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Risultati da 1 a 10 di 37
  1. #1
    capaneo
    Ospite

    Predefinito Sui rifiuti in Campania

    Nelle ultime settimane, non passa giorno senza che TV e giornali ci informino della vergognosa e indecente situazione in Campania.
    Qualche tempo fà, sono stato coinvolto in un'accesa, ma interessante discussione sul problema in oggetto (e non solo, a dir la verità...).
    In particolare, un utente napoletano del forum, dal nome ispirato a Walt Disney, mostrava una certa ottusità mentale accusando di razzismo (peccato, ormai, decisamente nazionalpopolare ) tutti coloro che si rifiutavano di sottolineare i (marginali) pregi di una certa "napolitaneità" (ugualmente nazionalpopolare) senza anche valutare i ben più gravi problemi della città.

    Vorrei solo puntualizzare un paio di dati: La media della raccolta differenziata dei rifiuti nel Nord Italia è di circa il 35%. Nelle zone più "civili" si arriva al 42-45%.
    Nel Centro ci si attesta al 20-24%. Al Sud 8-10%.
    Nei comuni maggiormente toccati da questi problemi non si supera il 4%. Adesso salta fuori Matteoli che dice sia "un problema culturale". L'amico del forum, invece, continuerà a dire che è colpa degli altri. Intanto, in Campania continuano, nonostante gli appelli, a bruciare l'immondizia accumulata per la strada ( evidentemente sono contenti di ammalarsi di cancro con un'incidenza doppia rispetto agli altri Italiani...) e la camorra continua a dettare legge orchestrando rivolte di guappi mascherate da "protesta popolare". Bassolino ha finito di sperperare i 1842 milioni di € stanziati per consulenze e progetti (oltre, naturalmente, i 160 milioni extra dell'anno scorso e oltre i 16 miliardi stanziati in 7 anni).

    Ma, per carità, tutto va bene e Napoli è bellissima...

    •   Alt 

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  2. #2
    capaneo
    Ospite

    Predefinito

    Sempre meglio...


    Napoli, la situazione rifiuti si aggrava

    Secondo dati riferiti dal sindaco, in strada giacciono ancora 27.00 tonnellate di rifiuti e in più ci sono tutti i siti di stoccaggio provvisorio

    NAPOLI
    «Siamo in una situazione tragica». Descrive così la crisi nell’emergenza rifiuti a Napoli il sindaco del capoluogo campano Rosa Russo Jervolino rivolgendosi al Consiglio comunale riunito ieri. Secondo dati riferiti dal sindaco, in strada giacciono ancora 27.00 tonnellate di rifiuti; cifre approssimative, dato che ci sono altre 2 migliaia di tonnellate in siti di stoccaggio provvisori e in automezzi che non hanno potuto essere sversati. La situazione è resa ancora più complicata dall’abitudine di incendiare cassonetti stracolmi e cumuli di spazzatura giacenti in strada. I vigili del fuoco riferiscono che da ieri mattina sono almeno 70 gli interventi effettuati nella provincia di Napoli e nella sua periferia.

    Il sindaco ha anche riferito di aver tentato di contattare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Enrico Letta per avere delucidazione sulle linee guida degli interventi del governo. Intanto, in provincia, il sindaco di Frattamaggiore Francesco Russo, ha annunciato una ordinanza per chiudere le scuole domani a causa della immondizia non raccolta. Jervolino ha poi sottolineato che la conferma di Guido Bertolaso a commissario per l’emergenza nella regione «è la scelta di responsabilità che avevamo auspicato». «Occorre proseguire con fermezza - aggiunge - nell’ottica di una collaborazione piena, corretta e fattiva, che tutte le istituzioni hanno il dovere di prestare».

    Anche il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, ha trascorso la giornata in costante contatto con Palazzo Chigi, per tenere sotto osservazione la situazione e cercare le possibili soluzioni per uscire dalla crisi.

    Da "La Stampa".

