Bankitalia…
In ottemperanza al nuovo corso intrapreso dal governatore di Bankitalia s.p.a. Mario Draghi, ( che ha visto, in meno di un anno e mezzo, svolgersi sei grandi operazioni tra banche italiane e due importanti acquisizioni da parte di gruppi stranieri, successivamente alla nascita del colosso San Paolo-Intesa, che oggi sta per rilevare anche Carifirenze, all’unione tra Ubi Banca e Banco Popolare, allo sbarco in Italia della francese Bpn con Bnl e dell’olandese Abn Ambro con Antonveneta, nonché del Crèdit Agricole, che ha rilevato gli sportelli ‘di troppo’ di Intesa San Paolo ) sono recentemente ‘convolati a nozze’, a pochi giorni dalla rituale ‘messa cantata’ che terrà il governatore il prossimo 31 maggio a Palazzo Koch, il banchiere del mercato, Alessandro Profumo ( Unicredit ) e il banchiere dalle sette vite Cesare Geronzi ( Capitalia ).
La fusione Unicredit-Capitalia, con quest’ultima assistita nelle consulenze e nelle strategie, guarda caso da Claudio Costamagna, ex banchiere della Goldman Sachs che gode della piena fiducia di Draghi, con cui ha lavorato fianco a fianco fin dai tempi della direzione generale del Tesoro (i bei tempi del Britannia…), non solo rappresenta una manovra finanziaria che va a scardinare il panorama bancario italiano ed europeo, ma avrà influenti influssi anche sullo scenario politico, considerando anche che, attorno all’operazione, come dimostrato dai ‘camerieri dei banchieri’, vi è un consenso altamente elevato, bipartisan ed istituzionale.
Innanzi alla creazione di questa sorta di Leviatano della finanza, con una capitalizzazione di 100 miliardi di euro ed una clientela di oltre 40 milioni di persone, numeri tanto cari al signor Profumo, dall’altra parte, il vice-presidente del neo-colosso, con deleghe alle partecipazioni, oltre che presidente del consiglio di sorveglianza della nuova Mediobanca, il redivivo Cesare Geronzi, diverrà il fulcro dei ridisegnati equilibri di potere che trovano da sempre i loro centri nevralgici nel crocevia tra Mediobanca, Generali, a loro volta azioniste ed alleate di Intesa San Paolo e Rcs Mediagroup.
Innanzi all’ennesima dimostrazione dello strapotere del sistema bancario, alla acquiesciente impotenza della politica, il Ms-Ft si interroga, a giusta ragione, oltre alla scontata preoccupazione per questa ulteriore concentrazione di potere, sul destino dei quasi 10.000 dipendenti del nuovo gruppo che, come già avvenuto in altre simili operazioni di fusione-accorpamento, rischiano di trasformarsi in ‘esuberi’.
Ma soprattutto ci chiediamo quali vantaggi ed interessi saranno apportati per i clienti-consumatori, visto che le fusioni avvenute fino ad ora, invece di portare benefici ai consumatori, hanno finito per vessarli ulteriormente, mediante costi altissimi, portando inoltre ad un’ulteriore razionamento del credito e servizi poco efficienti in rapporto alle specifiche esigenze del cliente.
di Manuel Negri




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