Cara mamma (...)
L'epicentro della tempesta si approssima. Tutto il mondo, col peso del suo marcio, sta per rovinarci addosso. Irrigidiamoci! Disumaniamoci! Dimentichiamo affetti, sentimenti, tutto ciò che riguarda noi stessi. Facciamoci un cuore di sasso; imponiamoci una coscienza spartana. Induriamoci nella rinuncia. Le mascelle serrate, tiriamo diritto fino in fondo, a qualunque costo. Tutto, tutto perisca!
Uomini, cose, città di ieri e di oggi. Muoia tutto un passato e tutto un presente. L'idea sola resti grande per la vittoria e nella vittoria. Tutto perdiamo! Amici, parenti, congiunti, gioie. Restiamo nudi! L'anima sola di noi resti! Ma che il nemico scavalcando i nostri cadaveri, senta su di se la condanna del sangue che lo schiaccia; l'alito invincibile di una Fede che ha smosso le montagne e sconvolto cieli e oceani.
Non so perchè ti scriva così. Sono un carattere difficile, lo sai; non amo confessare a nessuno e tanto meno a te quello che ho dentro; ma dal momento che lo vuoi, oggi faccio un'eccezione, anche sapendo di esprimermi, come al solito, con una crudezza che non ti farà bene.
(...)
Adesso per la prima e forse ultima volta sento almeno di essere qualcuno, sento di staccarmi dal solito passivo adattamento che mi ha reso e mi renderà meschino; questo perchè adesso per la prima e forse ultima volta, ho una Fede che mi fa sentire la bellezza della vita e della lotta che la giustifica, che rende degni di amarla e viverla.
Questa parentesi di vita e di luce che una immane tragedia di popoli mi offre come un imperativo nel rischio della disperata missione, finalmente mi fa pensare con serenità di spirito e di coscienza. Adesso capirai perchè in questa parentesi, per me inestimabile, io getti affetti, speranze, energie, l'anima intera a consumarsi, vivendo nel tumulto tutta la sua giovinezza.
A Dio chiedo solo che io possa al momento del collaudo restare coerente a me stesso, ch'io non retroceda, ne esiti, ne mi smarrisca, quando apocalittica infurierà la lotta sui campi di Europa e la vittoria vorrà significare credere fino ai limiti dell'assurdo e oltre.
Fernando Mugnaini, di Siena.
Giovane Sottoufficiale della G.N.R., caduto a 19 anni per mano partigiana il 18 aprile 1945.
Ho postato questa lettera tanto per mostrare (dimostrare) la differenza abissale che corre tra noi e quelli di cui diciamo di essere gli eredi.
Le bassezze che ogni giorno ci contraddistinguono non fanno scempio solo di noi stessi e della nostra immagine, ma anche di chi è morto (quanti!) perchè noi si fosse vivi.
Saluti
Giovanni




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