  3. #3
    capaneo
    Ospite

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    24/5/2007 - BRUCIANO CASSONETTI E DISCARICHE IMPROVVISATE, CRESCONO RABBIA E PAURA
    La notte dei fuochi

    Un'altra notte di battaglia per i vigili del fuoco, impegnati contro centoventi roghi
    Napoli nel caos, è invasa dai rifiuti

    I ragazzi escono di casa e per ribellarsi alla puzza incendiano tutto ciò che trovano

    GIUSEPPE ZACCARIA

    «Avite chiammate 'e pumpiere?», fa il giovanotto che con una banda di coetanei si sta godendo lo spettacolo. Di fronte al condominio fratelli Brescia (appartamenti di lusso, mutui fino al cento per cento) una piccola banda suburbana assiste all'incendio. Questi non sono né camorristi né spiantati, soltanto ragazzi che non ne potevano più del puzzo.

    All'una di notte in via De Falco a Quarto proprio accanto alla stazione della Circumflegrea un grande rogo illumina la notte, brucia una discarica abusiva, tonnellate di spazzatura depositate lungo i bordi della strada crescono di volume, si prolungano per quasi duecento metri, annegano una fermata l'autobus, invadono la carreggiata e si protendono verso gli «appartamenti di lusso».

    L'aggressività della mondezza deve aver fatto scattare una molla, a notte fonda i giovanotti sono scesi in strada e hanno appiccato il fuoco un po’ per fare qualcosa e un po’ per sentirsi popolari presso il vicinato.

    Nella clandestinità
    Da settimane, dicono, ogni sera qualcuno passa in macchina e scarica la spazzatura lontano da sguardi indiscreti, oramai a Napoli liberarsi dei rifiuti è attività clandestina, se lo fai nei pressi di casa i vicini ti insultano allora devi nascondere le schifezze in bustoni di plastica, montare in auto e poi lanciarli al volo dove nessuno ti controlla più.

    Proviamo a chiamare il 115 che suona occupato per un quarto d'ora finchè una voce esausta risponde. «Vigili del Fuoco...Incendio dove? Ah, zona di Quarto...verso il mare o nella campagna?...va bene, manderemo il primo mezzo disponibile...accà fra mare e muntagna è tutte nu' burdelle...».

    Per metterla meno prosaicamente diciamo che Napoli e il suo hinterland stanno vivendo un'altra notte dei fuochi, l'ennesima e certamente non l'ultima. Cassonetti in fiamme al rione Ferrovia, roghi a Villa Literno, fiamme che lambiscono un palazzo a Ercolano, un'auto brucia con i rifiuti di Portici. Se percorri l' «asse di supporto», che taglia da Est a Ovest un'incredibile marmellata urbana, lente colonne di fumo si levano da ogni dove come se novanta tribù indiane (tanti sono i Comuni della provincia) si preparassero a dare battaglia.

    Poco fa dinanzi alla scuola elementare «Fermi» di Frattamaggiore abbiamo incrociato l'equipaggio «dodici B» che irrorava d'acqua un fetido cumulo fumigante e di insulti la centrale operativa. I mezzi dei vigili non hanno nomi di fantasia come «Vela»,«Pantera» o «Volante» ma solo sigla e numero che però non trattenevano il capopattuglia dal lanciare bestemmie via telefonino.

    Mascherina abbassata sul mento e nervi a pezzi il pompiere stava gridando via telefono: «O accaà mannate nu' c... d'abbippì o nun se pò ffà nu' c..., pecchè stù c... è fuoche nun ze spegne manghe po' c...». Sui puntini è inutile soffermarsi, la sigla «Abp» sta per «autobotte pompa», camion dotato di un serbatoio di 6 mila litri d'acqua, mentre «Aps» indica l'automezzo pompa serbatoio che al massimo porta duemila litri.

    «La cosa più disperante - spiega un funzionario dei vigili, Pasquale Giordano - è che un "Aps" riesce a spegnere il fuoco di due o tre cassonetti ma spesso le fiamme si spandono ad altri cumuli ammassati intorno e dunque l'acqua non basta. Allora bisogna far intervenire anche un "Abp", sette uomini sul primo mezzo, due sul secondo, chiamate che si sovrappongono e questo ogni notte per cento, centoventi volte». I nervi stanno saltando a tutti, pompieri, cittadini, amministratori, protettori civili e perfino camorristi che spingono la gente delle loro zone a scaricare le schifezze oltre confine. Basta dare un'occhiata a Scampia: nella zona del «clan» Di Leno cassonetti in ordine, sulle vie che fanno da confine colline di rifiuti, lerciume e robaccia che paiono messe lì a dire «vedetevela un po' con lo Stato» .

