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    Predefinito Sinassario di San Giovanni ieromartire

    Il giorno 16 del mese di Dicembre, la nascita al cielo del santo ieromartire Giovanni papa dell’antica Roma.

    Nato probabilmente a Roma in data che non ci è nota Giovanni visse in uno dei periodi più gravi e perigliosi della sede apostolica dell’antica Roma. Infatti l’avvento dei Franchi che avevano costituito un impero alternativo a quello dell’antica Romènia Cristiana che aveva la sua capitale nella nuova Roma di san Costantino questi barbari germanici non avevano mai cessato di tentare di introdurre discordie tra l’occidente e l’Oriente allo scopo di consolidare il loro potere. Già dopo il Concilio II di Nicea, VII ecumenico, l’imperatore franco Carlo non volle accettare le decisioni del Concilio sulla restaurazione al culto delle sacre Icone e fece comporre allo scopo i cosiddetti Libri Carolini. Fu solo la fermezza di papa Adriano che lo costrinse, suo malgrado, ad accettare le decisioni del Concilio. I Franco-germanici però non cessarono di tentare di impossessarsi della sede patriarcale dell’occidente imponendo candidati a loro graditi Ciò nonostante dalla morte di Leone III all’anno 858, il popolo ortodosso di Roma riuscì ad imporre un suo candidato , malgrado le minacce dell’imperatore germanico. Già dal momento dell’elezione di Leone III grandi erano state l’ansietà ed anche il terrore per una rappresaglia franca. Successivamente l’elezione di Benedetto III fu interrotta dal partito germanico che impose per un momento il proprio candidato Anastasio, ma la folla assediò le porte della basilica costantiniana del Santissimo Salvatore (oggi san Giovanni) al Laterano ove si teneva il sinodo incaricato di eleggere il nuovo papa. Alla morte di Benedetto fu eletto il primo papa germanofilo Nicola I. L’imperatore germanico Ludovico accorse e fece svolgere l’elezione alla sua presenza. Prestissimo Nicola I, contrariamente ai canoni ed alla prassi sempre seguita, volle imporre la sua autorità su tutta la chiesa e applicò alla sua tiara e al suo regno la dottrina della predestinazione. Scrisse al patriarca della Nuova Roma, San Fozio il Grande, che “la Chiesa di Roma aveva meritato il diritto al potere assoluto ed aveva ricevuto il governo di tutte le pecorelle di Cristo”. Un po’ più tardi, furioso di non aver ottenuto il riconoscimento delle sua innovazioni da San Fozio, scrisse direttamente al popolo, al clero e all’Imperatore di Costantinopoli delle lettere piene di ostilità e di odio in cui il patriarca è chiamato “Signor Fozio” , “adultero”, “omicida” ed “ebreo”. In Bulgaria benediceva la missione del vescovo Formoso, uno dei capi del partito filogermanico, ed autorizzava l’aggiunta del Filioque al Credo nonché altre riforme o pratiche tipiche delle chiese franche.
    Quest'atteggiamento provocò la reazione della Chiesa di Costantinopoli e San Fozio, d’accordo con il suo Sinodo, inviò un’enciclica a tutte le Chiese nella quale denunciava la situazione creata dai missionari franco-germanici in Bulgaria e il dogma del Filioque che questi tentavano di imporre. Un concilio si tenne a Costantinopoli nell’867, alla presenza dei delegati dei patriarchi orientali, che anatematizzò le dottrine denunciate da san Fozio, in particolare l’eresia del Filioque e la sua aggiunta al Credo di Nicea-Costantinopoli in Bulgaria. Più di mille firme testimoniarono contro il dogma franco che, come afferma San Fozio, scinde la Tuttasanta Triade in due, poiché instaura due sorgenti nella Divinità, finendo così nel paganesimo. Dopo