Il 9 Giugno il Parlamento apra le porte al Presidente degli Usa, George W. Bush
Scritto da Massimo Teodori
Con l’appello rivolto a Franco Marini, presidente del Senato, e a Fausto Bertinotti, presidente della Camera, affinché il Parlamento italiano apra le porte le porte al presidente degli Stati Uniti in visita a Roma e i nostri rappresentanti possano ascoltare direttamente ciò che George W. Bush ha da dire all’alleato italiano, con Margherita Boniver, Luigi Compagna e Antonio Polito abbiamo cercato di reagire al clima reticente con cui le istituzioni italiane si apprestano ad accogliere Bush il prossimo 9 giugno. Nessuno ritiene che si debba approvare incondizionatamente la politica dell’amministrazione americana che, soprattutto nell’ultima stagione, è stata criticata sull’Iraq anche da una larga porzione della pubblica opinione americana. Ma la visita di un capo di Stato, soprattutto quando si tratta di un paese, gli Stati Uniti d’America, che da sessant’anni è il principale alleato dell’Italia, non può essere circondata da quel silenzio imbarazzato che fino ad oggi ha caratterizzato il presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri e i presidenti delle due Camere.
Ancora una volta la piccola politica interna - il rapporto tra le componenti moderate e quelle radicali del governo di centro-sinistra - ha la meglio sugli interessi nazionali. Gli italiani devono conoscere senza sotterfugi direttamente dalla voce del presidente americano quali sono i problemi sul tappeto esistenti tra il nostro paese e l’alleato americano, e perciò non possono accontentarsi di comunicati stampa diplomatici su riunioni più o meno riservate con questo o quell’esponente di governo e magari anche con esponenti dell’opposizione. Una sessione congiunta del parlamento oppure di una sola delle due Camere ci sembra la sede più adatta per un dialogo istituzionale degno dell’occasione.
Altrimenti si rischia che l’Italia accolga l’uomo che rappresenta l’intera nazionale americana solo con manifestazioni di piazza - legittime ma non rappresentative - che si annunciano addirittura in duplice formato da parte della sinistra estrema di piazza e di quella altrettanto estrema di governo. Che spettacolo sarebbe per la comunità internazionale se i compagni del presidente della Camera, on.Bertinotti, fossero i soli a far sentire pubblicamente la loro voce di violenta contestazione del presidente?
Il Parlamento italiano più volte e in diverse forme ha ascoltato la parola del Papa, del re di Spagna, del segretario generale delle Nazioni Unite e perfino di Yasser Arafat per cui oggi sarebbe singolare se fosse negata proprio al presidente degli Stati Uniti, tanto più che nel corso degli ultimi cinquant’anni il Congresso americano ha ricevuto in seduta solenne i capi di Stato e di governo del piccolo alleato italiano, di recente il presidente Silvio Berlusconi, ultimo di una lista che è iniziata con il viaggio del gennaio 1947 di Alcide De Gasperi che restituì l’Italia all’Occidente libero e democratico.




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