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Discussione: Tfr

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Lo so, cornelio, ma qui si sta lavorando proprio per questo. Non dico di lavorare come "Lotta Comunista" - anche se bisogna ammettere che stanno crescendo a dismisura -, ma è necessario un laboratorio anticapitalista per portare avanti le istanze rivoluzionarie. Oggi non si riesce nemmeno a parlare col vicino di casa, figurati come si potrebbe uscire dall'impasse attuale... Te l'ho detto, bisogna capire bene le dinamiche del capitalismo, studiarle a fondo, ristrutturare una teoria anticapitalista e poi partire nella propaganda. Noi, nel nostro piccolo, ci stiamo provando, alla faccia dei vecchi arnesi di destra e di sinistra.

    Vero. Bisogna capire le dinamiche del capitalismo.
    E la dinamica più forte, compagni,
    la più distruttiva e lacerante, è il suo impatto culturale.
    Come diceva Cornelio giustamente, ciò che è incredibile è come la gente si abitui al reale. D'altronde l'uomo medio legge repubblica e il corriere dove gli si dice che la flessibilità è una necessità del sistema produttivo. E lui ci crede.
    Tutti si bevono le necessità liberali, e anzi si fa largo l'idea che bisognerebbe anche ringraziare quando si riceve un contratto da sei mesi ( certo meglio che stare senza lavoro).
    Quindi tutto sta nel cambiare l'ottica esistenziale e quindi culturale. Nel capitalismo ( sorretto, in questa fase, perfettamente dall'ideologia liberale della concorrenza ) la precarietà domina ogni aspetto della vita comunitaria e riguarda ( paradossalemente ) tanto il capitalista quanto il proletario. In fondo tutti sappiamo che per un'imprenditore che si fa miliardario ve ne sono altri 10 che falliscono e lottano spietatamente per strapparequote di mercato e restare a galla.
    E allora, proprio partendo dalla critica del sistema come lotta perpetua, si deve lottare interclassisticamente per rivoltarlo ( a livello sopratutto ideologico ) . L'interclassismo, inteso come forza storica, non certo come ideologia ( come nel fascismo ), forza storica volta al conseguimento di una società senza classi, dove la stessa ideologia di classe viene demolita.

  2. #22
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    terraeamore,
    praticamente riprendiamo Marx...e lo aggiorniamo un po'...

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    . Oggi non si riesce nemmeno a parlare col vicino di casa, figurati come si potrebbe uscire dall'impasse attuale... Te l'ho detto, bisogna capire bene le dinamiche del capitalismo, studiarle a fondo, ristrutturare una teoria anticapitalista e poi partire nella propaganda.
    Infatti!!!!!!!
    Perchè non si riesce a parlare nemmeno col vicino di casa?
    Perchè tra le persone c'è diffidenza e malafede "indipendentemente dalle classi di appartenenza"?
    Come mai divaga l'individualismo?
    Io comincerei analizzando le differenze" concentrandomi sui rapporti interpersonali all'interno delle comunità" che sussistono tra i grandi centri abitati e le piccole frazioni periferiche.

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio



    Vero. Bisogna capire le dinamiche del capitalismo.
    E la dinamica più forte, compagni,
    la più distruttiva e lacerante, è il suo impatto culturale.
    Come diceva Cornelio giustamente, ciò che è incredibile è come la gente si abitui al reale. D'altronde l'uomo medio legge repubblica e il corriere dove gli si dice che la flessibilità è una necessità del sistema produttivo. E lui ci crede.
    Tutti si bevono le necessità liberali, e anzi si fa largo l'idea che bisognerebbe anche ringraziare quando si riceve un contratto da sei mesi ( certo meglio che stare senza lavoro).
    Quindi tutto sta nel cambiare l'ottica esistenziale e quindi culturale. Nel capitalismo ( sorretto, in questa fase, perfettamente dall'ideologia liberale della concorrenza ) la precarietà domina ogni aspetto della vita comunitaria e riguarda ( paradossalemente ) tanto il capitalista quanto il proletario. In fondo tutti sappiamo che per un'imprenditore che si fa miliardario ve ne sono altri 10 che falliscono e lottano spietatamente per strapparequote di mercato e restare a galla.
    E allora, proprio partendo dalla critica del sistema come lotta perpetua, si deve lottare interclassisticamente per rivoltarlo ( a livello sopratutto ideologico ) . L'interclassismo, inteso come forza storica, non certo come ideologia ( come nel fascismo ), forza storica volta al conseguimento di una società senza classi, dove la stessa ideologia di classe viene demolita.
    Si tutto bello , ma dimentichiamo che la stramaggioranza delle persone se ne frega delle teorie sul capitalismo ,la gente comune non vuole sapere quanti imprenditori falliscono ogni giorno a causa di un mercato sempre più spietato.
    Sicuramente preferirebbero capire come risparmiare sulla spesa, come rendere il quartiere più sicuro, come non farsi fregare dai tanti parassiti che circolano liberamente !
    Io personalmente lavorerei teoricamente solo sui giovani , sui ragazzini .
    Sono molto più facili da plasmare , hanno menti predisposte all'utopia e non fanno i conti quotidianamente con le problematiche reali" almeno non la maggioranza"

