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    Predefinito Così VISCO cercò di fermare la Finanza

    Caso Unipol-Bnl, così Visco cercò di fermare la Finanza

    di Gianluigi Nuzzi da Il Giornale

    Nel luglio del 2006 il numero due dell'Economia ordinò al generale Speciale di rimuovere gli ufficiali che indagavano anche sulla scalata delle coop rosse a Bnl. Il comandante: "Minacciò conseguenze se non avessi agito subito".

    Nel luglio del 2006 il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco esercitò ripetute e pressoché quotidiane pressioni sul comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, e gli pose un perentorio aut aut affinché azzerasse senza motivazioni l’intero vertice della GdF della Lombardia. Ufficiali impegnati, tra l’altro, in delicate indagini come quelle sulla scalata a Bnl da parte di Unipol e coop rosse. Visco aprì quindi una crisi istituzionale con il vertice del Corpo militare, arrivando a pronunciare un’oscura minaccia al comandante generale. La mette a verbale lo stesso Speciale: «Visco mi disse - ha dichiarato nell’interrogatorio reso all’avvocato generale Manuela Romei Pasetti - che se non avessi ottemperato a queste direttive erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro». Pubblicamente, invece, il vice ministro in quegli stessi giorni cercava di stemperare ogni polemica. Liquidando il caso come «avvicendamenti unicamente riconducibili ad esigenze di servizio».
    Il Giornale ricostruisce invece, ora dopo ora, la storia di questa ingerenza, dell’intromissione del potere politico su un corpo militare. Con un vice ministro che prima ordina al capo della GdF di rimuovere ufficiali, quando per i trasferimenti c’è un apposito iter procedurale interno. Poi dispone di concordare le scelte con due sottoposti, facendo saltare lo stesso ordine gerarchico della Finanza. Fino al 17 luglio quando Speciale ventila le dimissioni: «Risposi al vice ministro che l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita. Di non poter pertanto assecondare queste sue ultime richieste e che pertanto ero pronto a rassegnare il mandato». La storia inizia alle 17 di giovedì 13 luglio quando, durante un drammatico incontro, Visco sventola sotto il naso del comandante generale un foglietto indicante i nomi dei quattro ufficiali da mandare via da Milano. Senza nemmeno preavvisare, come avviene invece di rito chiedendo persino un parere, la procura che coordina le indagini degli ufficiali coinvolti. Non solo. Visco dispose anche «perentoriamente », a detta di Speciale, di concertare ogni decisione d’impiego futura direttamente con due sottoposti, i generali Italo Pappa e l’allora capo dei reparti d’istruzione Sergio Favaro. Che il Vice Ministro aveva appena incontrato. Insomma, una sorta di «commissariamento», pregiudicando le prerogative e l’autonomia del comandante generale. Visco ordina quindi a Speciale di spostare i gradi vertice della Lombardia e di coinvolgere Favaro e Pappa. E così, sempre stando alla ricostruzione dello stesso Speciale, Pappa e Favaro prima si incontrano tra di loro, predisponendo le ipotesi di avvicendamenti. Poi Pappa va dal numero uno con il piano operativo.
    Ma arriva l’intoppo non previsto. Scende in capo il procuratore capo di Milano, Manlio Minale che, allarmato, chiede ragione delle voci su azzeramenti della GdF in Lombardia. Teme «serie problematiche alla prosecuzione delle delicate indagini in corso». Ovvero, Unipol, Bnl, Antonveneta e Telecom. Speciale dice chiaro e tondo che è stato Visco a ordinare, aprendo così uno scontro tra diversi poteri. Minale è allibito, chiede a Speciale «delucidazioni scritte », coinvolge la Procura generale e l’Avvocato generale. Che apre un fascicolo e lunedì 17 interroga in gran segreto sia Speciale che il capo di Stato Maggiore Emilio Spaziante. Prima però, venerdì, Speciale ricorda di esser stato sottoposto a pressioni di ogni tipo. Visco telefona, manda lettere, cerca il numero uno, fa chiamare dal proprio staff. Quei trasferimenti s’hanno da fare. Basta leggere qui a fianco il verbale del comandante generale per capire la portata di questa ingerenza. Speciale prende tempo, sa benissimo che se dispone i trasferimenti, compie un abuso. Deve seguire le norme, coinvolgendo gli interessati. Alle 20.15 trova una mezza misura: ordina a Pappa di far partire gli avvisi di avvio dei procedimenti di trasferimento. La situazione precipita domenica notte. Alle 22.50 l’Ansa dà notizia dell’azzeramento della Gdfmettendo in collegamento con le indagini Unipol. Visco s’infuria, chiede «immediata smentita » a Speciale. E intanto alle 24 ci pensa lui: normali avvicendamenti. In piena notte il comandante generale convoca d’urgenza i suoi collaboratori più stretti, Spaziante e il sottocapo Poletti. Più tardi la GdF esce con un imbarazzato comunicato. Ma ormai il vice ministro deve sentire che la vicenda sta sfuggendo di mano. L’indomani mattina si scontra con Speciale perché temporeggia, gli ordina ancora di trasferire gli ufficiali, pronuncia oscure minacce. Alle 12 Pappa e Favaro si rifanno vivi con il numero uno dicendogli di concordare con loro quanto scrivere a Minale. Ordine di Visco. Ma ormai la vicenda ha assunto una dimensione pubblica e politica: le indiscrezioni sono già sui giornali. Ma gran parte della storia non viene riportata dai media. Speciale blocca i trasferimenti. L’avvocatura generale di Milano interroga Speciale, Spaziante, Pappa e Favaro. Senza risposta la domanda cruciale: Visco perché voleva azzerare a ogni costo la gerarchia militare aMilano?

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    "Il viceministro minacciò conseguenze se non avessi agito"

    I verbali del comandante Speciale: l'ordine era di trasferire subito gli ufficiali di Milano anche se non c'erano motivi plausibili

    Ecco il verbale dell'interrogatorio del comandante generale della Guardia di Finanza generale Roberto Speciale sulle ingerenze del viceministro Vincenzo Visco nella Guardia di Finanza, per azzerarne il vertice della Lombardia.