la partenza per l’esilio del patriarca Fozio, il papa Nicola I fece organizzare a Costantinopoli nell’869 un concilio di soli 18 vescovi (gli altri infatti si rifiutarono di intervenirvi) nel quale la persona di San Fozio fu condannata, senza che nessuna eresia gli potesse essere rimproverata. Bisogna dire che Nicola I in Roma non osò mai imporre il Filioque per paura del popolo romano fedele alla Fede Ortodossa. Nicola I d’altronde non cessava di trovare difficoltà con i romani dell’Italia del Sud e anche con quelli delle Gallie che erano rimasti scossi dalla sua concezione totalitaria dell’antica “etnarchia”. Quando morì, era ormai sostenuto solo dai teologi franchi filioquisti che egli aveva mobilitato contro il patriarca e l’imperatore di Costantinopoli, senza peraltro fare il nome di San Fozio la cui scienza e santità erano note ai romani ortodossi della Gallia. Dopo un papa di transizione, Adriano, il partito romano ebbe nuovamente il sopravvento e l’arcidiacono Giovanni, divenuto Giovanni VIII, salì al trono patriarcale di Roma il 15 dicembre dell’882. Giovanni VIII fu un grande papa della Romanità , della statura dei Leone Magno e dei Gregorio Magno, un Gerarca attento e prudente che, terminato il pericolo che incombeva con alla morte dell’imperatore, depose, scomunicò e anatematizzò i vescovi seguaci di Nicola I che avevano aggiunto il Filioque in Bulgaria ed in particolare il vescovo Formoso. Agì in modo da imporre al nuovo imperatore germanico Carlo il Calvo un atto che liberava le elezioni dei papi dalla presenza dei legati imperiali. Così tentava di preservare Roma da un nuovo Nicola imposto dal partito germanofilo.Sostenne con vigore l'opera evangelizzatrice dei Santi isapostoli cirillo e Metodio ed approvò la celebrazione in lingua slava. Morto questi il re Carlo il Grosso invase Roma e fece avvelenare Giovanni VIII che fu poi finito a colpi di scure, forse dai suoi stessi familiari Era il 15 Dicembre dell’anno 882.Il suo corpo venne sepolto in tutto fretta “apud Sanctum Petrum”e successivamente tutto fu organizzato per far cancellare la memoria dell’ultimo grande Vescovo Ortodosso di Roma antica. Ma nel periodo del suo episcopato Giovanni VIII riuscì a dare al trono dell’antica Roma un nuovo periodo di ortodossia seppur tra sofferenze e turbamenti di vario genere. I suoi legati poterono partecipare e riconoscere le decisioni del Concilio dell’879 presieduto da San Fozio, di nuovo in possesso del suo trono patriarcale.
    A questo concilio tutti patriarchi vennero rappresentati e San Fozio fu riconosciuto quale Patriarca della Nuova Roma. L’opera di Nicola I era cos’, seppur per poco, dissolta. L’inalterabilità del Simbolo della fede e la condanna con anatema di ogni aggiunta furono proclamate ufficialmente. I legati della Chiesa di Roma chiamarono l’aggiunta del Filioque un “inqualificabile insulto ai Padri”; Giovanni VIII scrisse una lettera a San Fozio nella quale condannava in termini velati, ma fermi, i germano-franchi e l’aggiunta del Filioque : “Noi li mettiamo dalla parte di Giuda, poiché essi hanno lacerato le membra del Cristo”. Il nostro santo padre Giovanni fu, insomma, , l’ultimo Padre della Chiesa che occupò la cattedra di Roma antica e rappresenta l’ultima grande resistenza dei romani ortodossi dell’antica Roma e dell’Occidente nei confronti della spinta eretica germano-franca contro il trono ortodosso di Roma." La sua morte da martire coronò con la corona dei Testimoni della Fede la vita tribolata dell’ultimo “Apostolico” come si usava definire, nell’epoca ortodossa, il papa di Roma.

