Le tenebre della superstizione, dell'ignoranza, della miseria, in poche parole della religione, sono destinate a sparire di fronte alla luce del progresso.La vandea islamica non ha futuro, Maometto finira' come Cristo.La Germania censisce tre milioni e mezzo di musulmani sul suo territorio ma molti non vogliono essere più contati così. Il sito www.ex-muslime.de ,ideato da tre donne (una proveniente dalla Turchia e due dall’Iran), in soli cinque giorni dal lancio ha raccolto duecento adesioni di persone che vogliono essere “ex”. Il sito è nato dal comitato centrale degli ex musulmani - chiamato cosi per assonanza con l’ufficiale comitato dei musulmani - ha sede a Colonia e ha riunito persone nate nell’islam e che nell’islam non si riconoscono più. La parola d’ordine è Wir haben abgeschworen (noi abbiamo rinnegato) ed è al momento l‘unico gruppo che si oppone ai movimenti nati nelle moschee. Una delle fondatrici, la signora Arzu Toket, nata in Turchia e residente in Germania da oltre venti anni, dice che se il governo vuol sapere qualcosa di lei lo chiede ai leader religiosi e questo non va, perché in Germania il governo non si rivolge ai tedeschi per fede religiosa. Questa coraggiosa presa di posizione (non a caso di donne) dovrebbe far riflettere anche l’Italia dove esiste la Consulta islamica, una scelta che ha accodato il nostro paese tra quelli che hanno deciso di sottomettersi all’islam più radicale. In Danimarca fa discutere invece il caso di Asmaa Abdol-Hamid, possibile candidata nelle elezioni che si svolgeranno a febbraio del 2009. Il confronto nasce intorno alla testa della signora che va in giro velata, non da mai la mano ai maschi e che come assistente sociale ha promosso circoli ricreativi per sole ragazze. Il dibattito su Abdol-Hamid, di origine palestinese, è nato quando intervenne alla televisione pubblica per condurre un programma sulle vignette satiriche (blasfeme per i musulmani) del Jyllands Posten. La Danimarca è lacerata tra l’eticità dell’accoglienza e la paura di veder messo in discussione il suo stile di vita: un prodotto interno lordo tra i più alti in Europa, l’inesistente disoccupazione, matrimoni e adozioni per tutti dall’89, accesso gratis alla fecondazione assistita per le singole e per gli omosessuali.Ayaan Hirsi Ali, sceneggiatrice del film Sottomissione che costò la vita al regista olandese Theo Van Gogh, racconta che da piccola aveva una pecora che le scappava. Accarezzala sulla fronte così diventa mansueta, le diceva la nonna: è quello che l’occidente fa con l’islam, dice la scrittrice ed ex deputata olandese. Che a Roma per la presentazione del suo libro L’infedele, ha denunciato, tra l’altro, l’indifferenza e il silenzio delle donne occidentali sulle mutilazioni genitali. Questo colpevole silenzio sarà interrotto per qualche ora a Roma, il 23 maggio presso la Casa internazionale della donna (Via della Lungara 19) dove dalle 17.00 nell’ambito della manifestazione Italia-Africa 2007, esperti della cooperazione italiana insieme a esponenti degli organismi internazionali faranno il punto sulle politiche di abbandono delle mutilazioni. Alle 21.00 sarà proiettato il film premiato a Cannes Mooladé di Ousmane Sambène, la storia di una infermiera che aiuta un gruppo di bambine a sottrarsi alla pratica delle mutilazioni attraverso una combinazione di strategie tradizionali e saperi attuali, in un dialogo tra l’Africa rurale e l’occidente della migrazione e dello sviluppo. Tiziana Ficacci, www.nogod.it




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