CARO SILVIO, ORA SMETTILA...
di VITTORIO FELTRI
Parlo quasi con affetto, ma devo dire la verità che forse sfugge a molti: Silvio Berlusconi è completamente pazzo. È come quei purosangue - li conosco bene - che nell'euforia, nell'eccitazione folle della corsa, ciucchi di endorfine non avvertono la fatica né il deficit d'ossigeno e continuano a galoppare allungando il collo e raccogliendo gli arti per spiccare l'ultimo salto verso il palo. Non vedono altro che il palo. Vogliono arrivare primi a rischio di stramazzare esausti; peggio, di schiantare e non rialzarsi più, morti nell'erba umida di sudore. Silvio, ma sei scemo? Credi di essere un puledrone, invece sei un vecchio e glorioso stallone, di quelli che nelle scuderie irlandesi hanno tre "badanti" fissi con l'incarico di tenerli sott'occhio, di curarli con attenzione senza mai abbandonarli ai loro capricci e furori. Calmati, perdio. Ci servi. Non ha senso sprecarsi in una campagna elettorale amministrativa, buttarsi via per un sindaco in più. Tanto Prodi non molla. Figurarsi se molla. Lo abbiamo raccontato ieri: Romano ha chiuso il Parlamento, non osa affrontarne il giudizio nella consapevolezza che sarebbe negativo; si fionda da una banca all'altra, imbastisce e conclude affari. Non gli importa che del potere. Già, il potere, del quale è adoratore vocazionale e irriducibile. Per mandarlo a casa, caro Silvio, ci vuol altro che le tue generose galoppate nei territori della politica, sui quali Mortadella non accetta sfide, preferendo misurarsi con astuzia pretesca nei consigli di amministrazione dove piazza birilli in cambio di credito e sostegno. Se sarà sul punto di cadere, qualcuno lo reggerà. Calmati. Siedi sulla riva del fiume e aspetta. Vedrai, passerà anche lui. Passano tutti, prima o poi. L'unico errore che puoi commettere è quello di esaurirti in una corsa disseminata di pericoli. Viaggi verso i settantuno anni, amico, hai lavorato una vita fra mattoni e antenne, che senso ha ridursi in tocchi proprio nel momento del raccolto e di godersi lo spettacolo di chi si affanna a raccattare una poltrona e due euro? Non si uccidono così neanche i cavalli, ricordi il film? Ecco. Datti una regolata, tira il fiato. Piantala lì con i comizi-fiume e le trasferte massacranti. Rieti, l'Aquila, Roma, Olbia, Vicenza, Piacenza, Lucca, Verona e Genova. Non è intelligente saltabeccare di città in città per racimolare voti mentre gli alleati si masturbano in disquisizioni sulla legge elettorale, sull'avvenire del centrismo, sulla conservazione del bipolarismo o sulla necessità urgente di ripiegare sul proporzionale puro. Coraggio, Cavaliere, frena. Ne va della tua pelle. Mi dicono che mercoledì ad Atene si disputa la finale di Coppa dei campioni, calcio, e il tuo Milan sarà in campo, sicché non potrai mancare all'avvenimento. Scegli: la tribuna in piazza o la tribuna allo stadio? Vai allo stadio e succeda quel che dio vorrà; dà retta a me. Se Verona e Genova avranno un sindaco di destra o un sindaco di sinistra non sarà dipeso dalle tue sfiancanti trasferte onde supplire alla mancanza di organizzazione nel Polo. Non si va avanti di soli tuoi miracoli. Inoltre, quel che è stato è stato. Presto si aprono i seggi e forse i cittadini hanno già deciso; non cambieranno idea all'ultimo istante. Quelli di sinistra votano a sinistra anche se sono stufi di Prodi e di tasse; tu gli stai sulle balle per vari motivi: i miliardi, le ville, la faccia impomatata, i capelli-moquette, le barche e gli aerei. Ti rifiutano per antipatia; la loro mentalità è cristallizzata nell'odio di classe. Sopportano i ricchi della terza generazione perché li considerano ineliminabili, come le calamità na- turali, e si sono illusi di averli inglobati nel magma postcomunista, condizionandone la condotta politica. Ma non sopportano chi, come te, si è costruito un impero nel periodo in cui - anni Settanta e Ottanta - infuriava la lotta proletaria affidata agli studenti più cretini, quasi tutti, e agli intellettuali dei nostri stivali. Ti detestano su base antropologica. Venerdì sera ero ospite di Gigi Moncalvo (Raidue) conduttore di Confronti, e avevo davanti Barbara Alberti, scrittrice al seltz, la quale ha esordito dicendo che i ricchi sono più brutti dei poveri. Sembrava fossimo regrediti all'epoca in cui i dementi in eskimo, il sabato, andavano in corteo rivoluzionario a Milano o Roma, sprangavano qualche cranio, rientravano nell'attico di papà e consegnavano la chiave inglese alla Tata con la preghiera di lavarla in modo fosse pronta per il sabato successivo. Qualcosa dell'incultura dell'epoca permane nei cervellini progressisti. Caro Berlusconi, non devi contare sulla conversione degli ultimi mohicani, bensì su chi ti considera il minore dei mali. Inutile girare intorno al nocciolo della questione. Stai male perché hai esagerato. Prima la prostata e il cancro. Poi un lavoro boia a Palazzo Chigi e a sedare i fringuelli della Casa delle libertà. Quindi le elezioni dello scorso anno in cui hai dato l'anima. Poi il coccolone e il pacemaker. Ora il nuovo colpetto da sfinimento. Senza calcolare il resto, per esempio le cinque-ragazze-cinque in Sardegna, abbastanza stressanti. Ma chi credi essere, Mandrake? È venuto il momento di riconsegnarsi a Veronica, di rilassarsi sulle sdraio di Arcore e stare tranquillo, dosando le energie. Non sono d'accordo con chi afferma che è meglio ti ritiri. Scherziamo. Abbiamo ancora bisogno di te. Di te, però, non di una trottola impazzita. Prendi una camomilla; facciamo due, ristrette. Dormi. Riposati. Tutto questo per dirti: fa no el pirla, Silvio. Ti pare il caso di lasciarci le bucce per alcuni consigli comunali da tingere d'azzurro? Domanda egoistica: mica ci vorrai abbandonare nella Mortadella?