Erano già le otto passate quando ho pregato un ragazzo di aiutarmi. Abbiamo alzato sulle nostre spalle Sergio Ricci, il presidente del Roma club di via Branca. Lui, piccolino e sorridente, ha alzato la coppa in mezzo alla folla festante. Poi l'ho aiutato a salire su una botticella di passaggio, facendo attenzione ad ammainare le bandiere (i cavalli si imbizzarriscono davanti a tante bandiere, lo sapevate?).
Quando è sceso mi ha baciato commosso. Quasi piangendo mi ha sussurrato nell'orecchio. "Vedi quanto entusiasmo, guarda quanti ragazzini. Ma questi che cazzo ne sanno quanto soffrimo noi llà drento?!".
Si. Essere socio dello storico club, non vuol solo dire avere il piacere e l'onore di conoscere Riccardo (che non vede quasi niente della partita. "er core ce lo sai, no?", Sergio ("un presidente...c'è solo un presidente..."), Roberto testasecca (il più vecchio), Armino, Carlo, Peppe (er direttore) e Franscesco, Guido (l'avvocato), Attilio e Giorgio (er criticone) e Maurizio (er fijo de' Sergio, addetto "à li botti"). No, non solo questo. Vuol dire soprattutto soffrire, e saperlo fare con onore.

Per poi raccogliere poco. Pochissimo. Ma saper godere di quel poco, come pochi.
In questo senso - e non so se riesco a spiegarmi -la Roma è profondamente ed intimamente di sinistra.

Grazie ROMA e scusami se non so dirti e darti di più.

informauro