Veneto Serenissimo Governo
Ufficio di Presidenza
La via Marciana per il Veneto o il cretinismo elettorale?


In questi 30 anni di lotta autonomista, federalista o indipendentista che si voglia, abbiamo avuto anche il tempo per riflettere sulla questione, e mi sembra doveroso esprimere alcuni ragionamenti in merito visto che a mio avviso ci troviamo di fronte a momenti in cui i Veneti hanno poco tempo e devono decidere in maniera responsabile per il loro futuro. Come sappiamo benissimo l’Italia, come entità nazionale, non è mai esistita nella storia, tutt’al più è esistita la penisola italica: dopo la conversione dell’impero romano, ha avuto una semiunità religiosa sempre con le dovute differenze da popolazione a popolazione. Il fatto che il neonato stato italiano (fondamentalmente basato sulla figura di una casa reale indiscutibilmente senza prestigio ed assolutamente estranea alle tradizioni della penisola) sia nato e si sia sviluppato aggredendo tutte le popolazioni esistenti nella penisola italiana con la famosa scusa di quel periodo “dobbiamo unire l’Italia e cacciare lo straniero”, per mano di un manipolo di affiliati a società segrete al soldo dei vari imperialismi europei consoni alle solite loro lotte di potere, e al fine di spartirsi territori, o crearsi trampolini di lancio per le loro future scorribande colonialistiche dell’Africa, tutto ciò deve essere il punto di partenza per il nostro ragionamento.