    Da Roma nascesti come ultimo sole di splendor luminoso,
    la fede intatta, o Giovanni, serbasti fino a spargere il sangue.
    Tra i Santi di Cristo e i colleghi intercedi, o glorioso
    Per la sede tua dal diavolo fatta eretica ora ed esangue.

    Per le preghiere del santo ieromartire Giovanni, Signore Gesù Cristo Dio nostro, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn

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    Citazione Originariamente Scritto da silvano Visualizza Messaggio
    Il giorno 16 del mese di Dicembre, la nascita al cielo del santo ieromartire Giovanni papa dell’antica Roma.

    Nato probabilmente a Roma in data che non ci è nota Giovanni visse in uno dei periodi più gravi e perigliosi della sede apostolica dell’antica Roma. Infatti l’avvento dei Franchi che avevano costituito un impero alternativo a quello dell’antica Romènia Cristiana che aveva la sua capitale nella nuova Roma di san Costantino questi barbari germanici non avevano mai cessato di tentare di introdurre discordie tra l’occidente e l’Oriente allo scopo di consolidare il loro potere. Già dopo il Concilio II di Nicea, VII ecumenico, l’imperatore franco Carlo non volle accettare le decisioni del Concilio sulla restaurazione al culto delle sacre Icone e fece comporre allo scopo i cosiddetti Libri Carolini. Fu solo la fermezza di papa Adriano che lo costrinse, suo malgrado, ad accettare le decisioni del Concilio. I Franco-germanici però non cessarono di tentare di impossessarsi della sede patriarcale dell’occidente imponendo candidati a loro graditi Ciò nonostante dalla morte di Leone III all’anno 858, il popolo ortodosso di Roma riuscì ad imporre un suo candidato , malgrado le minacce dell’imperatore germanico. Già dal momento dell’elezione di Leone III grandi erano state l’ansietà ed anche il terrore per una rappresaglia franca. Successivamente l’elezione di Benedetto III fu interrotta dal partito germanico che impose per un momento il proprio candidato Anastasio, ma la folla assediò le porte della basilica costantiniana del Santissimo Salvatore (oggi san Giovanni) al Laterano ove si teneva il sinodo incaricato di eleggere il nuovo papa. Alla morte di Benedetto fu eletto il primo papa germanofilo Nicola I. L’imperatore germanico Ludovico accorse e fece svolgere l’elezione alla sua presenza. Prestissimo Nicola I, contrariamente ai canoni ed alla prassi sempre seguita, volle imporre la sua autorità su tutta la chiesa e applicò alla sua tiara e al suo regno la dottrina della predestinazione. Scrisse al patriarca della Nuova Roma, San Fozio il Grande, che “la Chiesa di Roma aveva meritato il diritto al potere assoluto ed aveva ricevuto il governo di tutte le pecorelle di Cristo”. Un po’ più tardi, furioso di non aver ottenuto il riconoscimento delle sua innovazioni da San Fozio, scrisse direttamente al popolo, al clero e all’Imperatore di Costantinopoli delle lettere piene di ostilità e di odio in cui il patriarca è chiamato “Signor Fozio” , “adultero”, “omicida” ed “ebreo”. In Bulgaria benediceva la missione del vescovo Formoso, uno dei capi del partito filogermanico, ed autorizzava l’aggiunta del Filioque al Credo nonché altre riforme o pratiche tipiche delle chiese franche.