    «L'anno 2006, addì 17 luglio 2006, alle ore 16.10 presso gli uffici del Comando Regionale Lombardia della Guardia di Finanza, viene redatto il presente verbale. Avanti all’Avvocato generale dottoressa Manuela Romei Pasetti è presente il Generale di Corpo d’Armata Roberto Speciale che dichiara.

    «Il giorno 13 luglio alle ore 15.00 circa il mio Capo ufficio, Colonnello Michele Carbone, mi ha informato che ero stato convocato alle ore 17.30 dello stesso giorno dal vice ministro Visco. In un secondo tempo lo stesso ufficialemi ha riferito di aver appreso, solo in quel momento che Visco avrebbe ricevuto, prima di me, il Comandante in Seconda del Corpo, Generale Italo Pappa (ore 15.30) e l’Ispettore per gli Istituti di Istruzione,Generale Sergio Favaro (ore 16.00). Recatomi all'appuntamento il Vice Ministro Visco mostrandomi un appunto dattiloscritto recante quanto segue: * Comando Regionale Lombardia Generale Forchetti
    * Comando Nucleo Regionale Lombardia Colonnello Lorusso *ComandoNucleo Provinciale PT Milano Colonnello Pomponi
    * Gruppo servizi Polizia Giudiziaria Tenente Colonnello Tomei
    Mi ha impartito l’ordine di avvicendare i suddetti ufficiali e di avanzargli delle alternative proposte di impiego. Visco inoltreha disposto perentoriamente di concertare, da quel momento in poi, ogni decisione d’impiego con i generali Pappa e Favaro. Alla miaobiezione che prima di effettuare detti provvedimenti sarebbe stato opportuno informare l’Autorità Giudiziaria di Milano, Visco mi ha risposto categoricamente che non avrebbe costituito alcun problema il non avvertirla o informarla successivamente. Rientrato in ufficio ho ricevuto i Generali Pappae Favaro. Il Comandante in Seconda mi ha detto che il Vice Ministro gli aveva parlato della sua intenzione di avvicendare i comandanti dei reparti del Corpo alla sede di Milano senza indicarne le motivazioni alla base; ha inoltre aggiunto che sarebbe stato auspicabile arrivare ad un'ipotesi d'impiego condivisa all’unanimità, onde evitare che ognuno, così come richiesto da Visco in caso di disaccordo, avesse dovuto presentare la propria proposta. Dopo tali premesse il generale Pappa mi ha illustrato le ipotesi di avvicendamento, già da lui concordate con il generale Sergio Favaro. Su queste proposte sono intervenuto al fine di razionalizzare le ipotesi di impiegodel generale Mario Forchetti, proponendo di destinarlo a un comando regionale di pari livello, onde salvaguardarne il profilo di carriera e del colonnello Lorusso allo scopo di lasciarlo a Milano, per delicati problemi familiari a me noti, nell’incarico di capo di stato maggiore del Comando Interregionale di corso Sempione».


    «Il 14 luglio tali proposte sono state oggetto della comunicazione che hoinviato alla persona del Vice Ministro. Alle 15 circa dello stesso giorno ho contattato il procuratore della Repubblica di Milano, dottor Manlio Minale, che mi aveva precedentemente chiamato in ufficio. Lo stesso mi ha riferito di essere quanto mai sorpreso ed allarmato da voci circa il presunto avvicendamento dell’attuale gerarchia della Guardia di Finanza di Milano, rappresentandomi che la stessa godeva della indiscussa fiducia della propria Procura e che tale improvviso avvicendamento avrebbe determinato serie problematiche alla prosecuzione delle delicate investigative in corso. Ho risposto che il piano impiego dei dirigenti era stato approvato e definito nel mesedimarzoe che in tale pianononc'era traccia di trasferimenti interessanti la sede milanese, in quanto non ve ne era alcuna necessità. Ho quindi aggiunto di essere stato convocato dall’Autorità Politica la quale, invece, mi ha dato precise indicazioni nominative sugli ufficiali che dovevano con immediatezza essere avvicendati da Milano. A conclusione il dottor Minale mi ha preannunciato l’invio di una sua missiva contenente richiesta di delucidazioni che allego in copia».

    «Alle ore 15.20 dello stesso giorno, il generale Pappa mi ha informato di aver ricevuto, per il tramite del gen. Zanini (vice capo gabinetto Vice Ministro Visco, ndr), una busta chiusa a me indirizzata, da parte del Vice Ministro. Dopo averla aperta me ne riferiva il contenuto. Alle 17.42 circa, arrivato a Bari, - dove mi ero recato per prendere parte alle celebrazioni del centenario di istituzione della Legione Allievi della Guardia di Finanza -, il vice capo di gabinetto di Visco, generale Flavio Zanini,mi ha riferito di aver appreso da Giovanni Sernicola, caposegreteria particolare del vice ministro, che quest’ultimo si aspettava la diramazione degli ordini di trasferimento, di cui alla missiva del 14 luglio. In risposta ho riferito di trovarmi a Bari e di non poter essere a Roma, prima del pomeriggio del giorno successivo, nonché di aver già concordato con il Gen C.A. Italo Pappa la fissazione di una riunione di Stato Maggiore avente per oggetto la tempistica dei movimenti in questione, datenersi la settimana successiva. Alle 17.57 il Generale Zanini mi ha comunicato che Visco, a seguito della propria lettera indirizzatami nello stesso giorno, considerava i trasferimenti in parola esecutivi e che, quindi, doveva partire il messaggio. Al riguardo ho ribadito di essere alla sede di Bari e di non poter rientrare a Roma che il giorno dopo».

