La Strategia della tensione in salsa turca
di Ennio Remondino
Ero ad Ankara il giorno della bomba terrorista, per filmare l'esibizione delle bombe di Stato. Fiera internazionale dell'industria della difesa, con rilevanti
interessi economici italiani. Immagini utili, pensavo, per l'avvio di questa infuocata estate elettorale turca. Il tempo di un cocktail d'ambasciata tra divise di mezzo mondo e gessati di taglio italiano, ed arriva la notizia della bomba esplosa nel cuore della Turchia politica. La sfida massima. Sino ad un attimo prima stavo cercando conferme ad una mia ipotesi una crisi militare sul confine con l'Iraq a bloccare le contestatissime elezioni parlamentari
anticipate volute dal premier Erdogan a fine luglio. Il "nemico" di sempre, 'indipendentismo Kurdo, per fermare la minaccia islamistica interna. Citavo l'insistenza dell'apparato militare turco dei mesi scorsi sulla minaccia Kurda che
viene dal caos iracheno, e la ripetuta richiesta di invasione dal nord verso Kirkuk a colpire i santuari della guerriglia Pkk. Detto in politica concreta, mettere le mani avanti rispetto alla creazione di uno Stato indipendente
Kurdo che si sta creando a nord dell'Iraq grazie
al caos americano. I classici due piccioni con la solita fava, aggiungevo da malizioso di mestiere. Lo Stato d'emergenza nazionale farebbe slittare le elezioni di fine luglio, con la Turchia laica in vacanza balneare. «Ma Erdogan non approverà mai una azione armata ora», ribatte un mio giovane amico della diplomazia. «La soluzione l'abbiamo sperimentata noi in Italia tanti anni fa: strategia della tensionsione.
Neppure il tempo di far finta d'essere intelligenti, che correvo verso il quartiere di Ulus, ai piedi della collina che porta alla fortezza-museo delle civiltà anatoliche dove stavano ancora contando i morti. Sette il totale ufficiale oggi, e 121 feriti. Attentato suicida, dicono dopo poche ore le solitamente reticenti autorità di sicurezza e polizia turche, fornendo nome
ed identità del "martire". Un Kurdo. Sarebbe la prima volta, quella dell'attentato suicida, per il PKK, che subito smentisce, inascoltato. Ieri il premier Erdogan, sulla scia dell'indignazione nazionale, annuncia la disponibilità del parlamento a dare il via alle forze armate «se ritenessero necessario un intervento nel nord dell'Iraq».
Conclusioni. Da "balcanologo" posso solo sperare che la crisi
del Kosovo, prevedibile per le prime settimane di giugno, non si sovrapponga ad un viaggio necessario sulle montagne del Kurdistan iracheno. A Pristina
stanno preparando un monumento bronzeo a Clinton, facitore della prossima indipendenza. Per celebrare i risultati della politica di Bush Junior alla fine serviranno milioni di stauette-lapide a decorare i cimiteri del mondo.
* Inviato Rai