa di nuovo. Abbiamo scoperto che probabilmente il Professore sarà un egregio luminare in Scienza della marmellata ma di storia sembra non saperne molto. Anzi. La concezione del tempo non sembra essergli congegniale. La confusione regna sovrana. Forse abbiamo capito da dove viene tanta sapienza da fargli dire testualmente: "Sono il maggior esperto mondiale in coalizioni". Vediamo perchè:
Lei è un cattolico di riferimento in Europa. Come va con il suo cattolicesimo?
«Per me e per la mia famiglia è sempre stato molto importante. Ho sempre cercato di metterlo in pratica in modo discreto e personale, non perché i principi religiosi non incidano nella vita politica, ma perché il senso della laicità dello Stato è essenziale per non andare indietro di secoli nella storia occidentale. Dare a Cesare quello che è di Cesare è una premessa che, quantunque dimenticata spesso, è ancora valida. E sebbene la si collochi in secondo piano, io la mantengo come fondamento della mia vita religiosa e civile».
Ora noi ci domandiamo: il Professore ritiene essenziale la laicità dello Stato per non andare indietro di secoli nella società occidentale. D'accordissimo. Ma allora "date a Cesare quel che è di Cesare" chi lo ha detto? Forse il Professor Prodi o qualche suo maestro? A noi sembra che, per scoprire l'autore del famoso detto, occorre andare molto, ma molto indietro nei secoli.
Forse è proprio questa la stessa confusione che annebbia i pensieri su date e parole e fa prendere per coalizione e mediazione la polverizzazione di ogni differenza e identità, lasciando come vere le sole posizioni dominanti nel contingente.
Presidente Prodi, no, la frase del Signore non è stata dimenticata, nè messa in secondo piano. E' anzi quella che tutti, politici e intellettuali, scienziati e registi, si sforzano di mettere in pratica. A Cesare infatti danno tutto, e lei e i suoi compagni di governo ne siete un esempio lampante.
Il problema è la prima parte della frase, quella sì dimenticata, che non merita, nelle sue parole, neanche l'onore del secondo piano. E' semplicemente sbianchettata, scomparsa: "Date a Dio quel che è di Dio". Tra l'altro crediamo che anche questa parte non stonerebbe affatto quale fondamento della vita religiosa di un politico cattolico, per quanto adulto si reputi.
Invece, al di là della confusione storica, il vero problema è tutto qui. A Dio nulla e a Cesare anche quello che è di Dio. Ecco l'esempio di come il Professor Prodi intende superare le sottigliezze, di come fare una coalizione. Mettiamo... quella tra Dio e Cesare: si cancella uno dei due e il gioco è fatto. Per questo a Cesare state dando la vita, la famiglia, l'educazione, l'anima. Tutto. A Dio nulla perchè non esiste, depennato, era una sottigliezza che rendeva le cose ingovernabili, era la verità che urta contro le menzogne che governano la politica di questi tempi. Una sottigliezza che si oppone ai Dico, all'eutanasia, all'orgoglio gay e a tutto il resto. Meglio eliminare questa variabile, meglio il nulla, il vuoto che coalizza tutti verso la morte.





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della pacca sinceramente non lo so 