    Quest'atteggiamento provocò la reazione della Chiesa di Costantinopoli e San Fozio, d’accordo con il suo Sinodo, inviò un’enciclica a tutte le Chiese nella quale denunciava la situazione creata dai missionari franco-germanici in Bulgaria e il dogma del Filioque che questi tentavano di imporre. Un concilio si tenne a Costantinopoli nell’867, alla presenza dei delegati dei patriarchi orientali, che anatematizzò le dottrine denunciate da san Fozio, in particolare l’eresia del Filioque e la sua aggiunta al Credo di Nicea-Costantinopoli in Bulgaria. Più di mille firme testimoniarono contro il dogma franco che, come afferma San Fozio, scinde la Tuttasanta Triade in due, poiché instaura due sorgenti nella Divinità, finendo così nel paganesimo. Dopo la partenza per l’esilio del patriarca Fozio, il papa Nicola I fece organizzare a Costantinopoli nell’869 un concilio di soli 18 vescovi (gli altri infatti si rifiutarono di intervenirvi) nel quale la persona di San Fozio fu condannata, senza che nessuna eresia gli potesse essere rimproverata. Bisogna dire che Nicola I in Roma non osò mai imporre il Filioque per paura del popolo romano fedele alla Fede Ortodossa. Nicola I d’altronde non cessava di trovare difficoltà con i romani dell’Italia del Sud e anche con quelli delle Gallie che erano rimasti scossi dalla sua concezione totalitaria dell’antica “etnarchia”. Quando morì, era ormai sostenuto solo dai teologi franchi filioquisti che egli aveva mobilitato contro il patriarca e l’imperatore di Costantinopoli, senza peraltro fare il nome di San Fozio la cui scienza e santità erano note ai romani ortodossi della Gallia. Dopo un papa di transizione, Adriano, il partito romano ebbe nuovamente il sopravvento e l’arcidiacono Giovanni, divenuto Giovanni VIII, salì al trono patriarcale di Roma il 15 dicembre dell’882. Giovanni VIII fu un grande papa della Romanità , della statura dei Leone Magno e dei Gregorio Magno, un Gerarca attento e prudente che, terminato il pericolo che incombeva con alla morte dell’imperatore, depose, scomunicò e anatematizzò i vescovi seguaci di Nicola I che avevano aggiunto il Filioque in Bulgaria ed in particolare il vescovo Formoso. Agì in modo da imporre al nuovo imperatore germanico Carlo il Calvo un atto che liberava le elezioni dei papi dalla presenza dei legati imperiali. Così tentava di preservare Roma da un nuovo Nicola imposto dal partito germanofilo. Sostenne con vigore l'opera evangelizzatrice dei Santi isapostoli cirillo e Metodio ed approvò la celebrazione in lingua slava.Morto questi il re Carlo il Grosso invase Roma e fece avvelenare Giovanni VIII che fu poi finito a colpi di scure, forse dai suoi stessi familiari Era il 15 Dicembre dell’anno 882.Il suo corpo venne sepolto in tutto fretta “apud Sanctum Petrum”e successivamente tutto fu organizzato per far cancellare la memoria dell’ultimo grande Vescovo Ortodosso di Roma antica. Ma nel periodo del suo episcopato Giovanni VIII riuscì a dare al trono dell’antica Roma un nuovo periodo di ortodossia seppur tra sofferenze e turbamenti di vario genere. I suoi legati poterono partecipare e riconoscere le decisioni del Concilio dell’879 presieduto da San Fozio, di nuovo in possesso del suo trono patriarcale.
    A questo concilio tutti patriarchi vennero rappresentati e San Fozio fu riconosciuto quale Patriarca della Nuova Roma. L’opera di Nicola I era cos’, seppur per poco, dissolta. L’inalterabilità del Simbolo della fede e la condanna con anatema di ogni aggiunta furono proclamate ufficialmente. I legati della Chiesa di Roma chiamarono l’aggiunta del Filioque un “inqualificabile insulto ai Padri”; Giovanni VIII scrisse una lettera a San Fozio nella quale condannava in termini velati, ma fermi, i germano-franchi e l’aggiunta del Filioque : “Noi li mettiamo dalla parte di Giuda, poiché essi hanno lacerato le membra del Cristo”. Il nostro santo padre Giovanni fu, insomma, , l’ultimo Padre della Chiesa che occupò la cattedra di Roma antica e rappresenta l’ultima grande resistenza dei romani ortodossi dell’antica Roma e dell’Occidente nei confronti della spinta eretica germano-franca contro il trono ortodosso di Roma." La sua morte da martire coronò con la corona dei Testimoni della Fede la vita tribolata dell’ultimo “Apostolico” come si usava definire, nell’epoca ortodossa, il papa di Roma.

