Dall’Aristocrazia all’Oligarchia, la Shadow Elite russa, tra ostacoli interni ed aspirazioni internazionali.
pubblicato 18/giu/2010 05.56 da formapax@uniroma3.it [ aggiornato in data 25/giu/2010 04.07 ]
di Enrico Cerreta.
rm3formapax: Dall’Aristocrazia all’Oligarchia, la Shadow Elite russa, tra ostacoli interni ed aspirazioni internazionali.
All’interno della leadership politico-economica russa, la cosiddetta “Shadow élite”, è in corso una ridefinizione degli equilibri di influenza, che potrà avere conseguenze tanto sugli assetti interni dell’èlite stessa, quanto su alcuni aspetti della politica estera e di sicurezza della Federazione Russa.
Una larga parte dell’attuale oligarchia russa si è sviluppata durante gli anni tumultuosi dell’era Yeltsin. Cresciuti ai margini della vita pubblica erano definiti “la Famiglia” ma anche “Ozero” che in russo significa <<Lago>>. Infatti, tale gruppo era solito riunirsi presso il lago Komsomolskoye, a nord di S.Pietroburgo, e discutere intorno alle possibilità di cambiamento politico per mutare lo scenario caotico della Russia durante gli anni ‘90. Dopo il crollo dell’URSS ed il successivo impianto di riforme liberali si sviluppò in questo gruppo, - di cui Putin e Medvedev facevano parte - una nuova “ideocrazia” basata sulla forza dello Stato, l’efficienza dell’economia, la potenza dell’esercito e la crescita della produzione industriale.
Questo nucleo sorto durante l’età di Yeltsin si rafforzò sino a raggruppare un ampio spettro di forze nazionali, da cui trasse origine il nesso tra potere ufficiale e privato che oggi determina la vita politica ed economica della nuova Russia.
Tra i principali componenti di Ozero vi erano: Alexei Mordashov, conosciuto in Italia per l’acquisizione della società metallurgica Lucchini; Mikhail Fridman, al vertice di Alfa Group con interessi in società petrolifere e nelle telecomunicazioni, vicino a Viktor Vekselberg che controlla il gruppo Renova; Vladimir Evtushenkov, gestore della società di telefonia mobile MTS e del gigante delle telecomunicazioni AFK Sistema attraverso il gruppo System, nonché collaboratore particolare del sindaco di Mosca Luzhkov; Anatolij Chubais[1], al vertice della società EES che ha il monopolio dell’energia elettrica; Vladimir Potanin, al vertice di Interros con interessi nel settore dei metalli pregiati, della cellulosa e dei mass-media; Vladimir Bogdanov, gestore di Surgutneftegaz, tra i principali gruppi petroliferi; Vagit Alekperov, presidente della compagnia petrolifera Lukoil; Roman Abramovich, con notevoli interessi nel campo petrolifero attraverso la compagnia Sibneft; Gennady Timchenko, fondatore di Gazprom e tra i maggiori azionisti di Bank of Russia.
Tra gli oligarchi più rappresentativi spiccano anche Oleg Deripaska e Sulejman Kerimov.
Deripaska (ex fisico nucleare) è il maggior produttore di alluminio al mondo con la United Company Rusal, e possiede la società costruttrice di aerei Aviacor e di automobili Gaz; è anche membro permanente della delegazione estera del Primo Ministro V. Putin. Le attività della U.C. Rusal, che nel 2009 ha fatturato un profitto di 821 milioni di dollari, sono concentrate prevalentemente in Cina e Nigeria; ha stretto accordi recenti in Kazakhstan per estrazione di carbone.
Nonostante la diversificazione delle sue numerose attività produttive, Deripaska dopo un decennio di forte crescita industriale ha subito una flessione dell’8% nel corso del 2008. Tali perdite sono state ridotte nei mesi scorsi, quando l’oligarca è riuscito a quotare la U.C. Rusal sulla Borsa di Hong Kong, bloccando i debiti contratti a 12,9 miliardi di dollari con l’aiuto della Cina. L’aiuto economico cinese - che ha avuto l’effetto di ridurre intorno a 4 miliardi di dollari l’indebitamento contratto con le banche internazionali – è stato presumibilmente concesso in vista della costruzione di nuovi impianti nucleari nell’area più orientale della Russia. Questo intervento potrebbe significare una stretta cooperazione fra i due Paesi, dal momento che verrebbe coinvolta manodopera specializzata cinese nella realizzazione e gestione di impianti nucleari presso la società appaltatrice dell’oligarca russo.
Intanto, con l’espansione di Deripaska in Asia centrale ed orientale ai danni di Vladimir Potanin, la compagnia dell’alluminio è diventata la principale società russa a commerciare sulla piazza di Hong Kong, ricevendo dai recenti successi finanziari asiatici un bonus stimato intorno ai 70 milioni di dollari.
Secondo alcune dichiarazioni dell’oligarca russo, i due terzi del bonus guadagnato ad Hong Kong sarebbe stato devoluto al Volnoe Delo, fondo “filantropico” di Oleg Deripaska[2], che sostiene da un lato programmi sociali della U.C. Rusal, volti al recupero delle classi meno abbienti, dall’altro la Chiesa Ortodossa Russa.