    «Alle 19.21 il gen. Zanini ha fatto sapere al maggior Cosentino che Visco voleva parlarmi. Alle ore 19.22 il vice ministro mi ha riferito che i trasferimenti dovevano essere eseguiti immediatamente. Alle 19.40, l'Aiutante di Campo del comandante in seconda, maggiore Mario Salerno ha rappresentato al maggiore Casentino che il generale Pappa desiderava parlarmi. Alle ore 20.06 Pappa mi ha proposto di diramare i trasferimenti degli ufficiali in questione, senza fissare nel relativo messaggio le rispettive decorrenze. In merito gli ho manifestato la necessità di rispettare le norme amministrative in materia che prescrivono la partecipazione dei destinatari di eventuali trasferimenti al processo decisionale. Alle ore 20.15hodato ordine al comandante in Seconda di diramare i messaggi di comunicazione di avvio del procedimento amministrativo di impiego. In data 15 luglio 2006, rientrato a Roma, alla presenza del generale Spaziante, ho incontrato nelmio ufficio il generale Pappa a cui ho mostrato la lettera (di richiesta di chiarimenti, ndr) ricevuta dal procuratore capo di Milano. Il generale Pappa ha minimizzato l'accaduto sostenendo che di lettere come quella di Minale ne arrivano tante. Ho chiesto a Spaziante di contattare Zanini al fine di incontrare il prima possibile il vice ministro Visco. Dopo aver sentito il predetto ufficiale generale, Spaziante mi ha riferito che l'incontro non sarebbe stato possibile prima del lunedì successivo, 17 luglio e che comunque Zanini insisteva nell'avere assicurazione della partenza del messaggio dei movimenti definitivi. Nella serata di domenica 16 luglio 2006, alle 22.50 circa ho ricevuto una telefonata da parte del generale Zanini che mi ha riferito della notizia Ansa, di cui allego copia e che in proposito Visco sollecitava da parte mia, una immediata smentita alla notizia, con riferimento alla sua connessione alla vicenda Unipol. Alle 23.20 sono stato ricontattato nuovamente da Zanini che mi ha chiesto di accelerare l’uscita della smentita alla notizia Ansa nei termini di cui sopra. Ho convocato di conseguenza il Capo di Stato Maggiore e il Sottocapo. A mezzanotte circa Zanini mi ha informato telefonicamente che Visco aveva provveduto personalmente alla smentita e che si aspettava altrettanto dal sottoscritto. Dopo una consultazione con il capo e il sottocapo di Stato Maggiore ho ordinato di provvedere alla diramazione di un comunicato stampa, nel quale si precisavano i reali termini del provvedimento da me adottato.

    Pronte le dimissioni Alle ore 9.26 del 17 luglio 2006 sono stato informato dal colonnello Carbone che il colonnello Ortello lo aveva chiamatoriferendogli che avrei dovutochiamare subito il vice ministro Visco. Contattatolo immediatamente questi mi ha riferito di ritenermi responsabile di quanto accaduto, di non aver rispettato alcuna regola deontologica non avendo dato io esecuzione istantanea a quantomiera statoda lui ordinato, di riunirmi subito con i generali Pappa e Favaro per dare a quegli ordini esecuzione immediata e di concordare con loro una risposta da dare alla Procura di Milano. Il vice ministro Visco ha aggiunto che se non avessi ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Preso atto, ho risposto al vice ministro che l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita, di non poter, pertanto, assecondare queste sue ultime richieste e che, piuttosto, ero pronto a rassegnare il mandato. L’intera conversazione telefonica è avvenuta alla presenza del colonnello Carbone e del maggiore Cosentino. Alle ore 12.00 circa del 17 luglio 2006 il generale Spaziante mi ha informato che con due distinte telefonate sia Pappa sia Favaro gli hanno riferito che, su disposizione del vice ministro Visco, loro pervenuta per il tramite del generale Zanini, il contenuto della lettera di risposta, da inviare al procuratore di Milano, sarebbe dovuto essere preventivamente concertato con entrambi i suddetti generali di Corpo d’Armata. In conclusione non è mai emersa alcuna motivazione che potesse concretizzare addebiti per comportamenti tenuti dagli ufficiali di Milano. Anzi devo precisare che mi era stata comunicata verso la metà di giugno la nota n. 2094/06 datata 1 giugno 2006 a firma del procuratore capo della procura di Milano, Manlio Minale, indirizzata al Comandante Regionale Lombardia, generale Forchetti, il cui contenuto evidenzia la grandeprofessionalità degli ufficiali in questione nell’attività di servizio. Fatto, letto, chiuso alle ore 17.30 in data 17/07/2006 e nel luogo come sopra».

    (a cura di Gianluigi Nuzzi)

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    Padoa-Schioppa: «È un galantuomo». Gasparri: «Quando lo arrestano?»
    Visco-Gdf, Fassino: «Attacco mediatico» L'opposizione:«Si dimetta subito»
    Il viceministro replica all'articolo del "Giornale": «Ricostruzione capziosa». Il quotidiano: «Ci smentisca»

    ROMA - «Una ricostruzione di fatti avvenuti un anno fa e riesumati in modo capziosamente e scientemente distorto, con titoli artatamente costruiti». Così Vincenzo Visco replica attraverso una nota a un articolo pubblicato da «Il Giornale» che in prima pagina lo accusa di gravi ingerenze sulla Guardia di finanza nella vicenda Unipol-Bnl. «È l'ennesimo tentativo - rileva Visco - di creare una bagarre per eludere i fatti, quelli veri. Delle questioni che mi riguardano e della volontà di coinvolgermi in modo falso e distorto si occuperanno i legali».

    «CI SMENTISCA» - Pronta la replica del «Giornale»: «È stato riportato integralmente il verbale dell'interrogatorio del comandante generale della Guardia di Finanza, generale Roberto Speciale. Leggendolo - conclude la nota - ognuno potrà trarre le proprie conclusioni su ciò che accadde in quei giorni di luglio dello scorso anno. Visco, se ne è in grado, smentisca il verbale del generale».