    Da Roma nascesti come ultimo sole di splendor luminoso,
    la fede intatta, o Giovanni, serbasti fino a spargere il sangue.
    Tra i Santi di Cristo e i colleghi intercedi, o glorioso
    Per la sede tua dal diavolo fatta eretica ora ed esangue.

    Per le preghiere del santo ieromartire Giovanni, Signore Gesù Cristo Dio nostro, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn
    Onoro la figura del papa Giovanni VIII, anche se molto discutibile la sua trattativa con i vescovi germani contra metodium e le sue prese di posizione riguardo le lingue liturgiche - non citiamo poi le interferenze nella città di milano. Comunque Mons. Silvano, lei pensa d'avere diritti e prerogative di canonizzare un Santo della prima sede patriarcale (anche se caduta in eresia)? Ne ha la potestà? Io se fossi in lei mi allaccerei meglio le cinture. Onoriamo Giovanni come buon papa, ma lasciamo che sia Roma a giudicare - mille anni sono come un giorno per l'Eterno, non vedo perché tutta questa fretta nel fare le veci di roma.
    con rispetto

  3. #3
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    La mia modesta opinione è che ciscuna Chiesa ortodossa abbia il diritto di canonizzare chi ritenga Santo.

    Per esempio la nostra metropolia non ha mai pensato di canonizzare Père Ambroise Fontrier, anche se di miracoli questo vero santo ortodosso ne ha fatto molti di più di quanti non ne abbia fatto il Signor Forgione.

    La canonizzazione da parte della Chiesa di Roma non è affatto garanzia di santità per la Chiesa ortodossa . Vedasi la canonizzazione ad esempio del cardinale Stepinac, persecutore degli ortodossi.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da xenia45 Visualizza Messaggio
    La mia modesta opinione è che ciscuna Chiesa ortodossa abbia il diritto di canonizzare chi ritenga Santo.

    Per esempio la nostra metropolia non ha mai pensato di canonizzare Père Ambroise Fontrier, anche se di miracoli questo vero santo ortodosso ne ha fatto molti di più di quanti non ne abbia fatto il Signor Forgione.

    La canonizzazione da parte della Chiesa di Roma non è affatto garanzia di santità per la Chiesa ortodossa . Vedasi la canonizzazione ad esempio del cardinale Stepinac, persecutore degli ortodossi.
    Innanzitutto è un piacere per me intrattenere una discussione con te Xenia,
    ti leggo spesso e come ho detto un'altra volta, hai delle idee che collimano con le mie (poi stimo molto i componenti del Sinodo Greco Ortodosso di Sua Beatitudine Makarios).
    Non mi riferivo all'attuale Chiesa di Roma, Xenia, ma a quella passata e a quella eventualmente futura (spero che roma ritorni all'ortodossia, come costantinopoli ed altre sedi ex ortodosse). Io con rispetto penso che dove una sede manchi in ortodossia, al contrario di cio che diceva padre Daniele (riguardo alla presenza materiale della sede) e di ciò che affermano i sedevacantisti romani, il popolo di Dio, anche se esiguo, abbia il diritto di restituire all'onorabilità della Chiesa (della sede intendo) una gerarchia. Per tale motivo credo che la politica giusta della Chiesa di Grecia sia stata quella di eleggere un'altro arcivescovo di atene (nel nostro caso Makarios). Riguardo l'Italia, certo è un discorso complesso, i vescovi ortodossi che stanno su questo suolo, per buon senso (verrebbero fagocitati ed inizierebbe una vera e propria persecuzione verso di loro) devono purtroppo assumere il titolo di una sede o inesistente o soppressa (vedi Luni, San Giulio, Eraclea, Altino). Tutto ciò secondo me avviene nella speranza che qualcosa succeda in futuro - nella speranza che Dio aiuti questo popolo che ha una grande tradizione liturgico-religiosa.
    Certo è che io mi astengo dal criticare la decisione di un gerarca ortodosso italiano, consacrato episcopo per il territorio italiano, anzi ne sono felice e conosco altresì il diritto che la Chiesa Ortodossa in absentia di una realtà ecclesiale ortodossa e dispensatrice di grazia, di canonizzare dei pii personaggi, affinché venga rispettata la promessa che Gesù ha fatto a Pietro.