    La pernacchia
    Ecco, lo Stato. L'altra notte l'abbiamo sentito nominare più volte, per esempio da quel pompiere che verso le due sul lungomare di Pozzuoli, punteggiato da schifosissimi cumuli che impastano lezzo al sentore di salsedine, manovrava i getti intonando una specie di rassegnata litania: «Commissario straordinario, prrrrr...protezione civile,prrrrr...emergenza, prrrrr...», il suono era quello internazionale della pernacchia anche se la cantilena esprimeva un'idea più profonda. Come si fa a definire «emergenza» qualcosa che ha impegnato otto «commissari straordinari» nell'arco di quattordici anni? O i commissari non hanno nulla di straordinario oppure l'emergenza è cronica e molti ci mangiano sopra.

    Disordine e paura
    Napoli e la sua banlieue l'hanno capito benissimo tant'è che l'«emergenza rifiuti» continua a esprimersi a macchia di leopardo: Posillipo o il Vomero puliti, il quartiere Ferrovia invaso dalla monnezza, Torre del Greco annegata, Arzano che se la cava abbastanza, e via così in base a non si sa più quale disordine.

    L'altra notte abbiamo visto gente che osservava i roghi dietro finestre sbarrate, un vecchietto di Quarto camminava svelto verso casa cercando riparo da «tutte 'stu veleno...». In realtà è difficile dire se siano più pericolosi, disgustosi, insopportabili i densi fumi grigi che si levano dalle cataste o l'immondo lezzo che si spande quando non bruciano. I vigili del fuoco hanno ottenuto uniformi nuove, un medico specialista in malattie infettive e la promessa di rinforzi.


    Ehi, Metapapero! Cosa dicevi sulla uguaglianza della mentalità sociale in Italia?

    Trovami una città al Nord o al Centro (o al Sud) dove succeda questo. Dicevano che Napoli fosse l'unica città africana senza quartiere europeo, ma forse nemmeno in Africa si assiste a questo schifo.


    Ah, già, dimenticavo: è "colpa degli altri..."

  4. #4
    naufrago
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    Rapporto rifiuti 2004 (l'ultimo disponibile) di APAT e ONR:

    http://www.apat.gov.it/site/_content...fiuti_2004.pdf

  5. #5
    naufrago
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    da wikipedia.org "Inceneritori"

    In Italia i termovalorizzatori sono relativamente poco diffusi, anche a causa dei forti dubbi che permangono sulla nocività delle emissioni nel lungo periodo e delle conseguenti resistenze della popolazione: la maggior parte dei circa 3,5 milioni di tonnellate di combustibile da rifiuti italiani viene incenerita in impianti del Nord, ma il totale nazionale ammonta a circa il 12% sul totale dei rifiuti solidi urbani[3] (si confrontino le medie sopra citate).
    A Trezzo sull'Adda, in provincia di Milano, c'è uno dei più moderni termovalorizzatori/inceneritori in esercizio in Europa. A Brescia, in prossimità della città, c'è uno dei termovalorizzatori più grandi d'Europa (ca. 750 000 tonnellate l'anno: il triplo di quello di Vienna) che soddisfa da solo circa un terzo[4] del fabbisogno di calore dell'intera città (1100 GWh/anno) e che, nonostante sia stato oggetto di diverse procedure di infrazione da parte dell'Unione Europea, nell'ottobre 2006 è stato proclamato «migliore impianto del mondo»[5] dal Waste to Energy Research and Technology Council,[6] un organismo indipendente formato da tecnici e scienziati di tutto il mondo e promosso dalla Columbia University di New York; ha suscitato però qualche perplessità il fatto che questo organismo annoveri tra gli "enti finanziatori e sostenitori" la Martin GmbH,[7] che è tra i costruttori dell'inceneritore premiato.
    Nel resto del settentrione sono diffusi principalmente piccoli impianti a scarso livello tecnologico con basso rendimento, per i quali sono necessari dei rammodernamenti (come a Desio, Valmadrera e Cremona). Il meridione invece si distingue per una pessima gestione del problema rifiuti: la scarsissima raccolta differenziata, essendoci pochissimi inceneritori, sfocia in un eccessivo ricorso all'utilizzo della discarica (fra i più alti in Europa), e ha spesso richiesto la spedizione dei rifiuti dal Sud agli inceneritori del Nord (e a volte anche verso l'estero).

