Silenzio sulla censura rossa
Interessano le notizie, raccomandano a scuola di giornalismo. E' l'attualità che aggancia lettore o telespettatore e lo inchioda a pagina o video, tuonano i direttori. Sissignori, ma in certi casi è più notizia una non-notizia e incuriosisce di più la repentina scomparsa di un'attualità dall'attualità. Un esempio, ovviamente d'attualità.
Domenica il dittatore "democratico" del Venezuela Hugo Chavez ha chiuso una emittente televisiva, la Radio Caracas Television, che non approvava la sua linea politica. Da allora scioperi e dimostrazioni di piazza: sembra che il dittatore "democratico" venezuelano, amico fraterno del dittatore democratico Fidel Castro, abbia intenzione di chiudere anche un'altra televisione che gli sta antipatica: la Globovision.
Da quattro giorni la parte più viva e progredita del paese - giovani, studenti, intellettuali - sono schierati per la libertà d'informazione. Nei disordini di domenica e lunedì, quando la polizia del dittatore "democratico" Chavez li ha presi a gas lacrimogeni, manganelli e sparatorie con proiettili di gomma, ne sono stati arrestati 182, dei quali 107 minorenni. Il dittatore "democratico" Chavez ha detto, in un comizio dalla tivù governativa, che non poteva subire "quegli attacchi fascisti" e ha paradossalmente spiegato che "la chiusura di Rctv è stata un servizio reso all'opinione pubblica".
In Italia circolano un'infinità di testate d'ogni tendenza e colore, quasi tutte sussidiate dallo Stato, e non è neanche immaginabile chiudere un network tivù per disposizione amministrativa. Eppure, ricordate quante volte certi imbonitori politici hanno tentato di dirci che l'Italia viene al settantesimo posto, o giù di lì, in certe bizzarre mondiali della libertà d'informazione? E avete calcolato per quanti mesi o anni è rimasto di "attualità" - con cortei, dibattiti, polemiche, interrogazioni parlamentari eccetera - il mancato impiego in Rai (come se fosse obbligatorio!) di Biagi, Santoro e Luttazzi, martiri del bieco bavaglio governativo? E il conflitto di interessi? Oh, come rimane d'attualità nei secoli lo scandalo di un proprietario di grandi network televisivi che fa anche politica!
Il pluralismo dell'informazione e la libertà di stampa sono valori sacri, perbacco. Ma se a metterseli sotto i piedi è una venerata icona della sinistra - il dittatore "democratico" del Venezuela, Hugo Chavez, per esempio - diventano deviazioni strumentali da approfondire, speculazioni insidiose per il popolo, problemucci locali da confinare in ventiquattro ore nel buco nero della non-attualità. La cosa sparisce subito da giornali, radio e tivù. I sacerdoti televisivi della libertà di stampa e dell'Articolo 21 non dedicano alla emblematica storia dei giornalisti e dei telespettatori della tivù imbavagliata di Caracas neanche un approfondimento, un talk show, una denuncia, un'intervistina con le domandine preparate, un non-ci-sto come sussulto di dignità professionale e sindacale. Niente, non c'è spazio: meglio spandere chiacchiere sulla battaglia per la leadership del Partito Democratico. Gli italiani non ci dormono la notte.
Gianni De Felice




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