    Riguardo la canonizzazione di un papa di Roma però..
    Insomma dalla morte de Giovanni VIII alla caduta piena di Roma è passato ancora del tempo e io penso che esistano diritti che non possono oltrepassare il consentito. Tali diritti non consentiti, sono per esempio il canonizzare un papa di roma. O si piglia il coraggio a piene mani e si consacra un vescovo ortodosso di roma con il beneplacido di tutta l'ortodossia tradizionale, oppure bisognerebbe astenersi dal muoversi in questo campo minato. Canoniziamo pure monaci e santi laici mai canonizzati sul territorio italiano, ma non un papa di roma.
    Ovviamente non voglio entrare in polemica con la venerabile Chiesa che l'ha fatto, però mi lascia un po' perplesso questa decisione.

    Riguardo la persona di Giovanni VIII, ovviamente penso d'essere libero di pensare che meritasse la canonizzazione quanto altri papi ortodossi prima di lui e anche dopo di lui - badate "ORTODOSSI". Giovanni VIII, fu grande per la restituzione della dignità a San Fozio, ma si comporto' da zuccone riguardo ad altre faccende sopracitate (Milano, vescovo di Ivrea, lingue liturgiche, etc.).
    Ovviamente i santi non aspettano certo il giudizio di Jungmann, quindi qui chiudo l'intervento.

    grazie e buona domenica.

    Christos Anesti!

  5. #5
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    Come si può leggere nella lettera enciclica della Glorificazione è quello di restituire un santo ed un martire (di cui il sig.Jungmann dovrebbe addottrinarsi meglio, noi è anni che stiamo studiando tutto lo studiabile per decidere la canonizzazione) al popolo ortodosso che è in Italia. Riguardo a Cirillo e Medodio è vero il contrario: Giovanni VIII loi sostenne con forza contro i Franco-germanici ed approvò l'uso della lingua slava appoggiando sull'altare le loro traduzioni.

    Quanto all'antico Patriarca dell'Antica Roma oggi quel trono è vacante da mille anni a causa dell'eresia ed io, in quanto esarca dell'Italia, me ne sento, in un qualche senso, custode. Il defunto Patriarca di Gerusalemme S.B. Diodoro di eterna Memoria amava dire che la Chiesa Ortodossa dovrebbe avere il coraggio di consacrare un vescovo col titolo di Roma Antica per rendere quel Trono non più vacande e dichiarare così con decisione che l'attuale occupante, simpatico o antipatico, bravo o non bravo.... che sia vi si siede in modo del tutto abusivo ed illegittimo. Ma oggi è l'ecumenismo che impera e Costantinopoli e Roma si scambiano visite ad limina.......!

    Credo che persone come pére Patric che Xenia ha conosciuto meglio di me, ma che anch'io conoscevo benino e stimavo e il padre Romanidis ne sarebbero lieti su questa terra così come lo saranno attendendo tra i giusti ....

    A Xenia un particolare invito ad intervenire alla Canonizzazione.

  6. #6
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    Santo Padre Giovanni, baluardo della fede ortodossa prega per noi .

