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  1. #1
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    Predefinito Combattiamo culturalemente il gay pride e l'omofobia.

    Gay pride e omofobia: le due facce della stessa medaglia.
    La discriminazione culturale dell'omosessualità che pervadeva e tuttora ( anche se in forma molto diversa ) pervade le società, ha portato alla reazione di segno opposto, altrettanto perversa e negativa, di chi pretende di fondare un orgoglio di categoria basato sulla diversa sessualità .
    Tutto ciò è pura follia ed è il segno della società ghettizzata, dove i neri vivono in un quartiere, i cinesi in un altro e i gay vanno in piazza per il loro orgoglio di gay.
    Vietare il gay pride, è un'inutile forma di negazione di libertà di espressione ( come è accaduto a Mosca) che sortisce peraltro effetti opposti a quelli auspicati.
    Il gay pride deve essere combattuto culturalmente, distruggendo le fondamenta etniciste e categoriali su cui si basano le società capitalistiche avanzate. Distruggendo la rivendicazione di categoria ( ora persino sessuale ) in nome della rivendicazione collettiva e universale dell'essere uomo, solidale, lavoratore e cittadino tra cittadini, connazionale tra universali ( quel tipo di rivendicazione universalistica autentica che oggi i nostri politici e i militanti hanno da anni mandato a farsi fottere).
    L'omosessuale non può pretendere un riconoscimento giuridico della sessualità e della sua vita intima. Sarebbe pura follia. L'omosessuale non può pretendere di essere qualcosa di distinto dall'eterosessuale. Essere omosessuali significa, chiaramente, qualcosa ( questo è ovvio), ma questo qualcosa attiene all'intimità dela persona, e non deve essere pubblicizato come si pubblicizza la virtù civica o il coraggio, o l'onestà.
    Ma purtroppo oggi tutto vuole divenire pubblicità,e il gay pride è la quintessenza di questa maledetta tendenza autodistruttiva.
    L'omofobia deve essere distrutta nel nome della libertà di essere ciò che si è, nel nome della libera scelta dell'esplicazione del proprio corpo.
    Etico, a livello comunitario, deve e può essere, a mio avviso, il comune disprezzo per l'edonismo, la mercificazione, e la pornografia. ma tale disprezzo attiene a qualunque persona ( che sia omo o etero ) che condivida un etica dello spirito e del rapporto con il corpo. Quest'etica non deve avere nulla a che vedere con l'omosessualità, che deve restare una libera scelta intima.
    Ostentare l'omosessualità come forma di amore e di convivenza pubblicamente, sarebbe come esaltare la convivenza tra uomo e donna come valori assoluti perchè fondati sulla condivisione del corpo.
    Ebbene, io rifiuto questa logica. L'unica cosa che si può esporre e glorificare pubblicamente in comunità è l'amore tra esseri umani e la cura che essi si riservano l'uno con l'altro ( indipendentemente dal sesso e dal corpo ).

    Discorso a parte, poi , è la valorizzazione comunitaria della famiglia ( che,in forma naturale, è etero ) con figli intesa come cellula sociale educativa e affettiva ( che mi vede assolutamente d'accordo ). Ma mai il rilievo comunitario dato alla famiglia deve trascendere in forme di culto pubblico del rapporto uomo-donna.

    Se l'omosessuale vuole esistere in libertà e armonia con la società, deve dimenticarsi la follia, tutta contemporanea e tipica della struttura sociale lobbistica, di diventare categoria che si definisce. basti pensare che esistono vere e proprie lobby gay, peraltro molto potenti e tendenzialmente filocapitaliste di matrice liberal. Un omosessuale libero deve rifiutare il lobbismo e il gay pride.

  2. #2
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    l'unica risposta puo' essere data dalla componente gay evitando che manifestazioni in difesa dei propri diritti si trasformino in carnevali ambulanti.
    Credo che un po' piu' di sobrietà puo' solo beneficiare ad una causa che ancora oggi viene snobbata e relegata come fenomeno da circo.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da squarcio' Visualizza Messaggio
    l'unica risposta puo' essere data dalla componente gay evitando che manifestazioni in difesa dei propri diritti si trasformino in carnevali ambulanti.
    Credo che un po' piu' di sobrietà puo' solo beneficiare ad una causa che ancora oggi viene snobbata e relegata come fenomeno da circo.

    Sì credo sia la cosa più politicamente e strategicamente giusta da portare avanti.
    Per il resto però non credo si possa mettere il gay pride e le discriminazioni sessuali sullo stesso piano, come non è assolutamente accettabile mettere sullo stesso piano una carnevalata buffonesca con una legnata in bocca da parte degli sbirri al soldo dell'imperialista Putin (e che nessuno parli di Putin come il salvatore del mondo perchè gli rido in faccia e me lo tiro per il culo fino a che non invoca la mamma).

    A luta continua

  4. #4
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    Non parlo assolutamente di equiparare l'omofobia con il gay pride, nè tanto meno le legnate del naziskin con il folclore colorato.
    Dico, e ribadisco che l'idea di un orgoglio omosessuale è l'altra faccia della medaglia ( storicamente comprensibile ) dell'omofobia.
    Non ci sarà mai libertà, all'interno di una categorizzazione per "tendenza sessuale".

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    Non parlo assolutamente di equiparare l'omofobia con il gay pride, nè tanto meno le legnate del naziskin con il folclore colorato.
    Dico, e ribadisco che l'idea di un orgoglio omosessuale è l'altra faccia della medaglia ( storicamente comprensibile ) dell'omofobia.
    Non ci sarà mai libertà, all'interno di una categorizzazione per "tendenza sessuale".