    DIFESE E ACCUSE - Ovviamente, la vicenda ha provocato una serie di opposte reazioni politiche. Per il segretario dei Ds, Piero Fassino, si tratta di un «vergognoso linciaggio mediatico contro Vincenzo Visco, sulla cui competenza, onestà e rigore istituzionale nessuno davvero può avere il minimo dubbio». Anche il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, difende Visco: «È persona che ha eminenti capacità di unire dottrina amministrazione e politica, ma soprattutto ha una rara tempra di galantuomo». Per il vice coordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, «di fronte a tanta arroganza, mista ad un uso prepotente e personalistico delle istituzioni, con abusi di potere gravissimi, il viceministro Visco dovrebbe trarne le dovute conseguenze. E se non lo fa lui, si muova il presidente del Consiglio, perché la credibilità del governo è già ai minimi ed episodi come questo rappresentano un colpo alla democrazia e al rispetto delle istituzioni democratiche». Ancora più duro il deputato di An, Maurizio Gasparri: «Spero che in giornata Prodi cacci Visco o che qualcuno lo arresti perchèésiamo a livello di arresto. È una coartazione di un pubblico servizio agghiacciante. Hanno fatto dodici anni di processi a Berlusconi per assolverlo. Visco a che ora l'arrestano?».

    da Il Corriere della Sera

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    La Cdl all'attacco: "E' uno scandalo, Visco lasci il governo"

    di Alberto Taliani da Il Giornale

    Inevitabile, in tempo di conflitti d'interessi e di tentativi di emarginare il leader della Casa della libertà dalla politica "ex lege" (di sinistra), il caso Visco svelato un anno fa dal Giornale e rilanciato oggi con la pubblicazione dei verbali del generale Speciale, si è rivelato subito l'ennesimo boomerang per il governo Prodi e la sua traballante maggioranza. Coop, Unipol, tentativi di scalata, finanziari troppo "curiosi" da "promuovere", il viceministro diessino che nega tutto parlando di "ricostruzione di fatti avvenuti un anno fa e riesumati in modo capziosamente e scientemente distorto, con titoli artatamente costruiti" e annuncia: "Delle questioni che mi riguardano e della volontà di coinvolgermi in modo falso e distorto si occuperanno i miei legali". Ma la direzione del Giornale, in risposta alle dichiarazioni del viceministro Visco "precisa che non c’è stata alcuna ricostruzione distorta e faziosa nella vicenda che lo vede coinvolto. Prova ne sia che Il Giornale ha riportato integralmente il verbale dell’interrogatorio del comandante generale della Guardia di Finanza, generale Roberto Speciale. Leggendolo, ognuno potrà trarre le proprie conclusioni su ciò che accadde in quei giorni di luglio dello scorso anno anno. Visco, se ne è in grado, smentisca il verbale del generale».

    Così la Cdl parte all'attacco compatta. Inevitabile, sarebbe da dire, come sarebbe inevitabile - ci perdoni D'Alema la citazione, in un "paese normale" l'uscita di scena del viceministro.
    Bondi: "Il governo spieghi o si dissoci" "Quella rivelata dal quotidiano Il Giornale è una vicenda di una gravità indicibile e dai risvolti inquietanti. Si tratta di un altro colpo alla credibilità di questo governo, che si riverbera pesantemente sulle nostre istituzioni democratiche". Per il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, "un governo serio e responsabile fornirebbe delle spiegazioni convincenti oppure scinderebbe le sue responsabilità da quelle del viceministro Visco. Per il bene del Paese coltiviamo la speranza che il governo nel suo insieme non neghi la realtà dei fatti, rifugiandosi ancora una volta nell’arroganza e nella intoccabilità. Sarebbe - conclude - un pessimo segnale per il Paese".

    Gasparri (An) e Baccini (Udc): "Si dimetta" "Ho letto allibito il verbale dell’interrogatorio del comandante generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale nel quale descrive in maniera dettagliata le pressioni fatte dal viceministro Visco per ottenere l’immediata rimozione degli ufficiali della Guardia di finanza che hanno indagato sulle vicende Consorte-Unipol", dice Maurizio Gasparri, deputato di An, "il suo comportamento è inaudito e le sue immediate dimissioni si impongono. Non si può fare la morale come fa D’Alema sulla crisi della classe politica e sulla ribellione dei cittadini e mantenere al governo una persona che ha agito in questo modo. Prendiamo atto del fatto che il generale ha avuto un grande coraggio nel raccontare la verità ai magistrati e di avere addirittura ipotizzato le sue dimissioni pur di non soggiacere alle illegali pressioni di Visco. C’è da augurarsi che tutti quelli che stanno dedicando pagine e pagine agli orrori ed agli errori della casta politica si occupino con la adeguata evidenza di questo caso. Lo scandalo Visco è enorme - conclude - e ci attendiamo che Prodi prenda provvedimenti oggi stesso".
    Stessa posizione anche da parte del vicepresidente del Senato, Mario Baccini. "Non so se ci siano estremi di rilevanza penale, certo è che il tentativo di pressioni sulla Guardia di Finanza appare evidente e ancor più grave per il delicato compito che questa riveste nella tutela delle Istituzioni democratiche. A Visco non resta che prendere atto delle ombre che il suo comportamento lancia sul Governo e di rassegnare le dimissioni, in attesa di fare piena luce sulla intera vicenda".

    Volontè: "Dica la verità sugli intrecci rossi" "Al viceministro - afferma l'esponente del partito di Casini - resta solo una alternativa,dire la verità sugli intrecci rossi di cui è a conoscenza e che sono all’origine della cacciata dei vertici della Guardia di Finanza in Lombardia. D’Alema vede nuovi anni novanta? Le indagini in Umbria, lo scempio campano di Bassolino e le notizie su Visco sono una bella conferma. Prodi e D’Alema - conclude l’esponente dell’Udc - avranno un bel da fare pulizie di casa".

    Bocchino: "Il premier riferisca in parlamento" "Mentre si tengono le Camere impegnate a discutere del conflitto d’interessi al solo scopo di indebolire l’opposizione, emerge un conflitto che sa di affari e metodi che non hanno a che fare con la politica ma con metodi di altre organizzazioni non certo nobili. Se la stessa cosa fosse accaduta a uomini di governo del centrodestra ci sarebbe stata una sollevazione da parte di molti opinionisti che speriamo anche in questo caso facciano sentire la loro voce. Ora Prodi riferisca al parlamento".