  6. #6
    Superpol
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  7. #7
    Superpol
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    Campania, la regione dei veleni
    Data di pubblicazione: 18.05.2007

    Nei dati dell'Apat le cifre inquietanti del disastro ambientale campano, commentate nell'inchiesta sul Corriere del Mezzogiorno del 16, 17, 18 maggio 2007 (m.p.g.)

    Campania, inquinati 1.760 chilometri quadrati
    Simona Brandolini – Corriere del Mezzogiorno, ed. Napoli, 16 maggio 2007

    Perché il governo ha emanato in tutta fretta un decreto per l'emergenza rifiuti che agisce anche in deroga alle leggi sulla tutela dell'ambiente e del territorio? E, soprattutto, perché il commissario Guido Bertolaso nei giorni scorsi ha lanciato l'allarme diossina? Ora è tutto chiaro. A leggere i dati ufficiali che a più riprese e in diverse sedi sono stati elaborati si comprende la gravità della situazione igienico sanitaria in Campania. A metterli insieme emerge un quadro a dir poco inquietante.
    Partiamo dalle rilevazioni dell'Apat, l'agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente ( braccio operativo del ministero).
    Sul totale del territorio nazionale ( esclusa la Sardegna) la Campania è prima per aree contaminate. In altre parole, il 43 per cento dei siti avvelenati in Italia è concentrato in Campania: in termini assoluti equivale a 1.763 km quadrati. Di aree inquinate il Piemonte industrializzato ne ha solo il 24 per cento. La Liguria, tanto per fermarci alle prime tre, solo l' 11 per cento. Il Litorale Domizio e l'agro aversano detengono il record negativo di 163 mila 887 aree inquinate, intendendo per tali sia il terreno sia lo specchio d'acqua. A Taranto, dove regna, città nella città, l'Ilva, ce ne sono 11mila 374; a Porto Marghera ( polo dell'industria chimica alle porte di Venezia) appena 5mila 790. In questi ultimi sono presenti dosi massicce di amianto. Ma, tornando alla Campania, da cosa viene contaminata? Soprattutto nella zona tra Caserta e Napoli in questi anni una miriade di inchieste ha portato alla luce un traffico esteso di rifiuti tossici. Una tra tutte l'inchiesta Cassiopea della Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal pm Donato Ceglie, che ha accertato come un'organizzazione criminale abbia smaltito illecitamente un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi. L'ultima è di pochi giorni fa: sette aziende del casertano sono state messe sotto sequestro per la presenza di diossina nel latte bufalino destinato al settore caseario.
    Siamo arrivati ad un altro capitolo: diossina. Anzi le diossine che derivano da tutto quello che viene trattato col cloro e che hanno capacità cancerogene, ma anche mutogene. Nel rapporto presentato il 12 aprile scorso proprio da Bertolaso emergevano due dati su tutti. « Quelli che noi diciamo da anni e ci dicono che siamo pazzi — dice il tossicologo oncologo del Pascale, Antonio Marfella — . E cioé che nel famoso triangolo della morte Acerra Marigliano Nola si sono registrate l' 84 per cento in più di malformazioni e ci si ammala di tumore sino al 20 per cento in più rispetto a tutto il resto d'Italia, zone industriali comprese » . Sono proprio i dati dell'Oms, l'organizzazione mondiale della sanità, a dimostrare quanto siano correlate la presenza di discariche, la concentrazione di ecomafie, con l'incidenza e la mortalità per cancro. Ma chi controlla e fa le analisi? È un altro aspetto quasi paradossale della vicenda.
    Per rilevare la diossina ci sono doppie responsabilità. L'Arpac, l'agenzia regionale per l'ambiente, effettua i prelievi sull'erba e sul terreno. Ma non può elaborarli, li spedisce a società specializzate del Nord. Per ora. Il laboratorio di Agnano non è ancora in funzione, necessita ancora di nove mesi per aprire i battenti.
    Da un paio di giorni poi per Acerra ( e solo per Acerra) è stato nominato commissario straordinario per il rischio diossina il sindaco Espedito Marletta. Quanto infine agli esami sugli animali e sull'uomo la competenza è dell'assessorato regionale alla Sanità. Anche in questo caso vengono spediti fuori regione. (1 continua)

