
Originariamente Scritto da
Nicola81
Volevo aprire questo nuova sezione per sapere da coloro che si professano libertari o comunque liberali quando ha inizio la vita e quindi le implicazioni giuridiche liberali su temi come l'aborto, la donazione di organi, la ricerca su cellule embrionali, l'eutanasia e la dichiarazione di morte.
Secondo me un individuo deve fare ciò che gli pare da quando si rende conto che può fare ciò che gli pare. La questione di essere maggiorenni a diciotto anni è un mito statalista del cazzo. Non c'è un età pe ressere maggiorenni. E comunque in una realtà anarcocapitalista son cazzi dei proprietari di se stessi e delle proprie estensioni individuali ( occhiali, dentiere, protesi, libbri, computer, carrozzine, auto, barche, aerei, eliccotteri, immobili) capire quando si è maggiorenni.
Se un padre in una società anarcocapitalista ha un figlio che a 12 anni decide di separarsi da lui e di comprare a terzi una nuova proprietà, son cazzi suoi. E cazzi suoi sono anche se vendere i propri reni a terzi.
Per quanto riguarda l'aborto, anche se sono a favore della facoltà di abbortire da parte delle donne, nonostante io personalmente sia contrario, mi pongo un grave problema. Dal mio punto di vista e da quello degli anarcocapitalisti, l'agressione fisica è da condannare. L'aborto è un agressione fisica ad un essere indifeso nonostante stia nel grembo della propria madre. Un padre avrebbe tutto il diritto di difendere il proprio figlio dall'agressione materna. Chi dovrebbe decidere quando un embrione è un individuo? I diretti interessati ovvero la madre, il padre e l'embrione. L'embrione non ha voce in capitolo per ovi motivi, ma se dovessimo chiederglielo risponderebbe che vuole vivere. Padre e madre dovrebbero quindi decidere pe rcontrato, prima di concepire, quando ritengono che l'embrione diventi individuo. Ad esempio dopo una settimana o un mese dal concepimento. Dopo quel termine diventerebbe agressione fisica. Una madre potrebbe difendere l'individuo da un agressione paterna che vuole l'aborto, così che anche un padre dovrebbe difendere l'individuo da una madre che aggredisce il proprio figlio. Il fatto che la madre abbia dentro di se il figlio, non vuol dire assolutamente che abbia diritto di morte o di vita su di lui. Nemmeno può vantare la scusa che sia dentro di lei per decidere quello che può fare o meno.
Sarebbe come se un turista entrasse dentro la mia proprietà e lo ucidessi perchè non saprei come mantenerlo una volta uscito dalla mia proprietà. Il turista non è mio, nonostante possa essere teoricamente indifeso e privo di mezzi di sostentamento. Una madre che non vuole il proprio figlio, che lo generi. Sarà lui stesso (in teoria) o qualcun altro a prendersi cura di lui.