    Cicchitto: "Tentato insabbiamento" "Ricordiamo al viceministro Visco che la verità non ha date di scadenza e se il Giornale è entrato in possesso solo ieri di documenti che dimostrano le sue reiterate pressioni, alternate a minacce, nei confronti del comandante generale della Guardia di Finanza, affinché cacciasse i suoi ufficiali che indagavano su Unipol, è giusto che vengano pubblicate", dice il vicecoordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto. "È bene chiarire, infatti, che di scandaloso qui c’è solo il comportamento di Visco, non dei giornalisti, che ancora una volta hanno fatto il loro dovere. È infatti inaccettabile che un viceministro abusi del suo ruolo per tentare di insabbiare un’inchiesta che investe il suo partito con alcuni suoi alti dirigenti, quali gli onorevoli Fassino e D’Alema, attraverso la rimozione immotivata e coatta degli ufficiali delle Fiamme Gialle che hanno condotto le indagini". Di fronte a tanta "arroganza, mista ad un uso prepotente e personalistico delle istituzioni, con abusi di potere gravissimi, il viceministro Visco dovrebbe trarne le dovute conseguenze. E se non lo fa lui, si muova il presidente del Consiglio, perchè la credibilità del governo è già ai minimi".

    Storace: "Va cacciato dal governo" "Come fa Visco a dire che è falso quanto pubblicato dal Giornale? Mette in dubbio che le dichiarazioni attribuite al comandante della Finanza non siano vere? Ha forse querelato il generale Speciale, anziché prendersela con l’informazione? - si chiede il senatore di An Francesco Storace - È Mastella che ci deve dire se la magistratura ha interrogato o no il viceministro dell’economia. Vogliamo sapere se ci sono state omissioni. Quanto a Visco, un esponente di governo che minaccia le forze dell’ordine deve essere cacciato su due piedi dall’esecutivo"

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    Berlusconi: "La sinistra usa la Gdf per colpire gli avversari"
    da Il Giornale
    Il Cavaliere fa riferimento alle rivelazioni pubblicate su "il Giornale" a proposito degli avvicendamenti nella Guardia di finanza richiesti dal viceministro dell’Economia l’estate scorsa. "I grandi giornali nazionali mettono il silenziatore su una vicenda così grave". Leggi i verbali. GUARDA IL VIDEOEDITORIALE di Maurizio Belpietro: "Perché il viceministro non si dimette?"

    Lucca - Il caso-Visco "testimonia l’arroganza di questa sinistra". Lo ha affermato Silvio Berlusconi parlando con i giornalisti a margine di un’iniziativa elettorale a Lucca, riferendosi alle rivelazioni pubblicate oggi da "Il Giornale", a proposito degli avvicendamenti nella Guardia di finanza richiesti dal viceministro dell’Economia l’estate scorsa. Berlusconi ha detto di immaginarsi "che cosa sarebbe successo se una cosa del genere fosse stata addebitata a un componente del nostro governo. Invece vedo con preoccupazione che i grandi giornali nazionali, ormai vicini alla sinistra, mettono il silenziatore su una vicenda grave".

    Il leader della Cdl spera che le cose mutino: "Mi auguro che cambino questa posizione, e diano notizia ai loro lettori di questo fatto molto grave, che non può accadere, e che testimonia l’arroganza di questa sinistra che pensa di utilizzare le istituzioni dello Stato, come la Guardia di finanza, per attaccare gli avversari e coprire le proprie operazioni".

    Lo scherzo con un giovane azzurro Prima di salire sul palco, mentre riceveva l’applauso del popolo forzista che si è radunato a Lucca per ascoltare il suo comizio elettorale a favore del candidato sindaco, Mauro Favilla, Berlusconi ha avuto anche l’occasione per scherzare con un giovane azzurro. "Presidente, mi faccia un autografo, non le costa niente", ha detto il giovane a Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha risposto: "A me no, ma a lei costa 35 euro".

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    COMUNICATO STAMPA DEL COCER-GDF IN MERITO AL SERVIZIO DE IL GIORNALE: "NO ALLE SPECULAZIONI POLITICHE, RISOLVIAMO I PROBLEMI VERI, FIDUCIOSI IN VISCO E SPECIALE"

    In data odierna un organo di informazione ha pubblicato la deposizione resa dal Comandante Generale all'Autorità Giudiziaria di Milano con riguardo all'avvio, lo scorso anno, dei procedimenti di trasferimento dei vertici del Corpo in Lombardia. Sono così diventati di pubblico dominio i dettagli di una vicenda che all'epoca creò preoccupazione in tutti coloro che vedono nel corretto rispetto delle procedure la garanzia dell'imparzialità di un Corpo come quello della Guardia di Finanza, chiamato ad operare per il mantenimento della legalità in ambiti delicati quali quelli finanziario ed economico.

    Peraltro, la pubblicazione di quest'atto giudiziario in un momento nel quale la vicenda appariva superata, considerato che tali trasferimenti non sono avvenuti e, a quanto a conoscenza di quest' Organismo, nessuna formale imputazione è stata mossa dall'Autorità Giudiziaria a chicchessia, rischia di trascinare nuovamente l’Istituzione e coloro che vi lavorano al centro di una polemica politica assolutamente inaccettabile.

    Se l’Autorità Giudiziaria ha ritenuto di indagare, è sua facoltà, attendiamo gli esiti. Ma utilizzare i fatti per fini di bassa speculazione politica e tentare di determinare una crisi nei rapporti tra la Guardia di Finanza e il Vice-Ministro è inaccettabile.