    In Campania 250 mila persone avvelenate dai rifiuti
    Simona Brandolini – Corriere del Mezzogiorno, ed. Napoli, 17 maggio 2007

    È come scoprire l'acqua calda. Tutti sanno che esiste, ma nessuno lo dice ( tanto esiste). Il disastro in Campania è evidente, è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno che lo ammetta apertamente. «Certo che i dati dell'Apat li conosco — afferma l'assessore regionale all'Ambiente, Luigi Nocera — . Ma mi sembra doveroso fare qualche precisazione».
    Secondo i dati dell'Agenzia nazionale di tutela dell'ambiente ( riferiti al 2003 ed escludendo la Sardegna) in Campania ci sono il 43 per cento dei siti contaminati d'Italia: 176 mila ettari, 1796 chilometri quadrati di territorio e mare. Un'enormità.
    Partiamo da qui.
    «Prima precisazione — prosegue Nocera — la maggior parte delle competenze ce l'ha proprio l'Apat. Infatti si parla di siti di interesse nazionale. Quanto al problema della diossina è sempre l'Apat con l'Arpac che fa i rilievi. La Regione per ora è impegnata a spegnere gli incendi dei rifiuti per evitare dispersione di diossine nell'ambiente. Esiste poi un commissario straordinario per le bonifiche alle dirette dipendenze del ministero. Questo è il quadro, non faccio a scaricabarile. Ma questo è il quadro delle competenze» . Allora qual è la responsabilità di Palazzo Santa Lucia? «Uno dei punti della nostra programmazione europea futura è proprio dedicato al settore delle bonifiche, dai Regi lagni in giù — ancora l'assessore — . Da cittadino capisco e non ho problemi a dire che la situazione è drammatica, da politico dico che il problema ambientale in Campania sconta un periodo di gestione ambientale disastrosa se non inesistente. Da due o tre anni stiamo facendo la messa in sicurezza dei siti dei rifiuti. L'unica cosa che posso assicurare è che nella prossima programmazione grande attenzione e risorse saranno destinate alle bonifiche». Ma allora chi deve tutelare il territorio? «Tutti, nessuno escluso — termina Nocera — e quando dico questo mi riferisco ai primi responsabili, i comuni. Chi fa i controlli? L'Arpac fa il piano, ma sono i comuni che devono fare richiesta di analisi. Se c'è una discarica abusiva come faccio a saperlo se non me lo dice il sindaco? Chi me lo dice che ci sono i copertoni nel Vesuvio? Gli organi preposti sul territorio, cioé i comuni».
    Siccome la responsabilità è anche dei comuni val la pena cacciare da un altro cassetto altri dati. Per carità anche questi conosciuti, ma forse troppo spesso dimenticati. Quelli sull'incidenza dei tumori maligni nel territorio dell'Asl Napoli 4, la più vasta e quella più colpita: 550mila 665 abitanti, 496 chilometri quadrati e 35 comuni a cavallo tra Napoli e Caserta. Una prima curiosità: il report è stato pubblicato ( dall'Organizzazione mondiale per la sanità, l'Istituto superiore di Sanità, dal Cnr e dalla Regione Campania) nel dicembre del 2006 ma si riferisce al periodo 1997 2002 e i dati sono stati confrontati con quelli nazionali. Per alcune patologie l'incremento registrato è pari al 400 per cento in più.
    Parliamo di tumori maligni al polmone, alla laringe e alla vescica nei maschi e al fegato in entrambi i sessi. Si parla di almeno 250 mila persone «avvelenate» in vario modo da sostanze inquinanti.
    Nel dossier, finito sulle scrivanie di Strasburgo nel 2006, ci sono anche le relazioni di Mauro Mazza del Cnr di Pisa e della ricercatrice britanni ca Kathryn Senior. Secondo gli studiosi, per il cancro al fegato l'indice di mortalità su centomila abitanti è, tra gli uomini, pari al 14 per cento in Italia, al 15 per cento in Campania, mentre svetta al 38,4 nel territorio dell'Asl Napoli 4 e al 35,9 per cento nel triangolo della morte Nola Acerra Marigliano. Per le donne, il tasso di mortalità è del 20,8 nell'Asl Napoli 4 e del 20,5 nel triangolo, contro il 6 della media italiana e l' 8,5 della Campania. C'è poi un'ulteriore elaborazione dei dati fatta dall'Oms in cui si evince che il tasso di mortalità negli uomini è aumentata del 19 per cento nei comuni della provincia di Caserta e del 43 per cento nella provincia di Napoli; per le donne del 23 per cento nel Casertano e del 47 per cento nell'hinterland partenopeo.
    A chiusura della relazione si legge: «Le zone a maggior rischio identificate negli studi sulla mortalità e sulle malformazioni congenite in buona parte si sovrappongono e sono interessate dalla presenza di discariche e siti di abbandono incontrollato di rifiuti» . Un caso? Difficile da credere. La pensa così anche il professor Giuseppe Comella, direttore della Terapia medica del Pascale, che dice nella sua relazione al Parlamento europeo: «Il mancato intervento sul degrado ambientale verificatosi, potrebbe portare nei prossimi anni all'acuirsi di tali fenomeni con ancor più serie ripercussioni sulle condizioni di vita e salute della popolazione». ( 2 continua)