  7. #7
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    Certamente non oso mettere dubbi alle ricerche storico-religiose che la Vostra venerabile Chiesa ha fatto riguardo il papa Giovanni VIII - come ho già scritto, veramente ci vorrebbe un gran coraggio nell'Ortodossia per quel grande passo, ma fin'ora più che divisioni tra gli ortodossi italiani rispettanti la Sacra tradizione e tra questi e le Chiese Ortodosse che la tradizione se la sono lasciata da parte, non vedo possibili soluzioni. I miei sentiti auguri per la festa della canonizzazione.
    A. Jungmann

  8. #8
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    Prima di noi gli studi erano stati fatti da Dvornik per parte laica, da P. Romanidis già docente di Teologia Dogmatica alla Facoltà deklla Santa Croce in USA, e dal compianto pere Patric Ranson che aveva quasi terminato un libro sul santo che, disgraziatamente , non ha potuto vedere la luce ma del quale il p.Patric mi aveva fornito, prima di morire, un amplio stralcio che ho, in parte, citato, nelle Lettere canoniche di Glorificazione. La Lettera è in evidenza. Mi scuso se non ne riporto i passi ma torno ora da una giornata stressante ed altre due mi aspettano. Pregate.

  9. #9
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    Alcune precisazioni a Jungmann.
    Tu scrivi:
    >>>>
    Riguardo la canonizzazione di un papa di Roma però..
    Insomma dalla morte de Giovanni VIII alla caduta piena di Roma è passato ancora del tempo e io penso che esistano diritti che non possono oltrepassare il consentito. Tali diritti non consentiti, sono per esempio il canonizzare un papa di roma. O si piglia il coraggio a piene mani e si consacra un vescovo ortodosso di roma con il beneplacido di tutta l'ortodossia tradizionale, oppure bisognerebbe astenersi dal muoversi in questo campo minato. Canoniziamo pure monaci e santi laici mai canonizzati sul territorio italiano, ma non un papa di roma.
    >>>>

    Orbene...
    prima di tutto non mi pare che sia scritto da qualche parte che una Chiesa locale non possa glorificare persone vissute nel territorio di un'altra Chiesa locale. Certo, credo che sia successo di rado, forse mai, ma non mi sembra che la cosa sia in qualche modo vietata.
    In secondo luogo non è questo il nostro caso. La Chiesa Ortodossa di Roma è caduta - vero - ed oggi non esiste più, nel senso che non esiste più una Chiesa Ortodossa che si chiami Patriarcato di Roma e non esiste un Papa ortodosso di Roma. Tutto questo però non significa proprio niente. I nomi delle Chiese, la loro estensione territoriale, sono un problema umano... ciò di cui dobbiamo essere coscenti è che noi siamo la Chiesa di Cristo che è in Italia (e per noi intendo tutti i cristiani ortodossi che per un motivo o per un altro si trovano attualmente in Italia, indipendentemente dalla loro nazionalità). Giovanni VIII è un nostro santo e per questo abbiamo tutto il diritto di canonizzarlo, senza aspettare cose impossibili agli uomini (anche se certamente possibili a Dio) come il ristabilimento di un Patriarcato ortodosso a Roma.

    p. Daniele
    p. Daniele Marletta
    www.orthodoxia.it

  10. #10
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    Vorrei comunicare che domani sera Giovedì al Monastero di San serafino alle ore 21 terrò una conferenza sulla figura di Papa Giovanni VIII e le ragioni che hanno indotto alla sua canonizzazione. e ripeto il programma dellafesta di Domenica.

    Pistoia - Chiesa Cattedrale dei SS. Martiri e Confessori del XX secolo, piazza s.Francesco 16.

    ore 9 - Ultima panikida e officio della Glorificazione del Santo Padre nostro ieromartire Giovanni, papa di Roma.
    Segue la Divina Liturgia Archieratica e la processione con l'Icona del Santo

    Monastero di San serafino di Sarov - via Lizzanello 1 - San Fedlice di Pistoia
    ore 19 - Cerimonia civile nella quale il dott. Pierfelice degli Uberti, Presidente della Commissione Internazionale per il controllo degli ordini di cavalleria, consulente del Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, presenterà il sistema premiale della nostra Chiesa e verranno concesse le prime onorificenze ai meritevoli.
    Segue un vin d'honner .

 

 

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