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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Arrow La vera politica estera di D'Alema

    Avviso i lettori di questo post che pur non condividendo il tono di questa requisitoria di Blondet, ne condivido tuttavia l'essenza all'interno della quale egli mette a nudo i veri problemi di questo Governo che è eveidente ha altre priorità e non certo positive per la salute dell'Italia........
    Naturalmente se il moderatore vorrà toglierlo, lo comprenderò
    .....

    Fraternamente CaterinaLD

    Le loro priorità

    Maurizio Blondet
    29/05/2005



    Avrei voluto scrivere una lettera aperta a Massimo D’Alema - chiedergli se è ancora lui il ministro degli Esteri, oppure il collettivo trans e radicale - ma lui mi ha anticipato.

    D'Alema, ha «chiesto spiegazioni» a Putin per la dolorante e tremebonda Vlad Luxuria e per i suoi amichetti e travestiti malmenati.

    Ora è chiaro qual è la priorità della nostra politica estera, il nostro problema più urgente: che Mosca diventi accogliente per i gay.
    E’ quello il discrimine.

    Finchè si vietano sfilate di travestiti, e si mena chi ci prova, non si è democratici.
    Non si è europei.

    Sono in gioco i più alti principii morali: le radici finocchie dell’Europa.

    Avrei voluto chiedere a D’Alema o al suo superministro Luxuria:

    "voi non siete riusciti a combinare nulla in Italia, nemmeno a farci ingollare i vostri amati DICO, com’è che vi siete dati il compito di farli ingollare alla santa madre Russia?
    Non è un boccone un po’ troppo grosso per voi, nanetti incapaci?"

    Ma D’Alema ha già risposto: a muso duro, ha chiesto spiegazioni.
    Forse richiamerà l’ambasciatore.

    La missione di diffondere la civiltà universale della checca non conosce soste né risparmia sacrifici.
    E’ la priorità.

    Praticamente, sono oggi i radicali (da nessuno votati, ma provvisti di una radio potentissima e di grandi fondi di denaro delle tasse) e i trans a determinare la politica italiana verso la Russia.

    I radicali obbediscono, come sempre, ad ordini internazionali, anglo-finanziari: creare un qualche danno d’immagine a Putin è la loro priorità del momento, in attesa di far passare la legalizzazione dell’eutanasia, della pedofilia e del crak.

    Ma Luxuria che c’entra?

    Chiedo agli elettori di sinistra che l’hanno votata: non vi imbarazza che questo - che voi avete fatto rappresentante del nostro popolo - vada a fare provocazioni all’estero usando il suo nome d’arte, da attore porno?

    Che siamo rappresentati dal corpo sociale dei travestiti addetti ai video a luci rosse?

    Una volta uno dei vostri, Palmiro Togliatti, gridò: «Fuori i pagliacci».

    Era il grido che al circo si pronunciava quando entravano i leoni e i domatori; Togliatti voleva dire che la politica è una cosa seria, persino tragica, con la morte sullo sfondo (se ne intendeva, mandò a morire decine di comunisti riparati a Mosca nel Gulag).
    Per favore, gridatelo adesso a D’Alema e a Bertinotti: «Fuori i pagliacci».

    Il Paese ha altre priorità.

    Se siete dipendenti del settore privato, alzate la mano: quanti di voi hanno ricevuto ultimamente un aumento di 101 euro mensili, 1.300 euro l’anno, dal vostro datore di lavoro?

    Beh, gli statali l’hanno ricevuto.

    E uguale per tutti (alla faccia delle chiacchiere sulla meritocrazia).

    In Italia c’è dunque una divisione chiara:

    da una parte i privilegiati con posto fisso e con paghe garantite dai contribuenti e in continuo aumento, rafforzati da sindacati, grand commis, magistrati e transessuali;

    dall’altra i lavoratori produttivi esposti alla concorrenza globale, il cui reddito e potere d’acquisto cala del 10% in un decennio.

    E’ questo il problema politico primario oggi.

    Ma appunto per questo hanno imbarcato i trans e i finocchi nella cosca dei parassiti.
    Per fare spettacolo.

    Luxuria e i suoi boys.
    Per distrarci.

    Ma intanto, a loro è stata delegata la politica estera verso Mosca che ci dà il gas e il petrolio, e non è bello.

    D’Alema, nel frattempo, aveva un’altra priorità: farsi la banca.

    In questi giorni passati, s’è fatto la banca Unicredito con incorporazione di Capitalia.

    L’ha dovuto fare per avere un bastione finanziario pari alla banca di Prodi, il colosso Sanintesa.

    E voi, votanti di sinistra, ve ne siete accorti?

    Vi siete accorti dei fatti «reali», che avvengono dietro i lustrini del pornodivo e gli spettacolini dei radicali?

    Avete almeno notato i musi lunghi di Rutelli e Veltroni?

    Loro - gli speranzosi leader dello sperato partito democratico, i «giovani» che volevano mettersi al posto di Prodi e di D’Alema - hanno capito.

