l piano di sviluppo a medio termine, con relativo aumento di capitale da circa 105 milioni, presentato mercoledì dal Consiglio di Ammi_nistrazione straordinario della Juventus, ha certamente dato nuovo entusiasmo all'ambiente.
Questo entusiasmo iniziale sembra che sia però almeno parzialmente sfumato dopo che sono stati fatti i primi conti. Dai 105 milioni sopracitati se ne dovranno infatti togliere una sessantina (garantiti dalla Ifil, che ha il 60% delle azioni) per iscrizioni al campionato di Serie A e ripianamento di una parte dei debiti (che ammontano complessivamente a 75 milioni), senza contare che un'altra ventina potrebbero esser destinati al nuovo stadio. In sostanza, per il mercato potrebbe restare una cifra tra i 40 e i 45 milioni.
La situazione non pare convincere appieno uno dei grandi campioni che dovrebbe essere convinto a restare in bianconero dal nuovo piano di sviluppo, ovvero Gigi Buffon.
"Penso che i 75 milioni di debiti con le le banche rosicchieranno una bella fetta dell'aumento di capitale - ha commentato il portiere da Vinovo -. Certo, complessivamente dal CdA è arrivata una buona notizia ma molto dipenderà però da quanto verrà messo a disposizione per il calcio mercato". "Alla fine, ognuno di noi farà le sue scelte e le sue considerazioni relative al suo futuro professionale, all'età, alla durata del contratto...", ha quindi concluso Buffon.
Poco dopo l'ufficializzazione dell'aumento di capitale, è stato poi manifestato scetticismo anche da altri settori del mondi juventino, in particolare dall'Associazione "Giù le mani dalla Juve", che attraverso un comunicato s'è, detta delusa dal progetto societario. "L'Associazione "GiulemanidallaJuve" esprime rammarico per il fatto che si chieda ai tifosi azionisti di partecipare alla ricapitalizzazione, nonostante l'azionista di riferimento si sia dimostrato incapace di tutelare gli interessi della società e degli azionisti di minoranza".
In sostanza, la sopracitata associazione rimprovera agli Agnelli di versare tramite la finanziaria di famiglia, la Ifil, solo i 63 milioni necessari alle operazioni essenziali, ovvero iscrizione al campionato e sistemazione dei debiti più urgenti, mentre i restanti 42 dovranno essere finanziati dagli azionisti di minoranza, su cui dovrebbe quindi ricadere l'onere della gestione e degli acquisti del patrimonio calciatori. Altri dubbi in quello che sembrava il momento dl rilancio della Vecchia Signora.




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