    I problemi sono ben altri, e sono stati da tempo rappresentati da questo COCER: il contratto di lavoro è scaduto ormai da quasi due anni ed al personale non vengono riconosciuti gli incentivi;

    · le finanziarie degli ultimi anni hanno apportato notevoli tagli per il funzionamento tanto che assistiamo, da tempo, al paradosso di doverci autotassare o utilizzare i nostri mezzi personali per lavorare e aggiornarci. Al Senato e alla Camera giacciono ordini del giorno, accolti dal Governo, che lo impegnano a stanziare risorse per garantire l’azione della Guardia di Finanza a contrasto dell’illegalità e dell’evasione fiscale, messa a rischio dall’inadeguatezza delle risorse a bilancio;

    · sussiste un divario consistente fra le risorse a disposizione della Guardia di Finanza e quelle delle altre Forze di Polizia, per cui è stato costituito un apposito tavolo tecnico in sede interministeriale per eliminarlo.

    Chiediamo con fiducia al Vice Ministro Visco e al Comandante Generale di lavorare e risolvere i vari problemi. Noi faremo la nostra parte, confrontandoci anche duramente, se necessario, ma all’interno di un contesto di lealtà all’Istituzione.

    Se vogliamo veramente combattere l’illegalità economica e l’evasione fiscale chiediamo a gran voce strumenti e mezzi idonei.

    Non si può più pensare di ottenere grandi risultati solo con il sacrificio e senso del dovere del personale.

    Roma, 22 maggio 2007

    IL COCER DELLA GUARDIA DI FINANZA

    fonte: http://www.ficiesse.it/home.asp#

  7. #7
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    Il caso Visco, le amministrative e la crisi di governo dietro l'angolo
    Scritto da Laura Cesaretti

    (Velino) - Quello che sul caso Visco ieri ha fatto rumore nel palazzo della politica e' stata la mole di richieste di dimissioni del viceministro da parte di parlamentari del centrodestra, a fronte di poche dichiarazioni a difesa del diessino da parte di esponenti della maggioranza. Il primo a intervenire in tal senso e' stato Piero Fassino, segretario dei Ds, vittima della fuga di notizie e della pubblicazione delle intercettazioni sul caso Unipol che sarebbero state, secondo quanto scritto ieri da Il Giornale, all'origine delle presunte richieste dello stesso Vincenzo Visco al comandante generale della Guardia di finanza Roberto Speciale affinche' azzerasse l'intero vertice lombardo delle fiamme gialle. Netta la difesa del segretario della Quercia che, interrompendo una importante riunione nella sede di via Nazionale, ha fatto sentire forte la sua voce a tutela del viceministro. E quando parla il segretario e' inutile che intervengano altri esponenti della Quercia. Il capo parla per tutti.

    Non per la Margherita pero', il partito fratello, ormai un tutt'uno con i Ds nel nascente Partito democratico. Lo hanno fatto Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. Lo hanno fatto i Verdi che con il capogruppo Angelo Bonelli hanno chiesto a Visco di chiarire. Lo ha fatto altrettanto timidamente il Pdci con Pino Sgobio "aspettiamo che ci siano i fatti e poi valuteremo". Duro il capogruppo dell'Italia dei valori che chiede apertamente chiarimenti. E con piu' entusiasmo Gennaro Migliore di Rifondazione comunista. La Margherita invece non ha dato proprio l'impressione di sentire Visco come un suo esponente di governo. "Ce l'hanno con lui - dicono dalla Quercia - per l'Ici" il ruolo che proprio il viceministro dell'Economia avrebbe giocato nel convincere Prodi a rigettare la richiesta di abbassamento dell'Ici avanzata a piu' riprese da Francesco Rutelli. Ma c'e' chi giura che la ruggine sia piu' antica, risalente almeno ai tempi del tentativo di scalata Unipol a Bnl. Una freddezza che il viceministro ora potrebbe pagare di fronte a un eventuale dibattito parlamentare.

    Ma non c'e' solo il caso Visco a dimostrare come nel momento del bisogno l'entusiastico abbraccio nel Partito democratico registrato durante i congressi di Ds e Dl, si trasformi in un atteggiamento ben piu' timido. Si pensi alla freddezza che gli uomini di Rutelli e Marini hanno mostrato rispetto alla denuncia del ministro degli Esteri sul rischio di un nuovo 1992 per la politica italiana. Come se il ritorno d'attualita' del caso Unipol, per l'eventuale invio di autorizzazione all'uso di intercettazioni da parte della magistratura milanese, piuttosto che sul caso Visco, allontanasse la Margherita dalla Quercia. Prodi sa che tutto cio' non puo' che indebolire la tenuta del proprio esecutivo e a Montecitorio c'e' gia' chi scommette che se le amministrative dovessero andar male per il centrosinistra, una crisi di governo sarebbe un passaggio difficile da evitare.

  8. #8
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    Bufera su Visco: "Si dimetta"

    Di Pietro: "È un caso che non nobilita il governo"

    da Il Giornale

    Dopo la pubblicazione sul "Giornale" del verbale in cui il generale della Guardia di finanza Speciale accusa Visco di ingerenza con minacce nell'inchiesta Unipol, la Cdl chiede che il viceministro lasci il governo. La procura di Milano: nessun insabbiamento.

    Roma - Si moltiplicano le reazioni al "caso Visco", dopo la pubblicazione sul "Giornale" del verbale in cui il comandante della Fiananza, generale Speciale, accusa il viceministro di ingerenza con minacce nell'inchiesta Unipol-Bnl. Nella Casa della libertà continuano a levarsi forti le voci di chi chiede le dimissioni di Visco. Ma anche nella maggioranza c'è chiede da un giudizio negativo dell'affaire, mentre il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ammonisce: "Subito risanamento della politica". "Non ho un’idea - spiega Bertinotti - . L’unica cosa è che vorrei si evitasse di introdurre ulteriori elementi in quel grande fuoco che alimenta la crisi della politica. Penso che ci sia bisogno di un risanamento generale della politica, su cui io credo bisognerebbe applicarsi con una coesione che consenta di fare presto". Quanto alla richiesta dell’opposizione affinchè il governo riferisca in Aula, Bertinotti ricorda di essersi sempre adoperato perché i dibattiti avessero luogo in Parlamento: "Abbiamo sempre detto sì alle richieste...".

