Cristiani discriminati e perseguitati in India
ITALIA, 202:00
2007-05-24 Milano >Cristianesimo
Intervista a Richard Howell
di Stefano Magni
L'esplosione nella moschea di Hydebarad, alla fine della preghiera del venerdì, è l'ultimo di una serie di episodi di violenza religiosa in India. Le vittime, in questo caso, sono i musulmani. Ma ogni settimana, quasi ogni giorno, nel totale disinteresse dell'opinione pubblica mondiale, i nazionalisti indù aggrediscono gli esponenti della minoranza cristiana.
Gli atti di violenza e di intimidazione sono in rapido aumento. Il 15 maggio il preside di una scuola cattolica ha subito un attentato, il 14 maggio un altro sacerdote cattolico è stato picchiato a sangue, il 7 maggio due pastori della Friends Mission sono stati linciati di fronte alle telecamere di una Tv locale, il 6 maggio era toccato a un altro pastore protestante nel distretto di Jaipur e il 29 aprile era stato picchiato, sempre di fronte alle telecamere, un missionario evangelico. L'elenco potrebbe continuare. Ci siamo limitati a citare gli eventi dell'ultimo mese. Perché questa violenza? Ne abbiamo parlato con Richard Howell segretario generale dell'Alleanza Evangelica dell'India. Il quale ci spiega che il numero delle violenze cresce all'aumentare delle conversioni, che sono sempre più frequenti. Soprattutto fra i "dalit", gli intoccabili, il gradino più basso nel sistema delle caste: "I dalit sono le persone più povere e discriminate della società indiana. L'educazione viene loro negata e così non possono trovare lavoro se non come bassa forza sottopagata. La legge garantisce alcuni benefit ai ‘dalit', ma se si convertono al cristianesimo perdono tutto".
In generale i cristiani sono discriminati per legge?
La Costituzione indiana garantisce libertà di culto. E' nell'applicazione della legge che nasce la discriminazione. Per esempio, in otto Stati della Federazione, è stata approvata la Legge sulla Libertà di Religione, che in realtà si traduce in una legge anti-proselitismo. I governi locali demonizzano i cristiani considerandoli come persone che convertono gli indù con la forza o con mezzi di persuasione occulta. Eppure non esiste alcun caso di cristiano condannato da un tribunale per aver usato la forza o mezzi di persuasione occulta. E in India ci sono leggi a sufficienza per proteggere una persona costretta a cambiare religione con la violenza. La Legge sulla Libertà di Religione considera che il governo non può verificare la sincerità di una conversione. Così, se vuoi abbandonare il tuo vecchio credo per abbracciarne un altro, devi informare il comando della polizia locale. Ma normalmente, chi intende abbracciare il cristianesimo sono soprattutto i dalit, che non sono nemmeno ascoltati dalla polizia. Quindi si tratta, nella sostanza, di una legge anti-cristiana. E anche di un'ulteriore discriminazione nei confronti dei dalit.
Perché i dalit si convertono al cristianesimo in modo massiccio?
Perché sono considerati inferiori sin dalla nascita e il cristianesimo insegna loro che gli uomini nascono uguali. I dalit subiscono violenze quotidiane e non ottengono alcuna giustizia. Si calcola che ogni giorno vengono aggrediti due dalit, ogni settimana ne vengono uccisi due. Le donne sono ulteriormente discriminate, la loro parola non viene presa in considerazione, né dalla polizia, né dalla magistratura. E' il sistema per caste che si fonda sulla diseguaglianza fra uomini. Questo sistema si fonda sulla divisione tra purezza e impurità. I dalit sono gli impuri e la loro presenza è considerata inquinante. Chi si converte sa che corre un rischio, ma si sente più libero.
Se la legge garantisce, almeno formalmente, la libertà di culto, chi è il responsabile della persecuzione?
Il maggior persecutore è il nazionalismo indù, che comprende movimenti politici come il Pjb, il Vhp e altre formazioni della stessa famiglia. La loro filosofia si traduce in uno slogan: "Una Nazione, Un Popolo, Una Cultura", che è la cultura indù. E' una forma estrema di nazionalismo religioso, secondo cui appartenere a una religione non induista è un atto di tradimento nei confronti della Nazione indiana. Sono loro che spargono odio ideologico contro i cristiani. Una seconda ragione della persecuzione è data dall'invidia sociale: la Chiesa, in India, sta elevando i poveri, soprattutto i dalit, educandoli e aiutandoli a trovare lavoro. Gli appartenenti alle caste superiori non lo possono accettare, hanno paura che i dalit, aiutati dalla Chiesa, inizino a chiedere l'eguaglianza dei diritti.
La polizia vi protegge dalle violenze nazionaliste?
Normalmente no e quando andiamo a riferire episodi di violenza, in molti casi non fa nemmeno rapporto di quel che raccontiamo. Ribadisco: la legge è buona, ma è pessima la sua applicazione. E' per questo che i perseguitati hanno così tanta speranza: perché se la legge venisse applicata in modo corretto, sarebbero salvi e liberi.
Stefano Magni, L'Opinione
Pubblicata con il permesso dell'autore




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