EMERGENZA CRIMINALITÀ
In una dura lettera il vescovo di Locri-Gerace punta il dito sulla situazione inaccettabile della regione, dopo l’ennesimo delitto che ha insanguinato il comune di Bovalino
«Basta omicidi nella Locride»
Bregantini: la mano di Caino sulla Calabria
«Lo Stato deve riappropriarsi di questa terra dove le cosche hanno dichiarato guerra alla società»
Da Locri Giovanni Lucà
Venga nella Locride il ministro dell'Interno; «venga qui, dove le cosche hanno dichiarato una guerra aperta alla società civile e allo Stato». È ancora una volta la Chiesa locale ad alzare il grido di dolore per il perpetrarsi della violenza omicida e lo fa con grande preoccupazione, perché non sembrano intravedersi barlumi di cambiamenti di rotta. L'ultimo omicidio avvenuto nella Locride ha indotto il vescovo della diocesi di Locri-Gerace, Giancarlo Maria Bregantini, la commissione Giustizia e Pace, la pastorale Sociale e del Lavoro, la Scuola di formazione all'Impegno sociale e politico, il parroco, Adriano Baratto, la Fraternità Buon samaritano e tutta la comunità della parrocchia "San Martino" in Bosco S.Ippolito di Bovalino, ad esprimere angoscia per l'omicidio compiuto domenica sera. «La mano di Caino bagna ancora di sangue la terra della Locride» si legge nel documento diffuso. Viene ricordata la missione organizzata appena un mese fa per riportare un clima di riconciliazione dopo il riaprirsi di una cruente faida che ha causato nel Natale scorso l'omicidio di una giovane donna. Invece «la Calabria e la Locride in particolare continuano ad essere violentate dalla feroce violenza di una criminalità assassina e senza scrupoli». A questo punto non c'è più un minuto da perdere ognuno è chiamato a fare la propria parte ed il primo invito è rivolto alle istituzioni. «Lo Stato si riappropri della sovranità in questo territorio. Faccia piena e rapida luce su tutti, tutti gli atti di violenza che periodicamente, a cadenza sempre più breve, ci troviamo a registrare. Vorremmo non dovere denunciare, puntualmente, questo stato di cose, ma la realtà è questa e non possiamo tacerla. Quello che sin qui è stato fatto, evidentemente, non è bastato». Un considerazione dura ed amara dopo i tanti segnali di speranza arrivati con l'attenzione che era stata rivolta alla Locride in seguito al delitto del vice presidente del consiglio regionale Francesco Fortugno. Il documento prosegue: «Chiediamo con determinazione che si riaccendano i riflettori sulla Calabria. Noi, naturalmente, continueremo ad annunciare, denunciare, rinunciare. Mantenendo vigili le coscienze, di fronte ad ogni male, anche piccolo, chiedendo a tutti, di essere coraggiosi e consequenziali in atteggiamenti di coerenza e pregando, sempre di più, senza mai piegare il capo di fronte al male e di fronte ad altri idoli, per non essere succubi dei prepotenti».
La pagina e tratta dal sito di Avvenire online: http://www.avvenire.it




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