venerdì, 25 maggio 2007
Un risanamento «notevole, praticamente senza precedenti»: sono le testuali parole nel rapporto dell'Ocse su quanto realizzato dal governo Prodi sui conti pubblici. Uno sforzo che però ha portato «un forte aumento» della pressione fiscale, che se dovesse mantenersi su questi livelli potrebbe ingenerare «serie ripercussioni per la crescita nel medio termine». La ripresa in Italia, lungamente attesa, «si è confermata nel 2006» e «dovrebbe rimanere forte sia nel 2007 che nel 2008 dal momento che la domanda estera resta robusta e l'occupazione aumenta. Una ripresa trainata dalle esportazioni, cresciute nel 2006 del 10%. Soprattutto verso Germania, Russia e Cina. Finito l'effetto dei prezzi competitivi in lire, il settore si è tenuto in piedi «anche il processo di ristrutturazione», insomma si è adattato alla sfida della competizione globale.
Progressi vengono evidenziati anche nel mercato del lavoro, dove la disoccupazione è destinata a calare al 6% nel 2008. Anche se a ben vedere questi «progressi» sono alll'80% dovuti ai contratti atipici, favoriti dalla maggiore apertura sui contratti part-time e a tempo determinato e alle "sanatorie" di immigrati per il permesso di soggiorno. Una ripresa dell'inflazione non sembra essere alle porte. La lotta all'evasione fiscale potrebbe anche quest'anno dare buoni frutti. La crescita del Pil si prevede «sostenuta» nel 2007 : al 2% quest'anno e dell'1,7% nel 2008. L'Europa si sta sviluppando in misura molto più forte dell'America. Anzi, il Vecchio Continente «ha raccolto il testimone degli Stati Uniti come asse portante della crescita economica fra i paesi dell'Ocse», organizzazione dei paesi più sviluppati. In Italia poi la spesa primaria non è più fuori controllo, si è stabilizzata. Dunque le prospettive di crescita ci sono tutte. Basta «non cedere alle tentazioni».
L'invito all'Italia è insomma a non dilapidare ora il "tesoretto". «Tenere ben saldi gli obiettivi di spesa e prendere tutto il tempo possibile prima di pensare a nuovi tagli di tasse». «Gli amministratori pubblici - spiega il capoeconomista Jean-Claude Cotis - devono mettere in un santuario l'extragettito fiscale che si accumula ora».
Queste maggiori entrate fiscale, «da monitorare costantemente», si certifica: arrivano soprattutto dalle tasse applicate alle società. Si tratta nella maggioranza dei casi di «importi consistenti» ma, allo stesso tempo, «di natura ciclica e non permanente e perciò destinate a sparire». Quindi i governi, , ha aggiunto Cotis, «non devono destinarle a spese durevoli perché così aggraveranno solamente la situazione del deficit strutturale».




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