
Originariamente Scritto da
PoliSigma
“Potere al popolo!” … E’ innegabile che questa affermazione abbia sfiorato i pensieri delle menti democratiche più illuminate di tutti i tempi; ma è anche vero che nella storia solo raramente si è potuti giungere a rappresentazioni ottimali di questa forma di potere; e poi cosa si vuole intendere con “Potere al popolo”?
La democrazia è la massima espressione del bene umano, dell’intelligenza, della compassione: riconoscere innanzitutto se stessi come un “io” pensante, e poi riconoscere a tutti gli altri esseri umani la stessa qualità, con medesime facoltà, medesime possibilità, medesime potenzialità, medesimi diritti, medesimi poteri, medesime immunità, medesimi bisogni, medesimi difetti.
La democrazia è non solo una forma di governo convenzionalmente configurata dalle scienze politiche o dalla giurisprudenza, ma anche un’aspirazione di tutti coloro che una volta raggiunto un certo livello di coscienza hanno desiderato con tutte le forze vivere in una società impiantata sulla solidarietà, l’eguaglianza (formale e sostanziale), la comunanza, la fratellanza, e la pace.
Tutte queste belle parole non avrebbero fondamento se non fossero saldamente impiantate sulla giustizia storicamente e universalmente riconosciuta; ed il problema delle democrazie è appunto quello del relativo rapporto con la giustizia: una democrazia è tale se universalmente accettata come ottimale, e vessillo dei valori detti sopra.
Non ci sorprende quindi che molte delle dittature della storia moderna sono nate come democrazie; ed il catalizzatore delle degenerazioni di potere è proprio la rappresentanza a discapito della attività diretta dell’esercizio del potere ad opera del popolo; rappresentanza parlamentare o rappresentanza totalitaria (risultato della teoria Schmittiana), è pur sempre una rappresentanza.
Già in passato si è teorizzato sulla democrazia diretta (v. Rousseau), e si è giunti alla medesima conclusione che un governo del genere, il quale attribuisca il potere esecutivo mediante referendum (non solo abrogativo ma anche legislativo) al popolo, è plausibile solo per quei governi che vedano come governati i cittadini di uno Stato non più grande di una città, o di una piccola isola (si pensi alle opere politico-letterarie utopistiche). Si deduce che per un grande Stato necessita una democrazia rappresentativa; se poi questa fosse parlamentare sarebbe ancora meglio.
S. A. Kierkegaard ci ha fatto capire che la massa è un animale irresponsabile ed immaturo, incapace di opere di genio, e che solo il singolo è capace di atti di questo genere. La massa però è quella che è posta ad eleggere i rappresentanti ed il governo, chiamata a votare coloro i quali verranno posti all’amministrazione della medesima.
Sofiocrazia rappresentativa parlamentare
Uno Stato, per raggiungere i massimi livelli di governo, amministrazione, e in tutti i campi in generale, dovrebbe porre alla base di tutto un principio non democratico, ma sofiocratico; lungi dal voler apparire un antidemocratico, voglio intendere con sofiocrazia una democrazia mossa dalla conoscenza, dalla scienza, dal sapere, e dall’utilizzo profondo della logica e dell’intelletto.
Lo scopo di una sofiocrazia innanzitutto quello di porre alla rappresentanza degli individui “idonei” e totalmente capaci e coscienti delle loro azioni, dei loro atti, delle loro proposte legislative, dei loro provvedimenti; ovviamente eletti da un popolo “idoneo” ad eleggere in quanto cosciente della decisione intrapresa.
Per aversi uno stato siffatto necessiterebbero tre provvedimenti d’ordine costituzionale:
1- Innanzitutto far sì che lo Stato, sul principio sofiocratico, dia la possibilità all’intero popolo di essere “idoneo” ad eleggere, mettendo a disposizione a tutti a costo zero la scuola pubblica, convergendo in essa (al Ministero della pubblica istruzione, dell’Università e della Ricerca) il maggior quantitativo di fondi possibile, ed oltre! Lo scopo è quello di organizzare un popolo colto e cosciente delle scelte da prendere con il voto, studiando diritto, filosofia e soprattutto storia, per far comprendere l’organizzazione dello Stato e degli Stati, il pensiero dell’uomo e le idee delle più geniali menti della storia, e gli errori del passato per evitarli e per costruire una società sempre migliore.
Ognuno dovrebbe avere la possibilità di studiare gratuitamente, o di pagare somme minime proporzionali al reddito: con reddito zero, spese zero!
Ognuno dovrebbe avere la possibilità di ottenere un valido titolo pubblico di studio quale la Laurea, ed aspirare alle cariche rappresentative del popolo.
2- Il secondo provvedimento attiene al diritto elettorale passivo: si dovrebbe intervenire per imporre dei prerequisiti inderogabili per la candidatura e l’elezione alla carica di Deputato ed alla nomina di Ministro: il Deputato per essere tale deve avere un valido titolo di studio pubblico che gli dia la massima preparazione per la carica che ricopre e per le funzioni che esercita: Laurea in Giurisprudenza; il Ministro per gli stessi motivi, oltre ad avere un valido titolo di studio pubblico di Laurea in Giurisprudenza, deve avere un altro titolo di studio pubblico, legato però all’ufficio ministeriale che ricopre, con un’abilitazione relativa all’esercizio professionale di quello studio e un numero minimo di anni di pratica, sospeso però da tale esercizio professionale nel periodo di carica per motivi politici (p.es.: Ministro della Salute laureato in Giurisprudenza e Medicina; Ministro della Pubblica Istruzione laureato in Giurisprudenza e Lettere; Ministro della Difesa laureato in Giurisprudenza e Scienze Strategiche). Ovviamente la laurea può essere sostituita con un'altra laurea della stessa disciplina idonea a surrogarla (si pensi a Scienze Politiche o Giuridiche per Giurisprudenza, oppure si pensi a Storia e Filosofia per Lettere, e così via).
3- Il terzo provvedimento attiene al diritto elettorale attivo: sulla base di quanto detto, premesso come valido ed effettivo il primo provvedimento, ed ammesso il secondo, il terzo prevede la modifica dei prerequisiti per la titolarità del diritto elettorale attivo. Bisognerebbe sostituire il prerequisito d’età (18 anni per il voto della camera dei Deputati e 25 anni per il voto del Senato), con un prerequisito attinente alla titolarità di un valido titolo di studio pubblico, rispettivamente di maturità generica (diploma di scuola superiore di secondo grado) e di Laurea (quinquennale o specialistica) generica purché pubblica.
Se apparentemente questa conformazione politica potrebbe suggerire una assenza di democrazia (per la configurazione elitaria dei prerequisiti) si risponde in primo luogo con il primo provvedimento, senza il quale sarebbe impensabile una società sofiocratica, in quanto tutti (anche i nulla tenenti) dovrebbero avere la possibilità di divenire Ministro (o di possederne i prerequisiti), in secondo luogo si risponde guardando il naturale corso degli eventi che porta l’intera popolazione ad avere un valido titolo di studio pubblico.
Uno Stato così organizzato non potrà mai permettere rappresentanti incapaci, incompetenti, imperiti.