Per quanti sono liberali sembra talora che vi siano ambiti in cui la speranza di poter vivere in un mondo diverso abbia limitatissima cittadinanza. Uno di questi, ma non il solo, è probabilmente la sanità, che non soltanto è ultra-statizzata, ma è pure un settore entro il quale si ha a che fare con la salute e in cui quindi più è forte la retorica avversa ad ogni ipotesi di privatizzazione e concorrenza. Nei mesi scorsi l’eventualità, avanzata all’interno della Regione Lombardia, di introdurre soggetti privati nella fornitura del servizio di pronto soccorso ha scatenato tensioni fortissime, che hanno perfino causato le dimissioni dell’assessore competente in materia. Sempre dalla Lombardia, però, giungono ora segnali più incoraggianti in merito alla possibilità che si possa dare nuovo spazio al privato e al cosiddetto “privato sociale”, sviluppando relazioni virtuose con l’esistente e individuando percorsi in grado di allargare il protagonismo delle associazioni, delle imprese, delle fondazioni.

Tali questioni, infatti, sono state al centro dell'incontro organizzato a Milano dall'Istituto Bruno Leoni sul tema "Una società sana è una società responsabile", ultimo atto di una serie di tavole rotonde che hanno visto prima la presentazione e poi la discussione di due progetti di volontariato promossi dalle associazioni "Comocuore" e "Associazione per la lotta alla trombosi": grazie anche alla sponsorizzazione della Pfizer, autentico colosso della farmaceutica. Quello di "Comocuore" è un progetto di assistenza immediata, che valorizza quell’eccezionale risorsa che sono i volontari e i parenti dei cardiopatici, messi in condizione di agire in situazione d'emergenza. Il progetto di "ALT" riguarda invece le donne in gravidanza e il loro stile di vita, con l’obiettivo di prevenire l'insorgere di fenomeni di trombosi. Le iniziative, presentate da due medici di valore che si sono fatti imprenditori sociali attraverso queste associazioni, Lidia Rota Vender e Giovanni Ferrari, hanno però un elemento che va ben oltre i loro stessi contenuti.

Essi si sono infatti dimostrati un modello sostenibile di interazione fra il governo locale (che ne trae sul lungo periodo un risparmio nel trattamento delle patologie, e che comunque non è chiamato a sostenere i progetti, ma semmai a facilitarne lo svolgimento), l’impresa (che interviene non solo in un'ottica di responsabilità sociale o beneficenza, ma mettendo a disposizione il proprio know how in aree che considera di grande interesse), e il volontariato (che dall'interazione soprattutto con l'impresa è spinto ad innovare e rinnovarsi). Intervenendo al seminario milanese, Daniele Sironi - della direzione generale Famiglia e società della Regione Lombardia - ha sottolineato come sia proprio in questo frangente che comincia la costruzione di una welfare community, sempre "più coerente con i principi di Bruno Leoni e dei grandi teorici della scuola austriaca". L’idea è quindi che il benessere possa davvero essere promosso attivamente dalla società nelle sue varie componenti, superando gli schemi stantii basati sul monopolio delle istituzioni pubbliche e su cittadini del tutto passivi: chiamati solo a votare i propri rappresentanti e a pagare le imposte.
In piena sintonia con tutto ciò quanto è stato detto da Frank Cinque, responsabile della "borsa progetti sociali" promossa dalla Regione e dall'Università Cattolica, il quale ha spiegato come seguire i due progetti lo abbia persuaso della possibilità di creare, anche in Italia, condizioni opportune per un non profit più solido, più aggressivo, più "americano".

Non è insomma vero che la filantropia, tanto importante nel mondo sanitario e assistenziale del Nord America, non possa trovare spazio da noi: ma certamente è necessario che si creda davvero nella possibilità di diventare “imprenditori” in tali ambiti e si acquisiscano le necessarie competenze in materia. Soddisfatto per aver ospitato tali incontri, l’Istituto Bruno Leoni ha insistito soprattutto sulla necessità di una trasformazione culturale in grado di valorizzare quelle risorse (di ogni tipo) che fino ad oggi sono state sacrificate dal trionfo di logiche dirigiste. Per Alberto Mingardi, direttore dell'istituto, "la presenza di un think tank liberale in un processo come questo si spiega con la necessità di contestualizzare progetti di questa natura. La nostra idea è che ci può e ci deve essere una imprenditorialità della solidarietà: soprattutto in un momento storico nel quale il tradizionale modello di welfare State ha mostrato tutta la sua insostenibilità". In qualche misura la lezione è semplice. L’espansione degli apparati pubblici e la crescente voracità del sistema fiscale possono indebolire e fiaccare la capacità di reazione della società civile, del mercato, della solidarietà volontaria.

Ma gli uomini sono uomini, nel bene e nel male, e nel loro essere tali sono spesso portati a cercare di portare rimedio alle difficoltà.
Quanti desiderano vivere in una società di domani che sia più libera, più plurale e più imprenditoriale di quella in cui oggi ci troviamo devono farsi consapevoli, allora, che esiste un liberalismo attivo molto più forte di quanto si creda. Un’altra sanità è possibile, quindi, perché la voglia di fare e intraprendere che c’è in ogni uomo non potrà mai essere soffocata.

Carlo Lottieri