    Sono rimasti senza banca.
    Perciò non comanderanno mai.

    Resteranno per sempre «juniores».
    Non perché non hanno l’età (come giovani, vanno verso la sessantina) ma perché non hanno una banca loro, piena di soldi dei risparmiatori, da mungere a volontà.

    Loro, Rutelli e Veltroni, hanno capito.
    Voi no.

    Voi volete i DICO, come fosse cosa che vi riguarda; e vi indignate perché hanno malmenato Capezzone e Luxuria, come se fossero dei vostri.

    Voi - vi ascolto, quando telefonate a Rai3 - siete stati allarmati per quel che ha detto Montezemolo.

    Come i vostri capi, non avete risposto alle obiezioni sui «costi della politica», sui privilegi della casta parassitaria che perpetuate col vostro voto.

    Avete strillato - come i vostri capi - «Vuol entrare in politica!».
    E’ esattamente ciò che hanno strillato i politici, di destra e di sinistra: «No, tu non puoi venire! Siamo già in tanti, troppi! Non ci sono abbastanza soldi anche per te! Tu guadagni già tanto!».
    Ecco la loro priorità.

    Ma è anche la vostra, cittadini, contribuenti, elettori?

    Cominciamo dall’abc.
    La democrazia significa «sovranità popolare», cioè la vostra sovranità.

    Per questo è necessario che il popolo, per decidere, ascolti le voci degli interessi costituiti e legittimi.
    Per farsi un’idea dei pro e dei contro, delle conseguenze di ogni decisione politica.

    Perché ogni decisione politica non è una scelta netta fra bene e male assoluti, sarebbe troppo facile;

    ogni scelta - sì o no alle centrali atomiche, sì o no alle nozze gay o al ponte di Messina - ha dei pro e dei contro, degli effetti collaterali.

    Il sovrano (voi, o popolo) quando sceglie, sceglie anche i «contro», gli effetti collaterali non voluti.

    E’ per questo che occorre ascoltare Bertinotti, ma anche Montezemolo.

    Specie quando parla come Confindustria, cioè in modo aperto e non occulto.

    Ciò che il popolo sovrano deve temere, sono le lobby occulte, che distorcono le scelte politiche nel loro interesse esclusivo agendo dietro le quinte del potere.

    Ma quando parla Confindustria, in un pubblico consesso, è una voce legittima, che espone legittimi argomenti e legittimi interessi, e che va ascoltata.

    Non per darle ragione, ma per capire che ha una parte di ragione, che ha alcune ragioni di cui tener conto.

    Più voci ci sono - voci aperte, voci lealmente esposte alla critica - meglio è in democrazia.

    Ci si può fare un’idea migliore di come un Paese sia composto di tanti interessi, tutti a loro modo legittimi, e che la «politica» consiste appunto nel sacrificarne alcuni in vista di altri ritenuti prioritari.

    Se capite questo, capite che Luxuria non è più prioritario di Confindustria, che dopotutto - anche se furbetti e disonesti - producono, esportano, creano posti di lavoro.

    Invece voi - istigati dal blocco sociale parassitario che vi ostinate a chiamare «la sinistra» - avete strillato che Montezemolo non va ascoltato.

    Il risultato quale sarà?

    Che Montezemolo userà il suo potere reale dietro le quinte, come lobby.
    A vostra insaputa.

    Ed è già successo, l’ha già fatto il vostro Prodi.
    Quando?
    Ma quando ha dato la «rottamazione» alla Fiat.
    Il messaggio era: non criticate il mio governo, non scendete in politica, perché io vi do ciò che volete.

    Idem coi sindacati, idem coi magistrati.
    Con gli statali, coi finocchi, coi radicali, coi «verdi» che bloccano qualunque struttura e infrastruttura di cui abbiamo bisogno come società.

    E voi, popolo sovrano, con le vostre esigenze legittime, comuni e maggioritarie, venite sempre per ultimi.

    Le priorità delle lobby vengono esaudite prima delle vostre:

    prima del precariato eterno dei vostri figli,

    prima delle vostre pensioni che si sciolgono come gelati al sole, della mancanza di strade, delle tariffe sempre più care

    per via dei monopoli parassitari che avete lasciato crescere.


    E’ questo che ottenete, quando zittite una voce che, nell’arena sociale, parla in modo aperto.

    Sia questa voce Faurisson o Montezemolo (..), quando intimate di tacere date un vittoria alle lobby.

    A quelle che vi esautorano come popolo sovrano.
    Certo, capisco che la scelta che vi resta, che ci resta, non è allegra.

    Possiamo scegliere fra il nulla ridanciano di Berlusca e il torvo nucleo di parassiti pubblici tassatori incarnato da Prodi.

    S’è visto anche nelle elezioni di ieri, che non vi piace l’alternativa.
    Avete voluto punire i torvi spoliatori, ma non ve la siete sentita di dare forza al commesso viaggiatore televisivo.