Tuttavia, la fondazione sostenuta annualmente con una quota di profitti dell’oligarca russo ha funzionato anche come una rete di protezione e finanziamento a vantaggio di alcuni personaggi che hanno il compito influenzare e controllare le comunità russe presenti nel mondo. Una iniziativa che rientrerebbe nel programma “compatrioti”,
che avrebbe lo scopo di screditare o perseguitare politici ed uomini d’affari dentro e fuori il Paese, considerati “contrari” alla linea politica imposta dal Cremlino. Un caso particolare di come Deripaska ha esercitato pressioni all’estero è documentato da fonti della polizia israeliana[3], secondo il quale Michael Chernoy, in quanto rivale dell’oligarca russo, è stato fatto oggetto di una campagna denigratoria da parte di Avigdor Eskin[4], stretto collaboratore del noto leader eurasista Alexander Dugin.
Oleg Deripaska è ben noto anche negli Stati Uniti dove ha acquisito il 5% di General Motors; tuttavia, secondo stime dell’FBI durante il secondo mandato Bush, caratterizzato da una fase di raffreddamento tra i rapporti USA-Russia, vi erano stati negli apparati di sicurezza USA forti dubbi nell’accettare la presenza dell’oligarca sul territorio americano.
La politica estera della nuova Russia nel suo insieme non è orientata verso l’Occidente, bensì al rafforzamento della propria ex-area d’influenza; tale obiettivo è visibile nella tradizionale visione della società russa diffuso dalla teoria neo-eurasista di Alexander Dugin, secondo il quale <<il rafforzamento dello Stato equivale al rafforzamento della società>>. Infatti, il manifesto politico della nuova Russia di Putin formulato da Dugin nell’opera <<La Patria Assoluta>> (1999), ha conferito rilievo enorme allo spazio geografico, dimensione entro la quale si è sviluppato il progetto politico, sociale ed economico che ha proiettato il Paese nel nuovo millennio. I primi segni di questa svolta politica si ebbero con le conseguenze dell’affare Yukos, che di fatto pose fine al periodo di riforme liberal-democratiche in campo socio-economico dell’era Yeltsin, e con la seconda occupazione della Cecenia che mise in evidenza una nuova elite militare. Le priorità evidenziate nella nuova Russia sono sia di tipo finanziario che di carattere militare, ed hanno come fulcro il Movimento Politico-Sociale Panrusso Eurasia[5].
Tale movimento - divenuto partito nel 2002 - è volto alla diffusione dell’ideologia eurasista ed in particolare “all’autarchia dei grandi spazi”; è presumibilmente sostenuto dal GRU, che talvolta avrebbe interessi specifici di tipo differente e anche conflittuale con l’FSB.
Con il passaggio da Movimento a Partito nel 2002, il nucleo politico Eurasia avrebbe esercitato pressioni su Putin per accelerare lo sviluppo della tecnologia Stealth per l’industria aereonautica russa. Lo Stealth montato sugli aerei Sukhoi S-37 è concepito in modo del tutto innovativo. Infatti il sistema russo Stealth è basato su un reattore atomico di piccole dimensioni, – sicuramente in grado di competere con lo stesso sistema di fabbricazione USA – il quale permetterebbe di emettere un potente flusso di elettroni capace di ionizzare l'aria espulsa dal velivolo, immergendolo interamente in una nuvola di plasma che lo schermerebbe dai radar senza alterare l’equipaggiamento di bordo.
Nonostante questo polo d’eccellenza mondiale, il comparto militare russo sta attraversando una profonda crisi derivata dal crollo demografico, che peserebbe massicciamente negli organici al punto da indurre il Cremlino a privare di circa 60.000 unità le forze armate. In questo scenario potrebbe emergere l’ipotesi di abbassare i finanziamenti del GRU o addirittura accorparlo all’FSB.
Inoltre, dalle ultime elezioni regionali è emerso che il partito “Russia Unita” di Putin non ha ottenuto i risultati attesi[6], addirittura nell’area degli Urali ha perduto il 25% dei consensi. In questo scenario potrebbero essere spiegati alcuni attentati e scioperi anti-governativi che hanno destato l’attenzione a Mosca negli ultimi mesi, spingendo il Cremlino verso una politica interna maggiormente repressiva ed una politica estera anche più dinamica. Tale politica da un lato appoggia la nuova risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU è voluta dagli USA contro l’Iran (Maggio 2010), dall’altro presenta notevoli ambiguità, come dimostra il fatto che il Governo russo ha esercitato pressioni affinchè il Kyrgyzstan annullasse gli accordi relativi allo stazionamento della base aerea USA sul suo territorio per rafforzare le operazioni in Afghanistan[7].
Nonostante le apparenti aperture di Medvedev, gli spostamenti all’interno della “Shadow élite” potranno determinare una nuova tensione nelle relazioni tra Russia e Stati Uniti, anche perchè in Russia la propaganda anti-georgiana è cresciuta a dismisura, intersecando un quadrante instabile per gli interessi politici USA.
Da ciò il Cremlino potrebbe rapidamente tornare in cima alle preoccupazioni della politica estera USA, in particolare nella regione compresa tra il Mediterraneo ed il Golfo Persico, che continua ad essere fondamentale negli interessi degli USA.
[1] Artefice del piano economico durante il Governo Yeltsin.
[2] The Moscow Times | Russia's only daily English-language newspaper / 11 Agosto 2009
[3] Israel News Agency Terrorism IDF Internet / Caso Chernoy del 20 Nov 2007
[4] Estremista di destra legato ad ambienti del neo-eurasismo, sospettato già nel 1995 per aver incitato Ygal Amir ad
uccidere il Primo Ministro Yitzak Rabin e di conseguenza far saltare gli accordi di Oslo. Nel 1997 è stato arrestato
in Israele per aver partecipato indirettamente alla cospirazione; attualmente Eskin è uno stretto collaboratore di
Alexander Dugin, il quale esercita una notevole influenza sugli ambienti del Cremlino in particolare nei confronti




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