    Campania, 2.550 aree contaminate ma nemmeno una è stata bonificata
    Simona Brandolini , Fabrizio Geremicca– Corriere del Mezzogiorno, ed. Napoli, 18 maggio 2007

    Per comprendere fino in fondo il disastro ambientale campano, di cui pare che solo ora si inizia ad avere contezza, c'è un ultimo capitolo: le bonifiche. Nell'annuario dell'Apat 2006 ci sono gli aggiornamenti sulla stato di inquinamento delle regioni. In Campania vengono indicati come siti potenzialmente contaminati 2551 aree ( in Lombardia 1237). Tra i siti da bonificare inseriti o inseribili in anagrafe ce ne sono 23 con sola indagine preliminare, 20 con il piano di caratterizzazione approvato, 3 con progetto preliminare approvato, 2 con progetto definitivo approvato. Alla voce bonificati compare uno zero spaccato. Lo stesso discorso vale per i cinque ( perché dal 2005 oltre a Bagnoli, Napoli Orientale, Litorale domitio e agro aversano, il litorale vesuviano è stato inserito anche il bacino del Sarno) siti di interesse nazionale avvelenati. Per intenderci quelli che da soli rappresentano il 43 per cento del totale nazionale del territorio inquinato. Alla voce bonifica ancora una volta c'è uno zero.
    Passiamo alla Regione Campania al suo piano di bonifiche ( che per carità esiste ed è già una buona notizia) approvato nel 2005, completato nel 2006. Per 7 siti pubblici sono previsti 6 milioni di euro. Ma siamo nella fase di progettazione. Si tratta delle discariche di Serre, Sala Consilina, Benevento, Montesano sulla Marcellana, San Bartolomeo in Galdo e di Napoli piazzale Tecchio e del torrente Fenestrelle di Monteforte irpino. Con un ulteriore stanziamento di 4 milioni di euro sono stati previsti interventi in 256 siti. Dopo due indagini 151 sono risultati contaminati.
    Nel frattempo la cifra prevista per la bonifica è passata da 4 milioni a 6 milioni 485 mila euro. Ora i comuni dovranno fare i piani di riqualificazione. Ma siamo ancora a zero bonifiche. Perché tra i piani e l'applicazione degli stessi ci passa il mare.
    La conferma amara arriva il 3 aprile scorso. In quella data il professor Arcangelo Cesarano, subcommissario alle bonifiche viene ascoltato in commissione Ambiente. Sul sito del Senato c'è il resoconto stenografico di quella audizione. Cosa dice Cesarano in quella occasione? Che finora non è partita nessuna bonifica e soprattutto che mancano i fondi.
    Facciamo un esempio. Ricordate Agrimonda? È la rivendita di fitofarmaci distrutta 12 anni fa da un incendio, a Mariglianella. Estate 1995 ma è come se il tempo si fosse fermato. Quei 4000 metri cubi di rovine materiale edile, ma pure sostanze chimiche sono ancora lì. « Non è stata effettuata neppure la caratterizzazione per capire quale sia il livello di inquinamento del terreno » , è una delle tante cose che dice Cesarano. La normativa prevede che la effettui il proprietario, a sue spese.
