Caro presidente,
a conclusione della tornata elettorale amministrativa e dopo un vero e
proprio tour in moltissime regioni italiane, ti scrivo per rassegnare le
mie dimissioni da membro dell’assemblea nazionale di Alleanza nazionale.
Ho evitato di formalizzare questa mia decisione prima delle elezioni,
proprio per evitare di danneggiare il partito nel corso di una delicata
competizione.
Una competizione, peraltro, dall’esito non esaltante per il partito che,
all’opposizione di un governo devastante per l’Italia, non riesce ad
approfittare della vittoria del centrodestra, anzi arretrando vistosamente
(cito per esempio il Secolo di stamane, dove in prima pagina si riesce ad
esaltare l’11,5% di Como dove l’anno scorso ottenemmo il 12,4 e nel 2002 il
13,5…).
Non c’e’ capacita’ di autocritica, non c’e’ piu’ luogo dove
dibattere. Del resto, di che parlare quando una personalita’ autorevole
come Alemanno riesce sul Corriere di oggi – in cronaca di Roma – a parlare
di liste di disturbo a Latina. Liste di disturbo con il 22%? Non si
sottovaluti quello che succede: fra un anno si vota per la provincia di
Roma, tanto per citare un caso…
Dimissioni, dunque: credo di avere il dovere di farlo perche’ non credo che
abbia piu’ senso di continuare a fare parte di un organo dirigente – sia
pure assembleare – di un partito monocratico, nel quale non ha diritto di
cittadinanza la discussione interna.
In questa mia decisione ci sono – e me ne dispiace – anche tue
responsabilita’ politiche, nell’aver assecondato l’atteggiamento del
presidente del partito.
Presiedi – anche con il mio voto – l’assemblea nazionale dal 17 dicembre,
data in cui si formalizzo’ per la prima volta l’opposizione interna alla
relazione dell’on. Fini.
Egli concluse quell’assemblea – che da allora non si e’ piu’ riunita – con
l’annuncio di voler lavorare per unire e non per dividere, di voler
convocare con maggiore celerita’ gli organi interni, a cominciare dalla
direzione nazionale (di cui peraltro non faccio parte…), e addirittura – su
tua sollecitazione – fu accolta con un’ovazione la proposta di celebrare
entro febbraio il 60mo anniversario della fondazione del Movimento sociale
italiano.
Nulla di tutto questo e’ accaduto. Anzi, si e’ azzerato unilateralmente il
dipartimento pari opportunita’, al solo scopo di far decadere dall’incarico
una donna coraggiosa e controcorrente come l’on. Daniela Santanche’; di
riunioni di organi di partito – quelli previsti dallo statuto, non quelli
inventati ad hoc – non v’e’ traccia; si raccolgono fondi per una fondazione
e non per il partito; si e’ ampliato l’esecutivo politico non per dare
rappresentanza alle posizioni della minoranza, ma per accontentare qualche
dirigente periferico; stendo un velo pietoso sulla triste pagina dei
congressi territoriali e sul tesseramento, oltre che sulle epurazioni nelle
liste per le amministrative; si e’ sdegnosamente rifiutata la pratica
democratica della convocazione di un congresso nazionale – imposta dallo
statuto ogni tre anni e che non si celebra da cinque – con la sterile
motivazione che non ce n’e’ bisogno…
Sulla fondazione del Msi ci sono state iniziative di singoli e la
presentazione di un tuo bel libro…
Politicamente, An – per volonta’ del presidente Fini e del suo staff
“fiduciario” – si e’ impegnata a sostenere un referendum per abrogare una
legge elettorale che solo un anno e mezzo fa fu imposta ai parlamentari di
votare a colpi di maggioranza. Si continua a ondeggiare tra vuote,
inconsistenti, velleitarie proposte attorno a contenitori politici, mentre
la politica soffre una drammatica crisi di rappresentanza e di fiducia che
ci si illude riguardi solo altri.
Nel frattempo, sono ormai tanti i quadri che ci hanno lasciato o sono stati
cacciati o sospesi dal partito per aver manifestato posizioni di dissenso.
Si verifica cioe’ quel che dissi in Assemblea, ovvero che non avevano piu’
senso le correnti che avevamo – ormai ridotte a bande per autotutela – ma
che si rendeva necessario un movimento per affermare il diritto alla
presenza della destra nella societa’, che Alleanza nazionale sembra voler
mettere continuamente in discussione e ti risparmio l’elenco delle
dichiarazioni in tal senso da Fini in giu’.
Non avrebbe alcun senso far finta di niente, magari per mendicare la
promessa di un seggio parlamentare in futuro. Lo avrei senz’altro ottenuto
standomene buono buonino, come fanno tutti quelli che in privato mi dicono
“hai ragione” e in pubblico scodinzolano attorno al leader maximo, che e’
tipico di un partito intriso solo di carrierismo e governato con la paura.
Ti chiedo di accettare con immediatezza le mie dimissioni dall’organo che
presiedi. Preferisco dedicarmi ad altro. Cercare la destra, anzitutto. Ne
ho parlato con Nello Musumeci, ad esempio; ne voglio parlare con Fabrizio
Cirilli e tanti altri. Magari riusciamo ad aiutare Berlusconi a ritornare a
palazzo Chigi.
Cordialmente, Sen.Francesco Storace




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