    Credo che quando si parla di "orgoglio di essere...." ci sia dietro sempre una strumentalizzazione o in sè una superificiale reazione contraria ad una negazione avversa. Dunque su questo sono completamente daccordo con te. Però credo che se sul piano teorico sia importante affermare e diffondere una simile concezione prima di tutto etica e poi politica, sul piano pratico e tattico reale sia fondamentale porre come prioritario il rifiuto e l'antagonismo per ogni forma antilibertaria di espressione soprattutto quando assume una forma di repressione violenta anche perchè alla base di questa repressione non c'è certo la nostra costatazione della superficialità di reazione dell"essere rogoglioso di..." ma l'idea stessa di "negazione di...".

    A luta continua

  6. #6
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    IRAN: TORTURATA UNA COPPIA GAY. IL REATO? L'OMOSESSUALITA'
    di Gay.it
    Martedì 22 Maggio 2007
    Nel paese teocratico del Medio Oriente essere omosessuali è reato. Pestaggi, arresti e impiccagioni sono all'ordine del giorno. E la comunità internazionale tace.
    Una coppia di gay è stata punita con 80 frustate sulla schiena. E’ successo due giorni fa in Iran. Questo paese non è nuovo a fatti del genere, purtroppo. Da anni la comunità LGBT internazionale denuncia la situazione di un governo teocratico per il quale l’omosessualità è reato. Quotidianamente gay, lesbiche e transessuali vengono arrestati, torturati e a volte impiccati pubblicamente. Prova ultima dell’intolleranza di regime che governa quella che una volta era la radiosa Persia, è che la maggiore associazione LGBT, la IRanian Queer Organization, ha sede a Toronto, in Canada. Lasciamo alle immagini il racconto di quello che è accaduto il 20 maggio scorso.

  7. #7
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    Secondo me il problema dell'omofobia è relativamente minore...ciò che si manifesta negli ultimi tempi è più che altro una reazione di rigetto all'idea percui il fatto che l'omosessualità sia "tollerata" e che la gente, basilarmente, si fotta di chi si scopa chi, implichi che sia "normale"...cosa che palesemente non è!

    ...quando poi si arriva all'eccesso malato percui essere "omo" è "figo" e nel quale gli uomini si "frocizzano" in nome di una conformazione a questa concezione bacata...bè...allora la reazione di rigetto può anche essere estrema!

    Se ben vedete la gente che teorizza che gli omosessuali debbano essere segati in due o ingabbiati in virtù dei loro gusti è molto ridotta in Occidente, anche tra gli estremisti...

    ...un altro discorso riguarda i concetti culturali relativi agli attributi del "maschile" e del "femminile"...il fatto che un uomo, per dimostrare la sua virilità, debba interessarsi alle donne è un concetto che è profondamente radicato nel pensiero collettivo, proprio in virtù della centralità della riproduzione per l'animale-uomo...il fatto che essere considerato non interessato alle donne o interessato agli uomini sia naturalmente percepito come una affermazione offensiva non è tanto una questione legata all'omofobia, quanto all'importanza della riproduzione per la specie :

    L'animale "normale" si interessa ai membri dell'altro sesso e, in virtù di ciò, garantisce la prosecuzione della specie.

    Quindi, francamente, trovo ridicolo quando sento cose assurde tipo l'Arcigay che denuncia qualcuno che si è pubblicamente adirato perchè si è visto accusare di essere frocio!!

    Quello che probabilmente bisognerebbe capire è in quale misura la supposta "omofobia" è reale ed in quanta misura, piuttosto, è un complesso d'inferiorità degli omosessuali che, non essendo normali, risentono del fatto di non essere considerati tali, pur nel disinteresse della società per i loro gusti sessuali...

    ...secondo me il problema basilare è che in molti Paesi siamo ben oltre l'obiettivo della semplice "accettazione" o "tolleranza", ma piuttosto ad una sorta di lavaggio del cervello teso a far percepire come "normale" ciò che magari è "tollerabile", ma "normale" non è!
    Skarm
    Alle europee io voto Codacons...e tu?

  8. #8
    assiduo luceat igne
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    Intervengo solo per dire che la Russia nel 1918 affermò nella propria costituzione la libertà sessuale e fu teatro in quegli anni di grandi riflessioni psico-pedagogiche sulla sessualità. Le cose lentamente cambiarono, la storia la sappiamo, ma sarebbe utile rileggere quei documenti.

  9. #9
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    Be, per dare un compimento alla mia idea sul tema, posso aggiungere che ritengo ogni forma di emancipazione captegoriale positiva soltanto se si sviluppa al'interno di una vocazione universalistica, e solo se è tanto elastica da sapersi sciolgiere nell'universalità umana al momento opportuno. E faccio riferimento a tutte quelle manifestazioni di orgoglio categoriale avuslo dal piano di condivisione ideale di qualcosa:l'orgoglio di un cubano di essere cubano, corrisponde all'orgoglio di un uomo di far parte di un progetto politico rivoluzionario, di resistenza e di solidarietà ( e rimane pur sempre universale nella sua apertura). L'orgoglio di una donna di essere donna, o di un omosessuale di essere omosessuale, invece, esseno elementi biologici, è la prigione culturale che l'estremizzazione dei movimenti emancipativi si costruiscono da soli senza rendersene conto. E, aggiungo, queste trappole, sono perfettamente funzionali al capitalismo e alla mentalità categorializzante che lo sostiene.
    Scompare l'uomo ( uomo in senso assoluto) solidale, lavoratore, conscio del suo dovere, e patriota aperto all'universale, e appare la donna, il gay, il nero, l'ebreo: questo è ciò che il capitale pretende e appoggia.

 

 

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