    Di Pietro: "Caso poco chiaro, non nobilita il governo" "E' una di quelle vicende poco chiare che non nobilitano le azioni del nostro governo", dice il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro durante il dibattito di Omnibus su LA7. Sull’avvicendamento dei vertici della Guardia di Finanza in Lombardia, Di Pietro ha poi precisato che "mandare via chi conosce tutti gli atti di indagini delicatissime, come quelli della Unipol, della Bnl e dei furbetti del quartierino, equivale a decapitare l’intera testa investigativa e far ricominciare le indagini da capo. Se le preoccupazioni dei cittadini di un livellamento al ribasso del senso etico della politica - aggiunge di Pietro - non sono prese di petto e noi del centrosinistra stiamo a guardare, tergiversando invece di prendere posizioni e rispettare le promesse degli elettori, rischiamo di essere uguali agli altri».

    Cicchitto: "Ribadiamo, Visco deve andarsene" "Il viceministro ha perso ogni credibilità e deve dimettersi. Il suo comportamento nella vicenda della sostituzione di alcuni ufficiali della guardia di finanza di Milano è stato gravissimo. Adesso Prodi - attacca l'esponente di Forza Italia - , magnanimo, solidarizza con Visco perché a suo tempo ha avuto pieno successo il condizionamento, chiamiamolo eufemisticamente così, nei confronti dei Ds da parte degli stessi ambienti che dal Corriere della Sera adesso cavalcano quell’antipolitica cosi temuta da D’Alema. In effetti si tratta di pura copertura determinata dalle condizioni comatose nelle quali si trova il governo".

    Capezzone: "Uno dei due se ne deve andare..." "Vedo, nella maggioranza, troppa omertà a proposito dell'affaire Visco". Sarebbe invece interesse di tutti fare massima chiarezza. Sono e resto garantista, naturalmente, ma occorrono spiegazioni convincenti, dinanzi a un problema tanto semplice quanto grave. La questione può essere riassunta così: come fanno a restare contemporaneamente al loro posto un vice-ministro e il comandante della Guardia di Finanza che lo accusa di avergli fatto delle pressioni per rimuovere degli ufficiali? Si chiarisca chi ha mentito. Uno dei due se ne deve andare. Intanto, vivissimi complimenti al Giornale per la coraggiosa inchiesta giornalistica di questi giorni". Lo afferma Daniele Capezzone dei radicali italiani.

    Cossiga: se il generale mente, Prodi lo deve radiare... "Se il governo della Repubblica ritiene che il generale Speciale abbia mentito formulando gravi e false accuse al suo superiore politico diretto, deve, in Consiglio dei ministri, non limitarsi a destituirlo ma radiarlo dalle Forze Armate per mendacio e fellonia". Lo afferma in una nota Francesco Cossiga. Secondo l’ex capo dello Stato, invece, "vogliamo risolvere il problema all’italiana, il governo si fa promettere dal generale Speciale che non solleverà mai più il problema e lo nomina consigliere di Stato o della Corte dei Conti". "Ho grande stima per Vincenzo Visco e ho grande stima per il generale Speciale, - osserva Cossiga - Per essere da molto tempo fuori dal giro del potere, non ho elementi per potere giudicare la grave situazione che si è venuta a creare. Non ho particolari rapporti con il Giornale, ma ritengo ingiusto accusarlo di scandalismo, perchè esso non ha fatto altro che pubblicare il verbale di una dichiarazione resa sotto la sua responsabilità dal generale Speciale all’autorità giudiziaria. Ho enorme stima della Guardia di Finanza, corpo antico e moderno che protegge interessi vitali e che non può essere lasciato nella incertezza e nel dubbio».

    Buttiglione: "Nessuna copertura" "Bisogna andare fino in fondo, non si può liquidare la cosa coprendola come si è fatto fino ad oggi" il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione non ha dubbi: "Il generale Speciale è persona di grande probità e di indiscusso prestigio, e rappresenta la Guardia di Finanza. È la prima volta che c’è un attacco così pesante contro l’autonomia della Guardia di Finanza. La Gdf è un’istituzione, deve essere imparziale, è la custode del diritto fiscale dei cittadini italiani, e la sola ipotesi che ci siano pressioni politiche sulla Guardia di Finanza è gravissima, e per la tutela dei cittadini bisogna andare fino in fondo".

    La procura di Milano: "Non abbiamo insabbiato nulla" "Non abbiamo ravvisato di inviare gli atti dell’indagine preliminare per un eventuale procedimento disciplinare a nessun’altra autorità giudiziaria perché a nostro avviso dalle parole del generale Roberto Speciale e di altre persone sentite a verbale non emergevano elementi per contestare ipotesi di reato". Lo ha dichiarato ai giornalisti il procuratore generale di Milano, Mario Blandini, spiegando che l’indagine preliminare aperta per un’eventuale procedimento disciplinare per appartenenti alla Guardia di finanza è stata archiviata nei mesi scorsi. "Noi non abbiamo insabbiato nulla - aggiunge Blandini - il nostro compito era solo di verificare la possibilità di un eventuale procedimento disciplinare per militari della Gdf. Poi abbiamo anche fatto la valutazione su eventuali ipotesi di reato e questa valutazione è stata negativa per la semplice ragione che dalle parole del generale Speciale alla costruzione giuridica di un reato ce ne corre". Blandini inoltre ricordato che lo stesso Speciale non aveva ritenuto di presentare una denuncia specifica dopo gli ordini che avrebbe ricevuto dal viceministro Vincenzo Visco in relazione al trasferimento di ufficiali della Gdf. "Questi trasferimenti come sapete poi non erano neanche avvenuti - continua Blandini - e il generale Speciale non contestò gli ordini ricevuti ma aprì una pratica amministrativa. Non ci possiamo mettere a discutere se le nostre valutazioni sono state giuste o meno, e noi non siamo i tutori della Guardia di finanza".