    La ditta che gestiva la rivendita di fitofarmaci risulta però fallita. Il 19 dicembre 2006 Cesarano ha chiesto l'inter vento dell'Arpac per analizzare il liquido rinvenuto nel sottoscala degli uffici. Agrimonda non è un caso isolato, tutt'altro. Rientra nel sito di interesse nazionale del Litorale Domitio e agro Aversano.
    Dovrebbero essere in corso interventi di radicale disinquinamento dei terreni, delle acque, del sottosuolo. In realtà mancano i soldi, nonostante nel 1997 fossero stati stanziati dallo Stato 174 milioni di euro. Sono stati dirottati sull'emergenza rifiuti. « Ho chiesto alla Regione di ripristinare le somme distolte — ha riferito ai parlamentari Cesarano — . Fino ad ora sono stati però recuperati solo 50 milioni di euro di fondi ordinari » . Meno di un terzo della cifra iniziale. Altri 53 milioni di euro sono arrivati con i fondi Por 2000 2006: 27 per l'Area orientale, 17 per il Litorale domizio, 9 per Bagnoli.
    Insufficienti. Nel Litorale Domitio e Agro aversano, per esempio, sono state rimosse solo 1.400 tonnellate di ma teriale, prevalentemente inerti dell'edilizia. Briciole, perché nei 77 comuni del sito il commissariato stima che vadano portate via 800 mila tonnellate di materiali, almeno il 10 per cento dei quali sono rifiuti tossici e nocivi. « Non abbiamo neanche una conoscenza adeguata della situazione della falda sotterranea » , ancora Cesarano ai senatori.
    Materialmente, le operazioni di bonifica sono affidate alla Jacorossi, una società che opera sulla base della convenzione che stipulò, sei anni fa, col ministero dell'Ambiente, con la Regione e con il commissariato alle Bonifiche.
    Tre senatori di Rifondazione Franco Russo Spena, Raffaele Tecce e Tommaso Sodano hanno presentato un anno fa un'interrogazione parlamentare sull'operato della società. « Da verifiche effettuate dalla provincia di Caserta e di Napoli — si legge — emergerebbero gravi irregolarità a carico di Jacorossi spa, relative allo smaltimento di diverse decine di migliaia di tonnellate di rifiuti » . Denunciavano, inoltre, che le bonifiche erano praticamente ferme, nonostante alla Jacorossi fossero state trasferite già risorse per 65 milioni di euro. Tredici mesi più tardi poco è cambiato. Certo, sta per essere assegnata la gara di appalto per la realizzazione di due stazioni di pompaggio dell'acqua di falda inquinata ad Acerra e sono state condotte alcune operazioni di messa in sicurezza provvisoria, per esempio alla discarica So. Ge. Ri. Interventi parziali.
    Ma tanto per non farsi prendere da un pessimismo cosmico, ci conforta che il piano regionale ci sia. Ci conforta che ci siano tante istituzioni sul campo ( ministeri, regione, agenzie, comuni, commissariati e così discorrendo). Ora vorremmo vedere anche qualche ruspa in azione. ( 3 fine)

  8. #8
    naufrago
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    Quanti impianti di compostaggio, quanti inceneritori, quanti termovalorizzatori ci sono in campania? Se non ci sono impianti di questo genere e le discariche sono piene, dove possono finire i rifiuti campani?

