Che il 25 Aprile non sia la nostra festa è certo, ma non può nemmeno definirsi la festa degli italiani. Solo in un Paese ammorbato da sessant'anni di cattocomunismo e distrutto nello spirito e nell'onore dalle banalità pacifiste, ultrademocratiche e libertarie della generazione sessantottina e dalla deriva progressista della Chiesa cattolica può venire ancora "festeggiata" dopo sessant'anni una giornata indecorosa come quella in cui siamo stati sconfitti in una guerra e occupati dallo straniero. Il sintomo di come questa festa sia poco sentita dagli italiani è evidente, in piazza ci vanno solo gli eredi dei partigiani rossi assassini (cessi sociali, drogati, punkabbestia e lerciume vario, accompagnati dagli amici dei banchieri e dell'alta finanza della sinistra istituzionale) mentre la stragrande maggioranza degli italiani è ormai totalmente disinteressata a qualsiasi festività che richiami le origini della putrida prima repubblica tangentara, clientelista. D'altronde quando una festa è misera, miserabile e anzichè ricordare e celebrare un passato glorioso festeggia una sconfitta segnata oltretutto dal tradimento è normale che non coinvolga nessuno se non quei quattro tossici che ancora credono alla favoletta della resistenza movimento popolare.
Quindi ecco che anche quest'anno nelle città e nei paesi sfilano le bande, poveri ragazzi costretti a suonare canzoni che rieccheggiano omicidi, violenze e stupri. Ma attorno a loro non ci sono più gli italiani stremati da una guerra che raccolgono le chewing gum e le sigarette lanciati dai carri armati americani. Gli italiani oggi sono tutti a pensare ai cazzi loro.
Come deve vivere la Destra tutto ciò? Facendo il gioco di questi e scendendo in piazza a gridare al lutto mostrando vittimismo o facendosi promotrice di una vera pacificazione nazionale che distrugga il senso nauseante di questa festa e che ovviamente isoli per sempre la sinistra dal popolo italiano?


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