Come in tutti i paesi non democratici anche negli S.u.a. il problema sanita come ben si sapeva è un problema di enorme gravità. Come al suo solito Michael Moore non ha paura di schiacciare ai piedi a questi criminali e anche questa volta la tirannia degli S.u.a. si mostra in tutto il suo essere depredando dello stesso diritto alla vita i suoi stessi cittadini. Eccoci quà signori:
Non siam che il 3% (negli Usa)
Pasquale Colzzi
Il gov. della California Arnold Schwarzenegger in visita allo Scripps Mercy Hospital a San Diego il 17 aprile 2007
I francesi avranno segnato un punto a loro favore, nell’annosa sfida tra grandeur e orgoglio yankee, quando Michael Moore nel doc Sicko appena passato a Cannes ha mostrato come a Parigi ci si ama, si passeggia, ci si ammala e si viene curati senza difficoltà. A differenza degli Usa, dove se uno si squarta una gamba magari improvvisa una suturazione in casa (e qui la citazione cinephile) piuttosto che spendere soldi che non ha. Oppure, amputatosi due dita in un incidente, sceglie di attaccarne solo uno perchè gli mancano i soldi per l’altro. Chissà se lo conserverà per tempi migliori. Comunque il tam tam mediatico intorno alla nuova inchiesta di Moore sulle vergogne nascoste della “nazione dei sogni” è già iniziato: fino al 29 giugno, data di uscita negli Usa, se ne vedranno delle belle. La Casa Bianca è già mobilitata. Intanto su Le Monde ne volevano capire di più. Allora hanno chiesto a Victor G. Rodwin, professore di management e politica sanitaria alla New York University, già autore di un saggio che comparava i sistemi sanitari di Francia, Quebec, Inghilterra e Usa, di spiegare dove sta la differenza tra questa e quella sponda dell’Atlantico. Gli States, spiega il prof., hanno un sistema molto decentrato e pluralista. Lo stato federale si occupa giusto di anziani, portatori di handicap e poveri. I conservatori sostengono che si potrebbe offrire la copertura a tutti i cittadini, come avviene in molte parti d’Europa. A patto di diventare poveri.
E se uno si prende una bronchite? Chiede il giornalista.
Se è un anziano (oltre 65 anni), è coperto dal sistema sanitario. Per una visita specialistica a New York si paga non meno di 100 $ e in genere viene rimborsato il 70-80%. I poveri (circa 40 milioni di cittadini) godono di una specie di ticket ma il sistema cambia da Stato a Stato e le medicine, rimborsate magari solo in parte, costano molto.
Ma gli altri almeno stanno meglio?
Il 58% degli americani ha un’assicurazione privata offerta dal loro datore di lavoro. Più grande e ricca è l’azienda, migliore è la copertura offerta. Circa il 3% di tutti gli americani ha un’assistenza medica paragonabile a quella francese: puoi rivolgerti al medico per qualsiasi malattia e ottenere le medicine di cui hai bisogno o comunque essere rimborsato.
Il 20%, infine, non è coperto da alcuna assicurazione. C’è assoluta libertà di non pagare e giocare alla lotteria della malattia costosa e mortale. In genere questi “intrepidi” appartengono alla working class, hanno impieghi miseri in aziende che non pagano assicurazioni. Si può rimanere “scoperti” però per massimo 2 anni. Dopo di che, se non trovi un lavoro migliore (o non lo trovi è basta) vieni considerato povero e quindi ti copre lo Stato. Meglio tardi che mai? Qualche volta è troppo tardi. Le statistiche parlano chiaro: “loro” hanno il 25% in più di possibilità di tirare le cuoia rispetto agli altri.
Alcuni giorni Usa non hanno apprezzato che Moore abbia così potentemente canzonato la sanità di casa. Il Chicago Tribune, di tendenza conservatore, gli hanno fatto notare che alla domanda di un giornalista canadese a Toronto (“Vuole lei scambiare la sua tessera sanitaria con quella canadese?”), il regista abbia rifiutato. E un po’ lo prendono in giro per aver dichiarato a Cannes che adesso deve pensdare di più alla sua di salute: farà esercizio fisico e mangerà più verdura.
Sulla canadese CBC invece si legge delle 2000 persone che applaudivano il lavoro di Moore al festival e ha riportato un po’ di giudizi dei media statunitensi. Stephen Schaefer del Boston Globe definisce il doc “onesto e potente” mentre Variety parla di “avvincente e interessante dissezione del sistema sanitario Usa. Il sito Salon.com un po’ la Bibbia di certa intellighenzia americana, ha parlato della buona accoglienza di questo capo-popolo di sinistra che tanto piace agli intellettuali europei. Comunque “Moore non è al massimo della sua inventiva filmica...lo stile è il tv-doc costituito da una parata di episodi. In pratica, Moore dice cose per cui tutti sono daccordo ma lo fa in modo un po’ superficiale, usando soprattutto storie d’orrore della media borghesia. Tuttavia non si mette in dubbio la onestà intellettuale di Moore. Che in conferenza stampa ha detto: “Il mio ruolo, da americano, è di dire: Perchè non mettiamo insieme ciò che di meglio viene fuori da tanti sistemi sanitari analizzati? Come quello francese che, non è solo una mia opinione, è il migliore del mondo”. Parole sagge. E magari una eco valicherà le Alpi. pasquale.colizzi@fastwebnet.it




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