Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    denty
    Ospite

    Predefinito L'edilizia popolare ha fallito

    Ma che paese è mai l’Italia? Nei giorni scorsi, il ministro Antonio Di Pietro annuncia un nuovo piano per l’edilizia popolare che costerà una cifra tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro e subito incassa il plauso dell’opposizione, oltre al consenso interessato degli imprenditori delle costruzioni. E tutto ciò mentre gli enti locali – di qualsiasi colore e latitudine – a loro volta promettono nuove case (solo Milano ha approvato un piano straordinario per 9 mila alloggi in tre anni).
    Le ragioni che militano contro tale progetto richiederebbero un volume più che un articolo. Qui ci si limiterà a elencare le fondamentali.

    In primo luogo, nuove case popolari significa altra spesa pubblica e quindi ulteriori tasse. L’economia italiana è quasi ferma e tale salasso aggiuntivo la danneggerà ulteriormente. Ma ci sono anche ragioni più specifiche.
    Storicamente, l’edilizia popolare rappresenta un fallimento clamoroso. Si tratta di uno spreco colossale che ha sottratto forza all’Italia produttiva (compresa la povera gente) e ha innescato una redistribuzione che solo marginalmente ha avvantaggiato i più deboli. Come proprio “Il Giornale” mostrò in un’inchiesta di due anni fa, molti papaveri della razza padrona (politici, sindacalisti, amici degli amici) vivono in prestigiosi appartamenti pubblici a canone “moderato”; e questa è solo la punta dell’iceberg.
    Perché pure quando ci si avventura nelle periferie delle grandi città si deve constatare che non sempre gli appartamenti destinati ai più bisognosi sono abitati da loro, dato che gli sfratti sono difficilissimi e quindi chi ottiene il privilegio di un’abitazione lo lascia in eredità a figli e nipoti. Per di più, la gestione finanziaria di tale patrimonio è disastrosa: a causa degli organici pletorici delle agenzie regionali e anche dell’alta morosità. In conclusione, mancano soldi per le riparazioni, i quartieri sono totalmente degradati e l’incuria regna sovrana.

    C’è poi un’ultima considerazione da farsi.
    Se anche fosse stato gestito diversamente il progetto sarebbe egualmente fallimentare. Se si vuole aiutare la povera gente si trovi il modo di farle avere un aiuto monetario, in modo che recuperi un appartamento in affitto dove desidera. Si eviti però di costruire ghetti in cui riunire disperati, disadattati, tossicodipendenti e immigrati in cerca di fortuna. Il disastro francese dei quartieri HLM, teatro di autentiche rivolte nei mesi scorsi, dovrebbe avere mostrato a tutti che costruire casermoni per i poveri e metterli tutti insieme a condividere la loro disperazione produce solo conseguenze disastrose.
    In una fase caratterizzata da notevoli ondate migratorie, lanciare simili progetti significa porre le basi per una disgregazione crescente della società.

    Da anni l’onorevole Renato Brunetta si batte per far capire quanto sarebbe ragionevole regalare le case popolari a quanti oggi vivono lì dentro, trasformandoli in proprietari e innescando dinamiche virtuose, chiudendo una volta per tutte tale triste capitolo. Peccato, però, che siano così pochi a comprendere la lezione.

    Carlo Lottieri

  2. #2
    SatanFascista
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    Nuove case popolari non significa nuova spesa ma investimento perchè in 30-40 anni si è ammortizzato il costo e da quel momento lo stato comincia ad incassare , inoltre alleggerendo la famiglia da gran parte del costo dell'affitto si liberano risorse della famiglia stessa che vanno ad aumentare i consumi e a far girare l'economia.
    Il fatto è che costruendo case popolari non ci guadagna quasi nessuno se non gli inquilini , a politici e palazzinari conviene ben poco l'edilizia popolare...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Io Robert Visualizza Messaggio
    Nuove case popolari non significa nuova spesa ma investimento perchè in 30-40 anni si è ammortizzato il costo e da quel momento lo stato comincia ad incassare , inoltre alleggerendo la famiglia da gran parte del costo dell'affitto si liberano risorse della famiglia stessa che vanno ad aumentare i consumi e a far girare l'economia.
    Il fatto è che costruendo case popolari non ci guadagna quasi nessuno se non gli inquilini , a politici e palazzinari conviene ben poco l'edilizia popolare...
    Lo stato non produce nulla quindi i soldi che ha speso per produrre quelle case sono semplicemnete prelevati a altri. Non c'è nessun effetto espansivo ovviamente.