    Non avete torto.
    Berlusconi è stato particolarmente ridicolo, dopo il discorso di Montezemolo.
    «Mi ha copiato», «Il vero Montezemolo sono io, votate per me».

    Però ha detto una cosa giusta, che non avete rilevato:

    «Quando al governo ero io, Montezemolo e il Corriere [di Montezemolo] non ci hanno aiutato a portare in porto le riforme».
    O qualcosa del genere.

    Questo è vero.
    La lezione di Agnelli è sempre stata:

    far fare i tagli a un governo di sinistra, perché i sindacati se ne stanno buoni.

    Le cose «di destra» mercantile affaristica - decurtazione delle pensioni, precarietà dei salariati - le deve fare la sinistra.

    E’ ancora una volta l’agire da lobby: dichiarare una cosa in pubblico, e agire nel modo contrario dietro le quinte.

    Ma questa slealtà fondamentale - il vero tradimento della democrazia - ci ha portato al punto in cui siamo.

    Ai mille parlamentari strapagati, al Quirinale che costa trenta o quaranta volte la monarchia britannica.

    All’inconcludenza e paralisi pubblica e all’attivismo segreto con accaparramenti di banche (i vostri risparmi) e di privilegi.

    E al fatto che siete gli operai meno pagati d’Europa, proprio perchè vi fate difendere da sindacati che sono collusi dietro le quinte.

    A questo punto, è veramente ridicolo strillare che Montezemolo vuole fare «il governo dei tecnocrati», dei poteri forti.

    Ma carissimi elettori di sinistra, questo che avete votato è già il governo dei tecnocrati!

    Sono decenni che «la sinistra» sceglie i tecnocrati, gente non votata.

    Con tale assiduità, da configurare i governi di sinistra come colpi di Stato permanenti.

    Prima, per non andare ad elezioni che avrebbero fatto vincere Berlusca, vi hanno messo sulla testa Dini, di Bankitalia.
    Poi Ciampi, di Bankitalia.

    Oggi, le scelte reali, spoliatrici, sono in mano a Padoa Schioppa, tecnocrate della Commissione Europea.

    E lo stesso Prodi è stato messo lì dai partiti e dalle cosche privilegiate in quanto «tecnocrate», vecchio tecnocrate pubblico dell’IRI, senza un suo partito.

    I tecnocrati che vi siete scelti come sinistra cos’hanno di diverso dai tecnocrati preferiti da Montezemolo?
    Capisco, questi sarebbero Monti, Padoa Schioppa, Giavazzi, gente della Bocconi: non è allegro.

    Ma i tecnocrati vostri hanno un carattere comune: che sono i tecnocrati del parassitismo pubblico, sopravvissuto alla sua utilità e alle sue inadempienze.

    Sono Bankitalia, sono l’IRI, sono la Commissione Europea.

    Gente che mai ha subìto la concorrenza, gente da sempre al riparo da ogni competizione estera, gente che mai ha dovuto esportare alcunchè.

    Né fare i conti con salari decrescenti per l’immiserimento generale.

    Gente che mai nessuno ha votato direttamente, dopo aver ascoltato i loro programmi, apertamente dichiarati.

    I tecnocrati «di sinistra» sono i parassiti,

    i tecnocrati «di destra» sono pseudo-liberisti bocconiani.

    Lo so, non è una scelta allegra.
    Ma la colpa è vostra.

    Siete stati voi ad intimare ad altre voci di tacere, magari con la scusa dell’«antifascismo» o dell’anticapitalismo.

    Siete voi a decretare che gli interessi di Confindustria non sono legittimi e non vanno ascoltati,

    come se la società italiana fosse una società fatta di centri sociali, di «verdi» e di transessuali, i soli ammessi a parlare, come se gli industriali fossero i marginali mentre i finocchi il cuore del vivere comune.



    Siete stati voi a ridurre il dibattito pubblico ad una piazza dove non si può dire nulla, senza essere azzittiti ed arrestati dalla psico-polizia.

    Voi a votare Luxuria e il popolo del porno-spettacolo, che vi distrae mentre le caste parassitarie vi derubano.

    Ed ora vi interessa che la Russia riconosca i diritti delle checche a provocare, travestiti e nudi, in piazza?

    E’ la vostra priorità?
    Vi riguarda?
    Questa è la «politica» ormai?

    Da gran tempo, le caste parassitarie hanno abbandonato la politica seria - le scelte decisive, anche dolorose - ai «tecnocrati» che rispondono ai poteri forti stranieri, a Goldman Sachs e a Carlyle,

    per avere il tempo di occuparsi delle loro priorità: il saccheggio, le trame tessute al telefonino sempre acceso, la corruzione, il farsi la forca l’un l’altro, le mani sulle banche, lo sgangheramento del sistema statale e del diritto.

    E ogni tanto vi fanno votare su temi artificiali: scegliete fra DICO e non-DICO.

    Mai che vi facciano votare sui loro emolumenti e sui loro parassitismi.

    Maurizio Blondet
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
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    direi che come frustrata metaforica al governo attuale non c'è male....

 

 

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