  9. #9
    naufrago
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    Voti e cassonetti

    «Non c'è cosa che puzzi di politica quanto l'immondizia partenopea. Un'emergenza costata fino ad oggi 1.825.000 euro»

    di Gian Antonio Stella



    In Italia, dice Pier Ferdinando Casini spostando il tiro dal tema di questi giorni, «c'è una questione morale che va ben oltre i costi della politica: è quella della spazzatura a Napoli». Sbaglia: non c'è cosa che puzzi di politica, scusate il bisticcio di parole, quanto l'immondizia partenopea. Un'emergenza costata fino ad oggi 1.825.000 euro. E' politico, nel senso più alto, l'intervento di Giorgio Napolitano che non si è limitato a un banale e generico appello a risolvere i problemi ma ha affondato il dito nella piaga. La piaga dei rapporti tra certe rivolte popolari, spesso accese dalla camorra da sempre interessatissima al business delle discariche, e certi parlamentari che hanno scelto di cavalcare le proteste invitandoli a smetterla di porre «ostacolo alle scelte individuate nel decreto».

    Politica è la posizione di chi come il senatore rifondarolo Tommaso Sodano, presidente della commissione Ambiente di Palazzo Madama, ha deciso di mettersi di traverso agli inceneritori teorizzando che questo movimento deve assumere l'importanza della guerra «No-Tav» in nome di un grande progetto che avvii la raccolta differenziata (progetto fino ad oggi fallimentare sia culturalmente sia amministrativamente) e spiegando che nell'attesa il pattume si potrebbe smistare in Romania. Politica è stata l'assunzione di 2.316 precari inquadrati con contratto definitivo a 2 mila euro al mese per 14 mensilità senza che due terzi, secondo lo stesso commissario all'emergenza, avessero mai «assegnata una mansione». Politica è stata per tredici interminabili anni la scelta dei commissari, primi fra tutti i governatori nazional-alleato Antonio Rastrelli e il diessino Antonio Bassolino, di non sfidare apertamente le piazze ribelli (sono voti, voti, voti) per costruire quei termovalorizzatori che in altre parti d'Italia vengono comunemente accettati dalle popolazioni anche se piazzati come a Trieste tra un prosciuttificio e uno stabilimento di caffè. Politica è la scelta ambigua del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, che in Campania ha il bacino elettorale, di scansare ogni scelta impopolare e non lasciarsi scavalcare a sinistra da Rifondazione. Politica la veemenza con cui Vincenzo De Luca, il «podestà rosso» di Salerno acerrimo rivale di Bassolino, vuole avere il via libera a costruire lui un secondo inceneritore dopo quello di Acerra così da dimostrare che lui sì, altro che il governatore!, sa andare diritto all'obiettivo affrontando senza paura la piazza. E ancora politica è la posizione della destra, che scarica tutte le responsabilità sulla sinistra da anni al governo della Campania e di Napoli dimenticando di avere avuto fino a un anno fa, quando già l'emergenza era «tragica», la presidenza del Consiglio e il ministero dell'Ambiente. E tutta politica, infine, è la scelta degli uni e degli altri di non lavorare insieme, di non collaborare su nulla, di scaricare tutto su Guido Bertolaso in attesa che passi 'a nuttata. E si porti via la puzza dei cassonetti bruciati.

    23 maggio 2007

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    Citazione Originariamente Scritto da FdV77 Visualizza Messaggio
    Quanti impianti di compostaggio, quanti inceneritori, quanti termovalorizzatori ci sono in campania? Se non ci sono impianti di questo genere e le discariche sono piene, dove possono finire i rifiuti campani?
    Sette impianti CDR, quelli che producono ecoballe

    Il termovalorizzatore di Acerra entrera' in funzione in estate

    La campania ha la percentuale di raccolta riciclata maggiore del Sud, con punte di eccellenza migliori di quelle del Nord.

 

 
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