Allarme terrorismodai servizi italiani: esiste il rischio che soggetti vicini all'ideologia salafita-jihadista, impossibilitati a raggiungere i teatri di crisi, possano decidere azioni ostili sul territorio nazionale. E che possano convogliare sentimenti antioccidentali e antiitaliani contro "personalità istituzionali o personaggi noti ritenuti colpevoli di comportamenti dissacratori nei confronti dell'Islam". È quanto si legge nella relazione 2009 dei servizi al Parlamento sulla politica dell'informazione per la sicurezza. L'allarme attentati perdura soprattutto in Afghanistan, dove i servizi segreti italiani hanno scongiutato attacchi sia nei confronti dei contingenti nazionali che di quelli alleati. Sempre sul territorio italiano c'è poi la minaccia "persistente" di matrice brigatista e anarco-insurrezionalista.
Nel testo si paventano rischi anche in Afghanistan, nel settore occidentale sotto il controllo dei militari italiani. In quest'area - si legge nella relazione - gli 'insorti' potrebbero "tendere ad accentuare la propria aggressività con articolate tattiche che prevedono l'uso intensivo di ordigni esplosivi improvvisati, il ricorso ad attentatori suicidi e l'impiego di cellule connotate da notevole mobilità".
"Gli agenti dei servizi segreti italiani all'estero, in particolare in Afghanistan, hanno scongiurato con la loro attività informativa attentatihefico: sia nei confronti dei contingenti nazionali che di quelli alleati". E' quanto si afferma nella relazione annuale dei Servizi segreti al Parlamento, proprio nel giorno in cui rientra in Italia la salma di uno dei funzionari di punta dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise), Pietro Antonio Colazzo, ucciso a Kabul.
"Nell'ambito del dispositivo di prevenzione - si legge nella relazione - sono state sventate minacce anche nei confronti dei contingenti di Paesi alleati ed è stata sviluppata una mirata attività di controintelligence". "Ai comandi militari nazionali in Afghanistan - prosegue la relazione - sono state di volta in volta fornite le informazioni raccolte in merito alle varie tipologie di minaccia nei confronti della presenza italiana, nonché ogni ulteriore elemento conoscitivo e valutativo utile a definire il quadro della situazione di sicurezza del Paese e le sue possibili evoluzioni".
Quanto al terrorismo interno, la relazione parla di minaccia "persistente" di matrice brigatista e anarco-insurrezionalista. Il pericolo riguarda "germinazioni o contaminazioni che, quant'anche di ridotta consistenza numerica, potrebbero risultare di rinnovata e grave offensiva". Per questo il Governo ha segnalato la minaccia collegata all'estremismo interno tra gli obiettivi prioritari dell'attività informativa. :legnate:
http://www.repubblica.it/cronaca/201...ervizi-2467912




dai servizi italiani: esiste il rischio che soggetti vicini all'ideologia salafita-jihadista, impossibilitati a raggiungere i teatri di crisi, possano decidere azioni ostili sul territorio nazionale. E che possano convogliare sentimenti antioccidentali e antiitaliani contro "personalità istituzionali o personaggi noti ritenuti colpevoli di comportamenti dissacratori nei confronti dell'Islam". È quanto si legge nella relazione 2009 dei servizi al Parlamento sulla politica dell'informazione per la sicurezza. L'allarme attentati perdura soprattutto in Afghanistan, dove i servizi segreti italiani hanno scongiutato attacchi sia nei confronti dei contingenti nazionali che di quelli alleati. Sempre sul territorio italiano c'è poi la minaccia "persistente" di matrice brigatista e anarco-insurrezionalista.
hefico: sia nei confronti dei contingenti nazionali che di quelli alleati". E' quanto si afferma nella relazione annuale dei Servizi segreti al Parlamento, proprio nel giorno in cui rientra in Italia la salma di uno dei funzionari di punta dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise), Pietro Antonio Colazzo, ucciso a Kabul.
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