  9. #9
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    Il governo trema in attesa di nuove intercettazioni
    di Carlo Panella


    Ogni giorno, uno o due dei rari giornalisti parlamentari che lavorano sui documenti, sale agli uffici della Commissione per le Autorizzazioni a Procedere presieduta da Carlo Giovanardi e chiede: “Sono arrivate?”. La notizia, a oggi, è che non sono ancora arrivate. Ma la bomba è che è certo che arriveranno. Molte delle cose che stanno accadendo in questi giorni –l’ha segnalato malignamente Peppino Caldarola- si comprenderanno solo quando “saranno arrivate”. In particolare gli allarmi sulla “questione morale”.

    Stiamo parlando, fuori dal gergo, delle richieste alle Camere che il Gip Clementina Forleo presenterà di qui a giorni, per ottenere l’autorizzazione a utilizzare in sede giudiziaria alcune intercettazioni di parlamentari perché “penalmente rilevanti”. Intercettazioni sul caso Unipol-Bnl, che a quanto si sussurra, potrebbero essere –secondo molti, saranno certamente- esplosive e metteranno in non poco imbarazzo il governo. A scanso di equivoci, non metterebbero in imbarazzo Massimo D’Alema o Piero Fassino, già così incautamente esposto col suo “abbiamo una banca!- ma riguarderebbero alcuni stretti loro collaboratori, e non sarebbe questione da poco.

    Atmosfere mefitiche come questa si respirano regolarmente a Montecitorio da una quindicina d’anni in qua. L’estate scorsa, ad esempio, giravano boatos che davano per certo l’arresto di Tronchetti Provera e furono troncati solo dalla sua decisione di cedere a Giorgio Rossi la poltrona di amministratore delegato di Telecom. Questa volta, però, si incrociano con un clima diverso. Non quello del paese, non quello dello sdegno per i costi della politica, non quello della distanza tra politica e popolo, non quello avvertito da D’Alema con la sua intervista al Corriere. No, il clima è diverso perché il governo che può essere scosso da queste intercettazioni non crede in sé stesso. Perché sono state anticipate –è un caso?- dalla pubblicazione delle dichiarazioni del comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale contro Visco e si è capito che questo esecutivo non è in grado neanche di risolvere una questione intollerabile come questa: un responsabile delle Finanze e un comandante della Gdf che da mesi avanzano accuse feroci l’uno contro l’altro, ma continuano a convivere .

    E’ il clima del governo, la sua tenuta ondivago ed ebbra, il suo navigare a vista, a trasformare queste ariette malefiche in una cappa di scirocco palermitano.

    Non sappiamo cosa c’è scritto in queste trascrizioni, sappiamo i nomi degli interessati (ovviamente non li possiamo fare), ma siamo pronti a scommettere che nessuna conterrà elementi sbalorditivi. Evidenzieranno, con tutta probabilità, un pesante, pesantissimo gioco di condizionamento politico nel risiko bancario. Ma questo già è noto. Metteranno alla luce una incredibile decadimento nella gestione di banche e assicurazioni da parte di esponenti dei Ds. Ma la condanna per aggiotaggio dei vertici di Unipol e Mps dei giorni scorsi l’aveva già messo a nudo. I magistrati di Milano hanno infatti già appurato che Unipol e Mps hanno finanziato la ricapitalizzazione di Unipol stessa drenando con l’inganno – Unipol, con l’accordo di Mps, comprava proprie azioni per farle salire e venderle a prezzo superiore al valore di mercato) - i risparmi dei correntisti Mps e gli investimenti degli azionisti Unipol e Mps. Ma siamo in Italia e quando queste cose avvengono a sinistra, nessuno vi fa caso.

    Quando però “arriveranno”, possiamo scommettere che si alzerà una buriana, perché sarà chiaro a tutti che ormai a sinistra il centrocampo è saldamente in mano ai “furbetti del partitino”.

  10. #10
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    Il fondo del Visco

    Il calore della polemica è massimo, ma sfugge, credo, la reale gravità del fatto. Per quel che ne so il generale Speciale può avere inventato tutto e Visco essere vittima di una macchinazione. In questo caso il generale dovrebbe essere già stato condannato per calunnia e Visco avrebbe dovuto, già da un anno, sporgere denuncia.



    Ma se una particella di quel che Speciale ha verbalizzato risponde al vero, allora ne deriva che un componente del governo pretende di stabilire quali finanzieri indagano su cosa, e questo avviene nel mentre fra gli indagati c'è quel Consorte e quella Unipol che del partito di Visco sono compagni e finanziatori. Da questo mare di palta la politica non è in grado di tirarci fuori, perché in quell'arena si strilla, s'accusa, ma poi le tempeste passano. Il dramma è che neanche la giustizia ci aiuterà, perché è morta e se non lo fosse in quel fatto avrebbe già visto un grumo di reati.
    In un Paese civile e normale quelle parole del generale sarebbero costate la condanna o a lui o a Visco. Da noi non è successo nulla. Non solo, ma le stesse inchieste in corso sono sprofondate nel nulla burocratico della mala giustizia. A che punto siamo con le scalate bancarie, i furbetti, i compagni che comprano banche, i contatti frequenti e confidenti con i loro referenti politici? E sulla faccenda Telecom? Spioni, spiati, calunnie, arresti, ma non succede niente. Da noi le inchieste si aprono per divenire oggetto di lotta politica, poi si trascinano alla ricerca di non si sa cosa, talora portando in galera i sospetti, altre volte lasciando non indagati i capi della baracca, poi tutto defluisce nello scolo del tempo che passa, digerendo memoria e reati ma secernendo sospetti e ricatti. Uno schifo possente, che inquina nel profondo il vivere civile.
    Nella baruffa su Visco la politica dei politicanti dimenticherà l'evidenza: egli si salverà se sarà forte nel difendersi e se i suoi compagni non lo abbandoneranno, o soccomberà se mancherà di armi e contropartite. E questa è la descrizione di una società degenerata a guerra per bande, di un mondo senza diritto, dove il potente detta la sua legge ed il debole deve tacere. L'incapacità di comprendere quale devastazione questo porti è ragione sufficiente per volere seppellire un mondo politico non all'altezza.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=3866

 

 
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