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    naufrago
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    Thumbs down Straniero uno studente su tre in diciassette scuole milanesi

    Rischio ghetto, dicono questi stolti... tradotto in pratica, io vedo solo il rischio CANCELLAZIONE della nostra storia, della nostra cultura. Siamo noi a rischiare il ghetto, in casa nostra oltretutto.

    www.corriere.it

    Straniero uno studente su tre in diciassette scuole milanesi

    Aumenta sempre di più la presenza di ragazzi stranieri nelle scuole milanesi. In diciassette istituti della città si è calcolato che circa il 30 per cento degli studenti (uno su tre) non è di origine italiana. In alcune scuole si arriva all'80 per cento. Gli insegnanti denunciano il rischio ghettizzazione e chiedono una migliore distribuzione degli alunni sul territorio.
    di Teresa Monestiroli

    In diciassette scuole di Milano uno studente su tre è straniero (il 30 per cento), contro una media cittadina che non supera il 9 per cento. Un dato che rischia di diventare una vera emergenza: da mesi infatti gli insegnanti che lavorano sui progetti di integrazione denunciano il rischio della ghettizzazione di alcune scuole e chiedono una migliore distribuzione degli alunni sul territorio. Perché a Milano ci sono istituti dove si arriva anche all'80 per cento di bambini non italiani.

    A scattare l'ultima, e più aggiornata, fotografia della scuola multietnica in Italia, presentata ieri al convegno "Educare alla cittadinanza nel pluralismo culturale: modelli di scuola" organizzato dall'università Cattolica, è il ministero della Pubblica Istruzione. Nell'elenco delle scuole considerate «a rischio», cioè con un numero di studenti non italiani superiore al 30%, compaiono 81 istituzioni scolastiche (i plessi che fanno capo a un unico preside). Di queste ben 23 sono in Lombardia, 17 solo nel territorio milanese. Un primato. Visto che la seconda in classifica, l'Emilia Romagna, ha un distacco di dieci punti, con 13 scuole.

    «L'alta concentrazione di stranieri nelle nostre scuole - spiega Milena Santerini, docente di Pedagogia alla Cattolica - dipende dal tipo di immigrazione. Là dove è stabilizzata, come a Milano, il numero dei bambini che vanno a scuola è maggiore». Il problema però non è tanto il numero, quanto la distribuzione. Perché se la diversità nelle classi è da tutti considerata un valore aggiunto, una concentrazione eccessiva in un unico istituto rischia di generare un ghetto. E la conseguente fuga delle famiglie italiane, spaventate da un possibile rallentamento del programma scolastico. Un problema con cui molti presidi hanno a che fare da anni. «La soluzione non può essere quella del numero chiuso - dice Letizia De Torre, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, ospite al convegno - . La strada più giusta è che le scuole lavorino in rete per garantire un maggior equilibrio. Ma è necessario anche puntare sulla formazione: per questo abbiamo organizzato un seminario che parte domani a Rimini a cui parteciperanno cento dirigenti scolastici». Ma il sottosegretario lancia anche un appello al Comune: «La scuola - afferma - non può affrontare da sola questa emergenza. Ci vuole un patto fra scuola e territorio, una strategia partecipata che coinvolga anche le amministrazioni, a partire da una politica abitativa che impedisca la creazione di quartieri ghetto. Ma anche un programma di accoglienza che aiuti i ragazzi stranieri anche fuori da scuola».


    Dei cento presidi che parteciperanno all'aggiornamento a Rimini, un quinto è milanese. D'altronde a Milano i bambini stranieri che frequentano le scuole sono 35.500 (oltre 100mila in tutta la Lombardia). Distribuiti in maniera non equilibrata, tanto che in una scuola come l'elementare di via Paravia, dietro lo stadio di San Siro, l'anno prossimo in prima gli alunni saranno tutti cittadini non italiani. Un caso limite, certo, ma che dà la misura del rischio. «Nel quartiere abitano solo extracomunitari - spiega la preside Agnese Banfi - , e anche se spesso i bambini stranieri sono nati a Milano, arrivano alle elementari che non parlano una parola di italiano. Purtroppo il problema non sono solo i neo arrivati».

    (16 maggio 2007)

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    Citazione Originariamente Scritto da FdV77 Visualizza Messaggio
    Rischio ghetto, dicono questi stolti... tradotto in pratica, io vedo solo il rischio CANCELLAZIONE della nostra storia, della nostra cultura. Siamo noi a rischiare il ghetto, in casa nostra oltretutto.