    Quello che è più grave è che i soldi pubblici sono spesi da politici e burocrati (non dai legittinmi proprietari) a favore di persone terze che manco conoscono. In queste condizioni l'incentivo allo spreco è massimo. Si è massimamnte accorti a spendere soldi propri per sè stessi o per altri, non certo quando sono soldi di altri spesi per terzi

    Notevole poi che i poveri li vogliano sempre pagare in natura anzichè dare loro soldi e permettere loro di badare a sè stessi comprando la casa che desiderano e evitando la piaga dei ghetti.
    Segno che l'interesse di politici e palazzinari a maneggiare quei soldi è massimo

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da denty Visualizza Messaggio
    Ma che paese è mai l’Italia? Nei giorni scorsi, il ministro Antonio Di Pietro annuncia un nuovo piano per l’edilizia popolare che costerà una cifra tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro e subito incassa il plauso dell’opposizione, oltre al consenso interessato degli imprenditori delle costruzioni. E tutto ciò mentre gli enti locali – di qualsiasi colore e latitudine – a loro volta promettono nuove case (solo Milano ha approvato un piano straordinario per 9 mila alloggi in tre anni).
    Le ragioni che militano contro tale progetto richiederebbero un volume più che un articolo. Qui ci si limiterà a elencare le fondamentali.

    In primo luogo, nuove case popolari significa altra spesa pubblica e quindi ulteriori tasse. L’economia italiana è quasi ferma e tale salasso aggiuntivo la danneggerà ulteriormente. Ma ci sono anche ragioni più specifiche.
    Storicamente, l’edilizia popolare rappresenta un fallimento clamoroso. Si tratta di uno spreco colossale che ha sottratto forza all’Italia produttiva (compresa la povera gente) e ha innescato una redistribuzione che solo marginalmente ha avvantaggiato i più deboli. Come proprio “Il Giornale” mostrò in un’inchiesta di due anni fa, molti papaveri della razza padrona (politici, sindacalisti, amici degli amici) vivono in prestigiosi appartamenti pubblici a canone “moderato”; e questa è solo la punta dell’iceberg.
    Perché pure quando ci si avventura nelle periferie delle grandi città si deve constatare che non sempre gli appartamenti destinati ai più bisognosi sono abitati da loro, dato che gli sfratti sono difficilissimi e quindi chi ottiene il privilegio di un’abitazione lo lascia in eredità a figli e nipoti. Per di più, la gestione finanziaria di tale patrimonio è disastrosa: a causa degli organici pletorici delle agenzie regionali e anche dell’alta morosità. In conclusione, mancano soldi per le riparazioni, i quartieri sono totalmente degradati e l’incuria regna sovrana.

    C’è poi un’ultima considerazione da farsi.
    Se anche fosse stato gestito diversamente il progetto sarebbe egualmente fallimentare. Se si vuole aiutare la povera gente si trovi il modo di farle avere un aiuto monetario, in modo che recuperi un appartamento in affitto dove desidera. Si eviti però di costruire ghetti in cui riunire disperati, disadattati, tossicodipendenti e immigrati in cerca di fortuna. Il disastro francese dei quartieri HLM, teatro di autentiche rivolte nei mesi scorsi, dovrebbe avere mostrato a tutti che costruire casermoni per i poveri e metterli tutti insieme a condividere la loro disperazione produce solo conseguenze disastrose.
    In una fase caratterizzata da notevoli ondate migratorie, lanciare simili progetti significa porre le basi per una disgregazione crescente della società.

    Da anni l’onorevole Renato Brunetta si batte per far capire quanto sarebbe ragionevole regalare le case popolari a quanti oggi vivono lì dentro, trasformandoli in proprietari e innescando dinamiche virtuose, chiudendo una volta per tutte tale triste capitolo. Peccato, però, che siano così pochi a comprendere la lezione.

    Carlo Lottieri
    Concordo perfettamente.
    Case “popolari” andrebbero a beneficio di categorie non necessariamente bisognose ma che godono di un appoggio politico (protetti di qualche satrapetto locale, parenti dei vigili urbani, impiegati comunali, sindacalisti, ecc.) o occupate da immigrati più o meno clandestini.
    Inoltre farebbero felici gli speculatori edilizi (anche qui i soliti noti immobiliaristi bipartisan), a cui sarebbe permesso costruire in deroga ai piani regolatori (tanto chi ha il coraggio di opporsi alla costruzione di case popolari “per i meno fortunati”, anche se era un’area a vincolo?).
    Con il risultato di avere un’altra colata di ecomostri di cemento, a spese del contribuente (come se la spesa pubblica non fosse già alta).
    Piuttosto fare serie politiche di sostegno al reddito, o diminuire i costi della politica e con quello che si risparmia abbattere il cuneo fiscale in modo da far avere agli operai salari più sostanziosi.

  5. #5
    Forumista
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    Citazione Originariamente Scritto da Io Robert Visualizza Messaggio
    Nuove case popolari non significa nuova spesa ma investimento perchè in 30-40 anni si è ammortizzato il costo e da quel momento lo stato comincia ad incassare
    Naahh... se fosse così, e ci fosse un ritorno economico, allora tanto vale lasciarne la costruzione ai privati che sarebbero ben lieti di investire.

    Citazione Originariamente Scritto da Io Robert Visualizza Messaggio
    alleggerendo la famiglia da gran parte del costo dell'affitto si liberano risorse della famiglia stessa che vanno ad aumentare i consumi e a far girare l'economia.
    L’importante è che siano competitive le nostre aziende... se si aumenta artificialmente il reddito dei cittadini e le nostre imprese restano poco competitive a causa della pressione fiscale (accresciuta anche da questo nuovo piano di edilizia popolare) non si fa altro che aumentare le importazioni...

 

 

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