Il grande inganno perpetrato dai progenitori dei vari partiti italiani attuali deve essere rigettato assolutamente da tutti coloro che si dichiarano per una qualsiasi lotta di “libertà” che è il baricentro di tutti i federalismi o delle autonomie che dir si voglia. Il Veneto, oramai è riconosciuto e riconoscibile: è quel lembo di territorio italiano dove la febbre autonomista è più radicata che mai, e questo sempre a mio avviso è dovuto assolutamente alla memoria storica ed al legame con le proprie tradizioni che ogni Veneto in qualche maniera ha ereditato e ricevuto dalle generazioni passate, testimoni assoluti di una libertà e di un buon governo, durati per secoli. Oggi noi non dobbiamo più chiederci se e quanti Veneti siano per la libertà, e per la difesa dell’identità marciana, perché di ciò ne abbiamo avuto conferma positiva dall’entusiasmo e dalla condivisione popolare degli ideali 10 anni or sono durante la liberazione di piazza S Marco da parte del Veneto Serenissimo Governo; aggiungerei poi che ogni persona può scoprirlo giornalmente per effetto del dialogo diretto che si può intraprendere con i Veneti, confermato poi anche a livello elettorale dai riscontri che oramai sono una costante, non ultimi la consultazione sulla devolution e i referendum di Lamon ed Asiago ecc. Ora il problema che abbiamo è uscire dallo schema impostoci dallo stato occupante, ossia riconoscere che la legalità sta’ nel diritto del nostro popolo all’autodeterminazione e non certamente nel rincorrere qualche competizione elettorale che come abbiamo visto in questi 3 decenni non ha portato a niente, sebbene la voglia autonomista sia grande e di massimo rilievo nelle urne. Lo scopo di chi ci ha imposto istituzioni estranee alla nostra storia oltre 140 anni or sono è farci continuare in questa strada portando ad annichilire per sempre la nostra volontà di libertà. Tutti i vari partiti o movimenti che da anni inseguono il sogno di una qualche autonomia del Veneto devono capire questo passaggio importante, e rigettare così tutti i vari percorsi che lo stato occupante ci vuole indicare. Il nostro punto di partenza deve essere il 1866, ossia quel momento storico dove il Veneto aveva la possibilità di esprimere veramente la volontà della propria indipendenza e che ci è stato tolto con la forza e l’inganno dallo stesso stato, che ora a distanza di oltre un secolo e mezzo detta le regole per noi. Questo dobbiamo dirlo: l’occupazione è stata possibile anche grazie ai vari servi locali che in cambio di privilegi e prestigi personali non hanno perso un attimo per svendere la loro gente ingannando con vane promesse il loro popolo. Se noi partiamo dal presupposto che come popolo abbiamo il diritto inalienabile riconosciuto oltre che da un diritto storico anche da organismi internazionali ai più alti livelli di avere la nostra forma di governo senza che nessuno decida per noi, diviene matematico che possiamo scegliere autonomamente anche la forma per arrivare all’indipendenza senza che ci venga imposta dall’entità che meno si addice, ossia l’occupante italiano. Sentir dire in questi giorni che i Veneti dovrebbero seguire la strada scozzese, perché di attualità finché non ritornerà in voga quella catalana oppure quella basca o irlandese aspettando i nuovi sviluppi dei francofoni canadesi ecc ecc mi dà oramai il voltastomaco: possibile mai che i Veneti con la storia che hanno avuto non riescano una volta per tutte a selezionare la strada più consona per arrivare alla loro liberta? Il Veneto Serenissimo Governo oramai da venti anni lavora per questo, e senza ombra di dubbio è il movimento che a livello della penisola se non europeo degli ultimi decenni ha prodotto la più vasta mole di letteratura a riguardo, tracciando tattiche e strategie valide per la lotta dell’autodeterminazione Veneta e non solo, e questo è stato possibile solo percorrendo la strada della libertà ideologica e l’autonomia da qualsiasi partito italiano.
Dunque cari Veneti, non andiamo in cerca dei vari Haider di turno cui affidare il nostro futuro, che poi come abbiamo visto si confermano dei fuochi di paglia inesorabili, ma accettiamo di essere e di pensare da Veneti liberi, solo così si possono trovare la forza e la strada per arrivare all’indipendenza che ci aspetta.
Il Veneto Serenissimo Governo non vuol essere il capo esclusivo della lotta indipendentista e soprattutto non vuol essere un nuovo partito con ideologie le più in voga del momento, ma vuol essere principalmente quel mezzo per cui i Veneti ritrovino la loro consapevolezza e la loro voglia di lottare per lo scopo più nobile di qualsiasi popolo, ossia la sua libertà: è per questo che le sue porte sono e resteranno aperte per qualsiasi confronto che sia utile alla lotta patriottica, accettando o meglio incitando con forza tutti i Veneti di buona volontà a lavorare per preparare la classe dirigente della nuova Veneta Serenissima Repubblica, la più consona alla nostra storia e la più proiettata verso un futuro, sfida questa che non deve passare in secondo piano.
Se a qualcuno passa per la mente di farsi la fatidica domanda “che fare?”, io dico che la prima cosa è prendere coscienza di noi stessi denunciando apertamente la violazione del diritto internazionale che l‘Italia ha perpetrato nei confronti del Veneto dal 1866 ad oggi; nello stesso tempo dobbiamo dar prova al mondo intero che il Veneto non ha paura della competizione elettorale ed offrire all’Italia la possibilità di mettersi in regola una volta per tutte con la sua coscienza, e soprattutto con il suo nefasto passato. Il rifacimento del referendum del 1866 offre tutto questo, con la novità amara per i vari partiti, e gli sempre pronti lacché locali, di uscire allo scoperto ed affrontare la realtà di fronte al consesso internazionale e soprattutto di fronte ai Veneti. Questo semplicissimo metodo di consultazione elettorale, in voga nelle più liberali democrazie attuali ha la possibilità di uscire dagli schemi predefiniti dallo stato usurpatore e di affrontare in un sol momento quale che sia la volontà dei Veneti, con l’aggiunta della garanzia internazionale; tutto questo deve essere svolto seguendo i crismi e le regole che si dovevano attuare e che sono venute a mancare per i motivi che conosciamo nel 1866.
Cari Veneti, l’illusione di arrivare alla libertà della nostra Nazione seguendo la strada politico elettorale che lo stato italiano ci obbliga a seguire è soltanto una perdita di tempo e forze preziose, le quali potrebbero essere investite per risolvere gli ardui problemi di ordine economico sociale che rischiano di far collassare la nostra già precaria quotidianità, per non parlare delle insormontabili problematiche globali che la classe dirigente degli ultimi 150 anni ha fortemente contribuito a lasciarci in eredità. Questi “bravi” governanti, eredi dei vari real-massoni e dei gerarchi guerrafondai del secolo scorso che non si soffermano “mai” sulle piccole cose si sono guardati bene dal tutelarsi nell’eterno futuro, inserendo nella loro fase costitutiva quella frase che è l’essenza della “democrazia” e della “libertà”, decantata sempre e soprattutto nelle varie campagne elettorali che ci illudono oramai ogni manciata di mesi, ossia: “La repubblica, ( italiana) è una e indivisibile” come a dire che già si sapeva della volontà popolare e dei loro inalienabili diritti. Questa piccola frase inserita a modo nel contesto statuario italiano ha dato e darà la possibilità di azzerare qualsiasi sforzo politico che vada in direzione indipendentista. Il Veneto Serenissimo Governo è riuscito a scavalcare anche questa insidia trovando nel rifacimento del referendum truffa del1866 la possibilità di avere una consultazione che non sia controllata da una delle controparti, bensì garantita e vigilata da organi internazionali come succede in tutti i processi di autodeterminazione degli ultimi anni.
Veneti, basta scimmiottare strade politiche che tra l’altro ben poco hanno portato alle loro popolazioni e prendete coscienza della vostra storia e delle vostre capacità, rigettate energicamente le solite illusioni della funesta municipalità provvisoria instaurata 200 anni or sono dal primo invasore del Veneto (Napoleone Bonaparte) ed ancora viva per mano di subdoli lacché sempre pronti a servire il padrone di turno, e date linfa al progetto di rifacimento del referendum truffa del 1866 promosso e difeso con forza dal Veneto Serenissimo Governo, unica e vera forza indipendentista che lotta per il ripristino della legalità marciana e del ritorno nel consesso internazionale della Nazione Veneta.

Il Vicepresidente Vicario Plenipotenziario
del Veneto Serenissimo Governo
Luca Peroni
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