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    Straniero uno studente su tre in diciassette scuole milanesi

    Aumenta sempre di più la presenza di ragazzi stranieri nelle scuole milanesi. In diciassette istituti della città si è calcolato che circa il 30 per cento degli studenti (uno su tre) non è di origine italiana. In alcune scuole si arriva all'80 per cento. Gli insegnanti denunciano il rischio ghettizzazione e chiedono una migliore distribuzione degli alunni sul territorio.
    di Teresa Monestiroli

    In diciassette scuole di Milano uno studente su tre è straniero (il 30 per cento), contro una media cittadina che non supera il 9 per cento. Un dato che rischia di diventare una vera emergenza: da mesi infatti gli insegnanti che lavorano sui progetti di integrazione denunciano il rischio della ghettizzazione di alcune scuole e chiedono una migliore distribuzione degli alunni sul territorio. Perché a Milano ci sono istituti dove si arriva anche all'80 per cento di bambini non italiani.

    A scattare l'ultima, e più aggiornata, fotografia della scuola multietnica in Italia, presentata ieri al convegno "Educare alla cittadinanza nel pluralismo culturale: modelli di scuola" organizzato dall'università Cattolica, è il ministero della Pubblica Istruzione. Nell'elenco delle scuole considerate «a rischio», cioè con un numero di studenti non italiani superiore al 30%, compaiono 81 istituzioni scolastiche (i plessi che fanno capo a un unico preside). Di queste ben 23 sono in Lombardia, 17 solo nel territorio milanese. Un primato. Visto che la seconda in classifica, l'Emilia Romagna, ha un distacco di dieci punti, con 13 scuole.

    «L'alta concentrazione di stranieri nelle nostre scuole - spiega Milena Santerini, docente di Pedagogia alla Cattolica - dipende dal tipo di immigrazione. Là dove è stabilizzata, come a Milano, il numero dei bambini che vanno a scuola è maggiore». Il problema però non è tanto il numero, quanto la distribuzione. Perché se la diversità nelle classi è da tutti considerata un valore aggiunto, una concentrazione eccessiva in un unico istituto rischia di generare un ghetto. E la conseguente fuga delle famiglie italiane, spaventate da un possibile rallentamento del programma scolastico. Un problema con cui molti presidi hanno a che fare da anni. «La soluzione non può essere quella del numero chiuso - dice Letizia De Torre, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, ospite al convegno - . La strada più giusta è che le scuole lavorino in rete per garantire un maggior equilibrio. Ma è necessario anche puntare sulla formazione: per questo abbiamo organizzato un seminario che parte domani a Rimini a cui parteciperanno cento dirigenti scolastici». Ma il sottosegretario lancia anche un appello al Comune: «La scuola - afferma - non può affrontare da sola questa emergenza. Ci vuole un patto fra scuola e territorio, una strategia partecipata che coinvolga anche le amministrazioni, a partire da una politica abitativa che impedisca la creazione di quartieri ghetto. Ma anche un programma di accoglienza che aiuti i ragazzi stranieri anche fuori da scuola».


    Dei cento presidi che parteciperanno all'aggiornamento a Rimini, un quinto è milanese. D'altronde a Milano i bambini stranieri che frequentano le scuole sono 35.500 (oltre 100mila in tutta la Lombardia). Distribuiti in maniera non equilibrata, tanto che in una scuola come l'elementare di via Paravia, dietro lo stadio di San Siro, l'anno prossimo in prima gli alunni saranno tutti cittadini non italiani. Un caso limite, certo, ma che dà la misura del rischio. «Nel quartiere abitano solo extracomunitari - spiega la preside Agnese Banfi - , e anche se spesso i bambini stranieri sono nati a Milano, arrivano alle elementari che non parlano una parola di italiano. Purtroppo il problema non sono solo i neo arrivati».

    (16 maggio 2007)

    il problema non è quello di 1 studente su 3 che è straniero, normalità in quasi tutta l'Europa occidentale economicamente sviluppata..ma il fatto che probabilmente solo 1 su 10 è padano

  3. #3
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    Se avessero possibilità di studiare nei loro paesi (che dovrebbero garantire una qualità di istruzione elevata) allora non ci sarebbero problemi.
    Il punto è che la maggior parte degli stranieri sobo extracomunitari, e che quindi provengono da al di là dell'unione europea.
    E la maggior parte di questi paesi sono proprio quelli soggetti allo sfruttamento capitalistico globale, alla globalizzazione quindi. Proprio la stessa che costringe la gente senza benessere a venire qui (molti sono criminali che cercano appunto nel crimine una via di uscita credendo di trovarla.)
    Quindi? No globalizzazione, no immigrazione.

 

 

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