  5. #25
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    Lavoratori non interessati alla Riforma

    Sono, al momento, esclusi dal campo di applicazione della riforma operata con il d. lgs. n.252/2005 i dipendenti delle seguenti Pubbliche Amministrazioni (ai quali continua ad applicarsi la disciplina del d. lgs. n.124/1993):
    • amministrazioni dello Stato, compresi gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative;
    • aziende e amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo
    • regioni, province, comuni, comunità montane e loro consorzi e associazioni;
    • istituzioni universitarie (università statali e istituto universitario di scienze motorie/ex Isef)
    • istituti autonomi case popolari;
    • camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni;
      tutti gli enti pubblici non economici nazionali (ad es. Inps, Inpdap, Ipsema), regionali e locali;
    • amministrazioni, aziende ed enti del servizio sanitario nazionale;
    • Aran (agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni);
    • agenzie fiscali

  6. #26
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    Lavoratori interessati

    Sono interessati alla riforma della previdenza complementare attuata con il d. lgs. n.252/2005 ed entrata in vigore dal 1° gennaio 2007 tutti i lavoratori autonomi e i lavoratori dipendenti, ad esclusione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni sotto elencate. In base alla disciplina del d. lgs. n. 252/2005 o del d. lgs. n.124/1993, possono aderire alle forme pensionistiche complementari le seguenti tipologie di lavoratori:


    1. i lavoratori dipendenti sia del settore privato che del settore pubblico;
    2. i lavoratori assunti in base alle tipologie contrattuali previste dal d. lgs. n.276/03 (legge Biagi): soggetti con contratto di lavoro in somministrazione, con contratto di lavoro intermittente, con contratto di lavoro ripartito, con contratto di lavoro a tempo parziale, con contratto di apprendistato, con contratto di inserimento, con contratto di lavoro a progetto, con contratto di lavoro occasionale;
    3. i lavoratori autonomi;
    4. i liberi professionisti;
    5. i soci lavoratori di cooperative;
    6. i soggetti che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari nonché i soggetti che svolgono, senza vincolo di subordinazione, lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari e che non prestano attività lavorativa autonoma o alle dipendenze di terzi e non sono titolari di pensione diretta.

    Naturalmente, la specifica disciplina sul conferimento del Trattamento di fine rapporto (TFR) alle forme pensionistiche complementari trova applicazione solo con riferimento ai lavoratori dipendenti.

    Alle forme pensionistiche complementari di carattere individuale (fondi aperti e PIP) possono aderire anche soggetti diversi da quelli sopra elencati, come ad esempio i soggetti che non hanno reddito da lavoro.

    Possono inoltre iscriversi alle forme pensionistiche complementari anche i c.d. "soggetti fiscalmente a carico" cioè quei soggetti rispetto ai quali il percettore del reddito fruisce delle deduzioni o delle detrazioni prevista dalla normativa fiscale vigente. Affinché i soggetti fiscalmente a carico possano effettivamente iscriversi ad un fondo pensione di natura negoziale è necessario che tale facoltà sia espressamente prevista dallo statuto del fondo pensione.

    http://www.tfr.gov.it/TFR/Lavoratori/

 

 
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